LA COLPA DI ESSERE POVERI NELLA SCENEGGIATA DELLA MINISTRA FEDELI

LA COLPA DI ESSERE POVERI NELLA SCENEGGIATA DELLA MINISTRA FEDELI

 

di Claudia PEPE

A Cernobbio durante il famoso Forum Ambrosetti, incontro internazionale di discussione su temi principalmente economici che si tiene ogni anno dal 1975 nella prima settimana di settembre nella Villa D’Este sul lago di Como, la Ministra Della Pubblica Istruzione Fedeli ha detto: “I nostri ragazzi non si laureano? È colpa delle famiglie a basso reddito”.

A margine della sua partecipazione, ha risposto alla domanda sul perché gli studenti italiani siano al penultimo posto in Europa nel numero di coloro che conseguono la laurea. “Una delle cause maggiori è la provenienza delle famiglie, a basso reddito, che spingono poco per la formazione universitaria di alto livello”.

Letta così la notizia ha dello sconcertante. Si parla di colpa, di colpa nell’essere poveri. Per cui se i ragazzi non si laureano è perché le famiglie, pressate da 20 anni di crisi economica, anni di chiusura di aziende, di “I ristoranti sono tutti pieni”, di: ”La fine del tunnel è dietro l’angolo”, famiglie che si sono ritrovate monoreddito, famiglie ridotte al lastrico da banche corrotte, famiglie che per arrivare alla fine del mese devono lavorare con orari incredibili, sottostando a caporalati legalizzati, devono sentirsi in “colpa” se i propri figli non arrivano alla laurea.

Ma parliamo di cose serie.
Innanzitutto l’essere poveri non è una colpa ma una conseguenza di una politica scellerata che in Italia sta perversando da decenni, una politica che invece di investire nella cultura e nell’Istruzione, ha fatto di tutto per denigrare la Scuola e la sua importanza.

Parliamo di una politica sull’Istruzione che invece di incentivare, di dar credito a noi professionisti, ha provveduto nello screditarci e nel far ricadere tutte le colpe su una Istituzione che per merito dell’ignoranza dilagante, è stata screditata e violentata. Derisa e abbandonata.

Mi rifiuto di pensare che sia ancora vera la massima: “Ogni paese ha i politici che si merita”.
Cosa mai dovremmo aver fatto per avere persone che danno la colpa alle famiglie per il loro disastro politico?

La battaglia alla povertà intellettuale dovremo farla iniziando dalla nostra classe politica, che negli ultimi tempi, ma parliamo pure di decenni, è venuta meno alla nostra grande costituzione.
Ripassiamo l’art. 34 che recita:
La scuola è aperta a tutti.
L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.
I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

Questa nostra grande Costituzione così vilipesa e raggirata, aveva già previsto tutto. E non parlava di colpa per le famiglie italiane, bensì di aiuti, di superamento degli ostacoli, di solidarietà.
Ma questa è storia vecchia, adesso abbiamo #Costituzionestaiserena, #CiaoneCalamandrei.

Però nel ragionamento di Fedeli c’è un piccolo problema.
Chi ha impoverito chi?
Mi chiedo se questa classe politica conosca i sacrifici che fanno i genitori per dare un futuro dignitoso ai propri figli.

Per farli studiare, nonostante tutti i problemi che si annidano nella nostra Scuola, ci vogliono soldi, speranza e fiducia.
Le famiglie italiane che stanno vivendo quest’era incolta costruita solo da insegnanti che nonostante tutto e tutti continuano a fare del loro dovere uno degli scopi della loro vita, non possono essere accusate ed incriminate. Le famiglie e gli studenti devono essere tutelati proprio perché questa povera Italia ha bisogno di loro.

Abbiamo bisogno della loro dedizione e della loro cura, della loro fiducia e della loro perseveranza, abbiamo bisogno che credano nei loro figli e in un futuro già prelevato all’alba dei loro sogni.

Dare la colpa alle famiglie è facile, è facile non guardare gli scheletri dentro l’armadio e accusare, senza capire madri e padri che lottano ogni giorno non per loro, ma perché i figli non diventino come loro.

Facile puntare il dito quando si sovvenzionano le scuole private con 500 milioni di euro, venendo meno ancora una volta alla Costituzione.
È facile puntare il dito quando una Ministra ex-sindacalista tessile, non è stata capace di lottare insieme ai lavoratori.
È facile puntare il dito su famiglie che si stringono solo la sera, dopo aver passato la giornata a correre inseguendo la vita per salvarsi ogni giorno.

Il reddito basso di queste famiglie non sarà “colpa” di un’economia bacata e a sua volta “colpa” di una politica deleteria operata da governanti senza scrupoli e con tante “colpe”?

Ormai si è perso completamente il significato di istruzione pubblica e certe affermazioni sono indice di un impoverimento riprovevole soprattutto se appartengono ad un Ministro all’Istruzione.

Forse si vuole avallare la linea del Ministro Poletti che consiglia di far carriera giocando a calcetto.
Allora ditelo.

Ditelo che invece di insegnare le nostre materie, da domani ci organizziamo tutti con magliette, trasformiamo la Scuola in mini campi di calcio e facciamo studiare come si può fare carriera con le amicizie.
Diciamo alle famiglie quando vengono a parlarci, che è meglio non studiare, ma investire nelle pubbliche relazioni.

A furia di sperimentazioni, e nessuno investimento nel campo della scuola e ricerca, state snaturando un sistema di eccellenza, credendo di fare bel bene, ma in realtà la vostra distanza dal popolo Italiano è abissale.

Dare la colpa alle famiglie è una dichiarazione di bassissimo livello, di bassissima cultura di bassissima politica. Noi insegnanti costruiamo, voi demolite.
Ma questa lotta dovrà finire.

E finirà alle prossime elezioni, perché noi insegnanti non dimentichiamo.
Non dimentichiamo chi sta calpestando la nostra dignità, la nostra perseveranza e il nostro lavoro.

La notizia subito dopo è stata smentita, ma forse pensare prima di parlare non sarebbe una cosa sbagliata, cara Ministra.

JOBS ACT, MALAFEDE E INCOMPETENZA

JOBS ACT, MALAFEDE E INCOMPETENZA

di Giorgio CREMASCHI

IL GOVERNO PREPARA ALTRI INCENTIVI PER ASSUMERE I PIÙ GIOVANI MA VUOLE EVITARE CHE LO SIANO AL POSTO DI ALTRI LICENZIATI.
JOBS ACT, MALAFEDE E INCOMPETENZA.

Il ministro Poletti l’aveva detto nella sede ufficiale del palazzo, il meeting di CL: con i nuovi incentivi per assumere i giovani metteremo anche misure contro i furbetti del licenziamento.
Cioè verso coloro che licenziano un lavoratore che costa di più per assumerne uno che costa meno , anche grazie ai soldi dello stato.

Con questa affermazione il ministro del lavoro ha ammesso tutta la malafede del Jobsact, che non ha creato nuova occupazione ma soprattutto ha sostituito o trasformato quella esistente.

Ora che son finiti i tanti miliardi spesi per quelle assunzioni, senza alcun cambiamento reale nei livelli di disoccupazione, il governo ci riprova.
Ora però tutti i nuovi assunti con il Jobs Act non hanno la tutela dell’articolo 18, possono cioè essere licenziati in qualsiasi momento e magari sostituiti con altri più convenienti.

Tutti i dati statistici già segnalano una valanga di nuovi licenziamenti, soprattutto motivati da “ragioni economiche”.

Il governo tutto questo lo sa benissimo, questa infamia l’ha fatta lui, e allora vanta che questa volta ci sarà un clausola per impedire questo sporco gioco sulla pelle dei lavoratori, finanziato dalle casse dello stato.

Che misura mettono allora? Che chi licenzia dovrà aspettare sei mesi prima di assumere.
Una misura ridicola che le aziende possono aggirare in cento modi, come hanno sempre fatto, visto che è già in vigore da tempo e non è mai servita a nulla.

La domanda è: sono solo in malafede o sono anche cialtronescamente incompetenti?

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