MIGRANTI: LE GRANDI COLPE DELL’EUROPA

MIGRANTI: LE GRANDI COLPE DELL’EUROPA

Gino Strada

di Gino STRADA

L’Unione Europea ancora una volta dimostra di non capire la crisi umanitaria di fronte alla quale si trova.

Le proposte per gestire il flusso dei migranti in arrivo dal nord Africa vanno verso la militarizzazione del Mediterraneo e dei Paesi attraverso cui transitano i migranti.

Finanziare i centri di raccolta dei migranti in Libia, che sono a tutti gli effetti campi di detenzione e di tortura, investire per controllare i confini dei paesi di transito, dove vengono sistematicamente violati i diritti umani, impedire alle navi delle Ong l’attracco nei porti italiani sono tutte facce di una politica repressiva delle migrazioni, che ignora la sofferenza di milioni di esseri umani.

L’Europa si sta tirando indietro. Ai muri si sono aggiunti i carri armati.

L’Italia, che ha dimostrato fin dall’operazione Mare Nostrum, i suoi principi di umanità e solidarietà deve farsi portatrice presso l’Unione Europea di altre proposte per l’accoglienza di chi scappa dalla guerra e dalla povertà.

Solo l’apertura di canali legali e sicuri di accesso all’Europa – i corridoi umanitari e la concessione di visti per ragioni di lavoro e studio – e solo la condivisione dell’accoglienza e di politiche comuni di integrazione possono permettere di regolare i flussi nel rispetto dei diritti e della sicurezza di tutti.

E se anche l’Italia si ritroverà inizialmente sola in questo compito non rinunci a praticare il rispetto della vita e della dignità umana.

 

ANCHE SE CI CREDIAMO ASSOLTI, SIAMO TUTTI COINVOLTI

ANCHE SE CI CREDIAMO ASSOLTI, SIAMO TUTTI COINVOLTI

Sepolti in mare

di Daniela PERRONE

Quando sento dire che bisogna respingere i migranti perché tra loro ci sono anche terroristi, quando leggo che non possiamo fidarci dei musulmani perché tra loro ci sono anche dei fanatici, quando mi dicono che però non dobbiamo avere paura e continuare a vivere secondo i nostri valori occidentali, è allora che mi siedo sulla riva di quel Mar Mediterraneo in cui da anni non riesco a fare più il bagno e mi chiedo se solo io avverta il senso di responsabilità “da occidentale” per tutto quello che ci sta accadendo.

O meglio, che ci sta ritornando, come un onda di risacca della globalizzazione che abbiamo esportato ed imposto al mondo intero “noi occidentali”.

Non riuscire a vedere questa responsabilità acceca e rende fragili di fronte all’aggressore, qualunque esso sia.

La stessa responsabilità che, seduta sul bagnasciuga non mi consente di sollazzarmi al mare, tomba di migliaia di migranti africani e mediorentali vittime di fame, guerra, carestie, malattie di cui, come occidentali, siamo direttamente o indirettamente responsabili:

la legge dell’occhio per occhio non ammette ignoranza.

G7: LA DIPLOMAZIA CON I MORTI SOTTO AL TAPPETO

G7: LA DIPLOMAZIA CON I MORTI SOTTO AL TAPPETO

G7 - Merkel, Trump, Gentiloni

di Antonio CAPUANO

La Diplomazia è la “Pace” dei nostri giorni?

Se il morto non si vede, allora non esiste…

Il dato davvero rilevante del G7 odierno è il seguente, gli ordini del giorno sono “Immigrazione e Terrorismo” e dalla dichiarazione congiunta emanata degli Stati membri, pur ribadendo e rivendicando l’osservanza dei cosiddetti Diritti Umani, emerge con forza la volontà politica e giuridica di riconoscere ampia discrezionalità, margine di manovra, non ingerenza e sovranità in materia ai singoli Stati.

Appare quindi ancora più palese il controsenso e finanche l’inganno che la narrazione del Diritto Internazionale, ben celata da una nomenclatura accondiscendente e da un lessico forbito, va perpetrando senza sosta negli anni 2000.

In materia economica infatti regole del gioco comuni, polso ferreo, decisioni unilaterali, sovranità, democrazia e margini di manovra nulli per gli Stati, non sono mai stati in discussione come capisaldi perché una moneta forte ha bisogno di un mercato stabile e le politiche pubbliche in tal senso sono sempre state repentine e solide.

Quando però si tratta di diritti civili, libertà violate e finanche vite umane da salvare, tutta questa coesione dei popoli e questa efficienza nonché omogeneità normativa vengono inaccettabilmente meno e scatta il “liberi tutti”.

Infatti neanche stavolta, malgrado un emergenza sempre più drammatica, si è studiato un serio e immediato piano di cooperazione in merito e la questione viene continuamente e inaccettabilmente procrastinata.

Voi siete sempre convinti che il sistema attuale punti all’unità politico/sociale e non a quella economico/ finanziaria? Io non tanto…

I morti in mare se li fanno sfuggire e li trascurano, con i debiti degli Stati invece non succede mai.

Ma dai, non bisogna essere malfidati, sarà solo un caso se enti teoricamente nati per mettere al centro la persona, si sono invece limitati a fregargli il “portafoglio” per poi relegarla ai margini.

Ancora qualche migliaio di morti e poi li vanno a riprendere, tranquilli.

A borsa chiusa però, si intende. E se non li salveremo noi, li salveranno i nostri nipoti (parafrasando un vecchio adagio).

Però le guerre le avete debellate e la diplomazia tra Governi funziona oggettivamente alla perfezione. Per gli esclusivi interessi delle oligarchie neoliberiste, naturalmente.

Evidentemente ero scemo io a credere che il vero problema delle guerre, fosse salvare i morti che esse causavano…

BUTTARE FANGO SULLE ONG: UNO SPORCO GIOCO POLITICO

BUTTARE FANGO SULLE ONG: UNO SPORCO GIOCO POLITICO

Aiuto migranti

 

di Ivana FABRIS

Tra le ONG che operano a favore dei migranti e dei profughi, di sicuro qualcuna c’è che fa il gioco sporco e pare che le indagini siano indirizzate verso la ONG di George Soros, uno tra gli uomini più pericolosi e feroci del neoliberismo.

Ma nessuno tra i media mainstream fa riferimenti mirati a lui, ovviamente.

No, si spara nel mucchio: parlano di ONG in generale.

La ragione è semplice.

Le ONG attive a favore dei migranti sono l’ultimo baluardo di denuncia e quindi di controllo sociale verso gli abusi e la crudeltà del sistema nei loro confronti.

Oggi, infatti, se tutti noi sappiamo qual è lo stato di fatto di ciò che vivono i migranti lo dobbiamo solo alle ONG.
Non dimentichiamolo mai questo.

Se si parla genericamente di ONG, quindi, la massa penserà che TUTTE sono al soldo della tratta di esseri umani.

 

Ed ecco fatto.

Perciò, qualunque denuncia da parte di chi opera per proteggere i migranti, PERDERÀ DI CREDIBILITÀ.

Eh, bei tempi quelli in cui il potere aggrediva frontalmente chi lo ostacolava!

Fino a 30-40 anni fa, per liberarsi di un avversario politico o per azzoppare il suo partito o la sua organizzazione, il potere lo eliminava ma questo portava a reazione e ribellione.

Poi, nell’era in cui la contrapposizione netta è scomparsa, impossibile ricorrere alle armi o a mezzi violenti.
Avrebbe turbato gli equilibri della normalizzazione della sinistra che prendevano il via.

Meglio il fango, meglio il discredito.

L’addormentamento delle coscienze procede spedito.

Il problema, il dramma (!) è che a pagare un ulteriore sporco gioco politico voluto dalle élite finanziarie, UE compresa, saranno migliaia e migliaia di vite umane in questo tempo di schiavismo camuffato da finto orientamento legalista e securitario.

Inutile dirlo ma di quegli esseri umani non importa a nessuno.
Anzi, si deve uccidere non solo le loro vite ma proprio la loro speranza.

NO. LUIGI DI MAIO NON PUO’ DIRE CERTE COSE

NO. LUIGI DI MAIO NON PUO’ DIRE CERTE COSE

Luigi Di Maio

Se sbagli i congiuntivi basta la Satira.

Se dici inesattezze su politica, storia, geografia, etc, anche.

Ma se da Vicepresidente della Camera, accusi pubblicamente le ONG operanti nel Mediterraneo e che notoriamente salvano vite e prestano assistenza ogni giorno, di essere colluse con la criminalità organizzata favorendo lo sbarco di criminali e lo fai senza alcuna parvenza di prove tangibili e sentenze passate in giudicato, allora dovresti assolutamente dimetterti.

È davvero inaccettabile che l’Italia consenta ad una persona del genere di continuare a ricoprire un’ alta carica istituzionale…

La misura è colma Luigi.

Sei inevitabilmente a fine corsa.

Antonio Capuano

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