A GIORGIANA MASI

A GIORGIANA MASI

Giorgiana Masi

 

di Nico Max WEBER

 

Pagine di storia vissuta. 1977 Roma

A volte capita nella nostra vita, di legarci ad alcune canzoni che testimoniano il nostro passato, o forse perché esse rappresentano una parte dei nostri ricordi vissuti con troppa esasperazione o troppa ideologia, cosi come accadde nella seconda metà degli anni settanta in cui il clima di violenza politica che caratterizzava l’Italia, iniziò col manifestarsi anche a Roma, città dove si verificò una lunga serie di scontri tra fazioni politiche di destra e di sinistra, tra loro o con le forze dell’ordine.

Questo è un articolo per ricordare l’amica Giorgiana Masi, uccisa a Roma sul lungotevere vicino a Ponte Garibaldi, dalla violenza del Potere militarizzato, era di giovedì quel 12 Maggio di 40 anni fa, quando un colpo di pistola calibro 9 colpì e uccise la diciannovenne Giorgiana, impegnata insieme ad altri 20.000 ragazzi in una manifestazione indetta dal Partito Radicale per festeggiare il 3° anniversario della vittoria del referendum sull’aborto.

Che aria tirava in quel decennio degli anni ’70

Il 1977 venne definito l’anno della svolta violenta, le Brigate Rosse già operavano da tempo con sequestri di persona ed attentati ad esponenti di primo piano del mondo del lavoro, della politica e dell’informazione, ma sempre con episodi isolati, nel 1977 invece, la violenza si riversò nelle piazze amplificando cosi quel riverbero quotidiano di una lotta politica e culturale che già si era ramificata in tutti gli angoli del tessuto sociale a testimonianza dello scontro che perdurò per tutto il decennio degli anni 70, uno scontro durissimo fra classi sociali e dentro le stesse, forse il più duro dall’unità d’Italia, cifre da record lo testimoniano, 45.000 denunce, 18.000 arresti, 4.500 condannati per insurrezione e banda armata, poi ancora morti e feriti da ambo le parti.

Fu con queste premesse di violenza che si formò il secondo movimento studentesco dopo quello del sessantotto, era il Movimento 77, composto da una miriade di fuoriusciti dalle varie sigle di opposizione, esso si differenziava dal primo per la contestazione dichiarata ai partiti politici e ai sindacati, (non a caso si ricorderà l’allontanamento dall’Università La Sapienza, del sindacalista Lama impegnato in un comizio) ma anche per la proposta di tematiche inedite rispetto a quelle fino ad allora trattate.
Questo movimento prese il posto di quelle organizzazioni della sinistra extra parlamentare che avevano egemonizzato gli anni successivi al 68, che in una crisi oramai irreversibile, si stavano frammentando in piccoli rivoli di opposizione extra parlamentare, fra queste ricordiamo Avanguardia Operaia, Lotta Continua, Potere Operaio fra le più note.
Erano questi, gli anni delle prime radio libere, fra esse la più importante a Roma era radio Onda Rossa situata in via dei Volsci, a Bologna invece imperversava radio Alice dell’amico Bifo.

Molti ragazzi si “persero” in quel periodo dandosi alla latitanza perché impegnarono le loro vite nei gruppi armati dei Nuclei Armati Proletari, Nuclei Comunisti Combattenti, Gruppi Armati Proletari, Prima Linea, insomma in tutte quelle sigle che riunivano coloro che decisero di passare alla lotta armata.

Anni bui ma anche anni oscuri in cui non era facile capire “chi gestisse cosa” anche perché lo Stato fece la sua parte con la “strategia della tensione”, attentati riconducibili ai servizi segreti deviati e non, le cui colpe vennero addossate ai gruppi armati con lo scopo di instaurare uno Stato militarizzato.

Come e perché si arrivò alle violenze di quel 12 maggio del ’77.

Una data in particolare, il 21 Aprile del 77 dette inizio a tutta la vicenda, in conseguenza agli scontri tra Autonomia Operaia e le Forze dell’ordine in cui rimase ucciso un agente di polizia, lo stesso giorno il ministro dell’interno Francesco Cossiga annunciò in Parlamento di aver dato disposizioni per vietare nella capitale fino al 31 maggio seguente, tutte le manifestazioni pubbliche.
Il Partito Radicale che nel frattempo aveva già programmato quella manifestazione, decise di sfidare il divieto organizzando comunque ciò che aveva previsto in piazza Navona per il 12 maggio, la manifestazione era motivata dalla raccolta di firme per la proposta dei referendum abrogativi e per celebrare il terzo anniversario della vittoria nel precedente referendum sul divorzio.
A quella manifestazione del Partito Radicale si unirono oltre ai simpatizzanti di quello che verrà poi chiamato movimento del ’77 anche gli appartenenti a varie formazioni della sinistra extraparlamentare, il tutto per protestare contro la diminuzione degli spazi di espressione politica e il clima repressivo nei loro confronti. Alla manifestazione erano presenti circa 5.000 agenti delle forze dell’ordine coadiuvati da agenti in borghese. In quella giornata scoppiarono diversi incidenti, con il lancio di bombe incendiarie e colpi d’arma da fuoco.
Alle 19 di quello stesso giorno ci fu una mediazione con le forze dell’ordine da parte dei parlamentari presenti, per consentire ai manifestanti di evacuare la zona verso Trastevere. Il consenso fu in realtà apparente perché da quel momento gli incidenti si fecero più gravi, durante lo sgombero, fumogeni e colpi di pistola vennero esplosi apparentemente da Ponte Garibaldi verso piazza Sonnino da dove proveniva il corteo, e li con un colpo di pistola venne uccisa Giorgiana.

Chi era Giorgiana?

Conobbi Giorgiana per caso, in quel periodo ero a Roma ospite di mio zio, un Capitano dei carabinieri che mi ospitava tutti i fine settimana da quasi un anno.
Non mi fu difficile fare delle amicizie, entrai cosi in sintonia con ragazzi della sinistra extra parlamentare, da Lotta Continua ad Autonomia Operaia ma anche con alcuni del Partito di Pannella, io invece ero il classico “cane sciolto” non volevo avere e non avevo legami con nessun movimento o fazione politica, quindi a detta di molti, ero più pericoloso degli altri perché non riconoscendo nessuna autorità e non obbedendo a nessun comando, ero una persona fuori controllo.
In quel bellissimo e crescente fermento culturale, frequentai anche Radio Onda Rossa in via dei Volsci, una delle tante radio libere nate in quegli anni sotto la spinta progressista del cambiamento culturale, in quei locali ai primi di marzo del 1977 conobbi Franco che da li a poco mi avrebbe presentato a Giorgiana che era sua amica.
Ragazza dolcissima, mai sopra le righe, fisico asciutto e lunghi capelli neri raccolti a coda di cavallo, quella sera intorno alle 20, cadde a terra come fosse inciampata, chi le era vicino la raccolse da terra per aiutarla, ma Giorgiana con un ultimo fremito di vita, morì con gli occhi sbarrati come a chiedere cosa le fosse accaduto, aveva 19 anni. Ai suoi funerali partecipai anch’io.

Le varie inchieste

In seguito a questa vicenda vi furono varie inchieste sul caso Masi, solo nel 1998 l’allora Presidente della Commissione Stragi, Pellegrino, ascoltate le parole di Cossiga dichiarò: “quel giorno è possibile ci possa essere stato un atto di strategia della tensione, un omicidio deliberato per far precipitare una situazione e determinare una soluzione involutiva dell’ordine democratico, quasi un tentativo di anticipare un risultato al quale per via completamente diversa si arrivò nel 1992-1993” ( vi dice nulla questa data ?).
Venticinque anni dopo, nel 2003, Cossiga dichiarò: “Non li ho mai detti alle autorità giudiziarie e non li dirò mai i dubbi che un magistrato e funzionari di polizia mi insinuarono sulla morte di Giorgiana Masi: se avessi preso per buono ciò che mi avevano detto sarebbe stata una cosa tragica”. In un’intervista al Corriere della Sera del 25 gennaio 2007, rispondendo alla domanda su chi fosse l’assassino, rispose: «la verità la sapevamo in quattro: il procuratore di Roma, il capo della mobile, un maggiore dei carabinieri e io. Ora siamo in cinque: l’ho detta a un deputato di Rifondazione che continuava a rompermi le scatole. Non la dirò in pubblico per non aggiungere dolore a dolore».

R.I.P Roma, 12 Maggio 1977

Stefano Rosso, dedicò a quegli scontri e a Georgiana in particolare, una canzone, questa:

L’inverno passava qualcuno di lì
Il nastro girava, suonava Lilly,
Girava il pallone, lo stadio impazzì
La voce tremava, l’inverno finì.

E poi primavera, e qualcosa cambiò
Qualcuno moriva, e su un ponte lasciò
Lasciò i suoi 20 anni e qualcosa di più
E dentro i miei panni, la rabbia che tu

Da sempre mi dai, parlando per me
Scavando nei pensieri miei,
Guardandomi poi dall’alto all’ingiù e forse io valgo di più.

L’estate moriva, Bologna tremò,
La dalia fioriva e la gente pensò
Dei tanti domani vestiti di jeans
Chiamandoli strani, ma non fu così

E quando m’incontri, che pensi di me
Tu sappi che il sole che splende è per te
E il grano che nasce, e l’acqua che va
E’ un dono di tutti, padroni non ha

E il grano che nasce, e l’acqua che va
E’ un dono di tutti, padroni non ha.

Stefano Rosso

 

Riflessioni politiche. Libertà di dissentire o gregge al pascolo sotto scorta?

Riflessioni politiche. Libertà di dissentire o gregge al pascolo sotto scorta?

di Nico Max Weber

Finora, nel corso della storia la libertà dell’uomo è stata limitata da due fattori: l’uso della forza da parte dei governanti (essenzialmente, la loro capacità di sopprimere i dissenzienti) e, più importante ancora, la minaccia dell’inedia che ha pesato su coloro i quali fossero riluttanti ad accettare le condizioni di lavoro e di esistenza sociale loro imposte”.

Erich Fromm, La disobbedienza e altri saggi, 1981

Sabato 25 Marzo, a Roma si sono svolte varie manifestazioni e cortei per protestare contro l’anniversario dei sessant’anni per i trattati che diedero inizio all’Unione Europea.

Se non notate nulla di strano è evidente che per voi la Libertà è una cosa astratta e non ben delineata.

Se invece vi siete accorti che il Potere, tramite i suoi fidati “servi” chiamati dal popolo “Forze dell’Ordine”, non hanno permesso di manifestare sotto ai Palazzi che lo rappresenta, ma li hanno letteralmente accerchiati sul Lungotevere senza possibilità alcuna di muoversi in altre zone, beh, siete dei veri e attenti osservatori.

Perché la Libertà per essere tale, non deve essere gestita da nessuno, ma solo da noi stessi e dalla nostra responsabilità.

corteo no euro

Ore 17.28 – Bocca della Verità (Vincenzo Bisbiglia)
Qui, alla Bocca della Verità, i nostri manifestanti hanno finalmente capito che non avrebbero potuto avvicinarsi a nessun palazzo del Potere, sono stati per così dire “tenuti al pascolo”.
Questa è la Libertà che ci concede il Potere!

fonte: https://poesiacultura.wordpress.com/2017/03/25/riflessioni-politiche-liberta-di-dissentire-o-gregge-al-pascolo-sotto-scorta/

Cos’è il denaro?

Cos’è il denaro?

sistema del debito

di Nico Max Weber

Proviamo per un attimo a chiederci cosa sia realmente il denaro, perché ognuno di noi lo usa quotidianamente, molte volte sostituito anche dalla famosa carta di credito.
Nell’immaginario collettivo il denaro rappresenta successo, fama, gloria, perché si sa, in un mondo fondato sull’apparenza, avere denaro significa avere potere e il potere piace agli uomini. Eppure il denaro è solo carta senza nessun valore, come potrebbe dare tanto potere?. Chissà se leggendo queste quattro righe, cambieremo idea sul valore e il significato del denaro con buona pace per tutti, perchè come disse Euripide, si è schiavi solo del denaro o della sorte.

“Il denaro può essere definito come un accordo, all’interno di una comunità, ad usare qualcosa come mezzo di scambio. Come un accordo il denaro vive nello stesso spazio di ogni altro costrutto sociale simile ai contratto di matrimonio o di affitto.

Questi costrutti sono reali, anche se esistono solo nella mente delle persone. L’accordo monetario può essere stipulato formalmente o informalmente, liberamente o sotto coercizione, consciamente oppure a livello inconscio, La maggior parte di noi non da consciamente consenso al Dollaro americano, all’Euro, o allo Yen, né tanto meno ci preoccupiamo di sapere quale sia la loro natura.

Li usiamo e basta, stipulando inconsciamente un accordo contrattuale con il nostro sistema bancario. Ogni accordo monetario è valido solo all’interno di una comunità.

La funzione chiave che trasforma l’oggetto scelto in denaro è il suo ruolo di mezzo di scambio. Ci sono altre funzioni che il denaro di oggi tende ad assumere, come quella di unità di conto, riserva di valore, strumento speculativo, e così via. Tuttavia, queste altre funzioni possono essere considerate secondarie, dato che ci sono state valute efficienti e funzionali che han operato bene come mezzi scambio senza aver dovuto assumere qualcuno di questi altri ruoli.
Insomma, la magia del denaro è conferita a qualcosa non appena una comunità si accorda ad usare tale oggetto come mezzo di scambio. Il nostro denaro ed il nostro sistema monetario non sono, perciò, delle realtà di fatto come l’aria o l’acqua, ma sono delle scelte, come i contratti sociali o quelli di affari.

Se pensiamo che il denaro sia una cosa, invece di un dato noi perdiamo la nostra capacità di usarlo. Una volta che capiamo che il denaro viene creato seguendo un insieme di concetti e pratiche, possiamo iniziare a valutare i termini di questi accordi per vedere se servono o meno alle nostre aspirazioni collettive ed i nostri obiettivi”.

 

fonti: https://poesiacultura.wordpress.com/2015/06/05/riflessioni-personali-il-denaro/

Bernard Lieter 

L’euro è una trappola. Ecco perchè

L’euro è una trappola. Ecco perchè

globalizzazione

di Nico Max Weber

Il primo Paese che uscirà dalla trappola dell’Euro dimostrerà che è solo una zavorra che costringe a sacrificare pensioni, diritti dei lavoratori ed economie nazionali al pagamento di interessi ai Paesi creditori del Nord Europa, Germania in primis. L’unico loro obiettivo. Fuori dall’Euro quindi per ritornare a vivere. L’economista Paul Krugman pone un interessante quesito “Cosa succederà se l’uscita della Grecia dall’Euro le consentirà di far ripartire la sua economia?”. Ci sarà un “Liberi tutti!”?
di Paul Krugman, 25 maggio 2015

Prendo spunto da questa breve dichiarazione di Krugman, Nobel per l’economia nel 2008, fatta qualche tempo fa per tentare di spiegare con termini adatti a tutti, la grande differenza dei Sistemi Economici dei paesi ante-euro e la conseguente ripercussione di questa differenza sull’adesione alla moneta Unica o Euro.

SISTEMA ECONOMICO, cos’è?

Parlare del Sistema Economico Europeo non è facile se prima non si sono studiati i vari sistemi economici dei paesi aderenti la moneta unica, non è facile per due motivi, il primo riguarda le primitive vocazioni produttive dei singoli stati, differenti tra loro per struttura del territorio e per il clima, in secondo luogo invece e non meno importante, per il grado di propensione delle masse, all’organizzazione del lavoro e la conseguente organizzazione sociale.
Quindi prima di parlare dell’Euro, occorre parlare del Sistema Economico che sarà dunque composto da diverse tipologie di analisi in base all’attività prese in considerazione, ecco allora che potremmo dividere le varie attività di ogni stato in Finanziarie e non Finanziarie, nella prima sono comprese, monete, depositi, azioni ed altri titoli ecc., mentre la seconda, che possiamo suddividere in quattro categorie, possiamo trovare :

        – Attività materiali che comprendono, terreni, case, macchinari, mezzi di trasporto
        – Attività immateriali, opere artistiche, brevetti, software
        – Scorte di materie prime, che comprendono prodotti finiti, e prodotti in fase di lavorazione
        – Oggetti di valore, quali pietre preziose, metalli preziosi, opere d’arte,

pertanto la misurazione di queste quattro attività, in un data certa, rappresenta la Ricchezza del sistema economico, detta comunemente STOCK DI RICCHEZZA.

La diversa presenza di operatori privati e non, la variazione percentuale di uno rispetto all’altro, le diverse regole applicate, le diverse modalità di applicazione delle regole stesse, costituiscono la diversità di vari sistemi economici. Nella storia ve ne sono stati tantissimi, ma a noi interessa l’ultimo, quello più importante, il sistema economico dell’Era Contemporanea.

Tale sistema si potrebbe far iniziare con la Rivoluzione Industriale, cioè la trasformazione di un economia agricola, artigianale, in quella industriale, nel quale fosse preponderante il ruolo svolto dalle macchine e da un sistema di produzione in serie come la catena di montaggio.
Vari cambiamenti in seno a questa trasformazione economica diedero vita a diverse tipologie di sistema economico, come ad esempio:

  • L’economia di Mercato: è basata sull’interazione dei privati, con un ruolo limitato dello Stato
  • L’economia Pianificata: in essa la gestione delle dinamiche del sistema compete allo Stato,
  • L’economia Mista: accanto all’interazione dei privati, lo Stato interviene direttamente nel sistema economico.

In Europa, nel periodo tra il 1850 ed il 1914, si assistette ad una serie di cambiamenti importanti, che mutarono la vita del continente.

Le innovazioni non furono della stessa portata in tutti i paesi: più significative in alcuni, meno evidenti in altri; tuttavia gli Europei ebbero l’impressione di essere giunti ad una svolta.

La rivoluzione industriale comporta una profonda ed irreversibile trasformazione che parte dal sistema economico fino a coinvolgere il sistema produttivo nel suo insieme e l’intero sistema sociale.

Nasce cosi il capitalista industriale, imprenditore proprietario della fabbrica e dei mezzi di produzione, che mira ad incrementare il profitto della propria attività e conseguentemente si viene a formare la classe operaia che riceve, in cambio del proprio lavoro e del tempo messo a disposizione per il lavoro in fabbrica, un salario.
.
La seconda rivoluzione industriale, messa in opera in tempi diversi a seconda dei paesi, prese avvio attorno alla metà del secolo XIX, si sviluppò con l’introduzione dell’acciaio, l’utilizzo dell’elettricità, dei prodotti chimici e del petrolio.

Lo storico e sociologo tedesco Wolfgang Schivelbusch osservò come la rivoluzione dei mezzi di trasporto diede origine alla modifica, non solo geografica e fisica delle zone ove essa si inizialmente si verificò, ma anche la “geografia mentale” degli uomini, il loro modo di percepire lo spazio e il tempo.
Iniziò quindi quel fenomeno, che avrebbe portato per effetto della contrazione dello spazio e del tempo, come conseguenza dei nuovi e più veloci mezzi di trasporto e comunicazione, alla globalizzazione dei mercati, delle tecnologie e dei linguaggi, in definitiva all’accelerazione della storia dell’uomo chiamato moderno
.
Il risultato di tutto questo sta ad indicare come all’idea di un’Europa Unita, parteciparono Stati con diversa vocazione Industriale, Agricola o Manifatturiera, con diversi livelli di sviluppo, con diverso sviluppo della rete stradale e non ultimo il diverso approccio culturale/sociale.
Infatti, non a caso la Germania, pur uscendo da una crisi profonda causata dalla guerra, riuscì in pochi anni con l’aiuto delle proprie ricchezze naturali, ad essere una delle prime potenze economiche Europee.

Il naturale sviluppo dell’idea di una Comunità Economica Europea era dato dalla creazione di una moneta unica, quando si arrivò quindi alla proposizione di una moneta unica (non ancora lo SME), si scelse il primitivo “serpente monetario europeo” eravamo nel 1973, lo stesso fu subito sciolto per l’uscita di Francia e Italia da questo accordo, in quanto le oscillazioni della loro moneta era superiore a quella stabilita.

Si riprovò nel 1979 con la creazione dello SME con la valuta chiamata ECU o unità di conto europeo, ma anche questo sistema alla cui base erano insiti errori di calcolo non durò molto, infatti nel settembre del 1992, dopo che l’Italia decise una svalutazione del 3,5%, che sommato alla rivalutazione delle altre monete del 3,5%, svalutò in totale del 7% la Lira, mentre il governo Amato decise nell’immediato un prelievo forzoso del 6 per mille su tutti i depositi bancari dei privati, la Lira non riusci a restare nello SME, ne usci insieme alla sterlina inglese, quel crollo finanziario del 1992 si ritenne e si ritiene ancor oggi, fosse opera delle speculazioni sulla nostra moneta, del famoso finanziere/massone George Soros.

Comunque, visti gli errori precedenti, si ritornò a perseguire sempre il sogno della moneta unica, cosi arriviamo al 1999, l’anno dello SME2 ,in cui l’ECU venne sostituito con l’attuale EURO.

La Partecipazione al Meccanismo era volontaria e le bande di fluttuazione restarono le stesse che nel primo meccanismo di tassi di cambio, cioè ±15% (tranne per la Corona danese che mantenne la sua banda originaria di ±2,25%), con la possibilità di collocazioni individuali più ristrette nei riguardi dell’Euro, alla sua istituzione erano compresi anche i due membri, Danimarca e Grecia.

Arrivati a giorni nostri, possiamo sicuramente dire che, non tutti i paesi adottano lo stesso sistema economico, ogni paese componente, ha un diverso debito pubblico, le politiche finanziarie sono diverse da paese a paese, pertanto si sta ripetendo quello che abbiamo già detto, un sistema monetario che non può stare in piedi, sia per il differente passato economico, sia per la diversa economia finanziaria adottata da ognuno sin dal XX secolo.

Vista la mia convinzione del costante ripetersi della storia e visti i due precedenti fallimenti, occorre avere l’accortezza di prevederne il terzo, quindi quali soluzioni adottare fra le due fattibili e meno onerose per tutti, scegliendo tra:

la Germania e qualche altro paese escono dalla moneta unica rivalutando la loro del 25%, oppure escono gli Stati più deboli svalutando la loro moneta del 25%, creando in questo modo un sistema monetario a diverse velocità.

Non c’è soluzione alternativa, non si può creare sviluppo con la politica dell’austerità, che a sua volta non permette di ripianare il debito pubblico cosi come deciso nel Fiscal Compact, cosi come non si può continuare ad alimentare il M.E.S.

Questo lo sa benissimo il nostro Presidente della Repubblica, lo sanno benissimo i vari Presidenti del Consiglio  che si sono succeduti nel tempo (che hanno continuato a promettere una crescita sapendo che non ci sarebbe mai stata) lo sa benissimo la Troika (F.M.I., B.C.E, Commissione Europea) che auspicava e auspica ancora un prelievo forzoso come a Cipro, lo sa benissimo la Merkel che ha paura del fatto che potrà essere la Germania ad uscire dalla moneta unica e non l’Italia) infine lo sanno tutti coloro che riescono ad esprimere tramite la ragione e il pensiero critico, una giusta opinione in merito.

Quindi invito tutti quelli che pazientemente sono riusciti a leggere questo piccolo resoconto, a tenersi sempre informati sugli ultimi avvenimenti in tema economico-finanziario, perché essere informati è un passo avanti verso quella consapevolezza di poter cambiare le cose.

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