TAP: IL RE È NUDO

TAP: IL RE È NUDO

 

del COMITATO NO TAP

 

Che TAP iniziasse a vacillare era visibile a tutti. Questa notte (ieri, ndr) ne abbiamo avuto conferma.
Ormai non può più nascondersi dietro pratiche effimere di pubblicità ingannevoli, dietro la scorta costante di uno stato assuefatto dal potere di una multinazionale straniera.
Il re è nudo perché il TAR inizia a dare ragione ai ricorsi dei cittadini, che chiedono di rendere pubbliche pratiche che Tap cercava di nascondere, relative alla verifica periodica delle ottemperanze prescritte.

Il re è nudo perché 8 sindaci hanno richiesto la riapertura delle indagini relative al gasdotto Tap, viste le tante ombre che si nascondono dietro all’ intero progetto e che crescono di giorno in giorno.

Il re è nudo perché Tap cerca di lavorare nell’ ombra, ma la tenacia, la preparazione e la competenza degli attivisti non glielo permette. E mentre le autorità preposte vanno a controllare i loro lavori notturni, Tap non le fa entrare in cantiere, facendole sostare fuori per 50 minuti. Perché? per poter nascondere qualche illecito?

Il re è nudo perché ormai è stato smascherato l’inganno di un’ opera divisa in più tronconi per evitare normative restringenti, e tutta Italia si sta accorgendo che Tap non è più un problema di Melendugno ma di tutti.

Il re è nudo ed ha paura, perché sa che le sue malefatte emergono.
E cosa fa un re indifeso e privo di quella maschera che nasconde il lercio? Si rivolge al suo fido scudiero: lo Stato.

La polizia aumenta, la repressione si accentua (fogli di via e chiamate in questura per “avvisi orali” sono ormai all’ordine del giorno), la tutela nei confronti di un re vacillante si fa estenuante.
Lo stato diventa garante di un’opera privata, mettendo contro le forze dell’ ordine (a tutelare gli operai che non facevano entrare i vigili, erano presenti diversi poliziotti in assetto anti sommossa).
Uno Stato che copre le nudità del suo re…

Oggi continuano a lavorare, imperterriti, con una velocità e una foga che dimostrano la volontà di portare il prima possibile a termine un qualcosa che altrimenti rischia di esplodere.

Noi siamo lì, saremo sempre lì, ad ogni ora del giorno e della notte. Chiunque può ci raggiunga sul cantiere, aumentiamo sempre di più!!!

 

Il re è nudo, e noi attendiamo con veemenza la sua caduta.

 

 

 

       

 

(immagini di proprietà del COMITATO NO TAP)

NO TAP: A MELENDUGNO SI È VINTA LA PRIMA BATTAGLIA!

NO TAP: A MELENDUGNO SI È VINTA LA PRIMA BATTAGLIA!

 

di Dario BIANZANI – Coordinatore Nazionale Movimento Essere Sinistra MovES

Sì, proprio il giorno che la nostra delegazione si è incontrata con il portavoce del Movimento No Tap due buone notizie sono arrivate a Melendugno confermando che la prima importante battaglia era vinta.

La Banca Europea per gli Investimenti, infatti, non ha autorizzato, per ora, il finanziamento al megaprogetto del gasdotto TAP e, nel frattempo, da Roma non è stata autorizzata la proseguzione del mantenimento della cosiddetta “zona rossa” di due chilometri con divieto di accesso intorno al cantiere.

Siamo stati informati di questi eventi direttamente dalla voce di Gianluca Maggiore, preparatissimo e impetuoso portavoce del movimento, un vero folletto che conosce alla perfezione il territorio in cui vive con cui avevamo appuntamento proprio quel mattino.

Da qui, veloce passaggio in Comune e poi via per visitare insieme a due giornalisti davvero preparati in merito a questa vicenda, come Chiara Spagnolo e Gabriele De Giorgi, quella che fino a poche ore prima era terra vietata ai civili.
Un’area che era completamente militarizzata e dove i pochi residenti vivevano con delle regole ferree, divieto di ricevere ospiti, rientro obbligato a casa entro le 20 etc..

C’era in noi, e soprattutto era palpabile nelle parole di Gianluca Maggiore e dei due giornalisti che lavorano in quel territorio, l’entusiasmo di poter rivedere quelle terre abbandonate da un mese, dove nemmeno è stato possibile raccogliere le olive maturate proprio nei giorni in cui quella zona rossa fu istituita.

Abbiamo percorso a piedi il territorio che circonda il cantiere della TAP, sì, proprio quel megagasdotto che dovrebbe portare il gas dall’Azerbaijan fino appunto a San Foca di Melendugno nel Salento, e abbiamo camminato tra olive a terra, alberi abbattuti e buona parte di muretti a secco danneggiati dalle ruspe, fino a quello che era il presidio No TAP fino al momento dello sgombero e all’istituzione della zona interdetta.

Abbiamo passato una giornata entusiasmante in un territorio bellissimo e con una popolazione compatta e convinta nel sostenere le ragioni di chi conosce il suo territorio e lo vuole difendere dalla distruzione e dalla speculazione di potentissimi gruppi nazionali ed internazionali.

Tutti sono consapevoli che la loro è una lotta come quella di Davide contro Golia, e noi pensiamo che la loro battaglia vada sostenuta e soprattutto fatta conoscere in tutto il paese perchè tutti si sia preparati a difendere il territorio dall’attacco del sistema speculativo, specialmente viste le ricadute che avrebbe non solo sul territorio stesso ma anche sulla salute umana.

Perchè quello che succede a Melendugno potrebbe succedere in qualsiasi altro posto se qualcuno di particolarmente potente pensasse che proprio da lì debba passare una opera faraonica e sicuramente inutile negli scopi che vengono sbandierati dalle multinazionali coinvolte.

 

 

(foto di proprietà del MovES)

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