LO SBARRAMENTO DELLA DEMOCRAZIA

LO SBARRAMENTO DELLA DEMOCRAZIA

Aula_Camera

di Ruggero GIACOMINI

E’ noto che l’attuale maggioranza del parlamento italiano deve in gran parte la propria investitura ad una legge elettorale porcata, tale riconosciuta dagli stessi promotori e in quanto tale dichiarata anticostituzionale e abrogata con sentenza della Corte costituzionale.

Nonostante ciò, o forse proprio per ciò, la stessa maggioranza ha concepito un vero e proprio accanimento contro la Costituzione nata dalla Resistenza.

E’ stato appena respinto con il referendum un grave attacco distruttivo pilotato dal segretario del PD Renzi, e si poteva legittimamente sperare che si fosse aperta finalmente la via per l’attuazione dei principi costituzionali a partire dai diritti e dalla dignità del lavoro. E invece ecco che un nuovo attacco si profila su uno dei punti più sensibili della democrazia, quello della legge elettorale.

L’articolo 48 della Costituzione stabilisce che “il voto è personale ed eguale, libero e segreto”.

Voto “eguale” significa di uguale peso, cioè che concorre nella stessa proporzione alla rappresentanza, secondo la regola: una testa un voto.

Che cosa fa invece lo sbarramento, che si vuole introdurre al 5%?

Rende nullo il voto per tutti quegli elettori la cui preferenza vada alla forza politica che non supera la soglia di sbarramento.

Priva cioè della legittima rappresentanza parlamentare tale forza, e distribuisce i seggi che ad essa sarebbero spettati tra le altre forze politiche che hanno deciso lo sbarramento e che consumano in tal modo quella che in codice penale si chiamerebbe “appropriazione indebita”. Cioè ottengono seggi senza voti. In altre parole un vero e proprio furto.

I promotori ed acquiescenti di questo sbarramento della democrazia non si preoccupano neanche di trovare per esso una giustificazione plausibile.

La governabilità? Suvvia!

Con la governabilità potrebbe forse giustificarsi una certa quota di maggioritario, ma lo sbarramento non vi ha nessunissima incidenza. Esso impedisce puramente e semplicemente la rappresentanza agli sbarrati, a maggior beneficio e gloria degli sbarratori.

Il “modello tedesco”.

Chi non studia, si sa, tende a copiare.

Già i radicali volevano copiare il “modello anglosassone”. Tutti dimenticando che abbiamo una Costituzione che è italiana, frutto del sudore e dei sacrifici del popolo italiano, scaturita da una dura lotta di liberazione e un’insurrezione nazionale vittoriosa.

Come non è stato in Germania, nonostante i duri sacrifici e il grande prezzo di sangue pagato dagli antifascisti e specialmente dai militanti e dirigenti del partito comunista tedesco, il cui capo Thälmann fu anche lui assassinato dopo lunghi anni di prigione, come il nostro Gramsci.

Assumere il “modello tedesco” senza chiedersi come si è costruita la Repubblica federale di Germania che lo ha adottato, e cioè sotto l’egemonia degli Stati Uniti, lasciando nell’oblio la resistenza antinazista e recuperando la gran parte dei quadri dirigenti del nazismo, è subalternità alla potenza esterna egemone in Europa, dimenticanza della base antifascista della nostra Costituzione, puro servilismo.

Il partito comunista tedesco, nato dall’opposizione alla prima guerra mondiale con Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, bandito e perseguitato sotto il regime nazista, fu messo fuori legge nella “democratica” Germania nel 1956, militanti e simpatizzanti licenziati dagli uffici pubblici.

E lo sbarramento nella legge elettorale aveva il preciso scopo di impedire che esso od eventuali altre forze di sinistra alternativa potessero conquistare una visibilità sgradita e disturbante.

La stessa minoranza di sinistra uscita dal partito socialdemocratico, pur con un leader di prestigio come Oscar Lafontaine, ha potuto superare lo sbarramento con la Linke solo perché dopo l’unificazione delle due Germanie c’è stato l’apporto della socialdemocrazia dell’est col suo robusto insediamento.

Come ogni organismo vivente, anche una forza politica nuova ha bisogno di tempo per crescere e rafforzarsi.

Lo stesso partito comunista italiano, nato nel 1921 sull’onda della vittoria della grande Rivoluzione d’Ottobre, e che tanta parte ha avuto nella storia dell’Italia contemporanea, riportò nelle elezioni del 1921 il 4,6% dei voti e nel 1924 il 3,7%.

Ebbe allora rispettivamente 15 e 19 rappresentanti eletti, e Gramsci poté diventare deputato. Ciò che pure nell’80° della morte sinceramente o ipocritamente si ricorda.

Con una legge elettorale sbarratoria come quella che il parlamento prodotto della “porcata” sembra voler plebiscitare, il PCI non avrebbe avuto alcun rappresentante.

Né il vecchio liberalismo né il fascismo avevano concepito una misura così manifestamente truffaldina per alterare il risultato del voto e impedire o quanto meno fortemente ostacolare il crescer e il rafforzarsi di una forza politica anticapitalista, organizzatrice e rappresentante della classe proletaria.

Accettare supinamente o addirittura con entusiasmi gradassi una simile stortura è sintomo a sinistra di subalternità culturale e miopia politica.

Lo sbarramento della rappresentanza al 5% degli elettori va definito per quello che è, e cioè un attacco che limita la democrazia, e come tale va contrastato e denunciato.

fonte: http://www.marx21.it/index.php/italia/democrazia-e-stato/28112-lo-sbarramento-della-democrazia

BRASILE: IL GOLPISTA TEMER E’ AL CAPOLINEA?

BRASILE: IL GOLPISTA TEMER E’ AL CAPOLINEA?

Michel Temer, Brasile

di Luis CARAPINHA

Tra denunce e mandati di comparizione in tribunale, il tempo di Temer arranca verso la sua fine nella tormenta politica brasiliana.

Aggrappato come un mollusco ad un potere che sta dando mostra di un’accelerata disgregazione, la caduta del presidente illegittimo è data praticamente per scontata.

Si libra nell’aria lo spettro di Cunha, ex presidente della Camera dei Deputati, condannato per corruzione a 15 anni di prigione.

Un anno fa la collusione dei due politici del PMBD è stata determinate per il golpe istituzionale che ha imposto la rimozione della Presidente eletta, Dilma Rousseff. Fatto il lavoro sporco, sembra giunto il momento del classico sacrificio dei capri espiatori della cospirazione. A questo obbligano anche il larghissimo rigetto popolare di Temer e del suo governo (sono già necessarie le dita delle due mani per contare il numero dei ministri che hanno abbandonato il governo indiziati di corruzione), e le difficoltà a far passare le riforme del lavoro e della previdenza richieste con impazienza dal grande capitale.

In Brasile tutto è peggiorato dopo la scandalosa rimozione di Dilma Rousseff senza crimine di responsabilità.

Sono già oltre 14 milioni i lavoratori disoccupati e si diffonde la crisi sociale nel contesto dell’applicazione dell’inaudito pacchetto di austerità e del saccheggio dell’erario pubblico. Il gigante sudamericano si mantiene in una situazione di recessione economica, considerata la peggiore dal 1948.

Ma la logica del golpe non è quella del contro-golpe. Nel fango del clientelismo e della sistematica venalità dell’alta politica brasiliana, si assiste ad una guerra feroce tra istituzioni e fazioni della classe dominante. Aecio Neves, candidato del partito tutelare della destra brasiliana, il PSDB, sconfitto da Dilma nelle presidenziali del 2014, ha appena visto il suo mandato di Senatore sospeso nell’ambito del tentacolare processo lava-jato. La Procura Generale ha chiesto il suo arresto.

Tuttavia, tutti i grandi settori della borghesia – i partiti della coalizione golpista, il potere economico, giudiziario e l’oligopolio mediatico – convergono nei toni reazionari, neoliberisti e di infeudamento agli interessi dell’imperialismo statunitense e del capitale finanziario transnazionale.

Ventriloquo degli USA, il Brasile post golpe ha invertito il corso della cooperazione regionale e si è aggiunto alla campagna contro il Venezuela bolivariano.

Ci sono segnali contraddittori in merito alle relazioni con la Cina e i BRICS. Al culmine del riallineamento strategico arriva l’invito agli Stati Uniti per effettuare manovre militari multilaterali in Amazzonia, vecchia aspirazione del Pentagono.

Con la linea diretta di successione ad interim di Temer pure oscurata dall’ombra della corruzione, cresce la mobilitazione popolare nelle strade come hanno testimoniato la dimensione dello sciopero generale del 28 aprile e la richiesta di elezioni dirette.

Questo è l’elemento decisivo per rompere la tela machiavellica tessuta dietro il paravento della lotta alla corruzione e la sua strumentalizzazione, allo scopo di mettere sotto processo e e squalificare politicamente Lula, favorito nella vittoria nelle urne.

Per prevenire – come avverte il PCdoB – l’approfondimento del golpe antidemocratico, in questo momento di crisi strutturale del capitalismo nel mondo.

 

Fonte: http://www.marx21.it/index.php/internazionale/america-latina-e-caraibi/28086-brasile-il-golpista-temer-e-al-capolinea

GLI ESPERTI IN “VENEZUELANOLOGIA”

GLI ESPERTI IN “VENEZUELANOLOGIA”

Venezuela: il suo popolo

 

di Alfredo Serrano Mancilla, Direttore di CELAG | da blogs.publico.es

Sorvolare sulla realtà è diventato lo sport preferito da molti analisti.

In questa nuova epoca della velocità delle notizie, sono sempre più frequenti le indagini aeree. Sorprende il fatto che chiunque possa scrivere allo stesso tempo di Venezuela, Ecuador, Paraguay o Brasile come se conoscesse ogni caso in profondità.

Ogni volta che si presenta una situazione attrattiva, emergono specialisti di Venezuela, Ecuador, Paraguay, Brasile… Con Google sotto il braccio, si ha il coraggio di pontificare e sentenziare senza conoscere il benché minimo particolare su ogni caso.

Oggi tutto è permesso. Si passa da un paese all’altro solo con un semplice salto di pagina. Tanto semplicistiche quanto superficiali sono le analisi un tanto al chilo che iniziano a proliferare per impartire lezioni su questioni realmente delicate. Così si creano correnti di opinione da parte dei media egemonici conservatori. Un buon titolo, una campagna pubblicitaria, una buona rete mediatica a orchestrare, e in tal modo tutto è lecito. Dittatura in Venezuela; frode in Ecuador; corruzione del kirchnerismo. E’ così facile costruire quella che oggi viene chiamata post-verità.

Tuttavia, ciò non dovrebbe sorprendere nessuno. I media dominanti non hanno bisogno di rigore per ratificare ciò che la loro linea editoriale ha già determinato in precedenza. Ma quello che veramente sorprende è la comparsa, sempre più insistente, di una sorta di neoprogressismo disincantato-risentito che si aggiunge al coro.

Osservano da fuori, da grande distanza, senza sporcarsi minimamente le mani e con scarsa conoscenza di quanto succede dentro. Eppure la loro condizione di intellettuali dà loro la licenza di autoconsiderarsi “gli ispettori delle rivoluzioni degli altri” (come ha scritto Rodolfo Puiggrós).

Hanno il coraggio di scrivere ogni cosa su qualsiasi paese.

Non gli importa né il contesto né la storia; né i rapporti di forza tra forze politiche ed economiche; né le implicazioni giuridiche di ogni conflitto; e neppure importano a costoro gli interessi difesi da quei media sui quali precisamente si informano.

Bonaventura de Sousa Santos considerò l’epistemicidio come la formula della distruzione della conoscenza causata dal colonialismo europeo.

E si potrebbe estendere questo termine anche a ciò che fanno molti analisti con la loro contemplazione dall’alto.

Sicuramente il Venezuela è il paese che più attira l’attenzione di amici ed estranei. E’ esorbitante il numero di testi che ogni giorno vengono scritti su ciò che accade con la Rivoluzione Bolivariana. Maduro si è trasformato nel trending topic permanente. I franchi tiratori dei grandi media fanno il loro lavoro e centrano il bersaglio. E la sinistra infantile cade subito nella trappola, spinta dal bisogno di dedicare comunque alcune righe per salvare l’umanità e pure il proprio ego.

Salvo poche eccezioni, sono convinto che nessuno di costoro sarebbe in grado di disegnare anche in maniera approssimata la mappa del paese caraibico. Se vi sentite chiamati in causa, provatelo. E neppure saprebbero dire quanti stati lo formano né i partiti politici che sono presenti su tutto il territorio. Non conoscono né i CLAP e la GMAS.

Probabilmente, non hanno neppure letto la Costituzione né i suoi articoli 347, 348 e 349 che permettono al presidente di convocare l’Assemblea Nazionale Costituente.

Premono semplicemente il grilletto e cadono in una serie di luoghi comuni che sfiorano il ridicolo.

Parlano del Tribunale Supremo di Giustizia come se avessero studiato le sue sentenze; censurano l’abuso di potere senza distinguere quanti poteri dello Stato esistano.

Solo non dicono nulla sulla violenza di strada fascista, (delle loro realtà), che renderebbe insopportabile il governo quotidiano di qualsiasi paese. Non segnalano minimamente l’elevato rischio paese sofferto, dovendo il Venezuela rispettare tutti gli impegni debitori presi a suo tempo.

Indubbiamente, non tutto è perfetto, ma non tutto può essere catalogato con aggettivi che non servono certo a migliorare.

Le critiche sono benvenute. Il dibattito è fondamentale e l’opinione, libera.

Ma questo non autorizza nessuno a presentarsi come dottore in venezuelanologia senza avere minimamente studiato.

Il Venezuela è epicentro contro-egemonico in chiave geopolitica e ciò la rende più osservata di qualsiasi altro paese del mondo. Il suo schema di cambiamento politico si sottrae agli schemi tradizionali perché è nato da una costituente che ha messo in scacco il passato e ha inteso recuperare la sovranità in tempo record. Anche perché non preso in considerazione le ricette neoliberali e neppure quelle socialdemocratiche.

Queste e molte altre ragioni fanno si che il Venezuela si sia reso appetibile come laboratorio per gli analisti di ogni provenienza ideologica.

Tuttavia, saremmo grati se si scrivesse sulla base di solidi argomenti e con cognizione di causa.

 

Traduzione Marx21.it

fonte: http://www.marx21.it/index.php/internazionale/america-latina-e-caraibi/28084-gli-esperti-in-venezuelanologia

UCRAINA: SOLIDARIETA’ AI PERSEGUITATI POLITICI DAI NEONAZISTI

UCRAINA: SOLIDARIETA’ AI PERSEGUITATI POLITICI DAI NEONAZISTI

Marcia per Bandera

 

Dal sito Marx21.it pubblichiamo questa denuncia/comunicato riguardo le repressioni e gli attacchi compiuti dai Servizi segreti (SBU) e dalle bande neonaziste che gestiscono la “nuova” Ucraina dei golpisti di Kiev.

a cura di Enrico VIGNA

Nella giornata del 9 maggio, dal 1945, caratterizzatasi sempre come la Giornata della Vittoria sul nazifascismo nella Grande Guerra Patriottica e giorno di commemorazioni, memoria e festa, si è scatenata in Ucraina una serie di provocazioni, minacce, attacchi e arresti contro esponenti delle forze di opposizione e patriote ucraine.

In molte città alle 7 del mattino agenti dei servizi ucraini si sono presentati nelle case di attivisti contro la guerra o esponenti di forze di opposizione, per perquisizioni o arresti indiscriminati senza accuse specifiche, in altri casi bande di neonazisti banderisti hanno attaccato abitazioni o sedi delle stesse forze e aggredito con violenza proditoria manifestazioni e commemorazioni. Il tutto nel quadro di impedire le commemorazioni di piazza e pubbliche del 9 maggio, che nell’Ucraina di oggi è visto come una giornata di lutto e non di liberazione popolare.

Nonostante tutto questo, l’Ucraina popolare, patriota e antifascista, non si è lasciata intimidire e coraggiosamente, in molte città è scesa in piazza nonostante minacce e divieti, per difendere e mantenere la memoria storica della Grande Guerra Patriottica e il ricordo degli eroi caduti per la libertà dei popoli contro il nazifascismo.

Neonazisti ucraini assaltano la casa del presidente del Partito Socialista Progressista Ucraino Natalia Vitrenko

Natalia Vitrenko

Alle 07.30 del 9 maggio, un gruppo di nazisti ucraini hanno tentato un’irruzione nell’appartamento di N. Vitrenko presidente del PSPU e leader dell’Alleanza delle opposizioni ucraine ( 17 partiti e movimenti); prima hanno tentato di entrare nella casa, sbraitando minacce di morte. La Vitrenko ha immediatamente chiamato la polizia che è giunta sul posto dopo oltre un’ora, “invitando” i banderisti ad andarsene e smettere; a quel punto il gruppo prima di andarsene ha imbrattato i muri di insulti e minacce di morte.
La Vitrenko denuncia che queste azioni sono organizzate con l’obiettivo non solo dell’eliminazione fisica dei dirigenti dell’opposizione, ma anche per lo sradicamento di opinioni politiche, comprese quelle per la memoria della grande vittoria del popolo sovietico nella Grande Guerra Patriottica contro il nazifascismo e la diffusione dei valori del collaborazionismo dei nazionalisti ucraini banderisti.
La previsione della Vitrenko, che il 9 maggio sarebbero avvenute queste provocazioni e violenze da parte del Ministero degli Affari Interni dell’Ucraina o degli attivisti del Battaglione neonazista “Azov” (ora trasformatosi in “Corpo Nazionale”), era già stata denunciata alle autorità di polizia in una lettera ufficiale, sottoscritta anche da V. Marchenko dove, a causa di numerose minacce ricevute, si presumeva la possibilità di attacchi fisici su di lei e altri leader, come manifestazioni del neofascismo ucraino. Natalia Vitrenko ha denunciato pubblicamente i vari Poroshenko, Lutsenko, Hrycak, Lutkovska, massimi responsabili dello stato, di non aver fatto nulla per garantire la sua sicurezza.

Natalia Vitrenko

Neonazisti Ucraini hanno assaltato anche l’appartamento di Vladimir Marchenko Vice Presidente del Partito Socialista Progressista Ucraino

Vladimir Marchenko

Verso le 8.30 del 9 maggio una dozzina di fascisti ucraini, hanno fatto irruzione a Kiev nell’appartamento di V. Marchenko leader dell’opposizione ucraina. Hanno spento la luce nel palazzo, scassinando le serrature dell’entrata, poi hanno cercato di sfondare la sua porta, imbrattandola di vernice, poi hanno fatto filtrare uno strano gas nell’appartamento.

Marchenko ha chiamato la polizia. Egli ha denunciato che l’azione era progettata per impedirgli di recarsi alle commemorazioni al Monumento della Gloria eterna e alla tomba dei Caduti della GGP a Kiev, con l’obiettivo di violenze fisiche contro di lui e la sua famiglia.

Al Presidente dell’Ucraina Petro Poroshenko, a Lutsenko al procuratore generale dell’Ucraina, al capo del Servizio di Sicurezza dell’Ucraina V.Gritsaku, al Ministro degli Affari Interni dell’Ucraina A.Avakovu, al Commissario per i diritti umani dellla Verkhovna Rada dell’Ucraina V.Lutkovskoy.

Il 9 maggio alle ore 7,35 alla porta nel mio appartamento un gruppo di persone presentatesi come “Corpo Nazionale”, hanno iniziato a urlare ordinandomi di aprire la porta, urlando che oggi non avrei partecipato ad azioni di massa e che dovevo smettere di sostenere il mondo russo. Le urla e le minacce dei nazisti risuonavano in continuazione, ho chiamato la polizia, che è arrivata un’ora dopo e ha annotato che la porta e i muri fuori il mio appartamento erano coperte di scritte ingiuriose e minacce, mentre i nazisti continuavano a bloccare il pianerottolo.

Lo stesso giorno, il 9 maggio intorno alle ore 08:00, un gruppo di altri militanti nazisti, di circa 15 persone ha attaccato il mio vice del PSPU. Prima hanno bloccato la strada della casa dove Marchenko vive con la sua famiglia e la portineria, poi hanno cercato di fare irruzione nella casa. Poi hanno intimato di aprire la porta, poi spento le luci del palazzo e cominciato a spaccare la porta, cercando di spezzare la serratura. Sulla porta hanno versato vernice tossica, poi hanno diffuso un gas che è entrato nell’appartamento. In quel momento, oltre a Vladimir Romanovich, vi erano la moglie, la figlia e due nipoti minorenni, che, naturalmente, erano terrorizzati. Mezz’ora dopo è arrivato un solo poliziotto che non era assolutamente in grado di levare il blocco e proteggere la famiglia Marchenko dagli insulti e le minacce dei nazisti, e garantire che tutti i membri della famiglia riavessero libertà di movimento. Ma la polizia non è preposta a tali compiti?!

Esigo un’indagine immediata per gli atti terroristici eseguiti contro di me e V.Marchenko e di aprire un procedimento penale contro gli organizzatori e gli esecutori di tali violenze. Esigo che siano assicurati i nostri diritti e le libertà, compresa la sicurezza.

Considerate questo la mia dichiarazione come un atto ufficiale alla polizia, da me personalmente formulato e sottoscritto anche da Vladimir Romanovich Marchenko…”

Natalia Vitrenko, Kiev, 9 maggio 2017

Denuncia di Amnesty International Ucraina, 10 Maggio 2017

Detenzione di manifestanti in Ucraina per l’uso di simboli sovietici è una violazione dei diritti umani, ha dichiarato la responsabile di Amnesty International Oksana Pokalchuk.

I suoi attivisti stanno indagando su tutti i casi di violenza durante le manifestazioni del 9 maggio e chiede il rilascio di tutti i detenuti arrestati perché in possesso di simboli sovietici nelle manifestazioni. Amnesty International ritiene che l’Ucraina viola la libertà di espressione e di riunione pacifica dei cittadini e sollecita le autorità a porre rimedio alla situazione. “Gli arresti di civili e il divieto dei simboli sovietici sono inaccettabili”, ha detto il direttore di Amnesty International in Ucraina Oksana Pokalchuk.

Solo a Kiev in occasione delle celebrazioni della Giornata della Vittoria oltre 50 persone sono state arrestate per i simboli sovietici.

Nonostante le minacce, le intimidazioni come visto sopra, la Vitrenko e Vladimir Marchenko non hanno ceduto e si sono recati ad una commemorazione al Monumento al leggendario comandante della guerra partigiana sovietica in Ucraina, due volte Eroe dell’Unione Sovietica, Maggior Generale Sydir Kovpak e Aleksey Fedorov, comandante partigiano della zona di Chernigov-Volyn.
Alla cerimonia sono intervenuti Veterani della Grande Guerra Patriottica, parenti e sostenitori, riconoscenti dei vincitori sovietici in occasione della Giornata della Vittoria del popolo sovietico nella Grande Guerra Patriottica contro i nazisti di Hitler e dei loro collaborazionisti di S.Bandera.

Commemorazione

La speranza è che tutti i sinceri antifascisti e difensori dei principi democratici, leggendo e guardando queste foto, abbiano un sussulto di ripulsione, di riappropriazione nella realtà concreta dei valori di cui molti esponenti “ufficiali” fanno sfilate, convegni, conferenze sui partigiani italiani e sovietici, per loro usi e utilità, ma tacciono opportunamente nel prendere posizione su questa realtà.

Alle forze e agli uomini e donne onesti e sinceri, di qualsiasi tendenza o fede spirituale, ci rivolgiamo a nome delle Associazioni dei Veterani ucraini, in nome delle valorose forze di opposizione che stanno subendo violenze, arresti, intimidazioni di ogni tipo, anche omicidi, ma che non si piegano, come vedrete in queste pagine, di fronte al diffondersi della peste nazifascista nel cuore dell’Europa. A tutti coloro che hanno una coscienza e un etica sincera e autentica nell’animo, CHIEDIAMO di non restare in silenzio, di far circolare in ogni dove questa tremenda situazione, di contrastare i politicanti e i falsi difensori della memoria storica contro il mostro nazifascista ucraino. Talmente vergognosi che anche Marine Le Pen ha definito queste bande neonaziste banderiste come “spazzatura della storia”.

Abbiamo costruito un Progetto di Solidarietà concreta (Progetto HURA) con i Veterani ucraini della Grande Guerra Patriottica, aiutateci ad aiutarli a resistere. ([email protected]).

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