GIOCO DI ALLEANZE, GIOCO DELLE TRE CARTE

GIOCO DI ALLEANZE, GIOCO DELLE TRE CARTE

del Coordinamento Nazionale del Movimento Essere Sinistra MovES
Ancora una volta, qui e là, va in scena il gioco delle alleanze che a quanto si nota, è il solito vecchio gioco delle alleanze, del cambiare tutto per non cambiare niente.
I Verdi in Italia, si alleano col PD.
Dopo un travaglio durato mesi, alla fine si sono risolti per allearsi con chi l’ambiente lo ha devastato e basta pensare alla legge sui Parchi Nazionali, sui tagli alla spesa pubblica che hanno impoverito le Regioni al punto di non avere nemmeno mezzi per affrontare gli incendi che hanno devastato il paese nell’estate e l’autunno scorsi.
Cosa non si fa per non sparire politicamente e per garantirsi la propria personale sopravvivenza…

In Austria la nuova coalizione tra popolari ed estrema destra si è formata e naturalmente nel segno dell’europeismo!
Tanto coalizzati che la destra rinuncia al referendum sulla UE.
 
Non si smentiscono MAI.
Marine Le Pen, dichiarava che avrebbe messo la UE alla porta e quando non è stato più conveniente, ha ritrattato le sue posizioni.
 
In Austria accade lo stesso.
I popolari dell’Oevp governeranno con il Fpoe, un partito di estrema destra e l’Austria intende essere “al centro di un’Unione Europea forte” stando alle dichiarazioni del presidente che ha anche aggiunto che la volontà è quella di “contribuire ad una forte Comunità europea”.
Ovviamente, dato il pericolo del vento della destra estrema che soffia in Europa, D’Alema si premura subito di ricordarci il loro senso di responsabilità che ovviamente lascia presumere alquanto apertamente, che per evitare il peggio apriranno ai soliti compagni di merende: “Ciò che sta accadendo in una parte d’Europa è preoccupante e l’Italia non è estranea a questo rischio.” Lo dice in una intervista a La Stampa. E continua: “Siamo una forza riformista che a determinate condizioni, è pronta a prendersi le sue responsabilità. Non ci sentiamo fuori gioco”.
 
Salvini, urla e impreca contro la UE ma alla fine è nel sistema che trova rispondenza la sua politica.
 
Il M5s stessa cosa.
Nato come antisistema e proclamandosi contro euro ed UE, nel corso del tempo ha modificato tutte le sue posizioni nel merito e, anzi, rassicurando e garantendo Bruxelles in ogni modo, sul suo essere europeista.
Intanto, però, si vocifera che, in base a certe opportunità, potrebbe anche accadere che Salvini e i 5 stelle trovino certe particolari intese.
 
Nel mentre la UE ha in serbo grandi sorprese per noi, non appena saranno passate le elezioni, con una manovra lacrime e sangue, c’è la ratifica del Fiscal Compact da parte del governo e c’è in fase di attuazione la riforma della stessa UE che prevede maggiori poteri, per giunta preventivi, del Fondo Salva-Stati (MES o ESM) e un Ministero delle Finanze Europeo con larghissimi poteri.
 
In tutto ciò, per quanto riguarda la sinistra anticapitalista che sta rinascendo in Italia, per la lista elettorale che presenta come Potere al Popolo, lo fa alleandosi ancora una volta con Rifondazione Comunista, le cui ambiguità conosciamo tutti bene, considerata la storia di questo partito e il fatto che ancora oggi sui territori appoggia liste locali del PD.
 
Auguri a tutti noi.
UNIONE EUROPEA DEI POVERI, NON DEI POPOLI

UNIONE EUROPEA DEI POVERI, NON DEI POPOLI

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di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile del Movimento Essere Sinistra MovES
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L’ESPERIMENTO IN GRECIA, esperimento in vivo, cioè nella carne vive del popolo greco (precisiamolo che è meglio) da parte dei tecnocrati della famosa Unione Europea dei popoli, è PERFETTAMENTE riuscito.
I neoliberisti della UE lo affermano a piè sospinto, Mario Monti prima di tutti gli altri.
 
Lo affermano e lo applicano come un protocollo di passaggi già testati e perfettamente funzionanti a TUTTI i paesi della zona euro.
Chiaramente con livelli ed effetti diversi ma non così diversi come crediamo.
 
QUINDI CI CONVINCONO che non sia il sistema neoliberista e ordoliberista, il problema, ma CHE SIANO I NOSTRI POPOLI a non fare bene i famigerati compiti a casa, ad essere spendaccioni, a volere un welfare che non si possono permettere perchè hanno abusato delle casse dello Stato.
 
IN GRECIA FECERO LO STESSO.
La propaganda è stata micidiale negli anni della fase preparatoria all’intervento del MES* (vedere nota in fondo) e successivamente della Troika.

BEN SAPENDO quale fosse la condizione greca, l’Unione Europea avallò i bilanci truccati rifinanziando a pioggia le banche greche per salvare le proprie, consapevole pure che presto sarebbe saltato il tappo e che quindi paesi come la Germania avrebbero potuto così, dare via al sacco di quel povero paese (intendiamo il popolo greco).

IN OGNIDOVE, in quel passaggio, i media ci hanno stordito del mantra sui greci, affermando che quello greco fosse un ‘popolo di cicale‘ a differenza delle formichine tedesche, e tutto perchè dovevano preparare il consenso dell’opinione pubblica mondiale rispetto all’aggressione che poi la Troika avrebbe effettuato sul popolo greco e sui beni di quello Stato.
 
ESATTAMENTE COME STANNO FACENDO CON NOI, per convincerci che siamo noi stessi i SOLI RESPONSABILI di quanto presto accadrà.
 
MA LA VERITÀ È UN’ALTRA.
La verità è che se Atene piange, Sparta non ride.
Già Sahra Wagenknecht, di Die Linke, il Partito della Sinistra Tedesca, in un suo intervento qui al Bundestag nella primavera 2015 (dal minuto 4.58) e in quest’altro del luglio 2015, dove evidenziava le gravi difficoltà in cui versano le fasce deboli della popolazione tedesca e se guardate un po’ ATTENTAMENTE questo trafiletto di un’ANSA di pochi mesi fa, potete ben capire quali siano le condizioni di lavoro in Germania.
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PERTANTO, se avete letto, DA ADESSO IN POI, mettiamoci TUTTI IN TESTA che la colpa NON è nostra perchè lavoro, scuola, welfare SONO DIRITTI di ogni popolo e sono quei diritti che il sistema neoliberista toglie A TUTTI, per fare cassa e massimizzare i profitti sulla pelle della gente!
In Italia, poi, a dispetto di quanto presumeva l’Unione Europea che sarebbe accaduto, ovvero che la povertà sarebbe scesa di circa oltre 2 milioni di persone, ci ritroviamo invece a leggere che i dati ISTAT dichiarano che le persone ridotte in povertà sono invece aumentate e, rispetto alla previsioni dell’Unione Europea, sono circa 5 milioni IN PIÙ.
 
NESSUNO SPRECO può condurre ad una simile miseria.
Chi afferma una simile bestialità, sta solo sfruttando il sentimento popolare a proprio vantaggio perchè anche eliminando la corruzzzzione e gli sprechi, non cambierà MAI nulla, giacchè il vero problema risiede nelle politiche economiche di questo sistema rappresentato e agito dall’Unione Europea.
Intanto, però, noi italiani ci stiamo credendo perchè ci martellano da anni con questa vergognosa campagna mediatica.
 
QUESTO è ciò che dunque DOBBIAMO COMBATTERE.
Per farlo, iniziate da qui.
LEGGETE, LEGGETE e fate sapere a TUTTI quale sia la verità!
 
 
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*Meccanismo europeo di stabilità – MES in inglese European Stability Mechanism, ESM – detto anche Fondo salva-Stati (!!!), anche se in realtà salva solo le banche con i NOSTRI soldi, quelli che ciascun governo aderente ai trattati europei vi accantona ogni santissimo anno, soldi che vengono sottratti agli investimenti ESSENZIALI per la vita di una nazione.
E DEL FISCAL COMPACT NON PARLA PIÙ NESSUNO

E DEL FISCAL COMPACT NON PARLA PIÙ NESSUNO

 

di Luca FANTUZZI

 

In questa campagna elettorale permanente, a ciascun giorno basta davvero la sua pena.
Leggi elettorali approvate per decreto, ius soli calendarizzato a dispetto non tanto della volontà popolare, ma del puro buon senso, tentativi di censura sempre più scoperti (di libri di testo, ma anche di semplici like sui social).
In questo marasma, è normale perdere un po’ di vista temi che – per loro natura – tendono a svilupparsi più sottotraccia, salvo poi influenzare pesantemente il futuro del Paese. Uno di questi temi cruciali, faceva notare Alberto Bagnai, è il Fiscal Compact, che il nostro Parlamento dovrebbe ratificare entro fine anno.

 

 

Giusto. Parliamone, allora. Intanto: cosa è il Fiscal Compact? Si tratta di un Trattato internazionale (“Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell’Unione economica e monetaria”) sottoscritto il 2 marzo 2012 da 25 Stati membri dell’UE (negarono il loro assenso Gran Bretagna e Repubblica Ceca, la Croazia all’epoca non faceva ancora parte dell’Unione Europea).

Il “cuore” dell’Accordo si trova nel Titolo III. L’art. 3, infatti, statuisce l’obbligo del “pareggio di bilancio”, sia pure inteso non in senso ragionieristico, ma come rispetto di un “obiettivo di medio termine ” (OMT) da raggiungere nei tempi definiti dalla Commissione, anche in base ai rischi specifici di sostenibilità per gli Stati (di “percorso di avvicinamento” all’OMT parla già – in connessione con la valutazione della spesa pubblica nel suo complesso – il c.d. six pack, del 2011). Nella pratica, la differenza è minima: all’Italia è stato, concesso, al massimo, un disavanzo dello 0,75% (è la famosa “vittoria di Renzi” sulla “flessibilità”). Deviazioni da questo “sentiero stretto”, per dirla con Padoan, sono permesse soltanto in presenza di “eventi eccezionali” (calamità naturali, grave recessione economica); altrimenti, devono essere previsti meccanismi di “correzione automatica” delle divergenze.

Quanto al pareggio di bilancio, il principio è stato costituzionalizzato sotto il governo Monti (con la sola opposizione della Lega e di un gruppetto abbastanza nutrito dissidenti del Popolo delle Libertà), mentre dei meccanismi di correzione automatica si sente parlare a ogni Legge di Stabilità, sotto il nome di “clausole di salvaguardia” (tradotto: se non si fanno abbastanza tagli, aumenti l’Iva).

Se l’art. 3 si occupa di deficit, l’art. 4 si riferisce alla regola del debito: se il rapporto tra debito e PIL è superiore al 60% (in Italia è al 132%), gli Stati membri provvederanno a ridurlo a un tasso medio (su base triennale) di un ventesimo per anno (salve deroghe in ragione del ciclo economico negativo). Il percorso di avvicinamento alla soglia, peraltro, può essere più lento in ragione di alcuni altri elementi – previsti all’art. 2, del Reg. (CE) n. 1467/1997 (rivoluzionato dal six pack) – quali la posizione in termini di risparmi netti del settore privato, il livello del saldo primario, l’attuazione di riforme pensionistiche.

In caso di mancato rispetto dei patti da parte di un Paese membro (a meno che non si tratti di un Paese più uguale degli altri: art. 126, TFUE), quest’ultimo dovrà mettere in atto un programma di partenariato economico e di bilancio contenente una descrizione dettagliata delle riforme strutturali da realizzare per garantire una correzione efficace e durevole dei
disavanzi eccessivi. Si tratta della ben nota “condizionalità” cui sono subordinati anche gli eventuali aiuti richiesti al MES.

In pratica, costituzionalizzando il Fiscal Compact l’Italia ha costituzionalizzato il principio dello Stato minimo e non interventista, cioè l’opposto dello Stato sociale immaginato dai nostri Costituenti. Il tutto senza dibattito, né in Parlamento, né nel Paese. E, diciamo la verità, in violazione dell’art. 138 della Costituzione. Questo è quello che davvero lasciano alle generazioni future il PD e il (defunto) PDL, altro che debito pubblico! E, per essere sicuri, hanno anche previsto una specie di “manganello automatico”, sia mai che qualche populista decidesse di fare il bene dell’Italia, anziché delle banche estere. Magari, nell’urna, vedete di ricordarvelo.

Il Trattato è entrato in vigore dal 1° gennaio 2013 ed i controlli sulla “regola del debito” sono iniziati nel 2016. E allora, di che ratifica stiamo parlando?

Sì come avvenuto per l’istituzione del MES, anche in questo caso le regole sopra descritte non si trovano nei Trattati UE (TUE e TFUE), ma in un accordo a parte, ancorché “applicato e interpretato in conformità con i Trattati… e con il diritto dell’Unione…, comprese le sue norme procedurali ogniqualvolta l’adozione della legislazione secondaria sia richiesta”. Ciò comporta che le disposizioni del Fiscal Compact si applichino “nella misura in cui sono compatibili con i trattati europei e con il diritto dell’Unione” e non “pregiudichino le competenze dell’Unione in materia di Unione economica”.

Tradotto: le norme del Fiscal Compact hanno rango sub-costituzionale anche nella bizzarra interpretazione della nostra Corte sul rapporto fra Carta italiana e Trattati UE (dal che si dovrebbe come minimo dedurre che l’art. 81 è sotto-ordinato ai Principi fondamentali del nostro ordinamento, cosa che alla Consulta riconoscono a giorni alterni) e lo stesso dicasi, a maggior ragione, per regolamenti e direttive che da esso sono promanati. Non solo: come ha riconosciuto il Parlamento Europeo, se molte delle previsioni del Fiscal Compact sono state già introdotte nella legislazione dell’Unione con atti di secondo livello, ciò non è possibile per la “regola d’oro” (pareggio di bilancio), la “maggioranza qualificata inversa” (le proposte della Commissione in caso di deficit eccessivi sono approvate, salvo una maggioranza qualificata di Stati membri contrari), la competenza della Corte di Giustizia. Tre temi molto importanti.

Per questo motivo, l’art. 16 del Trattato dispone che “al più tardi entro cinque anni dalla data di entrata in vigore del presente trattato, sulla base di una valutazione dell’esperienza maturata in sede di attuazione, sono adottate in conformità del trattato sull’Unione europea e del trattato sul funzionamento dell’Unione europea le misure necessarie per incorporare il contenuto del presente trattato nell’ordinamento giuridico dell’Unione europea”.

Un’operazione di routine? Certo che no, come dimostrano non solo la mozione del M5s volta alla abrogazione del Trattato, ma anche le voci aspramente critiche sia di Marco Zanni e della leghista Mara Bizzotto (e fin qui tutto regolare), sia di Vincenzo Boccia (e questo sorprende di più).

Siamo di fronte all’ennesimo bivio fondamentale. Ma di questo, come dice Alberto Bagnai, non parla nessuno.

 

fonte: IL FORMAT

ITALIA, MACELLERIA SOCIALE DI UN PAESE RICCO

ITALIA, MACELLERIA SOCIALE DI UN PAESE RICCO

di Ivana FABRIS

Una donna, una disoccupata, a Torino si è data fuoco presso gli uffici dell’INPS.
Un tentato suicidio di Stato.

Sempre a Torino un uomo di 70 anni vive in strada perchè con 449 euro di pensione non era più in grado di provvedere a pagare le spese condominiali e gli è stata pignorata la casa. Il giornale online che riporta la notizia chiede ai suoi lettori di mettersi una mano sulla coscienza (!!!) e di provare ad aiutarlo.

A Genova due anziani fratelli, a quanto risulta con turbe psichiche, morti di fame e solitudine in un appartamento in cui erano stati collocati dalla Caritas dopo che li avevano trovati a vivere in uno scantinato.

Ancora nel torinese, un netturbino di 60 anni viene licenziato in tronco a due anni dalla pensione in quanto inidoneo al lavoro, dopo un’intera vita a spaccarsi la schiena, perchè malato di Parkinson. I titolari dell’azienda affermano che pur conoscendo bene e capendo le sue condizioni di salute e di vita, loro non sono un istituto di carità.

In una località della Sardegna, un’anziana donna di 91 anni che ha accolto in casa il figlio e la nuora disoccupati, si è vista staccare l’allacciamento all’energia elettrica per morosità. Vivono con la sua pensione di 629 euro al mese e il Comune risponde che ci sono troppi poveri e i soldi di cui dispone sono pochi per provvedere a tutti.

Questi sono solo alcuni delle migliaia di casi di tremenda miseria che si è generata in questo paese che si avvia rapidamente sulla china della realtà sociale esistente in Grecia.

Vite invisibili a tutti. I media non raccontano nulla di queste vite sospese.

Nessun giornale a tiratura nazionale racconta questi drammi.
La povertà dilaga ma non si deve sapere.

Nessuno deve accorgersi che ci sta franando la terra sotto ai piedi.

Meglio dare addosso ai migranti in quanto venduti dal sistema di informazione come predatori del poco che ci rimane piuttosto di dire che l’Italia, un paese che dal dopoguerra fino a pochi anni fa è stato ricco, a causa dell’aggressione del colonialismo neoliberalista, viene macellato da questo criminale sistema.

Sì, proprio così, l’Italia è stato sempre un paese ricco a dispetto di quanto ci è sempre stato fatto credere.

Infinite eccellenze nelle capacità produttive industriali e manifatturiere – di cui alcune di altissimo livello qualitativo – e risparmio privato unico al mondo, solo per citare due dei fattori che hanno generato ricchezza nel nostro paese.

Poi il buio totale.

Smantellamento dell’industria, svendita di marchi d’eccellenza a multinazionali straniere, delocalizzazione selvaggia per onorare il dettato neoliberista ma soprattutto ordoliberista.

I comuni strangolati dal criminale patto di stabilità, hanno demolito i servizi sociali ai cittadini ai quali, però, non si astengono dal chiedere sempre più tasse senza restituire nulla SOLO per poter versare larga parte di quei denari nelle casse del Meccanismo Europeo di Stabilità, il famigerato MES che serve ESCLUSIVAMENTE a salvare BANCHE e a proteggere la speculazione finanziaria che, così, si arricchisce due volte.

Non è la crisi che stiamo pagando, non è il debito pubblico, cioè l’erogazione di servizi sanitari e sociali che ci sta impoverendo, ma il debito PRIVATO a titolo speculativo quello che sta mandando al macello milioni di italiani consegnandoli ad una lenta agonia cui il neoliberismo impone l’obbligo di essere silenziosa a causa del sistema di informazione totalmente prono al sistema di potere.

Intanto da più parti di una certa fascia della popolazione italiana, indottrinata dalla propaganda del centrosinistra, si leva il coro generale del cambiare da dentro (!) i trattati europei che condannano a morte per inedia sempre più italiani.

Vorremmo domandare a questi signori e a queste signore, in quanti ANNI pensano di riuscire nell’impresa?
Perchè di ANNI si parla e nemmeno pochi, forse un decennio o forse più, per riuscire in una visione che attinge unicamente al pensiero magico, ossia ad uno scollamento TOTALE tra la realtà obiettiva e la propria ideazione, qualcosa che manca di un nesso di causa tra soggetto e oggetto.

Questa ideazione, non tiene conto che nel frattempo qualche milione di italiani morirà di fame.
Qualche altro milione già indigente si avvierà rapidamente alla miseria assoluta e successivamente scomparirà nel vuoto pneumatico della società dell’apparire, nel vociare delle spiagge estive e nei silenzi ovattati degli inverni ancora riscaldati di tanti.

Nel frattempo anche coloro i quali oggi, seppur a fatica riescono a sbarcare il lunario, dal ceto medio scivoleranno repentinamente nella povertà fino ad andare ad ingrossare le file dei macellati di uno dei più spietati e crudeli sistemi di sfruttamento e di profitto che il mondo moderno abbia mai visto.

La povertà che aumenta ci riguarda quindi TUTTI.
Siamo TUTTI in grave pericolo perchè NESSUNO sarà risparmiato, perchè siamo solo TUTTI pedoni sulla scacchiera di un sistema che non si fa scrupolo di eliminare anche fisicamente migliaia di esseri umani, se questi impediscono la sua corsa al massimo dell’arricchimento possibile.

Chi oggi propugna l’idea che si possano aspettare tanti anni per fermare questo massacro, forse non ha compreso che nessuno di noi è e sarà mai più al sicuro.
Forse non ha per nulla compreso che NESSUNO sarà risparmiato perchè la vita umana non ha più valore, perchè siamo TUTTI solo vuoti a perdere secondo ciò che vuole e agisce il NEOLIBERALISMO.

 

(immagine dal web della crescente povertà in Grecia)

LA GRECIA SIAMO GIA’ NOI

LA GRECIA SIAMO GIA’ NOI

Sanità per i ricchi

 

di Ivana FABRIS

Regione Lombardia, quella che in Italia ha la miglior assistenza sanitaria pubblica.

Eccola qui, degradata a livello di una povertà che riguarda solo il ceto medio, quello che l’ISTAT, in questi giorni, ha dichiarato scomparso.

La leggiamo tutta in questa locandina dove il diritto alla salute è MORTO e SEPOLTO dal neoliberismo della UE.

Potrà curarsi solo chi, attraverso l’erogazione di prestazioni private, potrà far accertare le proprie patologie.

Sanità in Lombardia

I greci sono stati al centro di una campagna denigratoria che li vide definiti cicale rispetto al resto dei paesi europei della zona euro definiti invece formiche.

A noi cosa spetterà di sentirci dire? Che siamo un popolo di ipocondriaci?
Che abbiamo scialato le nostre risorse in medicine ed esami inutili?

O forse ci diranno che il paese vada svecchiato, quindi perché non iniziare SUBITO impedendo la gestione e la cura delle patologie croniche in regime di SSN?

Siamo un paese di vecchi, no? Quindi alé, sotto a chi tocca e se sei un pensionato al minimo, problemi tuoi perché alla UE costi TROPPO.

Certo, mica si può pretendere che l’Europa delle banche si impietosisca davanti ad un ex lavoratore che ha fatto la fortuna di questo paese per decenni, no?

Dovevamo pensarci prima, esattamente come i greci, che non abbiamo diritto di campare in salute e di curarci, sennò come possono sopravvivere le banche d’affari senza i 70 MILIARDI DI EURO che OGNI ANNO versiamo per tutelare gli squali speculatori che stanno divorando la carne viva del Paese?

E una volta morti i pensionati, via anche quegli sfaticati dei disoccupati che campano con le pensioni dei loro genitori per non voler accettare paghe orarie da 2 euro/ora lordi.

Intanto, il nostro amatissimo governo fantoccio fa rientrare dalla finestra i voucher che aveva fatto uscire dalla porta.

Ma attenzione ad incensare e celebrare la sinistra farlocca di MDP che ha votato contro il provvedimento!

I suoi componenti sono gli stessi che HANNO PERMESSO tutto quanto sta accadendo, sin dal 1993.

Ravvedimenti tardivi? Ma no!
Non esistono in politica italiana i ravvedimenti e le illuminazioni sulla via di Damasco, ma solo il garantirsi la sopravvivenza.

Certo, in previsione delle politiche del 2018, chi mai avrebbe più votato gente come Bersani e affini, dopo essersi ripiegati a libretto su OGNI legge che ha falcidiato il corpo sociale del Paese se non avessero fatto, proprio con la creazione di MDP, dietro-front?

I nostri “Forti di Forte Coraggio” di MDP, sanno benissimo che il PD si alleerà con Forza Italia e accoliti, quindi hanno abbandonato la nave prima che affondasse con loro ospitati in III classe.

Stanno cercando una nuova verginità senza dover intervenire con una imenoplastica, pratica costosa restando dentro al PD e foriera di insuccessi (elettorali), visto il comportamento dei nostri sinistri dentro al PD nel corso di questa legislatura.

Sanno sempre come spacciarsi per delle verginelle quando si tratta di irretire una base in astinenza da sinistra da tempo e, in fase pre-elettorale, si portano avanti col lavoro queste peripatetiche del Parlamento e della politica.

Intanto il Paese è incagliato sull’iceberg UE e continua ad affondare che il Titanic al confronto era una passeggiata di salute.

Intanto gli italiani non possono più curarsi.
Brutti spreconi e ipocondriaci che non siamo altro.

Cosa credevamo, che sarebbe durata per sempre la pacchia dell’aver garantiti i diritti conquistati con le lotte e col sangue dei nostri padri e dei nostri nonni?

Poveri illusi che siamo stati…

Volevamo un Paese moderno e rinnovato, un Paese unito in una Europa Unita e ci ritroviamo passeggeri in una stiva che continua ad imbarcare vertiginosamente acqua.

Il diritto alla salute negato, come quello del lavoro, è l’insulto più grave, la ferita più profonda che si possa infliggere ad un Paese.

Ma la paura dell’acqua non la vinciamo e continuiamo paradossalmente a favorirne l’imbarcarne sempre più perché buttarsi in mare aperto, anche con una zattera, spaventa molto più che restare su una nave che affonda progressivamente e rapidamente.

Eppure la differenza sostanziale tra la certezza di morire e la probabilità di morire, sta tutta nell’essere convinti di non saper nuotare.

La Grecia è già qui.

La loro strada di ieri è la stessa nostra di oggi.

Pensiamoci bene, quindi, perché le zattere stanno per finire.

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