SIMBOLI: IDENTITÀ NON MARKETING POLITICO

SIMBOLI: IDENTITÀ NON MARKETING POLITICO

 

di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile Movimento Essere Sinistra MovES

 

Chi crede che ci si attacchi alle foglioline di Liberi e Uguali per incapacità di fare un’analisi politica sui suoi programmi, non ha capito che valutare i simboli è già parte di quell’analisi.
Infatti, in questo caso, la rappresentazione delle foglioline appartiene all’idea dell’albero che le ha generate.

Basterebbe solo questo a definire cosa pensi questo nuovo organismo politico rispetto alla sua presunta volontà di cambiamento e messa in sicurezza delle fasce deboli del paese.

Dichiarare di voler cambiare lo sfascio prodotto dai governi Renzi e Gentiloni con uno spot di pubblicità ingannevole, quale è stato ridotto il senso di un simbolo mediante un marketing corrotto, significa voler vendere qualcosa che non ha intenzione di cambiare niente.

Ma la vulgata ha dimenticato che in politica la forma è SOSTANZA e si è eretta a giudice e a giurati di chi quell’analisi invece la fa eccome e proprio partendo dal simbolo.

È di fatto l’ennesima riprova che trent’anni di moderatismo e di markenting degli spin doctor della politica, hanno cambiato la coscienza di molti.

Se si riesce ancora a dare credito a gente che ha votato le leggi della macelleria sociale e della più profonda povertà che paghiamo – vedi Jobs Act e molto altro anche di più datato – allora significa che si pensa ad una scelta politica basata sul pentimento di chi ha operato CONTRO i lavoratori e le fasce deboli del paese.

In realtà, il pentimento è una categoria che non appartiene alla politica ma alla fede e alla Chiesa e se nel 2017 si è ancora pronti al fideismo, malgrado quanto accaduto, significa che in questo paese la strada da fare è ben più lunga di quanto si immagini.

Forse bisognerebbe rendersene consapevoli e ricordarsi anche che i simboli SONO IDENTITÀ, non brand, non marchi, non prodotti di consumo.

Probabilmente si è talmente abituati alle televendite promozionali che non si sa più distinguere tra ideali e marketing che è ciò che il neoliberismo ha voluto fare della politica.

Dovrebbe ricordarsene anche la sinistra anticapitalista e antiliberista, però, perchè in questo passaggio perdere identità in favore della presunta più elettoralmente spendibile trasversalità (almeno in apparenza) significa alimentare la narrazione del sistema di potere che lavora per la negazione della politica e quindi della rappresentatività di cui le masse popolari hanno invece urgente bisogno.

LA SINISTRA AL TEMPO DEI MERCATI

LA SINISTRA AL TEMPO DEI MERCATI

spin doctor

di Ivana FABRIS

Siamo da decenni nel tempo della politica gestita dagli spin doctor anche in quella che chiamiamo sinistra.

Non ci si crede – a me personalmente (e con un certo orrore) è toccato scoprirlo da vicinissimo con un politico famoso non più tardi di 4 anni fa – ma quella visione della politica che conoscevamo, è completamente SPARITA.

Tutto è legato alla comunicazione. Anzi, al marketing. Magari fosse solo comunicazione.

Non si parla di simbolo ma di brand.

Si fonda un partito solo dopo aver fatto sondaggi e calcolato presumibilmente la percentuale di voti che potrebbe prendere.

Le fusioni avvengono sempre in virtù dei numeri che otterrebbe quella coalizione ai seggi elettorali e non in base a quanta azione farà e a quanto sarà davvero contro il sistema.

Come se un campo agricolo dovesse dare frutti senza prima la fatica di ararlo, concimarlo e seminarlo…

E non serve nemmeno avere contenuti rilevanti di autentico cambiamento se hai uno spin doctor dalla tua, quindi anche mezzi economici, ovviamente.

Perciò, quando hai i comunicatori che ti indicano cosa dire, come dirlo e quando dirlo, come vestirti a certi eventi pubblici (camicia bianca d’ordinanza oppure una a righe molto casual? Manica risvoltata o abbottonata?), come atteggiarti, come pettinarti o come raggiungere l’emotività delle persone e sanno dotarti di buone frasi ad effetto, così come ogni buon addetto marketing e vendite dovrebbe saper fare, è sicuro che entri nell’immaginario collettivo di un popolo drogato da una comunicazione mediatica anche se questa è senza contenuto.

Se poi hai un buon amico giornalista che ti sponsorizza dalle pagine di un quotidiano nazionale, allora sei doppiamente a cavallo.

Poi, però, ci stupiamo che il popolo italiano, anche a sinistra, sia quello che è stato in questi ultimi 20 anni.

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