L’ANSA, IL TIRO AL BERSAGLIO E RODOTA’

L’ANSA, IL TIRO AL BERSAGLIO E RODOTA’

Cecchino, Canada

di Turi COMITO

Il linguaggio esprime una cultura, che sia individuale o collettiva.

È la forma, non sempre ma assai spesso, che prende la sostanza.

I giornali, i media, hanno responsabilità maggiori di altri soggetti nell’orientare l’opinione pubblica anche dal punto di vista delle parole usate per descrivere un evento, una notizia.

Lo scadimento verso il basso – verso il linguaggio della barbarie, dell’inciviltà dell’aberrazione – sembrava fosse una prerogativa di fogli buoni, al massimo, per accendere la carbonella tipo Libero o il Giornale.

Invece dobbiamo constatare che anche quella che dovrebbe essere una agenzia compassata ed equilibrata come l’Ansa fa ormai sempre più spesso uso di espressioni titolistiche da pezzente culturale.

È il caso di questo titolo di oggi sul sito internet dell’agenzia.

La “notizia” è che un combattente dell’Isis è stato ucciso da un cecchino della coalizione a guida americana da una distanza di oltre tre chilometri e mezzo segnando un nuovo “record”.

La notizia, cioè, è che nel tiro al bersaglio umano c’é un nuovo campione mondiale (cui magari dedicheranno qualche film).

La riduzione a campionato di tiro al bersaglio umano di una guerra atroce da parte di una testata giornalistica che dovrebbe misurare persino le virgole, io credo, è il segno più evidente che Stefano Rodotà aveva fin troppa ragione quando diceva che “C’è un impoverimento culturale che si fa sentire, [e che] la cattiva politica è figlia della cattiva cultura”.

Perché il giornalismo è una delle forme della politica, la più vicina alle masse, la più accessibile.

E un giornalismo che, attraverso il linguaggio che usa, fa passare per record sportivo la morte di un nemico è il segno che è svanito definitivamente il confine tra informazione e intrattenimento. Tra notizia e spazzatura mediatica. Il segno che siamo nelle mani di piccoli scarti culturali che si fanno passare per giornalisti.

COMUNICAZIONE E FORMAZIONE. A PROPOSITO DEI COMMENTI SU FACEBOOK

COMUNICAZIONE E FORMAZIONE. A PROPOSITO DEI COMMENTI SU FACEBOOK

Gustavo Zagrebelsky

I messaggi immediati appartengono alla comunicazione; i libri, alla formazione.

La comunicazione vive dell’istante, la formazione si alimenta nel tempo.

Gustavo Zagrebelsky

NON ASCOLTANO, NON LO VEDONO NEPPURE IL POPOLO.

NON ASCOLTANO, NON LO VEDONO NEPPURE IL POPOLO.

di Pier Paolo PASOLINI

… è che sembriamo persone che non vedono la stessa scena, che non conoscono la stessa gente, che non ascoltavano le stesse voci.

Per voi una cosa accade quando è cronaca, bella, fatta, impaginata, tagliata e intitolata. Ma cosa c’è sotto?
Qui manca il chirurgo che ha il coraggio di esaminare il tessuto e di dire: signori, questo è cancro, non è un fatterello benigno.

Cos’è il cancro? È una cosa che cambia tutte le cellule, che le fa crescere tutte in modo pazzesco, fuori da qualsiasi logica precedente.
È un nostalgico il malato che sogna la salute che aveva prima, anche se prima era uno stupido e un disgraziato? Prima del cancro, dico.

Ecco prima di tutto bisognerà fare non solo quale sforzo per avere la stessa immagine.

Io ascolto i politici con le loro formulette, tutti i politici e divento pazzo.

Non sanno di che Paese stanno parlando, sono lontani come la Luna. E i letterati. E i sociologi. E gli esperti di tutti i generi.

EGO

EGO

Il cortometraggio EGO, di Bruno Bozzetto, del 1969, è un condensato di concetti validissimi ancor oggi.

Segno purtroppo negativo di come la cultura e la politica non abbiano mai inciso perché l’essere umano evolvesse realmente.

Anche nell’uomo più mite albergano istinti primordiali, aggressività e ferocia e specialmente se è alienato nel e dal sistema, nulla può impedire che questi riemergano prepotentemente.

Un esempio lampante è la violenza contro le donne che non smette di aumentare perché potenziata al massimo da una cultura come quella patriarcale che nel corso dei millenni non ha fatto unicamente che modificarsi in base al contesto storico per dominare una forza di reale cambiamento quale può essere il femminile di tutto il mondo.

Un altro esempio è quanto avviene nei confronti di profughi e migranti che sono oggetto non solo di una forma terrificante di schiavitù da parte di un pugno di uomini, ma proprio dell’isolamento e dell’emarginazione e del rifiuto, da parte di una massa di persone che li pensano come minaccia illudendosi di essere al sicuro.

Il sistema non fa che giocare con le vite di milioni di persone, non fa che distruggere migliaia e migliaia di vite di disperati da un lato e manipolare e usare le paure di centinaia di migliaia d’altre, solo a proprio vantaggio, potenziando al massimo la possibilità che quegli istinti più nefasti riemergano violentemente in una larga massa di persone.

In mano a questa gente animata solo da una precisa volontà di dominio o meramente utilitaristica, diventiamo solo strumenti di offesa, diventiamo armi che loro impugnano contro altri come noi, solo per puri scopi miranti al profitto.

Riconquistare la proprio dimensione, riacquisire lucidità, è il solo obbligo che abbiamo se davvero vogliamo che dell’esistenza civile e solidale di tutti non resti che un lontanissimo e nebuloso ricordo.

Ivana Fabris

Il dolore per le vittime non può essere intermittente

Il dolore per le vittime non può essere intermittente

 

San Pietroburgo

 

di Antonio CAPUANO

I morti di “Serie A”, quelli di “Serie B” e la solidarietà a gettone: così si alimenta il terrorismo.

Ho atteso pazientemente ieri perché altrimenti mi si poteva accusare di essere prevenuto, ma alla fine è accaduto esattamente ciò che temevo.

Attentato a Londra: meno morti, meno feriti, ma impatto mediatico (giustamente) clamoroso con speciali, monumenti colorati ecc…

Attentato in Russia: più morti, più feriti, eppure la stessa attenzione che si dedicherebbe ad una rapina in un supermercato,

Allora c’è da chiedersi il perché a tutti i livelli, Putin ha tante colpe politicamente​ e umanamente, ma a questo punto non sbaglia ad essere diffidente e sentirsi accerchiato.

Perché i morti Russi valgono meno di altri?

Perché si isola la nazione che più di tutte sta apertamente combattendo l’Isis?
Perché si dipinge Putin come un mostro e lo si isola, mentre si protegge Erdogan che fa cose ben peggiori, tenendolo sotto l’egida protettiva della NATO?

Quando alla cronaca si preferisce la narrazione e la scacchiera geopolitica si sostituisce alla realtà, succede che puoi abilmente muovere le pedine confondendo chi osserva, ma se poi te ne sfugge qualcuna nasce l’Isis ed ecco che non sai più come gestire politicamente il mostro che hai alimentato e creato.

E’ più facile sparare su Putin e l’Islam in generale ovviamente, vanno di moda e consentono di celare i veri problemi a causa dei quali la gente muore e continuerà purtroppo a morire ovunque, se non si decide di intervenire davvero e di farlo presto e bene.

La riflessione amara che mi sovviene in chiusura poi, è che c’è addirittura chi muore due volte, dimenticato e sminuito perché “figlio di un Premier minore” e questo è inaccettabile perché la morte non ha bandiere e siamo tutti vittime innocenti della stessa guerra e finché non capiremo questo, individuando i reali nemici, continueremo inconsapevolmente(?) ad alimentare ciò che desideriamo distruggere.

Allora, non se ne abbiano a male gli amici Russi perché non prego per nessuno, però li commemoro con l’affetto che meritano.

Che la terra vi sia lieve.
Perché tutti i morti hanno la stessa dignità, riposate in pace…

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