RIPARTIRE A SINISTRA, DALL’ANTILIBERISMO ONORANDO DAVVERO LA COSTITUZIONE

RIPARTIRE A SINISTRA, DALL’ANTILIBERISMO ONORANDO DAVVERO LA COSTITUZIONE

di Fiorenzo MEIOLI

Senza la capacità di rimettere in discussione la relazione fra Italia, eurozona ed Unione Europea, sarà complicato costruire una sinistra in grado di rimettere al centro il lavoro come recita la nostra Costituzione e di superare il centrosinistra degli ultimi 30 anni.

L’Art.1 della nostra Costituzione dice che “l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro” che sostanzialmente vuol dire che il lavoro costituisce l’interesse fondamentale, compresa la sua dignità.

E’ una chiara presa di posizione verso gli interessi dei più deboli, perché i più forti, pensavano i nostri Costituenti, a tutelarsi sono in grado da sé. Insomma, a sinistra si deve prendere atto che l’Italia fa parte però di un assetto europeo basato sulla competizione del mercato, l’esatto contrario di ciò che invece recita la nostra Costituzione alla quale pensiamo come un punto di riferimento.

Se la sinistra non affronta questo nodo politico, come, ad esempio, si debba riconquistare una quota di sovranità in tema di politica economica e sociale, senza fare chiarezza sulla moneta unica che si è trasformata in uno strumento della vittoria del neoliberismo, nessun progetto a sinistra avrà unità e credibilità.

LA LIBERTA’ DEGLI EGUALI

LA LIBERTA’ DEGLI EGUALI

Il Potere tramite l'autorità del manganello nega la libertà di dissentire.

La libertà degli eguali, scrisse Bakunin…

di Nico Max WEBER

Non tutti siamo uguali, quindi perché creare una moneta unica per farci credere il contrario e qual è la reale verità per cui il Potere l’avrebbe prima voluta e poi realizzata pur sapendo a priori che che non avrebbe funzionato?

E poi, per quale motivo, la massa di cittadini composta da tante individualità ritenne di credere ciecamente che questa moneta potesse essere uno strumento di benessere collettivo?

Iniziamo con un pensiero di filosofia sociale.

“La società non è una semplice somma di individui; al contrario, il sistema formato dalla loro associazione rappresenta una realtà specifica dotata di caratteri propri. Indubbiamente nulla di collettivo può prodursi se non sono date le coscienze particolari: ma questa condizione necessaria non è sufficiente. Occorre pure che queste coscienze siano associate e combinate in una certa maniera; da questa combinazione risulta la vita sociale, e di conseguenza è questa che la spiega. Aggregandosi, penetrandosi, fondendosi, le anime individuali danno vita ad un essere (psichico, se vogliamo) che però costituisce un’individualità psichica di nuovo genere” . (1)

Qualunque sia la sua origine, comunque, LA COSCIENZA COLLETTIVA ISPIRA E DETERMINA LE AZIONI DEL SINGOLO in misura tale che si può affermare che l’individuo è generato dalla società, e non viceversa, in quanto la società e riconducibile alla somma degli elementi cui è composta.

Per nulla scontato dire che l’istinto di sopravvivenza viene usato dagli animali per non soccombere alla fame e agli agenti atmosferici, nell’uomo, quindi nel nostro caso specifico, l’istinto di sopravvivenza serve invece per coltivare il proprio “giardino” e i propri interessi personali, serve quindi per il mantenimento del proprio status sociale, ma si sa, quando qualcuno si arricchisce qualcun altro si impoverisce, ecco il perchè della necessità di lottare contro il conformismo della massa, dove l’uniformità rende ipocritamente tutti uguali, non sapendo che dietro alla paventata uguaglianza i soliti furbi appartenenti alla Politica, alla Finanza e al Capitalismo, fanno invece gli “affari” loro..

E’ cosi che funziona cari amici, non a caso Bakunin si espresse su questo tema scrivendo:

Lo Stato è la più flagrante, la più cinica, la più completa negazione dell’umanità. Esso frantuma la solidarietà universale di tutti gli uomini sulla terra e li spinge all’associazione al solo scopo di distruggere, conquistare e rendere schiavi tutti gli altri. Protegge solo i suoi cittadini e solo entro i suoi confini riconosce diritti, umanità e civiltà. (2)
.

Ma siamo pur sempre animali e l’Istinto è un istinto che non si può eliminare dall’oggi al domani: ci sono milioni di anni di evoluzione solo per arrivare a questi ultimi duemila anni in cui ci pare di essere usciti dalla condizione animale. E’su questo che conta l’aristocrazia finanziaria e dirigenziale di questo mondo, per continuare a perpetuare il finto concetto egualitaristico. Noi ce ne siamo ubriacati nei decenni trascorsi, adesso cercano di farci comprendere che non possiamo essere tutti uguali. Lo si capisce anche ascoltando i discorsi, non solo dei potenti, ma anche dei giovani che, sono tornati ad introiettare quella che un tempo veniva considerata come una iattura: ovvero l’essere raccomandati o ”figli di….”.

Quando si sente parlare i giovani di questo e di come essi stessi siano costretti ad andare verso questa direzione, dopo avere ascoltato tutta la prosopopea della meritocrazia, fa davvero molto male.

Vedere come la meritocrazia sia declinata anzitutto in chiave classista e poi nepotistica, oppure in chiave di cooptazione per raccomandazione.

No, non siamo mai stati uguali.

Ci si è illusi. Adesso stanno cercando di risvegliarci dal nostro illuderci. E siamo rimasti in pochi in questo amaro risveglio, degnissimo di quanto avviene nella ”fattoria”di orwelliana memoria… La paura è una pessima consigliera e il Potere sa bene come gestirla.

La massa è sempre quella che obbedisce al conformismo dettato dall’istinto di sopravvivenza, anche se questo istinto non sarebbe più da essere. Ma, il paradosso dell’uomo, è che, anche nelle situazioni più apparentemente favorevoli per il suo progresso, riesce a trarre dal suo profondo il peggio di sé, infatti…

Nessun individuo può riconoscere la sua propria umanità né per conseguenza realizzarla nella sua vita, se non riconoscendola negli altri e cooperando alla sua realizzazione per gli altri. Nessun uomo può emanciparsi altrimenti, che emancipando con lui tutti gli uomini che lo circondano. La mia libertà è la libertà di tutti, poiché io non sono realmente libero, libero non solo nell’idea ma nel fatto, se non quando la mia libertà e il mio diritto trovano la loro conferma e la loro sanzione nella libertà e nel diritto di tutti gli uomini miei uguali . (3)

 

nella foto: Il Potere tramite l’autorità del manganello nega la libertà di dissentire.

cit.
(1) Emile Durkheim
(2) Michail Bakunin
(3) Michail Bakunin

IL SISTEMA EURO NON È EQUO E NON DÀ CRESCITA

IL SISTEMA EURO NON È EQUO E NON DÀ CRESCITA

euro fallimento

di Paolo SAVONA

Si è intensificato il dibattito sull’euro e sulla permanenza dell’Italia nell’eurosistema. Si susseguono pareri resi da illustri economisti stranieri che poco conoscono il nostro Paese e altri da parte di chi, all’interno, affronta razionalmente il problema e chi emotivamente. Dopo Mervyn King, che aveva visto giusto fin dall’idea stessa dell’euro, Barry Eichengreen ribadisce che l’euro e l’ingresso dell’Italia sono stati “errori storici”, ma ritiene che non possano essere corretti con l’uscita dalla moneta unica; pensa invece che occorra completare l’unione bancaria, dissociare l’attività bancaria dal mercato dei debiti pubblici, eliminare la direttiva del bail-in e restituire la sovranità fiscale agli Stati-membri (l’opposto di ciò di cui si discute); per quanto riguarda l’Italia, ritiene che restare nell’euro sia una condizione indispensabile per attuare le riforme necessarie. Il fatto che, ad esempio, la Bce non possa esercitare in piena autonomia la funzione di lender of last resort e non governi il valore esterno dell’euro non sembra essere per lui un aspetto rilevante del problema.

L’amico e stimato collega, Pierluigi Ciocca, descrive uno scenario catastrofico nel caso in cui l’Italia decidesse di abbandonare l’euro, come è raro leggere anche da parte dei più accesi difensori dello status quo; egli sostiene che non è l’euro a creare problemi, ma la politica mercantilistica della Germania, che con i suoi ingenti surplus di bilancia estera crea deflazione. Poiché anche altri Paesi membri e la stessa Italia sono nelle stesse condizioni, sia pure in dimensione più moderata, il fatto stesso che nell’euro si pratichino politiche mercantiliste significa che il sistema non funziona. Il problema è quindi anche nella moneta unica, come è stata costruita e gestita.

Ho ripetutamente chiesto ai colleghi economisti di dare una duplice risposta al problema: a quali condizioni l’Italia può stare nell’euro e, se esse non vengono accettate, quale decisione prendere. E ciò che ho chiamato Piano A (quello delle condizioni esterne e interne per stare nell’euro) e Piano B (le condizioni per uscirne), come ogni gruppo dirigente serio di un Paese dovrebbe avere perché l’euro può giungere al punto di rottura in qualsiasi momento.

La mia posizione in materia è chiara: un mercato unico richiede una moneta unica; se l’area in cui opera è caratterizzata da dualismi (diversità strutturali nei saggi di crescita della produttività) occorrono politiche adatte a compensare gli squilibri che ne conseguono, affinché la politica monetaria comune possa funzionare.

L’area del dollaro presenta dualismi e politiche adeguate che gli Stati Uniti hanno praticato anche nei confronti dell’area occidentale, quando a Bretton Woods hanno preteso che il dollaro fosse la moneta di riferimento degli scambi internazionali. Il Trattato Ue ignora il dualismo e rifiuta la politica; pensa che one size fits all, che l’impostazione data vada bene per tutti.

È inutile che la si giri e rigiri, il sistema non funziona in modo equo e non fornisce crescita, rompendo la logica stessa di un’unione di popoli che hanno gli stessi diritti, oltre che gli stessi doveri.

La politica europea, sorretta dalla maggioranza degli analisti, è scivolata nell’idea che i problemi nascessero all’interno dei Paesi membri e quindi i dualismi andassero rimossi con le riforme e non con politiche comuni che si prefiggessero di eliminarli. Perciò fin dall’inizio ho suggerito che l’Italia dovesse firmare il Trattato di Maastricht, rispettare il libero scambio delle merci, ma chiedere il libero scambio dei fattori di produzione (lavoro e capitale) e invocare, come fatto dal Regno Unito, la clausola dell’opting out, lo stare fuori dall’eurosistema, poiché mal costruito e l’Italia impreparata ad affrontarne le conseguenze. Ora ci viene detto che siamo costretti a restare nell’euro perché uscire sarebbe un dramma, da parte degli stessi che hanno contribuito a commettere l’errore e ora lo difendono.

Questa posizione va contro la più rilevante conquista di civiltà dell’era moderna, quella che la convivenza sociale richiede di aiutare i più deboli, dato che i più forti sanno cavarsela da soli. Esattamente ciò che, nei rapporti tra nazioni, viene rifiutato dall’Ue.

La sopravvivenza dell’euro e gli effetti che causerà sono ormai al vaglio della storia. Mantengo viva la speranza d’avere torto. Ne sarei felice.

Ma questa speranza non attenua i contenuti di un accordo mal confezionato e mal gestito che potrà anche sopravvivere, ma con un costo per l’Italia ben più elevato di quello che sarebbe chiamato a sopportare per liberarsi dal fardello dell’errore commesso.

fonte: http://www.asimmetrie.org/op-ed/il-sistema-euro-non-e-equo-e-non-da-crescita/

VOGLIO IL CAMBIAMENTO!

VOGLIO IL CAMBIAMENTO!

MovES

 

di Alberto L. BERETTA

L’euro è una moneta straniera, non abbiamo più la sovranità monetaria dal 2002 che significa che quando abbiamo bisogno di soldi per sviluppare l’economia, dar lavoro, non possiamo più stamparli.

E la BCE, quando ne stampa altri, li dà solo alle banche, che non li danno a imprese e famiglie, ma ci speculano in titoli tossici e valuta o altro.
Insomma, basta EUrodittatura maledetta, che è tarata sulla finanza e sulle esportazioni intraeuro della Germania degli sciacalli Merkel e Schäuble.

Questo a parte, poi c’è il MES, il famigerato Meccanismo Europeo di Stabilità, come totale mancanza di democrazia reale, come burocratismo idiota.

Il Fiscal Compact ammazza-investimenti produttivi. E quasi tutta la sinistra, la MIA cazzo di sinistra, non l’ha ancora capito? E lascia ai vari reazionari Salvini e Meloni l’antiunionismo?

Ho studiato economia, ho fatto anche Scienze Politiche in università, anche se senza laurearmi, ho lavorato in banca, ho abbastanza esperienza anche politica e di vita.

L’UE è nata male e sta andando a finire peggio…Grecia, Finlandia, Spagna, Portogallo, Irlanda non insegnano proprio niente?

E l’Italia, che da quando è entrata nell’UE e nell’euro ha conosciuto solo il declino generalizzato, dopo quasi un trentennio di prosperità crescente da prima manifattura ed e economia europea e quinta mondiale, dal 1958 fino alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso?

Questa UE fottuta è solo la Germania che s’ingrassa a spese nostre, a volte in combutta con la Francia, a volte no… E’ un’enorme trappola.

Sono stato anche cofondatore del Partito Federalista Europeo, sezione italiana (2012), un mio scivolone, come la fugace militanza in Italia dei Valori, ma sono pentitissimo, l’ho abbandonato quasi subito, anche perché quasi esclusivamente di liberaldemocratici filo ALDE, di Verhofstadt.

Solo il MovES (Movimento Essere Sinistra) ha nel programma i punti 2, 4 e 5 per l’uscita il più indolore possibile, ma il più presto possibile, da quest’EUrodittatura durata troppo.

Per i problemi che ho oggi, dovrei farmi un po’ i fatti miei, ma non riesco a rassegnarmi, non riesco a non pensare che abbiamo il dovere di non accettare più questa corsa alla distruzione e investire tutte le nostre energie e le nostre risorse, ciascuno per quello che può, nel solo Movimento davvero di sinistra esistente: il MovES.

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