ANCHE SE CI CREDIAMO ASSOLTI, SIAMO TUTTI COINVOLTI

ANCHE SE CI CREDIAMO ASSOLTI, SIAMO TUTTI COINVOLTI

Sepolti in mare

di Daniela PERRONE

Quando sento dire che bisogna respingere i migranti perché tra loro ci sono anche terroristi, quando leggo che non possiamo fidarci dei musulmani perché tra loro ci sono anche dei fanatici, quando mi dicono che però non dobbiamo avere paura e continuare a vivere secondo i nostri valori occidentali, è allora che mi siedo sulla riva di quel Mar Mediterraneo in cui da anni non riesco a fare più il bagno e mi chiedo se solo io avverta il senso di responsabilità “da occidentale” per tutto quello che ci sta accadendo.

O meglio, che ci sta ritornando, come un onda di risacca della globalizzazione che abbiamo esportato ed imposto al mondo intero “noi occidentali”.

Non riuscire a vedere questa responsabilità acceca e rende fragili di fronte all’aggressore, qualunque esso sia.

La stessa responsabilità che, seduta sul bagnasciuga non mi consente di sollazzarmi al mare, tomba di migliaia di migranti africani e mediorentali vittime di fame, guerra, carestie, malattie di cui, come occidentali, siamo direttamente o indirettamente responsabili:

la legge dell’occhio per occhio non ammette ignoranza.

OCCIDENTALI’S STANDARD?

OCCIDENTALI’S STANDARD?

Tra Cassazione e Inquisizione, occhio alla dittatura del pensiero unico.

 

di Antonio CAPUANO

È notizia di ieri, leggo “la Cassazione con un apposita sentenza spiega che i migranti devono conformarsi ai valori occidentali.“.

Aspetta, rileggo perché forse ho letto male, no…si parla proprio​ di “conformazione ai valori occidentali”, resto allibito anche perché parecchia gente addetta ai lavori, si affretta a dire che non vede il problema.

Sarà la mia malsana passione per il Diritto e per quel concetto meraviglioso che rappresenta l’autodeterminazione dell’individuo, eppure vedo clamorose inesattezze sia formali che sostanziali.

In primo luogo, in diritto la forma è inderogabilmente sostanza e quindi ci sono tre criteri a cui è impossibile venire meno: Interpretazione letterale, Univocità, Ragionevolezza e mi pare evidente come questa sentenza li disattenda:

Se da giudice infatti, dovessi letteralmente e univocamente rivendicare l’osservanza dei cd. “valori occidentali”, a quali valori dovrei rifarmi e a quali no, data l’eterogeneità di culture e popoli oggetto della definizione?

Secondo quale metro di giudizio o scala di priorità dovrei metterli in ordine? Insomma, va da sé come già formalmente, la cosa non stia in piedi.

Quello che inquieta davvero però è la parte sostanziale ed etica, rifletteteci un secondo.

Per prima cosa uno Stato non è una “proprietà privata” in cui se vuoi entrare fai quello che dico io o resti fuori, uno Stato deve essere un luogo aperto, multietnico e multiculturale in cui ci si limiti a garantire sicurezza e civile convivenza tra i cittadini, senza però mai limitarne o peggio annullarne, tratti distintivi e possibilità ad autodeterminare in conformità alla legge il proprio pensare e agire.

Qualcuno poi ha provato a dire che la sentenza si rifà alla “Costituzione”, a quelle Costituzione vi riferite, bontà vostra? Allo Statuto Albertino, al limite…

La nostra meravigliosa Costituzione parla infatti di precetti fondamentali atti a preservare certamente l’identità, ma altrettanto a rispettare e conoscere il diverso, tutelandone autodeterminazione e libertà di espressione nonché d’azione, culto ecc.

Evidentemente, così come accaduto a dicembre in occasione del Referendum, continuate a perpetrate la cattiva abitudine di parlare impropriamente di ciò che non conoscete,

Quando la pezza è peggiore del buco, come si suol dire…

Del resto la linea sottile, tra un democratico Stato di Diritto e la tirannia del “pensiero unico”, sta proprio nel grado di intervento statale, negli strumenti che esso legittima e attraverso cui si concretizza.

Credete che si esageri?

Purtroppo no, questa è solo l’ennesima espressione di quel continuo e ossessionante bisogno di omologazione figlio del Neoliberismo, il quale non intende l’essere “tutti uguali” come forma di accettazione del diverso e fonte di confronto e arricchimento, ma che bensì punta letteralmente a farci diventare tutti uguali annullando i tratti caratterizzati e imponendoci finanche una scala assoluta di valori da fare nostra a prescindere.

Le dittature, ricordatelo sempre, nascono nei palazzi e non per le strade e quindi vanno recepite e combattute per tempo, senza farsi ingannare dalla narrazione.

Anche perché la mattina in cui per assurdo dovessimo svegliarci con i carrarmati per strada e i militari alla porta, sarebbe ormai troppo tardi per intervenire.

Dato che ciò rappresenterebbe la fine, non certo l’inizio…

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