BOLOGNA: UNA STRAGE ANNUNCIATA

BOLOGNA: UNA STRAGE ANNUNCIATA

Orologio strage Bologna
di ASSOCIAZIONE 2 AGOSTO

Eppure la strage era stata preannunciata anche un mese prima, negli ambienti dei servizi se ne troveranno addirittura tracce scritte (rapporto Spiazzi).

Sono tre i segnali di quello che nei primi sei mesi del 1980 sta cuocendo nel ribollente calderone della destra eversiva:

Il primo allarme è contenuto in un documento acquisito dalla Corte d’Assise di Bologna intitolato “Situazione mensile del terrorismo – giugno 1980”, in cui tra l’altro si segnala “la particolare pericolosità del terrorismo di destra che (…) può realizzare imprese terroristiche imprevedibili con alta potenzialità distruttiva e destabilizzante”

Il secondo, molto più preciso, è costituito da quanto un detenuto del carcere di Padova, in presenza del suo avvocato di fiducia, riferisce al giudice di sorveglianza: Il 10 luglio 1980, Luigi Presilio Vettore, detenuto per reati comuni, spiegò al magistrato che era imminente un gravissimo attentato da parte di un gruppo estremista. Lo stesso gruppo gli aveva proposto di partecipare a un successivo attentato contro il giudice di Treviso Giancarlo Stiz, a suo tempo impegnato in indagini connesse a quelle sulla strage di piazza Fontana.

La fonte di Vettore era il neofascista Roberto Rinani, inserito nella cellula eversiva di Massimiliano Fachini.

Ultimo, ma certo non per importanza, è il rapporto al Sisde con cui il colonnello Amos Spiazzi, a suo tempo coinvolto nell’indagine sulla “Rosa dei venti“, preannunciò azioni eclatanti della destra eversiva.

Interrogato dal giudice istruttore di Bologna, Spiazzi affermò: “Il mio appunto contiene effettivamente dei riferimenti alla strage di Bologna, come più volte l’ufficio mi ha fatto rilevare…

IL DISPERATO GRIDO DEI VIGILI DEL FUOCO

IL DISPERATO GRIDO DEI VIGILI DEL FUOCO

Vigili del fuoco

Una situazione che si è aggravata ancora di più dopo la soppressione della Forestale.

«I cittadini protestano, ma facciamo tutto quello che è possibile. Anche di più». Appello a De Luca e al ministro Minniti

«Siamo in pochi, con automezzi vecchi e inadatti ad affrontare questa mole di lavoro, i pompieri campani in questi giorni sono messi a dura prova tra discariche che si nascondono tra le sterpaglie, isole ecologiche sprovviste di impianti antincendio, campi rom in cui brucia di tutto, persino frigoriferi in disuso usati ncome palizzate e incendi boschivi ovunque. Siamo stremati».

A lanciare l’allarme è Antonio Tesone, segretario per la Campania del sindacato Conapo dei vigili del fuoco.

«Dopo la soppressione del Corpo Forestale dello Stato – spiega Tesone – sono aumentate le competenze dei Vigili del Fuoco, senza però un correlato aumento di organico e di risorse. La lotta contro gli incendi di quest’annata eccezionale costringe il nostro personale a un quotidiano sforzo disumano. Restiamo sugli incendi per intere giornate senza viveri e senza acqua per mancanza di personale».

«Il 115 – aggiunge – è subissato di richieste d’aiuto che non possono essere evase tempestivamente, tutte le squadre di pompieri sul territorio sono impegnate . Ma paradossalmente è proprio su chi è operativo che si riversa spesso la rabbia dei cittadini. Pretendono e giustamente servizi tempestivi, ma che non sono a conoscenza della situazione che siamo costretti ad affrontare».

«Siamo ancora in attesa che la Regione Campania dia il via alla convenzione con i Vigili del Fuoco e che si potenzino le squadre di pompieri dedicate allo spegnimento degli incendi a terra, ma le notizie che ci arrivano da palazzo Santa Lucia, mentre la Campania già brucia, non sono confortanti”»,spiega ancora Tesone.

«I cittadini sappiano che nonostante i Vigili del Fuoco siano ridotti all’osso, tutti i giorni e tutte le notti, 365 giorni all’anno, continueranno la loro importante missione a tutela della popolazione, ma sappiano anche che è necessaria una urgente inversione di rotta, una maggiore attenzione politica vero le esigenze di efficienza del corpo.

Ognuno faccia la sua parte.

Il ministro Minniti assuma i 3500 vigili del fuoco che mancano dagli organici e la regione Campania attivi con urgenza la convenzione per il potenziamento dei servizi antincendio boschivo, non si può pensare di affrontare un emergenza con le risorse ordinarie e se non sono disponibili risorse straordinarie si dichiari lo stato di emergenza della Campania», conclude il sindacalista dei vigili del fuoco.

fonte: http://www.ottopagine.it/sa/attualita/129504/la-campania-brucia-i-vigili-del-fuoco-siamo-pochi-e-stremati.shtml

ABITAZIONE: UNA GRAVISSIMA EMERGENZA

ABITAZIONE: UNA GRAVISSIMA EMERGENZA

Famiglia di sfrattati nell’hinterland sud di Milano

 

Una famiglia leccese sfrattata da casa propria

Una famiglia leccese sfrattata da casa propria

di Bruno DELL’ORTO

La situazione è spaventosa.

I dati del Ministero dell’Interno parlano di 64.676 sentenze di sfratto emesse nel 2015, mentre le richieste di esecuzione ammontano a 153.658.

L’esecuzione effettiva riguarda invece, preso in esame il medesimo periodo, 32.546 casi.

TRENTADUEMILACINQUECENTOQUARANTASEI famiglie a cui è stato tolto un tetto da sopra la testa!!!

Si tenga presente che il 90% del totale degli sfratti ha come motivazione la morosità cosiddetta incolpevole, cioè dovuta alla impossibilità di far fronte all’affitto o al mutuo a causa di perdita del lavoro, basso salario, ecc.

Ed è a fronte di una vera e propria emergenza nazionale confermata da simili dati, di cui cominciamo ad assumere tutti una certa consapevolezza anche semplicemente osservando ciò che attorno a noi accade, spostandoci per le strade delle nostre città, che sono orgoglioso che ben tre articoli su trenta del programma del MovES riguardino proprio tale questione.

Mi si consenta ora una breve digressione.

Quando si dice che le ideologie non hanno più ragion d’essere e non lo si afferma solo al bar, ma fin dentro a quelle segreterie di partiti che si autodefiniscono con orgoglio post-ideologici, allora, chiunque parta da questo assioma, mi illumini su una questione per me nodale.

Assodato il fatto che le risorse da distribuire non siano illimitate, da quali presupposti partire per determinare la suddivisione delle stesse?

Secondo quali concetti ispiratori?

Il dover operare e quindi decidere in una logica di contingenza che obbliga i parlamenti a scegliere su base prioritaria, in che modo, se non seguendo indirizzi programmatici determinati da una visione prefissata che tende ad una certa società ideale, potrebbero legiferare?

Il sacrosanto diritto alla casa, quale posto dovrebbe occupare in un elenco di obbiettivi da perseguire rispetto, ad esempio, alla tutela di alcuni principeschi diritti acquisiti?

Per quanto fondamentale, il fare sì che ognuno di noi possa usufruire di un riparo decoroso, si riduce quindi a semplice pretesto per l’introduzione di un’analisi ben più ampia, e che considera tutti quelli che potremmo rubricare quali bisogni primari che uno Stato, con una determinata impostazione, dovrebbe garantire.

E credo a qualsiasi costo, attingendo a risorse là dove sono, ribaltando uno status quo che mette al centro della questione inconcepibili, intoccabili benefici.

E cosa può rendere questo possibile se non una aprioristica visione politica? Che altro se non un’ideologia che abbia in sé una visione di modello di società a cui tendere potrebbe guidare tutto questo?

Non è certo amministrando anche in modo perfettamente oculato che si introducono dei cambiamenti virtuosi.

In via puramente teorica, un atteggiamento post ideologico semplicemente tenderebbe a mantenere ciò che è com’è, ed a procrastinare ad libitum tutto ciò che di migliorativo potrebbe introdursi.

RICAPITOLANDO…SUI MIGRANTI CRONACHE D’AVANSPETTACOLO

RICAPITOLANDO…SUI MIGRANTI CRONACHE D’AVANSPETTACOLO

blitz migranti
di Francesco MAZZUCOTELLI

 

Ricapitolando: una settimana di dichiarazioni aberranti sui “taxi del mare”, incapaci di distinguere tra organizzazioni serie e finte cooperative a fini di lucro, incapaci di distinguere tra critiche salutari al business dell’accoglienza e attacchi pretestuosi alla carlona, incapaci di distinguere tra criminali e vittime, incapaci di distinguere tra le solite polemiche nostrane e le vite di milioni di persone che, forse ingenuamente, attraversano il Mediterraneo per sfuggire a guerre, dittature e miserie variamente assortite.

Ricapitolando: si continua a pensare di esternalizzare a paesi terzi la responsabilità dei fenomeni migratori.

In effetti è proprio bello pensare che i migranti africani rimangano a farsi schiavizzare sulle coste della Libia o a finire in mezzo alle faide tra i clan di Misurata e i clan di Bengasi, o ancora meglio abbandonati a se stessi nel deserto al confine tra il Ciad e il Niger.

Ricapitolando: lo stato italiano non è capace di esercitare la propria sovranità su un terzo del proprio territorio, molte aziende ed esercizi commerciali in Lombardia (in Lombardia, non nella Locride) devono pagare il pizzo alle cosche criminali, gruppi di neonazifascisti vanno impunemente in giro da giorni a fare le loro oscene rimembranze nei cimiteri lombardi, però ieri a Milano è andata in scena una retata in grande stile alla Stazione centrale per “bonificare l’area” dai migranti diniegati che si accampano lì.

In Italia esiste una massa di diniegati che non scompaiono nell’aria e non hanno modo di regolarizzare la propria situazione.

Ogni tanto arriva qualche sceriffo, cinquanta poveracci ci vanno di mezzo, poi pare che gran parte della classe politica e della stampa continui col proprio meschino, autoreferenziale, imbarazzante avanspettacolo.

 

Francesco Mazzucotelli

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