SENZA MIGRANTI, UN PAESE ANCORA PIU’ POVERO

SENZA MIGRANTI, UN PAESE ANCORA PIU’ POVERO

di Jaki BALDI

Si dibatte sullo jus soli, ma se immaginiamo un paese senza migranti, lo vedremo più povero sia a livello umano che culturale, nonchè numericamente.

Infatti, viste le condizioni di precariato globale dei nostri giovani, risulta quasi impossibile crearsi un famiglia loro.

Cosa ci insegnano i migranti?

Per esempio a rialzare la testa contro lo sfruttamento lavorativo.

Giorni fa il facchinaggio ha scioperato in tutta Italia ed alla testa dei lavoratori c’erano proprio gli “stranieri” di prima e seconda generazione.

Ne avete avuto notizie dai media? io no..

IL SISTEMA DELL’ACCOGLIENZA IN ITALIA: UNA PRIGIONE A CIELO APERTO

IL SISTEMA DELL’ACCOGLIENZA IN ITALIA: UNA PRIGIONE A CIELO APERTO

Profughi

di Aboubakar SOUMAHORO

Lasciamo da parte i razzismi, parliamo del sistema d’accoglienza in Italia.

Cominciamo a prendere consapevolezza del fatto l’attuale sistema detto d’accoglienza corrisponde a un modello politico-economico fondato sullo sfruttamento dei profughi.

Poiché l’essere umano diventa mera merce nel sistema, la logica della massimizzazione del profitto diventa passaggio obbligato per non pochi imprenditori dell’accoglienza.

Poco importa la condizione di privazione di diritti imposta ai profughi all’interno di questi depositi, che siano grandi o piccoli. Poco importa la condizione dei lavoratori sempre più sfruttati e ricattati. Poco importa la salvaguardia della dignità umana.

Ciò che conta è fare profitto subito e ora, indipendentemente dal fatto che ci sia o meno illegalità.

Perché questo sistema è voluto ed alimentato da una volontà politica precisa che trova riscontro in un modello imprenditoriale preciso.

Poiché l’attività non è delocalizzabile diventa interesse comune mantenere lo status quo, cioè portare i profughi alla massima disperazione e i cittadini alla massima frustrazione.

Il risultato è una bomba sociale a orologeria.

Perché i profughi, i migranti che l’insieme della popolazione hanno un interesse comune, vale a dire la giustizia sociale e la liberazione da questa prigionia sociale a cielo aperto.

ANCHE SE CI CREDIAMO ASSOLTI, SIAMO TUTTI COINVOLTI

ANCHE SE CI CREDIAMO ASSOLTI, SIAMO TUTTI COINVOLTI

Sepolti in mare

di Daniela PERRONE

Quando sento dire che bisogna respingere i migranti perché tra loro ci sono anche terroristi, quando leggo che non possiamo fidarci dei musulmani perché tra loro ci sono anche dei fanatici, quando mi dicono che però non dobbiamo avere paura e continuare a vivere secondo i nostri valori occidentali, è allora che mi siedo sulla riva di quel Mar Mediterraneo in cui da anni non riesco a fare più il bagno e mi chiedo se solo io avverta il senso di responsabilità “da occidentale” per tutto quello che ci sta accadendo.

O meglio, che ci sta ritornando, come un onda di risacca della globalizzazione che abbiamo esportato ed imposto al mondo intero “noi occidentali”.

Non riuscire a vedere questa responsabilità acceca e rende fragili di fronte all’aggressore, qualunque esso sia.

La stessa responsabilità che, seduta sul bagnasciuga non mi consente di sollazzarmi al mare, tomba di migliaia di migranti africani e mediorentali vittime di fame, guerra, carestie, malattie di cui, come occidentali, siamo direttamente o indirettamente responsabili:

la legge dell’occhio per occhio non ammette ignoranza.

QUANDO GLI ALTRI NON SIAMO MAI NOI

QUANDO GLI ALTRI NON SIAMO MAI NOI

Il bambino e l'avvoltoio

del Coordinamento Nazionale del MovES

QUESTA IMMAGINE HA FATTO IL GIRO DEL MONDO e, in un solo scatto, ci ha sbattuto in faccia chi siamo, tutti, nessuno escluso, che per la vita che facciamo, DROGATA di iperconsumismo, ogni giorno MILIONI di bambini muoiono.

Siamo tutti noi, consumatori dell’inutile, a determinare più o meno inconsapevolmente chi vive e chi muore.

Il nostro benessere gronda del sangue di queste vite spezzate.

I nostri governi hanno sfruttato e sfruttano TUTTO il possibile.

Sono organismi rapaci come quell’avvoltoio che aspetta il suo pasto.

Noi che cosa abbiamo fatto per impedirlo?
Cosa facciamo QUOTIDIANAMENTE per essere responsabili di quelle vite?

A parte lo stracciarci le vesti o inveire contro i migranti, applicando una forma subdola di razzismo quando definiamo che i migranti economici non li vogliamo – come se non ne fossimo responsabili – che altro facciamo?

Il fotografo che scattò questa foto, Kevin Carter, morì suicida.

Non solo per l’orrore visto coi propri occhi ma anche per le pressioni ricevute da ognidove per come ci sbatteva in faccia la nostra avidità.

Il colonialismo non è MAI MORTO.

A noi piace raccontarci di non essere uguali a quegli schiavisti che sin dal 1700 deportarono in America i neri, ma di fatto non siamo diversi in nulla.

Oggi che i migranti economici siamo anche noi, dopo aver depredato e sfruttato tutto il possibile di molti paesi, dopo aver partecipato attivamente alle guerre che ne destabilizzano la vita nella sua essenza, ci sentiamo privati (giustamente) del diritto all’esistenza.

Ma quando siamo noi a toglierlo ad altri?

L’ODIO GENERA ODIO

L’ODIO GENERA ODIO

Aggiustare i nostri cuori

 

di Paola RESCIGNO

Mia figlia e mia nipote, le amiche, la adoravano [Ariana Grande] fino all’anno scorso, avevano 13 anni. Adesso sono già oltre.

Il target sono bambine, come lo so io, certo chi ha fatto questo sa bene. allora, eccoci qui, l’asticella si alza sempre un po’: adesso non muoiono “anche”, ma proprio.

Beh, certo, niente fa più male di questo, siamo umani. Siamo umani? Per arrivare a questo, siamo umani come ci ha detto la Harendt, siamo capaci di alzarci da tavola e diventare mostri. Sì, siamo questi umani, anche.

Ma non ci si arriva in un minuto a questo, no. ci vogliono anni di preparazione, fatta sempre a tavolino (il tavolo, un’invenzione complessa, parlare di certe cose seduti per terra è più difficile… ci si sente già un po’ più umili, ci avete mai pensato?) da persone che non perderanno mai la loro figlia ad un concerto di Ariana Grande, perché la invitano in villa per il compleanno direttamente, che vendono armi, morti, dividono o fondono paesi sempre a tavolino, buttano nello sconforto milioni di disgraziati che trovano sempre qualcuno che li accoglie e dà loro uno scopo per vivere, o morire.

L’odio genera odio, sempre. e se comincerete ad urlare al mostro, alle vendette… sarete perfettamente nel gioco costruito a tavolino da chi Ariana Grande la chiama a casa quando vuole, mica va ai concerti.

Se iniziate, o continuate, a dividere il mondo fra chi ha diritto e chi no, solo perché è nato o non è nato da qualche parte, siete nel gioco.

Se a scuola lasciate indietro i ragazzi in difficoltà e li date già per persi, insegnanti, non solo siete nel gioco, ma siete già un po’ più colpevoli di altri, e io questo non ve lo perdono, e sono furiosa da anni con molti di voi. Perché state alzando l’asticella, e dovreste saperlo.
E voi amministratori della cosa pubblica che sgombrate, sgombrate, invece di rendere le città luoghi più inclusivi, amichevoli, belli anche, voi, siete ancora più colpevoli, e non vi giustifico. e così via, salendo.

Siamo tutte e tutti nel gioco, ma qualcuno è cavallo, qualcuno regina, qualcuno re… noi peones siamo responsabili di mancati sorrisi, di non rispondere gentilmente a chi ti chiede aiuto, anche se non puoi, un buongiorno come va costa poco, e fa la differenza. sì che la fa.

Siamo colpevoli di mancanza di fiducia, di slanci di generosità.

Certo, chi guida il gioco non sappiamo neppure come si chiama, anche Trump è una pedina: se sai il nome, non è il capo.

Ma partiamo da noi, intanto, togliamo loro il terreno di cultura, HANNO BISOGNO DI NOI FORMICHE PER SEMINARE ODIO E GUERRA, SENZA DI NOI NON POSSONO, SIAMO INDISPENSABILI. Ma lo siamo solo se siamo tanti, tutti.

Se no, vincono sempre, e così, tua figlia va ad un concerto di Ariana Grande, avevate discusso perché si era truccata troppo, ma, si sa, a 13 anni… E si era anche vestita troppo attillata, così vi eravate salutate un po’ arrabbiate.