GAZA E L’ULTIMA LUCE CHE RESTA

GAZA E L’ULTIMA LUCE CHE RESTA

 

di Tarek SERVENTI BEN AYED

 

“All’ora di andare a letto, ho paura di spegnere la luce. Non sono un pauroso, ma mi preoccupo che la lampadina che pende dal soffitto, sia l’ultima luce che resta a illuminare la mia vita.”

Subito dopo aver scritto queste parole, Moath Alhaj, un giovane artista di un campo di rifugiati a Gaza, è morto nel sonno.
Dopo che era sparito per due giorni, gli amici hanno buttato giù la porta della sua casa e lo hanno trovato raggomitolato nella sua coperta in quel letto dove aveva vissuto da solo per 11 anni.

Moath viveva nel Campo di rifugiati di Nuseirat, uno de campi più affollati di Gaza, il cui nome è associato alla guerra a una leggendaria resistenza.

Fin da quando era piccolo, Moath aveva imparato a vivere in un mondo tutto suo. Il mondo esterno glie sembrava imprevedibile, incomprensibile e crudele.

Quando sua madre morì, Moath aveva soltanto 1 anno. Suo padre morì dopo pochi mesi di cancro, visse sempre da solo.
A tenergli compagnia c’erano i suoi amici del quartiere, ma principalmente erano le sue espressioni artistiche modeste e tuttavia profonde.

Sorridi, possa la guerra provare vergogna
era una delle sue vignette dove una ragazzina con un vestito a fiori volta le spalle ad un soldato che le punta un fucile alla schiena.

I personaggi dell’arte di Moath avevano sempre gli occhi chiusi, come se si rifiutassero di vedere il mondo intorno a loro e insistessero a immaginare un mondo migliore dentro i loro stessi pensieri.

In quella stessa settimana, noi Palestinesi abbiamo commemorato il terzo anniversario della fine della devastante guerra israeliana contro la Striscia. La guerra ha ucciso oltre 2.200 palestinesi, la guerra ha lasciato Gaza in rovine, dato che oltre 1.700 case sono state completamente distrutte e altre strutture, compresi ospedali, scuole e fabbriche son state bombardate e gravemente danneggiate.

La guerra ha distrutto completamente qualsiasi parvenza di economia che la Striscia aveva avuto. Oggi, l’80% di tutti i Palestinesi di Gaza vive al di sotto della linea di povertà, e la maggioranza di questi dipendono dagli aiuti umanitari.

Esiste un’intera generazione di Palestinesi a Gaza che sono cresciuti senza sapere niente altro se non guerra e assedio e che non hanno mai visto il mondo che c’è oltre i confini infausti di Gaza.

Molti di loro, come Moath, moriranno senza Libertà, senza vedere oltre il muro di cemento e odio che gli israeliani hanno costruito.

Andrò oggi, sulla tomba di Moath a piangere un amico.
Uno dei tanti che ho perso…ed ho solo vent’anni.

 

 

(immagine da Tarek Serventi Ben Ayed)

DON ANDREA GALLO, PARTIGIANO E UTOPISTA

DON ANDREA GALLO, PARTIGIANO E UTOPISTA

 

di Don Andrea GALLO

Se il tuo Dio è bambino di strada
umiliato, maltrattato, assassinato,
bambina, ragazza, donna violentata, venduta, usata,
omosessuale che si dà fuoco senza diritto di esistere,
handicappato fisico, mentale, compatito,
prostituta dell’Africa, dei Paesi dell’est,
che tenta di sfuggire la fame e la miseria creata dai nostri stessi Paesi,
transessuale deriso e perseguitato,
emigrato sfruttato e senza diritti,
barbone senza casa né considerazione,
popolo del Terzo mondo al di sotto della soglia di povertà,
ragazza mai baciata, giovane senza amore,
donna e uomo cancellati in carcere,
prigioniero politico che non svende i suoi ideali,
ammalato di Aids accantonato,
vittima di sacre inquisizioni,
roghi, guerre, intolleranze religiose,
indigeno sterminato dall’invasione cattolica dell’America,
africano venduto come schiavo a padroni cristiani,
ebreo, rom, omosessuale o altro dissidente
sterminato ad Auschwitz e negli altri lager nazisti
o nei gulag sovietici,
morto sul lavoro sacrificato alla produzione,
palestinese, maya o indigeno derubato della sua terra,
vittima della globalizzazione;
se il tuo Dio ti spinge a condividere con loro
ciò che hai e ciò che sei,
a difendere i diritti degli omosessuali e degli handicappati,
a rispettare quelli che hanno altre religioni e opinioni,
a stare dalla parte degli ultimi
a preferire loro all’oppressore
che vive nei fasti di palazzi profani o sacri,
viaggia con aerei privati,
viene ricevuto con gli onori militari
e osannato dalle folle;
se egli considera la terra e i beni
non come privilegio di alcuni, ma come proprietà di tutti,
se ama ricchi e oppressori
strappando loro le ingiustizie che li divorano come cancro
togliendo il superfluo rubato
e rovesciando i potenti dai loro troni sacri o profani,
se non gli piacciono le armi, le guerre e le gerarchie,
se non fa gravare, come i farisei,
pesi sugli altri che lui stesso non può portare,
se non proibisce il preservativo che ostacola la diffusione dell’Aids,
se ha rispetto per chi vive delle gravidanze non desiderate,
se non impone alle donne le sue convinzioni sull’aborto
ma sta loro vicino con amore e solidarietà,
se non è maschilista e non discrimina le donne,
se non toglie alle persone non sposate il diritto di amare,
se non consacra la loro subordinazione,
se non impone nulla, ma favorisce la libertà di coscienza,
se rispetta gli altri dei e le altre dee,
se non pensa di essere il solo vero Dio,
se non è convinto di avere la verità in tasca e cerca con gli altri;
se è umile, tenero, dolce, a volte smarrito e incerto,
se si arrabbia quando è necessario
e butta fuori dal tempio commercianti e sacri banchieri,
se ama madre terra, piante, animali, fiori e stelle;
se è povero tra i poveri,
se annuncia a tutti il Vangelo di liberazione degli oppressi
e ci libera da tutte le religioni degli oppressori;
allora qualunque sia il suo nome, il suo sesso, la sua etnia
il colore della pelle, nera, gialla, rossa o pallida,
qualunque sia la sua religione, animista, cattolica, protestante,
induista, musulmana, maya, valdese, shintoista,
ebrea, buddista, dei testimoni di Geova,
Chiesa dei santi degli ultimi giorni,
di qualsiasi Chiesa o setta
non m’importa
egli sarà anche il mio Dio
perché manifestandosi negli ultimi
è Amore con l’universo delle donne e degli uomini,
nello spazio e nel tempo
e con la totalità dell’essere,
amore cosmico
che era, sta e viene
nell’amore di tutte le donne e di tutti gli uomini,
nei loro sforzi per la giustizia, la libertà, la felicità e la pace.

(da “Il Vangelo di un utopista”)

HEBRON: L’INFERNO IN TERRA

HEBRON: L’INFERNO IN TERRA

da ACTION AID

Ogni giorno, a Hebron, per andare a scuola oltre 4.200 bambini sono costretti a passare attraverso i 18 check point permanenti costruiti dall’esercito israeliano.

Controlli esasperati, detenzioni ingiustificate, violenze psicologiche e fisiche perpetrate dai coloni lungo la strada sono causa di sintomi post traumatici da stress per il 77% degli studenti della città.

Check point bambino a Hebron
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