Potere esecutivo, legislativo e giurisdizionale: m’impadronisco dei primi due e abbatto il terzo

Potere esecutivo, legislativo e giurisdizionale: m’impadronisco dei primi due e abbatto il terzo

di Cosimo D. MATTEUCCI

Questo è l’obiettivo, ed ogni tentativo di farlo comprendere all’italiano medio è vano, se tu italiano medio non ti sforzi di leggere prima e di riflettere poi.

Il Governo Renzi sta semplicemente proseguendo l’opera di quelli che l’hanno preceduto: sta abbattendo una delle tre funzioni fondamentali dello stato, quella di fare giustizia.

Lo strumento è sempre lo stesso: la falce reddituale e la tua ignoranza.
Si aumentano i costi di accesso ad un servizio per dissuaderne la richiesta, e questo vale per la giustizia, come per tutti gli altri servizi pubblici, tutto deve costarti di pù affinche tu possa essere indotto a rinunciarvi.
Capisci adesso, italiano?

Naturalmente i primi a subirne le conseguenze sono come sempre le fasce più deboli della società, sono come sempre le persone più povere da ricondursi, oggi più di ieri, ad un sistema clientelare e feudale.

Questo significa che soluzione del tuo problema dovrai andarla a chiedere al feudatario del tuo territorio al signorotto o al rais mafioso della tua città, aumentando il loro potere su di te e su tutti gli altri, oppure dovrai rinunciare ai tuoi diritti, subire gli abusi e chinare il capo a loro e al Governo, ed in un caso e nell’altro a perderci sarai soltanto tu.
Capisci, italiano?

Stiamo vivendo un processo di abbattimento di tutti quei secoli di evoluzione giuridica e sociale durante i quali, per prevenirne gli abusi, si era riusciti a spezzare il potere del sovrano nelle tre pietre fondanti delle migliori esperienze repubblicane occidentali.

Abbattimento del potere giurisdizionale dello Stato e fusione monarchica del potere esecutivo e legislativo, ed è anche a questo che sono finalizzate le riforme costituzionali: e adesso italiano, capisci?

 

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(immagine di Cosimo D. Matteucci)

I diritti dei cittadini non sono negoziabili. Una storia tra Basilicata e petrolio

I diritti dei cittadini non sono negoziabili. Una storia tra Basilicata e petrolio

petrolio

di Mobilitazione Generale degli Avvocati

Ci sono questioni a fronte delle quali gli interessi di categoria dovrebbero cedere il passo: l’insieme dei principi, delle istituzioni, delle risorse, dei mezzi e delle pratiche che consentono ai cittadini di costituire una comunità umana capace di assicurare a tutti il diritto ad una vita degna, tenendo conto delle future generazioni e avendo cura della sostenibilità globale del pianeta.

La difesa di questi beni comuni secondo noi di MGA (Mobilitazione Generale degli Avvocati) è compito precipuo dell’Avvocatura per quella funzione sociale che essa dovrebbe considerare propria per natura.

Purtroppo sempre più di rado gli avvocati si ricordano di ciò che dovrebbero essere, ponendosi non come argine allo sfruttamento, ma come suo strumento.

E’ Il caso della Val d’Agri un tempo ricchissima di biodiversità che invece oggi, a causa del business dell’estrazione del petrolio, produce soltanto danni alla salute e all’ambiente, e pericolo sismico, come ormai innumerevoli studi scientifici hanno denunciato: le imprese italiane ed europee che detengono le concessioni operano senza alcuna considerazione della salvaguardia del territorio e della salute dei residenti.

Beni che sembrano interessare poco anche alla sezione di Potenza dell’AIGA, Associazione Italiana Giovani Avvocati. Lo scorso 12 novembre, nel corso di un convegno presso l’università della Basilicata in tema di ambiente, sviluppo e petrolio, gli interventi dei rappresentanti locali AIGA si sono incentrati quasi esclusivamente sulla scarsa redditività per i legali lucani del “sacco” del territorio perpetrato dalle majors dell’oro nero. Non una parola invece su come coniugare tutela dell’ambiente e sviluppo.

Sfruttamento del territorio sta bene, purché ci si guadagni: questa è parsa essere la posizione assunta in nome della giovane avvocatura dai due relatori, i quali si sono limitati a dolersi da un lato dei mancati incarichi per gli avvocati locali da parte delle compagnie, e dall’altro dell’insufficienza degli sgravi fiscali a compensare i cittadini per inquinamento, sismicità indotta e quant’altro essi sono costretti a tollerare: come se il diritto alla salute e ad un ambiente integro e vivibile fossero bilanciabili con vantaggi economici.

Pare di risentire, forse in proporzioni ridotte, la storia di Taranto e dell’Ilva, che doveva arricchire il territorio e i cittadini, e invece li sta uccidendo, stretti nel feroce ricatto fra il posto di lavoro e la salute.

Ci sono valori non negoziabili: questo avremmo voluto sentire da coloro che appartengono alla categoria che per antonomasia difende (o dovrebbe difendere) i diritti.
Ci sono diritti che “non sono merce”, che sono estranei e superiori alle logiche del mercato e del capitale: questo avremmo detto noi della Mobilitazione Generale degli Avvocati.

 

 

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(immagine dal web)

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