INSEGNANTI DI SOSTEGNO, ALUNNI E SCUOLA

INSEGNANTI DI SOSTEGNO, ALUNNI E SCUOLA


di Laura BASSANETTI (Comitato per la Scuola Pubblica di Paderno Dugnano)

Insegnanti di sostegno, scuola e alunni, anni neri tra slogan ed emergenza (?), di chi è la vera responsabilità?

“Gli specializzati sul sostegno ci sono e chiedono solo l’opportunità di lavorare.
Così esordisce l’Associazione MISoS, che mette in evidenza il limite imposto dal MIUR sulle possibilità di supplenza fuori graduatoria per i docenti in possesso di speicalizzazione su sostegno.” (da Orizzonte Scuola, agosto 2017).

Da quasi due anni a questa parte, in seguito all’entrata in vigore della riforma per la Pessima Scuola, più di sempre (la questione, infatti, é di data più vecchia) molti sembrano convinti che in Italia stia montando un’emergenza in più: é ormai apparentemente indiscussa la carenza di insegnanti di sostegno, qualcuno adduce alla mancanza di “vocazione” per questa occupazione, qualcuno parla di disorganizzazione, qualcuno di impreparazione degli aspiranti docenti, le famiglie si lamentano che gli studenti non vengono affidati a personale specializzato.

Partendo da un dato numerico consideriamo che circa sei mesi fa si parlava di 137.500 lavoratori adatti a fronte di un’esigenza nazionale di 245.000 alunni.

Ogni settembre secondo i media é l’inizio di un nuovo “anno nero” per i docenti di sostegno che ambiscono a questo lavoro e per le famiglie degli studenti che hanno diritto ad un’assistenza legata alle loro caratteristiche.
“Vorremmo solo aiutare chi ha bisogno”, dicono molti insegnanti, non potendo però, in tanti, svolgere questo lavoro.
Evidentemente c’é qualcosa che non funziona, a quali fattori potrebbe essere riconducibile?

L’anno scolastico si apre con l’allarme cattedre vuote per esempio in Veneto. Infatti, come riporta il quotidiano locale “Il Gazzettino”, mancano migliaia di cattedre.
La coperta, dunque, è corta. Anche lavorando a ritmo serrato non c’è personale docente sufficiente per coprire il fabbisogno. Tutto questo malgrado il concorso docenti del 2016 (e comunque non è finita qui: contingenti sempre insufficenti nel Personale Ata-per esempio- con concorsi per i direttori amministrativi che non si fanno da 20 anni).

Un’analisi dell’Istat della fine del 2016 dichiarava: il 16% degli alunni disabili alla primaria ha cambiato insegnante di sostegno durante l’anno scolastico e il 19% alla secondaria. Il 42% ha visto un volto nuovo rispetto all’anno precedente.

In queste indagini spesso non si fa rientrare un dato che potrebbe essere significativo: quello della disabilità nella scuola dell’infanzia dove spesso non ci sono bambini in difficoltà perché non vengono diagnosticati per tempo.
La scuola dell’infanzia tuttavia non è considerata dell’obbligo e forse è per questo che mancano i dati. Ma resta una scuola di tutti.

Considerando, inoltre, che le prossime procedure per la formazione dei docenti di sostegno, i FIT, si avvieranno in tempi non imminenti e che le stesse procedure prevedono un percorso di formazione triennale, la carenza di docenti di sostegno è destinata ad aumentare.

CI CHIEDIAMO QUINDI: QUALI SONO GLI INTERESSI DEL MINISTERO?

Si sentono ripetere sempre le stesse cose…”emergenza sostegno”, dicono.
Ma quale emergenza? Non potevano pensarci per tempo mettendo a bando un numero maggiore di posti e magari pensando a nuove e meno mortificanti regole per l’accesso al corso di specializzazione?
Come al solito lo Stato è bravo a pretendere e sbandierare la continuità e la qualità, ma non a darne!

Da uno Stato che é talmente interessato ai diritti delle persone diversamente abili tanto da votare una deroga che ne prevede un percorso scolastico non differenziato ma ghettizzato, contrastato da associazioni di rappresentanza come Ledha, razzista nei confronti della diversità, francamente é difficile immaginarsi un piano di assunzioni per il sostegno, adeguato alle persone che necessitano sostegno.

Gli alunni con certificazione di disabilità vengono da adesso in poi, valutati secondo un parametro definito “profilo di funzionamento”, ci sembra, secondo un’ottica che vuole inquadrarli in base alle possibilità di “utilizzarli” produttivamente, o meglio, asservirli.

Dobbiamo dunque pensare che il nostro Ministero sia interessato a garantire il diritto allo studio di tutti?
Di chi è la colpa?

Per i sindacati non è solo del governo, ma anche dell’università che, a causa del numero chiuso, prepara un numero insufficiente di docenti di sostegno: niente prove per il TFA di sostegno, il corso di specializzazione per l’insegnamento ai disabili. Almeno per il momento.
Il ministero dell’Istruzione ha stoppato tutte le università che si preparavano a pubblicare i bandi.

Il sistema incompiuto danneggia gli alunni disabili e le loro famiglie, ma anche i docenti di sostegno, perché tutto è ancora basato sulle supplenze temporanee (su cui lo Stato risparmia) quindi il vero problema è uno e uno soltanto: la precarietà.

Migliaia di posti scoperti perché non ci sono specializzati, decine di migliaia coperti ma solo con delle supplenze. Con in più la beffa di personale qualificato che resta a casa senza lavoro perché magari è in graduatoria nella provincia sbagliata.

Una situazione in cui perdono tutti. Eccetto forse le casse dello Stato, che risparmia centinaia di milioni grazie ai contratti a tempo determinato.

Noi siamo d’accordo con i sindacati, ma non devono dimenticare che l’istituzione del numero chiuso universitario é stata fortemente voluta proprio da questo governo, insomma, gira che ti rigira sembra che il tutto riconduca ad un piano generale per la privazione del diritto all’istruzione e alla cultura delle persone.

In effetti, non dubitiamo che una persona svantaggiata o diversamente abile possa garantirsi un’istruzione: PAGANDO, ESATTAMENTE COME È NEI PIANI DEL NOSTRO GOVERNO.

ABBANDONO SCOLASTICO: LA CASSAZIONE STABILISCE CHE NON È REATO PENALE ABBANDONARE LE SCUOLE MEDIE

ABBANDONO SCOLASTICO: LA CASSAZIONE STABILISCE CHE NON È REATO PENALE ABBANDONARE LE SCUOLE MEDIE

 

della Redazione di Orizzonte Scuola

L’art. 731 c.p. punisce con l’ammenda fino a 30 euro “chiunque, rivestito di autorità o incaricato della vigilanza sopra un minore, omette, senza giustificato motivo, di impartirgli l’istruzione elementare”.

Attualmente l’obbligo scolastico è esteso fino al conseguimento del diploma di licenza di scuola media (scuola secondaria di primo grado) o al compimento del quindicesimo anno di età se il minore dimostri di aver osservato per almeno otto anni le norme sull’obbligo scolastico (art. 8 della legge 31 dicembre 1962, n. 1859), ma il non mandare i figli a scuola dopo la licenza elementare non è più penalmente rilevante.

La Corte di Cassazione, Sezione Terza Penale, con la sentenza 31 gennaio 2017, n. 4520 ha puntualizzato infatti che non c’è reato in caso di abbandono scolastico durante le scuole secondarie di I grado.

In pratica l’abrogazione dell’art. 8 della legge n. 1859 del 1962 ad opera del D.Lgs. n. 212 del 2010 non consente più di estendere la previsione dell’art. 731 cod. pen. anche la violazione dell’obbligo di frequentare la scuola media inferiore, con conseguente esclusione della rilevanza penale. L’art. 731 cod. pen. punisce con l’ammenda fino a 30,00 Euro chiunque, rivestito di autorità o incaricato della vigilanza sopra un minore, omette, senza giustificato motivo, di impartirgli l’istruzione elementare.

Secondo quanto stabilito dall’art. 8 della legge 31 dicembre 1962, n. 1859, l’obbligo scolastico è stato esteso fino al conseguimento del diploma di licenza di scuola media (scuola secondaria di primo grado) o al compimento del quindicesimo anno di età se il minore dimostri di aver osservato per almeno otto anni le norme sull’obbligo scolastico (comma 2). Lo stesso art. 8 prevedeva al comma 3, che per i casi di inadempienza all’obbligo si applicano ‘le sanzioni previste dalle vigenti disposizioni per gli inadempimenti all’obbligo della istruzione elementare’.

Con l’entrata in vigore del decreto legislativo 13 dicembre 2010, n. 212 (intitolato ‘Abrogazione di disposizioni legislative statali, a norma dell’articolo 14, comma 14-quater, della legge 28 novembre 2005, n. 246’) e in particolare dell’allegato I, parte 52, l’art. 8 della legge n. 1859 del 1962 è stato definitivamente abrogato.

Ne consegue che è venuta meno la previsione che consentiva di estendere l’ambito applicativo dell’art. 731 cod. pen. anche alla violazione dell’obbligo scolastico della scuola media inferiore.

Oggi nessuna norma penale punisce l’inosservanza dell’obbligo scolastico della scuola media anche inferiore (così (Sez. 7, ord. n. 29439 del 22/11/2015, P.G. Potenza in proc. Sabatino, non massimata), perché non è previsto dalla legge come reato.

 

Fonte: Orizzonte Scuola

TARDA IL DECRETO SUGLI SSD: INTANTO IN RETE SI OFFRONO PACCHETTI SICURI AL 100%. SIAMO NEL PAESE DELL’ASSURDO

TARDA IL DECRETO SUGLI SSD: INTANTO IN RETE SI OFFRONO PACCHETTI SICURI AL 100%. SIAMO NEL PAESE DELL’ASSURDO

 

di Potnia THERON

In questa estate torrida, in cui ci si mette anche Lucifero a asfissiare i futuri docenti alle prese con le iscrizioni in seconda e terza fascia, un dubbio assilla gli aspiranti insegnanti neolaureati.

Gli ultimi sviluppi della famigerata legge della “Buona Scuola” prevedono che i neolaureati (categoria in cui si fanno i ricadere i non abilitati e senza i 36 mesi di servizio) debbano acquisire 24 CFU nei settori antropo-psico-pedagogici.

Si ripete come un mantra in tutte le assemblee sindacali, negli incontri informativi e nei gruppi Facebook che il ministero non ha ancora stabilito esattamente i codici precisi degli insegnamenti nell’ambito dei quali sarà possibile acquisire i crediti.

Tutto è immobile dunque: non ci si può portare avanti, studiando per questi esami famigerati, perché sembra di capire che siamo in attesa di un decreto attuativo con cui il ministero dovrà specificare tali codici.

In questa incertezza palpabile in rete in cui si inseguono informazioni le più disparate da blog e siti come Orizzonte Scuola, un dubbio giunge ad assillare l’insegnante: ma come mai, se tali codici non sono ancora stati precisati, enti accreditati presso il MIUR già da svariate settimane propongono “pacchetti” con cui assicurano che si acquisiranno questi benedetti CFU, validi per partecipare all’ipotetico concorso del 2018?

Ad esempio un articolo di Orizzonte Scuola del 7 luglio titola così: “News: per insegnare occorreranno 24 CFU specifici garantiti al 100% solo da Mnemosine (Ente Accreditato MIUR): Esami in un solo giorno in tutta Italia”.

Segue poi l’articolo, del quale vale la pena riportare un breve estratto:

Dopo l’approvazione de D.L. 59/17, l’Associazione Mnemosine Ente Accreditato M.I.U.R. con oltre 10 anni di esperienza Nazionale ed Internazionale regolarmente certificata, garantisce la possibilità di conseguire al 100% i 24 CFU nelle discipline antropo-psico-pedagogiche, nelle metodologie e tecnologie didattiche che consentiranno l’accesso al prossimo Concorso a Cattedra previsto nel 2018. Il nostro team di esperti ha predisposto i seguenti Corsi Singoli Universitari erogati dall’Università Dante Alighieri di Reggio Calabria:
Didattica speciale (9 CFU) – M-PED/03
Psicologia dell’apprendimento (9 CFU) – M-PSI/04
Teoria e metodi di progettazione e valutazione didattica (9 CFU) – M-PED/04
Antropologia culturale (9 CFU) – M-DEA/01

Basta scegliere tre dei quattro suddetti corsi per accedere al Concorso. Gli Esami si svolgeranno in tantissime sedi di tutte le Regioni Italiane!”

L’iscrizione a tre corsi (necessari per ottenere i 24 CFU) costa 640 Euro.

Viene spontaneo chiedersi dunque come fa Mnemosine a sapere, in assenza di tale decreto attuativo, a garantire al 100% che gli insegnamenti proposti siano effettivamente validi per il concorso?

Ha delle notizie forse che al cittadino sono ignote? Non sarebbe il caso di informare anche i comuni mortali, di modo che possano portarsi avanti e iscriversi ai corsi singoli delle università statali, o, nel caso in cui si stia ancora studiando, conseguire i CFU nell’ambito del proprio percorso universitario?

Alle università statali di Milano, ad esempio, l’iscrizione ai tre esami proposti da Mnemosine costerebbe, come corsi singoli, 540 euro. Avremmo già un risparmio per lo studente, che spesso non naviga nell’oro, di circa 100 euro. Esistono poi altre università italiane che erogano i corsi singoli a prezzi ancora più bassi.

Ci sembra quindi che ci sia una precisa ragione dietro questi ritardi del ministero: la volontà di favorire enti privati?

In più, proprio in questi giorni, circola una notizia inquietante in rete per coloro i quali davvero avevano sperato che il concorso vedesse la luce nel 2018.

Se infatti continuerà a tardare il decreto con cui si specificano gli SSD, non sarà possibile acquisire tali crediti in tempo utile per l’autunno del 2018, in cui si prevede avrà luogo il concorso.

Le strade sono due: o parteciperanno al concorso soltanto coloro i quali, pagando un ente privato, sono in possesso dei CFU, o, forse più probabilmente, slitterà il concorso…

Chissà se tutti coloro che erano ottimisti su “Buona Scuola” e sul FIT continueranno ad esserlo.

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