LO SCHEMA DI D’ALEMA

LO SCHEMA DI D’ALEMA

Abbraccio Pisapia Boschi

di Massimo RIBAUDO

Il diabolico Max ha colpito ancora.

D’Alema sapeva che i militanti di Si-Sel (una lotteria, la Sisel) non avrebbero gradito il fatto di unirsi a Bersani, Speranza, Gotor che dicono di volere l’interesse del popolo, votano col governo per approvare i voucher, così ha fatto Gotor, e oggi alcuni di loro hanno votato il vergognoso accordo sulle banche venete.

Loro escono, il quorum per la maggioranza si abbassa, e le leggi contro il popolo vengono approvate.

Bene. Come truffare chi ancora (un 2% di elettori) crede nel progetto di Vendola e del suo fido scudiero Fratoianni?

Schema del Lider Maximo.

Dai venite con noi, c’è anche Pisapia.
– No, no. Pisapia per carità, per carità.

No, ma che vi ha fatto Pisapia? Su, con Pisapia si vince.
– Per carità Pisapia è amico di Renzi. No, mai con Pisapia.

Sinistra italiana, mentre il mondo vive la più grande guerra commerciale dal tempo dell’impero spagnolo e l’Inghilterra, è stata per due mesi a parlare solo del suo odio per Pisapia.

Se gli chiedevi che giorno fosse, se voleva venire a una festa, il militante di SI ti rispondeva: “mai con Pisapia”.

Nei gruppi di Sinistra Italiana si organizzavano tornei di freccette con la faccia di Pisapia come bersaglio.

D’Alema si allisciava i baffi, sornione.

E poi D’Alema disse: “Giuliano, vai ad abbracciare la Boschi”.

La Francia si è annessa la Libia, noi spenderemo 15 miliardi per due banche venete che Banca Intesa compra a un euro, ma i militanti di SI hanno postato per giorni la faccia di Maria Etruria che dice: “Non ci posso credere, Pisapia mi ama”.

A quel punto, lo schema è riuscito.

“Avevate ragione compagni di SI, noi di MDP-Art. 1 ci siamo sbagliati su Pisapia. E’ un vecchio bavoso. Lo lasciamo perdere. Adesso, venite con noi?”

SI.

LA BUFALA DEL “I DEBITI SI PAGANO PERCHÈ ABBIAMO VISSUTO AL DI SOPRA DELLE NOSTRE POSSIBILITÀ”

LA BUFALA DEL “I DEBITI SI PAGANO PERCHÈ ABBIAMO VISSUTO AL DI SOPRA DELLE NOSTRE POSSIBILITÀ”

schiavi del debito

di Massimo RIBAUDO

Si continua, in una parte ancora troppo numericamente considerevole della base di sinistra, ad esporre i numeri falsi di una teoria economica, quella neoclassica come utilizzata a proprio uso e consumo dall’ideologia neoliberista.

Illustri economisti di scuola neoclassica hanno dimostrato da tempo – si veda anche Krugman o Amartya Sen – che non stiamo vivendo una crisi di debito pubblico, come sostenuto ormai solo da Il Foglio e qualche articolo del Corriere della Sera, ma da una crisi di debito privato provocato dal calo della domanda globale, come asserito da tanto tempo dal professor Alberto Bagnai, di scuola Keynesiana (i suoi mastri sono Federico Caffè e Augusto Graziani).

Perchè cala la domanda di beni e servizi?

La teoria neoclassica non ha gli strumenti per rispondere, essendo una teoria basata solo sull’offerta di beni.

Ma qualche sospetto gli stessi neoclassici se lo stanno facendo venire.

Un esempio. Se lo stato non fornisce più i servizi essenziali e ognuno di noi li deve acquistare sul mercato privato, se le pensioni sono da fame, il consumatore, spenderà di meno per una vacanza, o per un cinema, per andare dal dentista.

Se gli stipendi, lo dice Paul Krugman, non la Pravda, sono rimasti fermi da 15 anni, e anzi sono calati, ognuno di noi non solo non potrà vivere “al di sopra delle sue possibilità”, ma non potrà proprio vivere.

Le argomentazioni portate da quella sinistra sono sempre le stesse: se si torna alla moneta nazionale, aumenta l’inflazione.

In più continua a pensare a debiti e crediti tra gli Stati come quelli che può contrarre un singolo cittadino o una famiglia.

Lo Stato NON è una famiglia, o un’azienda.

Non funziona così.

Ce lo hanno fatto credere per 30 anni. E sarà molto difficile uscire da questa assurda illusione che non ha precedenti nella Storia.
In realtà più lo Stato spende più le famiglie sono ricche. Il debito statale, se fosse proprio tutto debito interno potrebbe essere illimitato.

E per quanto riguarda l’inflazione, le analisi da fare sono altre.

Nel passato più recente, l’inflazione fu in gran parte generata da shock esogeni. Tipo l’aumento del petrolio.
Non c’è un solo studio che conferma il passaggio diretto tra svalutazione e inflazione.
E siamo timidamente usciti dalla deflazione, ma la disoccupazione non accenna a scendere. Quindi, la ripresa non esiste. Il paese è morto.

Sicuri che un po’ di inflazione (5-7%) invece non ci farebbe bene?

In più nessuno tra questi sostenitori del neoliberismo, stando a sinistra (sic!), considera mai che il problema è proprio che le banche non sono pubbliche. Mentre il risparmio e il credito sono funzioni pubbliche.
Quando lo capiremo sarà sempre troppo tardi…

Il neoliberismo fonda il suo potere sul debito privato.

Questa parte di sinistra, invece, continua a credere ad un modello che è completamente falso.

Gli Stati non hanno creato debito per i servizi, ma per tre guerre perse (Afghanistan, Iraq e la guerra agli stupefacenti), e per risanare le perdite delle banche per prestiti immobiliari folli.

Hanno dato credito per l’acquisto di case sapendo che gli acquirenti non avrebbero mia potuto ripagare il debito. Poco male, pensavano, ci riprenderemo le case.
Ma poi, vista la crisi di debito mondiale, non sono riuscite a rivenderle.

L’euro è lo strumento per tenere al più basso livello i salari nel sud Europa. La diminuzione dei salari, crea sempre maggior crisi di domanda, e la continua domanda di austerity da parte della BCE e della Commissione Europea eliminano ogni possibilità di rilancio dell’economia nazionale.

Queste sono le cause reali della crisi economica

Otto miliardari possiedono la metà di tutto il reddito mondiale del 50% più povero e c’è ancora chi crede alle favole del neoliberismo?

Beh, oggi, con tutto quello che si può leggere e sapere – da fonti sia neoclassiche, sia keynesiane, sia marxiste -mi sembra davvero assurdo.

UNIONE EUROPEA: EPPUR SI ESCE

UNIONE EUROPEA: EPPUR SI ESCE

Note su un Convegno organizzato dal Movimento 5 stelle sul Debito Pubblico italiano

 

Grillo, Di Maio, Casaleggio

di Massimo RIBAUDO

Lunedì 3 luglio, a Roma, si è tenuto un interessantissimo Convegno organizzato dal Movimento 5 stelle presso l’Auletta dei Gruppi della Camera dei Deputati in via Campo Marzio.

L’annuncio dell’evento, sul blog di Beppe Grillo, era questo: http://www.beppegrillo.it/2017/06/il_debito_pubblico_italiano_nelleurozona.html

Sarà sicuramente sfuggito a qualche supporter pentastellato, ma il tenore dell’annuncio, il plot, la trama, la narrazione utilizzata dal blog di Beppe Grillo ricalca esattamente quella utilizzata dalla Germania nei confronti della Grecia, e più volte rimarcata dal Governo Monti e dall’allora Ministro Corrado Passera.

Il debito pubblico è un mostro (quindi un qualcosa di cattivo), e bisogna fare di tutto per rientrare nei parametri di Maastricht, attraverso una maggiore produttività (leggi sudore, lacrime e sangue dei lavoratori) italiana.

Poi però il blog di Grillo (entità ultraterrena e salvifica che non è suo, ma è suo) ci avverte che il debito pubblico è come il colesterolo. Esiste quello buono e quello cattivo. Quello cattivo è rappresentato da opere pubbliche che non servono, dai costi della politica e delle istituzioni, quello buono è il welfare, la sanità, la scuola, i progetti innovativi (e chi li elabora, se non la politica e le istituzioni?).

E’ lo Stato a creare il Mercato, e se lo Stato è buono, il debito è buono e il mercato sarà buono. Questo è il “magico mondo di Amelie”. Pardon del blog di Beppe Grillo dove si dimentica che siamo in avanzo primario da anni (come la Germania) e il nostro debito pubblico schizza altissimo per spese di interessi, spese militari e salvataggio di banche private, in quanto non abbiamo più una Banca d’Italia, né banche pubbliche e non abbiamo più sovranità monetaria.

Ma andiamo al Convegno, che merita davvero di essere raccontato. In modo un po’ diverso dal solito, spero mi si permetterà.

Perché è un convegno hegeliano, in fondo. Ha una sua dialettica.

Ed è un convegno completamente in inglese. Come Bocconi (e Mario Monti) vuole. Quindi, io, che sono diversamente europeo, infilo le cuffiette (rigorosamente Bosch e dotate di sistema danese di traduzione) e ascolto la traduzione in italiano molto lenta, e anche approssimativa, devo dire.

Ma tanto ci sono le slide e i curricula dei discussant per meglio intendere.

Quindi, partiamo dalla prima sessione del Convegno.

LA TESI.

(n.b. La traduzione dai testi in inglese è mia e me la gestisco io)

Inizia la prima sessione intitolata “Debito pubblico, crisi bancarie ed economia reale. Come affrontare il triangolo magico”.

Se cominciamo a parlare di triangolo magico è chiaro che siamo in un tempio massonico, direbbero molti esponenti del M5s, ma io a queste cose non ci bado.

Bado invece all’ottimo curriculum del moderatore che introduce i lavori, il Professor Marcello Minenna che ha scritto più di 600 libri, a suo dire, e quindi deve essere uno che sa il fatto suo.

Mi dicono che abbia parlato con Beppe Grillo di Virginia Raggi, ma anche a queste cose io non do la minima rilevanza. E ascolto il professor Minenna: la voce dell’Università Luigi Bocconi di Milano.

Come siamo arrivati a questa crisi?

Ecco che parte la narrazione ripetuta mille volte (se dite una bugia mille volte qualcuno finirà per crederci, e spesso anche chi la dice). Abbiamo importato la crisi dagli esportatori di crisi (e di democrazia) americani con i cattivissimi mutui subprime. Titoli carta straccia che rappresentavano crediti su case vendute e mai pagate dagli americani.

A questa crisi abbiamo risposto male, noi europei. Dovevamo produrre di più, dovevamo essere come la Germania, dovevamo…

Ma Trichet della BCE non ha alzato i tassi d’interesse come risposta alla crisi del 2007-2008, professor Minenna? Ma le banche francesi e svizzere non sono state indagate per ammanchi molto sospetti poi scaricati su improbabili hacker? No, Minenna non ne parla.

Siamo noi che abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità.

Va bene Minenna. Queste cose ce le ha dette Mario Monti. Quindi?

Quindi, dobbiamo stare attenti allo spread.

Cos’è lo spread? E’ un differenziale, una misura di relazione tra il valore di un titolo di credito e un altro. Guarda caso, tra un nostro BTP (Buono del Tesoro Poliennale) e un titolo di Stato decennale in Germania. Perché non possiamo calcolare lo spread con un buono del tesoro spagnolo, o greco? Siamo tutti uniti in Europa, no? No.

L’Europa è dominata dal modello ordoliberista tedesco e quindi i differenziali si calcolano con i buoni del Tesoro tedeschi.

Che cosa misura lo spread secondo i mercati finanziari? La fiducia nello STATO emittente i buoni del Tesoro (l’unica cosa che lo Stato può emettere visto che non ha più una moneta pubblica. La moneta è solo privata e la emette la Banca Centrale Europea).

Lo Spread è:

• una misura indiretta dell’affidabilità (rating) dell’emittente/debitore (ad esempio lo Stato) di restituire il credito e quindi del rischio insolvenza: maggiore è lo spread, minore è la valutazione che il mercato dà a tale affidabilità e maggiore quella che attribuisce al rischio insolvenza;
• una misura della fiducia degli investitori nell’acquisto dei titoli: maggiore è lo spread minore è tale fiducia.

Uno stato buono, che ha un debito buono, che crea un mercato buono nel magico mondo di Amelie, cioè del blog di Beppe Grillo, è uno Stato di cui si fidano gli investitori finanziari PRIVATI.

Tenete bene a mente quest’assunto perché ritornerà sempre fino alla fine del Convegno.

Minenna va veloce e ci dice come affrontare il triangolo magico.

Per salvare le banche e l’economia reale, abbassando il debito pubblico CI VUOLE PIU’ EUROPA.

Un’Europa che non calcoli gli investimenti pubblici nel Fiscal compact, ma che li concerti con gli Stati.

Non solo Banca centrale, ma anche controllo centralizzato dei bilanci dello Stato e del Fisco Statale.

Si deve creare un’Eurozona 2.0.

Io in questi giorni ho visto un’Europa in 3 dimensioni scala 1:1. Ma erano modelli di carrarmati austriaci.

carrarmati al Brennero

Come ha chiesto Confindustria, bisogna dare ogni sovranità dello stato all’Unione Europea. Lo stato serve per la polizia, l’esercito e per dare appalti buoni, che creano un mercato buono…vabbè, oramai l’avete capito.

Quindi lo Stato serve a combattere, con le sue leggi i nemici del triangolo magico. La corruzione, la casta e le cricche.

Vorrei fare una domanda. Ma al pubblico non è permesso fare domande.

Lo scandalo Libor è colpa degli Stati, della corruzione, della casta o delle banche? Minenna non ne accenna minimamente. Come non accenna ai paradisi fiscali, agli affari del Lussemburgo nell’agevolare l’evasione fiscale di svariate multinazionali, alle porte girevoli che permettono a Ministri dell’economia di diventare CEO di importanti istituzioni finanziarie e bancarie e poi di tornare a fare Ministri, e poi..

Ci vuole più Europa, è il suo mantra. Ha scritto 600 – o trecento, avranno tradotto male – libri. Quindi, ne saprà qualcosa.

La parola passa allora a Jochen Andritzky, segretario generale del Consiglio di esperti economici della Germania. Perché lo spread è una cosa seria, e soprattutto tedesca.

“Volete più Europa?”, esordisce l’esperto, bene. Ce l’hanno già pronta, secondo Jocken. Basta affidarsi, come consiglia anche il Ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaueble, al Meccanismo di Stabilità Europeo. Il MES, che ti dà tutti i soldi che vuoi, se tu fai quello che dice lui. La regola dell’ESM (o MES in italiano) insomma è: “Chi dà i soldi, ha i diritti”. Nel senso, che li possiede proprio i diritti di vita e di morte dei cittadini degli Stati. Basta disfarsi delle Costituzioni, dei Parlamenti, della democrazia, e il Meccanismo assicurerà tutta la stabilità possibile al triangolo magico.

Poi, nel prosieguo delle sue argomentazioni e nelle tavole rotonde, Andritzky si correggerà dicendo che voleva parlare in termini generali, non certo fornire ricette pronte all’Italia.

Però, su. Se volete più Europa basta che il MES diventi come il Fondo Monetario Internazionale per tutti gli Stati europei, praticamente sia una troika in casa che controlli tutto, e il gioco è fatto.

L’euro ha sicuramente dei problemi, ma è perché tutti questi popoli europei chiedono ancora troppa democrazia. E democrazia ed Euro sono ossimori. Mica le elezioni possono cambiare i patti dell’eurozona, come disse Schaueble.

Jochen Andritzky ci dice che andiamo verso una Maastricht 2.0 con l’ istituzionalizzazione del MES.

Molto chiaro e definitivo.

Jochen Andritzky

Quindi si è presentato a parlare il professor Rainer Stefano Masera. Chi era costui?
Rainer Stefano Masera è un banchiere, economista e accademico italiano, già Ministro del bilancio e della programmazione economica del Governo Dini

Ha letto delle slide che dimostrano varie incongruenze dell’euro – che presenta rischi endogeni, esogeni e sistemici molto alti, ma tutto sommato ce le dobbiamo tenere. E poi ha asserito che il governo Dini è stato il miglior governo italiano della Seconda Repubblica. I pensionati italiani ne sono certi, credo.

A questo punto, a riequilibrare un po’ il dibattito, che sembrava il canto ordoliberista del trionfante sogno europeo, è giunto un editorialista economico serio e preparato. Un conservatore, Wonfgang Munchau, che dirige il gruppo di analisi Eurointelligence e scrive per il Financial Times e il Corriere della Sera ha ricordato a tutti che il sogno per molti europei, specie per spagnoli, greci, italiani e anche per i francesi, è un incubo e quindi si potrebbe andare verso la fine dell’Euro e della UE, ove la Germania non inverta le sue politiche mercantilistiche e se, quindi, continuerà a essere il paese che esporta di più, a danno di tutti gli altri partner europei.
Cosa l’aiuta a fare questo? L’euro.

Mi auguro di non esagerare nella sintesi, ma la produzione scientifica e mediatica dei partecipanti è così copiosa e diffusa che chiunque potrà controllare le tendenze e gli orientamenti qui appena accennati.

Dopo questo primo panel, arriva la voce della politica.

Giunge sul palco il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio.

E se ve lo ascoltate in inglese, e vi ascoltate le sue interviste potrete controllare se la mia sintesi è vera o falsa.

Luigi Di Maio inizia con una metafora che io ho chiamato: “La parabola del giocatore di slot machine”.

Chi preferite? Un padre di famiglia che tutto il giorno, con tanto sudore e sacrificio, si guadagna il pane per sé e per i propri figli, oppure un padre che si gioca tutto il suo stipendio alle slot machine?

Lo stato è come un padre di famiglia (quindi per Luigi Di Maio è un privato, come scritto nel codice civile, che è un regolamento di rapporti fra soggetti privati) che invece di lavorare è andato a giocare alle slot machine della finanza.

Lo Stato? Ma non sono state le banche? Sei sicuro Luigi Di Maio?

E quindi il problema non è l’euro, e la discussione tra “Euro SI ed Euro NO” è una discussione ideologica. Basta ideologie. Lo stato deve essere ETICO e deve pensare solo al bene dei suoi cittadini. E investire in cose buone, che creino un mercato buono, che creino un cittadino buono…Governato dal buon padre di famiglia.

Vi state cominciando a preoccupare? Non è ancora finito, il convegno. Tranquilli.

Dopo queste tesi, ecco che finalmente, come vuole la dialettica hegeliana, arriva

L’ANTITESI

E si presenta con l’autorevolezza scientifica del Professor Alberto Bagnai docente all’Università di Pescara “Gabriele D’Annunzio”, il quale, avendo in curriculum numerosissimi paper pubblicati su varie riviste internazionali, e il successo di pubblico e di riconoscimenti dei suoi volumi “Il tramonto dell’Euro” e “L’Italia può farcela” esordisce in un inglese praticamente perfetto dicendo: “Perché mi avete invitato a un convegno sul debito pubblico, se la causa della crisi mondiale e europea è il debito privato?”. Io volevo applaudire, ma non s’interrompe un “assolo” per eccessivo entusiasmo.

Alberto Bagnai

Lo sanno tutti (dovrebbero, almeno) che questa non è una crisi dovuta all’alto debito pubblico, ma al fatto che i salari sono diminuiti, che i tagli imposti dalla dottrina dell’austerità espansiva provocano spese che io, cittadino-utente-elettore, non avrei mai dovuto pagare se la scuola funzionasse, se gli ospedali pubblici fossero di più sui territori e con più personale medico e paramedico, se le pensioni non fossero misere.

E questi aspetti del welfare state, mi permetto di sintetizzare, non sono carenti per la corruzione, o la casta, ma perché dobbiamo salvare le banche che giocano alla slot machine finanziaria per colpa delle regole europee.

Siamo costretti a drogarci di mercati finanziari perché le regole europee asfissiano completamente l’economia reale e quella pubblica. Che è fatta di salari e profitti per la vendita della produzione sui mercati interni e su quelli esteri. Ma non SOLTANTO su quelli esteri. Perché il crollo della domanda interna (questa è anche una crisi di domanda) riduce fortemente il Pil, impedisce ogni crescita, distrugge le capacità manifatturiere del paese che è costretto a produrre, per il mercato estero, a prezzi sempre più bassi.

Quindi non c’è nessuna coesione europea, ma feroce competitività tra gli Stati. Una vera e propria guerra commerciale di tutti contro tutti. E questo è sancito dai Trattati dell’Unione Europea.

Ecco la forza dell’antitesi. La verità è questa. La viviamo ogni giorno. Se guadagno 800 euro tutta la vita, e rischio anche a 50 anni di non guadagnarli più, come faccio a comprare beni e servizi? Se non ho un lavoro sicuro, come posso programmare la mia vita e quella della mia famiglia?

Sono queste le domande che si fanno le persone REALI, perché questi sono i TEMI REALI.

Credete che i sostenitori della tesi iniziale si siano andati a nascondere?

No. I Convegni servono a questo. A sorridersi, a stringersi mani e a rappresentare visioni diverse della realtà.

La tesi iniziale è la realtà di chi ha i soldi. Tanti.

L’antitesi è quella di chi non li ha, o ne ha pochi. O teme che diverranno pochi perché il modello sistemico ordoliberista tedesco erode sempre di più i risparmi, gli stipendi e i redditi da lavoro.

Salto a piè pari l’intervento di Ansgar Belke perché non mi è piaciuto, esalto quello di Heiner Flassbeck che ha detto tutta la verità sull’economia mercantilista della Germania e giungo alla bellissima prolusione della Professoressa Brigitte Granville della Queen Mary University di Londra.

Ascoltatela qui, al Convegno Euro, Mercati, Democrazia del 2015.

E’ stata l’unica donna ammessa a parlare, che con il suo inglese elegante e addolcito dall’incantevole accento francese, ha presentato le cifre incontrovertibili di uno studio elaborato con il Professor Alberto Bagnai et al. il quale dimostra che con la nostra moneta, e con una maggiore spesa pubblica per beni e investimenti la nostra crescita, al terzo anno, può essere del TRE PER CENTO. + 3% in un anno.

Con la nostra moneta e la nostra politica di bilancio pubblico. Con un welfare vero, creando lavoro vero.

Non è una favola. E’ scienza economica. Senza spinte inflazionistiche rilevanti.

Io ci credo. Gli italiani sono in grado di realizzarlo.

Grazie Professoressa Granville.

Brigitte Granville

Sono intervenuti altri professori, ma le parole della Granville, come quelle di Alberto Bagnai, per la loro adesione a principi scientifici dell’economia pubblica, confermati dall’evidenza empirica, mi hanno convinto, quindi non presto molta altra attenzione.

E’ questa la vera opzione, su questo bisogna creare il consenso.

Però voglio farvi notare un altro intervento molto interessante. Quello di Jens Nordvick, il quale ha scritto un bestseller, “La caduta dell’euro”, e prevede la creazione di un nuovo tipo di euro. Un euro 2.0

Il suo nome non vi dirà molto, ma questo quarantenne è uno dei maggiori advisor europei della Goldman Sacks e delle assicurazioni Nomura, imperi bancari e assicurativi.

Ha vinto moltissimi premi come miglior investitore. E ci dice che: “L’Italia in questo momento è il più importante paese europeo, perché da lei dipenderà la continuazione, o la possibile trasformazione, dell’esperimento politico ed economico dell’euro, oppure il suo abbandono”. Dall’Italia dipenderà la scelta di andare verso una maggiore convergenza delle economie europee (finora non realizzata) oppure verso la divergenza e la disgregazione. Moltissimi investitori scommettono sulla divergenza. Lui spera in una convergenza. Et pour cause.
Lui spera di essere tra i pochi a vincere la scommessa. E quindi guadagnare moltissimo.

Perché i mercati finanziari scommettono, come si fa nei Casinò e con i bracci delle slot machines. (Ma si preferisce usare il termine PREVEDONO)

Mettiamo che ci sia una partita tra Juventus e Frosinone. Chi scommette sulla Juventus (risultato quasi sicuro) vincerà poco, ma chi scommette sul Frosinone probabilmente perderà, ma se vince, vince moltissimo.

Jens scommette sul mantenimento dell’Euro, come Luigi di Maio.

Certo, la moneta unica ha dei problemi strutturali, come ha affermato Davide Casaleggio che ha ascoltato gran parte del Convegno (io le chiamerei anomalie sistemiche), ma basta più Europa, probabilmente. Quindi, meno democrazia e meno lavoro.

Davide Casaleggio

Il professor Bagnai ha provato a chiedere a Jens Nordvick e a Minenna come riuscire a incrementare i salari.

Alberto Bagnai è l’unico che ha pronunciato il termine SALARI in tutto il Convegno. Ma non ha ottenuto risposta. Per tutto il mondo finanziario liberista e ordoliberista il lavoro è una commodity. Quindi ha un prezzo (come il cemento armato o il legname), non un valore.
E questo prezzo deve essere il minore possibile.

LA SINTESI

Visto che l’euro non è solo una moneta, qualcuno si è chiesto se non dare ragione a entrambe le parti e non considerare l’ipotesi di creare una moneta fiscale (per il lavoro e i tributi) e una moneta commerciale (l’euro, per gli scambi internazionali).

Mhmm. Andatevi a leggere le proposte, molto ben argomentate dal Professor Gennaro Zezza, docente dell’Università di Cassino. E magari ne parliamo in altre sedi.

Poi, la comunità finanziaria ha confabulato sui risultati del Convegno.

La comunità finanziaria?

Si. I proprietari delle slot machine.

Financial Community

 

 

n.b Per l’intero convegno seguire i video pubblicati da Italia News

LIBERISMO E ORDOLIBERISMO, DETTI IN BREVE

LIBERISMO E ORDOLIBERISMO, DETTI IN BREVE

Criminali bancari

di Massimo RIBAUDO

Una professoressa di Lettere mi ha chiesto su Facebook di sintetizzare in breve il significato delle dottrine neoliberiste e di quelle ordoliberiste.

Lo so che non si dovrebbe fare, lo so che un commento su Facebook non può in alcun modo sostituire volumi e volumi di studi e analisi approfondite sugli argomenti accademici più complessi. Ma ormai quei volumi li leggono sempre di meno e non vengono neppure affrontati nei corsi universitari.

Quindi, bisogna rischiare la sintesi e l’incompletezza, pur di dare qualche indicazione su temi che riguardano la nostra vita, la scuola, le pensioni, la sanità. Si, perché se ci sono tagli alle pensioni, alla scuola e alla sanità è perché viviamo in un’Europa ordoliberista.

Il liberalismo è la teoria politica ed economica che sancisce che il MERCATO sia un meccanismo perfetto in grado di autoregolarsi e, quindi prescrive di adottare leggi dello stato che garantiscano alle aziende private il completo dominio su qualsiasi diritto sociale (e l’eliminazione di ogni diritto sindacale), di generare il massimo profitto dallo sfruttamento del lavoro umano e dell’ambiente naturale.

Detto così sembra terrificante. Lo è.

Ma non lo vediamo perché il mercato ci offre il contentino della libertà di parola che è totalmente inutile se i diritti politici vengono annullati da leggi elettorali maggioritarie non rappresentative e da media completamente asserviti al modello.

In più proprio tale modello economico, sociale e politico si fonda sul continuo porre in stato di shock le popolazioni attraverso notizie relative al terrorismo, a omicidi privati, epidemie inventate, e alla paura di invasioni di immigrati.

Quindi, distoglie l’attenzione dalle sue norme, dalla sua propensione alla più feroce e statica ineguaglianza, alla competizione del singolo contro il singolo e al darwinismo sociale per farla convergere sulle patologie sociali e individuali che lo stesso modello crea: criminalità, corruzione, guerra tra i poveri.

L’ordoliberismo è molto più subdolo perché prevede che a gestire il modello sia lo Stato (e non le corporation private in collusione con le istituzioni pubbliche), insieme alle banche e assicurazioni private, per soffocare nella schiavitù del debito la popolazione.

La maggiore paura della popolazione deve essere quella di perdere casa, o il lavoro e di non riuscire a pagare i debiti, i quali, visti i bassi salari, e i forti tagli alla spesa pubblica, è costretta a contrarre.

I Trattati europei sono tutti derivanti dall’ideologia ordoliberista.

Il neoliberalismo ha origini dalla cosiddetta “scuola di Chicago” e dalle teorie di Friedrich August von Hayek, ed è un’evoluzione del modello capitalistico americano, l’ordoliberalismo è il modello della cosiddetta economia sociale di mercato (austro-franco-tedesco), evoluzione del capitalismo renano, che mantiene un po’ di welfare solo per la classe media obbediente al sistema.

In questo modo la stessa proteggerà stato e banche e colpirà ancora di più le classi impoverite (che hanno la COLPA di esserlo perchè non pagano i debiti) pur di non cadere in povertà essa stessa.

Prima o poi anche l’ordoliberalismo si trasformerà in neoliberalismo perchè le banche si divoreranno tra loro come sta succedendo.

La radice filosofica del neoliberalismo è lo gnosticismo (che deriva dal puritanesimo) che afferma che gli esseri umani sono IMPERFETTI e solo una classe superiore di esseri perfetti (in quanto giusti e parsimoniosi e ricchi per grazia di Dio) possa ricondurli alla perfezione originaria dell’inizio dei tempi.

Vi sembrano teorie folli? Lo sembrano anche a me. Ma stanno dominando l’Occidente e faranno di tutto per dominare il mondo.

p.s. C’è un articolo, del blog Il Pedante, che spiega molto bene il modello ordoliberista come seguito in Italia: E’ il SOCIALISMO DEI RICCHI.

UNA LETTERA APERTA AL PROFESSORE PAOLO MADDALENA

UNA LETTERA APERTA AL PROFESSORE PAOLO MADDALENA

Paolo Maddalena

 

Chiarissimo Professore Paolo Maddalena,

è ancora viva in me la riconoscenza umana e civile nei suoi confronti per l’impegno a fianco di tutti coloro che hanno informato e lottato insieme al popolo italiano affinché il 4 dicembre respingessimo con un forte e deciso “NO” referendario il tentativo del Partito Democratico, di Matteo Renzi e della sua maggioranza di violare i principi fondamentali del nostro Stato repubblicano, democratico, parlamentare e rappresentativo sanciti nella nostra Costituzione.

Proprio quei principi che sono già violati quotidianamente in forza dell’adesione dell’Italia ai Trattati UE, della Moneta Unica, del Fiscal Compact e del Meccanismo Europeo di Stabilità, i quali prescrivono come loro fine ultimo ordinamentale la stabilità dei prezzi e l’incontrollabile circolazione di capitali e di beni e servizi privati, mentre la nostra Costituzione, non devo certo ricordarlo a lei, ha come suprema finalità la piena occupazione e l’eliminazione di quegli impedimenti, determinati dal sistema economico capitalistico, alla libera e progressiva emancipazione dell’essere umano e alla sua piena realizzazione politica, civile, economica e culturale.

E c’è un’altra violazione della Costituzione che vorrei ricordarle, di immane importanza storica, giuridica e politica: una ferita ogni giorno più purulenta nell’ancora vivo, proprio grazie al nostro NO del 4 dicembre, tessuto dell’ordinamento democratico.

Questo Parlamento, Professor Maddalena, NON PUO’ pronunciare il suo voto in merito al CETA.

Non può ratificare quel Trattato, che lei giustamente ritiene profondamente contrario ai nostri principi di diritto, all’autonomia dei poteri dello Stato, e profondamente antitetico alla nostra Costituzione.

NON PUO’.

Quella sentenza relativa al giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 4, comma 2, 59 e 83, comma 1, n. 5 e comma 2 del d.P.R. 30 marzo 1957, n. 361 (Approvazione del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati), nel testo risultante dalla legge 21 dicembre 2005, n. 270 (Modifiche alle norme per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica); degli artt. 14, comma 1, e 17, commi 2 e 4, del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533 (Testo unico delle leggi recanti norme per l’elezione del Senato della Repubblica), nel testo risultante dalla legge n. 270 del 2005, NON PERMETTE A QUESTO PARLAMENTO DI VOTARE LEGGI DI RATIFICA DI TRATTATI INTERNAZIONALI CHE INCIDANO COSI’ PROFONDAMENTE SUL DIRITTO DEI CITTADINI ALLA SALUTE PUBBLICA, AL GIUSTO PROCESSO, E SUI LIMITI DA IMPORRE ALL’INIZIATIVA ECONOMICA PRIVATA CHE DEVONO ISPIRARSI A FINALITA’ SOCIALI.

Mi spiace dover rammentare a lei, Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale, i principi inderogabili della nostra Costituzione, ma ho dovuto constatare, leggendo la sua intervista “Brancaccio, quale Italia?”, sul magazine LA Città FUTURA, che ha tralasciato, nel suo chiarissimo e giusto attacco contro il Trattato CETA, questo aspetto di importanza fondamentale.

Mi permetto di affermare che tutti i giuristi italiani dovrebbero chiedere al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, di dimettersi nel caso il Parlamento Italiano osasse ratificare quel Trattato, andando contro la Sentenza 1/2014 firmata poi dallo stesso Mattarella quale, allora, Giudice della Corte Costituzionale.

A quale punto si è giunti, di totale sottomissione alle regole private del Mercato, e dell’ideologia totalitaria dell’ordoliberismo che impregna Trattati, direttive e decisioni dell’Unione Europea se si permette a parlamentari nominati dai partiti ed eletti secondo un procedimento elettorale incostituzionale, di non avere più un giudice italiano a proteggerli dal potere contrattuale di corporation e holding private internazionali, certo con sede in Canada, nei settori strategici del commercio agroalimentare, della tutela fitosanitaria, degli appalti e dei servizi finanziari?

Su questi settori, e su molti altri, lei bene lo riconosce, lo Stato italiano dovrà accettare arbitrati composti da giudizi e avvocati scelti dall’Unione Europea, senza più alcun rispetto della sovranità dell’ordinamento italiano.

Arbitrati che avranno la struttura e le regole procedimentali di un accordo PRIVATO.

Oh, certo, la propaganda neoliberista mi dirà che al capitolo 8 del trattato si prevede per regolamntare gli investimenti pubblici su questi settori un tribunale internazionale, non più privato ma composto da 15 membri: 5 nominati dal Canada, 5 nominati dall’Unione Europea e 5 provenienti da paesi terzi.

Meraviglioso, sembra.

Il trattato riconosce esplicitamente il diritto delle parti di regolamentare gli investimenti “sulla base della protezione della salute pubblica, dell’ambiente, della protezione dei consumatori e della promozione e protezione della ricchezza culturale” (articolo 8.9). Principio ribadito al capitalo 24, questa volta riguardo l’ambiente e la sua preservazione.

Ma sappiamo bene come gli Stati Uniti d’America e altri loro alleati intendono i Tribunali Internazionali. Se gli conviene li formano, se non gli conviene li disfano con rallentamenti delle procedure, dinieghi e nomine ostative ai lavori del consesso giuridico.

In ogni caso il Parlamento italiano non ha le funzioni per pronunciarsi.

Questo è già stato compiuto, con effetti devastanti sulle popolazioni di tutto il mondo, in relazione agli accordi dell’Organizzazione Mondiale del Commercio.

Ma è stato un Parlamento legittimamente eletto, e quindi un Governo nella pienezza dei suoi poteri, a ratificarli.

Questo Parlamento non è legittimato dal diritto a compiere un tale abominio.

Ora vengo alla prosecuzione della sua intervista, che mi ha lasciato ancora più sgomento e fortemente critico.

Mi riferisco a quella parte dove lei si muove nel campo della decisione politica e ritiene che il conflitto (mediato dall’istituzione parlamentare) tra destra e sinistra non abbia più ragione d’essere: esattamente come auspicava il maggior teorico neoliberista Friedrich August Von Hayek e come volevano i teorici della rivista Ordo della scuola di Friburgo.

La loro, come i trattati Europei, è una Costituzione economica dove destra e sinistra non esistono più.

Esistono solo imprese, banche, consumatori e debitori.

Non esiste più il lavoro, perchè non esiste più l’essere umano nelle loro teorie e nella loro prassi totalitaria orami divenuta Grundnorm europea (austriaco-tedesca e ora francese).

La sua riflessione sull’appello di Anna Falcone (autorevole giurista che ritengo non abbia la minima idea sulla pericolosità dell’operazione di mistificazione politica alla quale si sta prestando) e Tomaso Montanari contiene gravi concessioni all’ideologia dell’economia sociale di mercato, che altro non è che l’ideologia totalitaria ordoliberista. Totalitaria perchè esplicitamente afferma la volontà di trasformare l’essere umano in homus oeconomicus, delegittimando ogni forma di conflitto tra lavoro e capitale.

Al Teatro Brancaccio, Professore, non si è parlato di Euro, di Trattati europei, e lei continua a non parlarne.

Alleanza Popolare si propone solo di voler amministrare tecnicamente risorse (cose) all’interno dell’ideologia neoliberista, anche se lei afferma il contrario.

Questo è grave.

Particolarmente grave per un giurista cattolico che ha il nome di colui che fissò la profezia fondamentale del Cristianesimo, e il suo rapporto con la fine dei tempi. Quella fine della Storia che il neoliberismo, esplicitamente, si propone come disvelamento della sua gnosi.

E questo avviene proprio attraverso la sua negazione della dialettica politica tra destra e sinistra, che ho ascoltato, tremando di sgomento, proprio dalla bocca del suo collaboratore Luigi Di Giacomo.

No, professore. La sinistra non è il popolo schiavizzato.

La SINISTRA è quella parte del popolo che ha la coscienza storica del suo compito di affermare il sacro diritto di ogni essere umano a essere protetto, tutelato e emancipato dalla giustizia sociale dalla necessità delle sue condizioni di nascita.

E non cerca capi o pensieri magici – molti di questi si sono ascoltati anche al Brancaccio – per cambiare la propria condizione, ma viene affiancato dallo Stato e dalle sue istituzioni, e dai mediatori istituzionali politici nella società quali i movimenti e i partiti POLITICI, per affermare e conquistare autonomamente l’emancipazione e l’uguaglianza sostanziale di ogni essere umano in armonia con il proprio ambiente naturale.

Questa è la SINISTRA, Professor Maddalena.

Che si contrappone a una destra, che mi auguro altrettanto costituzionale e democratica, almeno nelle sue forme, che ritiene che l’essere umano, vista la sua intrinseca malvagità e imperfezione, debba essere inserito in un modello gerarchico, patriarcale, che ne assicuri il controllo.

Purtroppo, a questa destra, deve consentirmelo, il mondo cattolico ha sempre prestato le sue più alte intelligenze.

Senza questa dialettica politica, Professor Maddalena, non abbiamo altro che amministrazione, tecnica, e dominazione di cose.

E quando l’uomo, come oggi accade, diventa semplice cosa, penso lo sappia meglio di me, il messaggio cristiano e l’ontologia socialista e marxista, cardini del Moderno, rischiano di venire cancellati.

Quel giorno verranno cancellati sia il NOMOS che il Katechon, τὸ κατέχον, e quindi verrà cancellata la decisione politica, che non può mai essere definitiva e singola, ma mediata da istituzioni e poteri giuridici e politici diffusi, plurali e autonomi dalla sfera economica, che rispondano responsabilmente alla rappresentanza politica di esseri umani.

Il compito del giurista è che quel giorno non giunga mai.