IL VOTO DI OSTIA E QUELLO SICILIANO: ORIGINI ED EFFETTI

IL VOTO DI OSTIA E QUELLO SICILIANO: ORIGINI ED EFFETTI

 

di Franco De Iacobis – MovES

 

Il voto di Ostia e quello siciliano vengono da lontano: sparare addosso alla politica, in quanto tale, è un gioco vecchio come il mondo e sortisce almeno due effetti sicuramente graditi al Potere.

Da un lato serve ad accentuare lo scollamento tra rappresentanti e rappresentati da una parte e SOPRATTUTTO DELEGITTIMARE, metodo tanto caro al neoliberismo che proprio a questo mirava ed è riuscito a centrare bene l’obiettivo.

Politica, argomenti, tesi, antitesi, sintesi: tutto mandato in malora da qualunquisti e destrorsi, uniti nel calunniare, vessare, insultare, in un tourbillon senza fine di chiacchiere da bar che hanno la sola funzione di distogliere l’attenzione dai problemi reali.
Infatti slogan come “basta immigrazione” o “meno tasse per tutti” ricordano Antonio Albanese in una sua parodia ben riuscita del politico colluso.

Mentre le disastrose politiche sul territorio, i tagli e l’incompetenza producono effetti tragici su ambiente ed occupazione, la politica si occupa di fabbricare slogan.

Ad Ostia, l’abbassamento del livello di guardia e vigilanza democratica ha prodotto effetti paradossali: l’anomalo bubbone di CasaPound rischia di esplodere tra le mano di chi ne ha consentito l’espandersi.

In tutto ciò, alla ricerca folle di una qualunque forma di governo, le varie forme di liberismo selvaggio si esercitano al redde rationem in una guerra tra bande che lascerà per terra solo i cadaveri degli aventi diritto al voto.

Con buona pace di chi non fa dell’antifascismo una discriminante, avremo guai peggiori di quelli affrontati finora. E le stelle (anzi, gli elettori) stanno a guardare.

VIOLENZA, ORRORE E NORMALITÀ

VIOLENZA, ORRORE E NORMALITÀ

 

di Bruno Dell’Orto – Coordinatore Nazionale Movimento Essere Sinistra MovES

 

Scontato è l’orrore della violenza davanti a certi fatti.

 

 

L’aspetto più spaventoso però rimane quello relativo all’atteggiamento che denuncia l’assoluto senso di impunità da parte del soggetto in questione.
È come se possedesse la certezza di muoversi in una specie di zona franca, impermeabile al diritto esercitato da uno Stato che si dice moderno ed espressione di una società evoluta e civile, quasi che avesse il sacrosanto titolo di esprimersi a questo livello per reagire ad un malinteso sopruso.

Atteggiamento non solo assunto in un momento d’ira, ma reiterato tramite una successiva dichiarazione effettuata a freddo e che rivendica tale azione come, se non lecita, almeno comprensibile, ed in qualche modo “normale”.

 

 

Ora, io credo che un troglodita di questo tipo dovrebbe ritrovarsi isolato e solo, messo al bando da tutta la società civile, indipendentemente da qualsivoglia ideologia che ogni suo appartenente professi ma particolarmente perchè è legata CasaPound.

Non mi pare che questo sia, invece. Non in questo tempo, non in questa condizione di assoluto sbando e mistificazione che viviamo a livello politico, non con questo sistema di potere, il neoliberismo, che nutre nell’ombra simili individui.

Allora è lecito che mi chieda: a chi giova un confronto su questo piano?
Chi può avvantaggiarsi di modalità simili che sostituiscono la violenza alle parole, l’intimidazione al confronto critico?
A molti di noi che abbiamo vissuto i movimenti degli anni ’70, non rammenta proprio nulla?

Far finta di niente, tenendo in considerazione semplicemente la creazione ed il mantenimento di un certo consenso, anche da parte di forze più affini a certe modalità di azione, al di là dell’oggettivo tentativo di far cassa subito, sta favorendo e favorirà sempre più, temo, il mantenimento di uno status quo che vede avvantaggiarsi i soliti noti di estrema destra.

Questi sono molto lontani dai delinquentelli da strada, ma che perfettamente fruiscono di un certo clima che vede nell’assenza assoluta di analisi critica, impegno e conseguente mobilitazione di una sinistra di classe, il coronamento del desiderio di mantenimento dei propri privilegi e le reiterazione di ogni genere di abuso e violenza per fini tristemente noti.

 

 

 

 

 

IN MORTE DI UNA PINETA. E ANCHE NOSTRA

IN MORTE DI UNA PINETA. E ANCHE NOSTRA

Leggete Antimo Palumbo, storico degli alberi e quello che dice sulla condizione di ROMA in tal senso.

Anche noi, come Antimo Palumbo, chiediamo silenzio e rispetto per le migliaia di alberi e di esseri viventi morti in querst’altro orrendo rogo.

Coordinamento Nazionale del MovES

di Antimo PALUMBO

Non ci resta che piangere.

Oggi per gli alberi a Roma è una giornata di lutto.

In una città nella quale la cura la conoscenza e la cultura degli alberi sono completamente assenti, in una città nella quale gli spazi verdi sono abbandonati a se stessi (si taglia e si sfalcia punto) e le ville storiche sono nel degrado totale, è andata a fuoco la pineta di Castelfusano.

Migliaia gli alberi e gli animali morti.

A questa tristezza si aggiungono le parole vuote di una Sindaca che non ama gli alberi (o perlomeno gli alberi non fanno parte delle sue scelte politiche) parole che non significano nulla, ma proprio nulla.

Queste le sue parole “E’ chiaro che la situazione necessita di una presa in carico da parte di tutti, sicuramente il Comune c’è, serve un aiuto e il supporto della Regione e del governo”.

Ma che vuol dire Il Comune c’è quando è andato a fuoco uno dei suoi polmoni verdi, uno dei suoi luoghi verdi storici?

C’è per cosa? Doveva e poteva stare in silenzio davanti a una tale tragedia, ma invece ha parlato è ha detto che il Comune c’è.

Con il cuore pieno di profonda tristezza oggi però non serve nessuna polemica.

Di questo disastro, un disastro annunciato, non sono responsabili gli attuali amministratori (amministratori che ignorano e quindi sono degli amministratori ignoranti) MA I CITTADINI ROMANI che li hanno votati e quelli che non hanno votato.

 

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