UNA DONNA, UNA SCIENZIATA STRAORDINARIA, CI PARLA DELLE DONNE

UNA DONNA, UNA SCIENZIATA STRAORDINARIA, CI PARLA DELLE DONNE

Per la componente femminile del genere umano è giunto il tempo di assumere un ruolo determinante nella gestione del pianeta.

La rotta imboccata dal genere umano sembra averci portato in un vicolo cieco di autodistruzione.

Le donne possono dare un forte contributo in questo momento critico.

Rita Levi-Montalcini

PER RIUSCIRE A POTER SMETTERE

PER RIUSCIRE A POTER SMETTERE

Cecilia Strada

di Cecilia STRADA

Dal suo profilo Facebook Cecilia Strada ha scritto:

Non si sa ancora chi, come e perché abbia fatto una strage di bambini a Manchester.

L’unica verità sono le vittime; bambini, ragazzini, mamme, famiglie.

Le vittime sono sempre l’unica verità della guerra e ne ho visti e annusati troppi di feriti così, negli ospedali di guerra negli ultimi trent’anni, per non avere la nausea solo al pensiero di quello che è successo a Manchester.

Però mi dà la nausea anche la speculazione politica, la strumentalizzazione, il complottismo, il “non ne so niente ma devo subito dire la mia”.

Mi dà la nausea quasi tutto, davanti ai bambini morti ammazzati. Davanti all’unica verità della guerra non c’è da chiacchierare o perder tempo, né farlo perdere agli altri.

C’è da ragionare in fretta, con calma, lucidità e in modo serio, sul come uscirne.

È la stessa cosa che abbiamo detto fino a ieri, ogni volta aggiungendo “è sempre più urgente”.

È un discorso che va, cito solo qualcosa in ordine sparso, dalle politiche di guerra agli affari di chi ci guadagna, dall’uso dell’intelligence e della polizia alle comunità in cui gli esseri umani, saggi o balordi, nascono e crescono, dalla terribile quanto efficace comunicazione dei cattivi al vuoto circostante, dall’ignoranza e il populismo all'”islamizzazione della radicalità” ai drop out in generale; tutti vogliamo vivere più sicuri, noi e i nostri figli, ma crediamo veramente che si possa affrontare e risolvere il problema in uno slogan?

O che basti trovare un qualcuno a portata di mano da additare o insultare per trovarsi in un mondo più sicuro?

E che cos’è la sicurezza?

Sei al sicuro lo stesso se nessuno spara, ma sei senza casa o lavoro, senza ospedale o pensione?

Le comunità unite sono la prima difesa della comunità stessa dai balordi e malintenzionati in genere: non è pericoloso spaccare e dividere le comunità, a maggior ragione quando le si divide sotto etichette superficiali e le si aizza una contro l’altra?

Dall’Afghanistan all’Iraq, passando per gli altri Paesi in cui Emergency ha lavorato e i casi che si possono studiare sui libri, questa cosa qui non l’ho mai vista finire bene.

Anzi, è proprio uno degli acceleranti della violenza: lo mostra la storia degli ultimi anni, se solo ci fermiamo un momento a riguardarla.

Davanti a queste vittime, quindi, che farò io?

Con più dolore addosso, ma quello che facevo prima: mi rimetto al lavoro per fare la mia parte, per contribuire ogni giorno ad aiutare decine di vittime di esplosioni, pallottole, mine, nei centri chirurgici per vittime di guerra di Emergency dove uno su tre ha sempre meno di quattordici anni.

E mi rimetterò al lavoro per dire di nuovo, possibilmente meglio, che da questa logica si deve solo uscire.

Mi spiace essere così banale e dire sempre le stesse cose: anch’io non vedo l’ora di poter smettere.

Ecco, quando dei bambini vengono ammazzati, io mi sento così.

Ho la nausea e poi mi rimetto a lavorare per riuscire a poter smettere.

 

CRISTIANI SOVVERSIVI

CRISTIANI SOVVERSIVI

sovversivi

Non fidatevi dei cristiani «autentici» che non incidono la crosta della civiltà.

Fidatevi dei cristiani «autentici sovversivi» come San Francesco d’Assisi che ai soldati schierati per le crociate sconsigliava di partire.

Il cristiano autentico è sempre un sovversivo; uno che va contro corrente non per posa ma perché sa che il Vangelo non è omologabile alla mentalità corrente.

E verranno i tempi in cui non ci saranno più né spade e né lance, né Tornado e né aviogetti, né missili e né missili-antimissili.

Verranno questi tempi. E non saremo più allucinati da questi spettacoli di morte!

don Tonino Bello

Prima guerra mondiale. Perchè io non festeggio il 4 Novembre

Prima guerra mondiale. Perchè io non festeggio il 4 Novembre

guerra

di Matteo SAUDINO

Ricordo con rabbia e con dolore

Il 4 novembre 1918 terminava la grande guerra degli italiani. Con oltre 600.000 morti, milioni di feriti, migliaia di orfani e vedove l’Italia pagava a caro prezzo la sciagurata partecipazione ad un conflitto figlio delle politiche imperialiste e nazionaliste dei principali stati europei e di un capitalismo industriale e militare violento e aggressivo.

Milioni di contadini e operai, che nei singoli paesi stavano lottando contro il barbaro sfruttamento del lavoro portato avanti da padroni senza scrupoli, furono mandati ad uccidersi reciprocamente al fronte in trincea, trasformando così la verticale ed emancipatoria lotta di classe tra sfruttati e sfruttatori in una guerra orizzontale tra popoli e lavoratori. 

La prima guerra mondiale sancì la sconfitta del pacifismo e la drammatica fine della sinistra internazionalista, che fu sostituita dalla miope nascita delle sinistre chiuse nei recinti delle patrie.

Dalla macerie economiche e dalla macelleria sociale di tale intervento in guerra, che il governo italiano firmò in segreto a Londra contro la volontà del Parlamento, a maggioranza neutralista, e con il decisivo appoggio del re Vittorio Emanuele III, sorgeranno la dura repressione del movimento operaio e il ventennio di dittatura fascista.

La lucida cecità e crudeltà della classe dirigente liberale e nazionalista e dei vertici militari europei condusse il vecchio continente al suicidio politico ed economico e alla morte di oltre dieci milioni di persone.

Per questo, oggi come ieri, davanti alle guerre di “lor signori“, mascherate da conflitti per la nazione, per dio, per la pace, per la giustizia o per la libertà, l’unica soluzione è l’obiezione di coscienza, come atto di virtù e di lungimiranza politica.

Nota a piè di pagina.

Il 4 novembre come festa delle forze armate e della vittoria della prima guerra italiana fu reintrodotto nel calendariano repubblicano da Carlo Azeglio Ciampi, al fine di aumentare il senso di appartenenza alla patria del popolo italico, il quale si identifica nella nazione solo quando giocano gli azzurri del calcio.

Una mossa ideologica che prova a trasformare un giorno di lutto e disperazione in una ricorrenza pubblica in cui poter celebrare le patrie virtù.

Ma la memoria di quell’inutile strage non può essere stravolta.

La festa del 4 novembre non cancellerà mai il vero volto della grande guerra: quello di Cadorna che scappa mentre i soldati muoiono a Caporetto o quello dei carabinieri che sparano alle spalle dei soldati che ripiegano in trincea perché non vogliono morire trafitti dalle mitragliatrici nemiche.

I nostri terrorismi

I nostri terrorismi

Attentato Londra
 

di Bruno DELL’ORTO

Da sempre le religioni, con la loro valenza acritica, diventano perfetto strumento di condizionamento per spingere alcuni verso il compimento di azioni che in molti casi non attuerebbero se prima le sottoponessero al vaglio della ragione.

Ma sono solo un mezzo, ovviamente, malamente impiegato, non il fine ultimo. Le autentiche ragioni dei “mandanti” sono sempre più che funzionali a precise strategie di potere attraverso la manipolazione delle masse.

Però non è un sistema che possa funzionare sempre e dovunque.

In altre parti del mondo, che grazie alla propria storia, e non certo in virtù di una vantata superiorità, risultano separati oramai da secoli i poteri spirituale e temporale. Qui occorre fornire motivazioni che appaiano più oggettive e razionali.

Per assassinare innocenti occorre quindi mentire, costruire false prove, vendere concetti come quello di una terribile ferocia endemicamente presente in alcune etnie perché seguaci di una determinata religione, appunto.
E questo un tanto al chilo, senza nessuna distinzione.
L’uomo medio non la cerca più.

La cosa tremenda è proprio questa: non riuscire a capire che il fenomeno del terrorismo è molto meno circoscritto di quello che si pensa e che siamo portati a vedere.

Come disse Gino Strada riguardo all’attribuzione del fenomeno, all’individuazione del soggetto “terrorista”, il punto di vista è condizionante:

Se chiediamo ad un Newyorchese cos’è il terrorismo dirà che sono le torri che crollano con la gente dentro, e se lo domandiamo ai Curdi risponderanno i gas chimici di Saddam, i Ceceni diranno i bombardamenti a tappeto su Groznyj.

I popoli dell’America Latina parleranno di colpi di stato e desaparecidos, per i Palestinesi sono i carri armati che spianano le loro case, un ragazzo di Tel Aviv dirà che sono le bombe nelle auto davanti alle discoteche, per un contadino afgano sarà chi lo uccide mitragliandogli il carretto dall’aereo
e così via…

Nessuno riuscirà mai a farmi sentire migliore di chi compie stragi di innocenti a casa mia se so di essere responsabile di azioni altrettanto efferate a casa sua.

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