CANCELLAZIONE DELLE PROVINCE, OVVERO IL SOLITO GIOCO DELLE TRE CARTE

CANCELLAZIONE DELLE PROVINCE, OVVERO IL SOLITO GIOCO DELLE TRE CARTE

abolizione province
di Ivana FABRIS
 
Infine gli italiani si sono accorti che la cancellazione delle province è stato solo un altro attacco contro i cittadini di tutt’Italia.
 
Il passaggio è stato solo sulla carta ma anche di carta, nel senso che le funzioni a cui erano preposte non sono state trasferite ma gli sono stati tolti i finanziamenti, creando un disagio mostruoso (strade, spazzatura scaricata a lato delle strade intercomunali e provinciali, scuole sempre più malridotte e soffitti che cadono in testa a ragazzi e docenti) oltre al personale deputato a manutenere tali entità.
 
Intanto, però, la vulgata pensa di aver eliminato spese inutile e spese della casta.

E ci siamo cascati ancora.

Di fatto hanno eliminato SOLO LA POSSIBILITÀ per gli italiani di ESPRIMERSI politicamente sull’operato degli amministratori provinciali delegando tutto così ad un potere che si arrocca sempre più e si chiude nelle sue stanze a decidere tutto sulla testa di intere aree geografica, tra l’altro che sono profondamente diversificate le une dalle altre, in questo paese.
 
Un potere accentrato è sempre qualcosa da temere come un’epidemia di peste bubbonica, ma pare che gli italiani, esasperati da un sistema politico ormai degno della decadenza di fine Impero, se ne siano completamente dimenticati.
 
Ancora una volta il sistema neoliberista ha colpito e affondato lo Stato cioè tutto ciò che è PUBBLICO, col solito giochino delle tre carte.
Prima ha ridotto al maggior malfunzionamento possibile l’istituzione pubblica, poi ne ha propagandato a livelli giganteschi i disservizi e infine l’ha affossata col placet dei cittadini stanchi di quel malfunzionamento.
Ma l’aspetto tragico è che quest’altro colpo al funzionamento del paese lo hanno propagandato come cambiamento.
 
Il nostro governo ha di fatto demolito un sistema che si poteva invece SANARE se solo ce ne fosse stata la volontà politica e un sistema consolidato da anni infischiandosene dei disagi che avrebbe comportato.
 
Ma tanto che importa a questa classe politica dello Stato, visto che risponde al neoliberismo che mira proprio allo SMANTELLAMENTO dello Stato?
I CAIMANI

I CAIMANI

I Caimani

dal Coordinamento nazionale del MovES

È passato abbastanza tempo e sono successe abbastanza cose per portarci quasi a dimenticare il Caimano.

Non solo film in sè, ma proprio il personaggio che oggi ritorna alla ribalta.

Ma il film serve, serve specialmente in questo ultimo passaggio così veritiero e così chiarificatore.

Serve perchè ci ricorda che tutti quelli che oggi sono seduti negli scranni del Palazzo, sono gli stessi che proprio il Caimano ha fatto assurgere alla fama in una personalissima ecologia del Caimano stesso: li ha usati per sopravvivere ed è stato usato.

Rivedere oggi questo spezzone di film, però, assume nuove connotazioni.

Di fatto le differenze tra il Caimano e chi gli è succeduto sono pari a zero.

Anzi. Chi ha governato dopo il Caimano, era un genere diverso di Caimano ma un predatore micidiale, qualcuno che provenendo da un genere di Caimani dalla ferocia inaudita, a sua volta si è servito del Caimano, lo ha divorato, incorporato e digerito con una semplicità impressionante.

Monti, Renzi e oggi…

Oggi siamo all’assistere come questi Caimani hanno smembrato il paese.
Ma non è comunque finita qui.

Non è finita perchè a loro volta questi appartengono ad una famiglia di predatori mai visti nella storia contemporanea dell’umanità.

I Caimani che ci hanno governato dopo la caduta del vecchio Caimano, appartengono gerarchicamente ad un genere che non si accontenta solo di sbranare la carne viva del paese.

Gli serve proprio spazzare via quanta più gente possibile, ridurla a polvere per poter predare anche ciò che resta dei loro resti.

I neoliberisti sono quei Caimani e non si fermeranno.

Ci eravamo solo illusi di aver spazzato via il vecchio e patetico Caimano ma drogati di europeismo come siamo sempre stati, non abbiamo compreso in tempo quello che sarebbe accaduto dopo e che quel Caimano serviva solo come fase intermedia ad assuefarci ai peggiori che sarebbero arrivati e che arriveranno a breve.

 

Padoan avvelena anche te. Digli di smettere

Padoan avvelena anche te. Digli di smettere

Pier Carlo Padoan

di Massimo RIBAUDO

Ci ricordiamo quale era l’UNICO obiettivo dichiarato del Governo Gentiloni al momento del suo insediamento?
Ma certo che ce lo ricordiamo.

Approvare in Parlamento una legge elettorale ed eliminare finalmente la situazione paradossale di rappresentanti del Popolo eletti con legge incostituzionale, come da sentenza 1/2014 della Suprema Corte, che approvano – contro la stessa sentenza –  norme che sconvolgono l’intero ordinamento statale, assoggettandolo sempre più alle imposizioni del modello ordoliberista europeo guidato dalla Germania e dai suoi stati-satellite.

Viviamo in un regime giuridicamente illegittimo. Va sempre ricordato.

Ma non si parla mai, seriamente, di legge elettorale (se non con spot degni dei promo dell’Isola dei Famosi).

Si continua invece a voler smembrare lo Stato e renderlo totalmente preda della finanza europea e internazionale, promettendo una ripresa economica che sono ormai nove anni che non arriva e non arriverà mai.

Intanto assistiamo al tragico rito della presentazione del Documento di Economia e Finanza (DEF) del Governo che come al solito verrà approvato grazie alla fiducia. Esso rappresenta la formulazione di tutte le linee guida della futura Legge di Stabilità.

Questa parola non è scelta a caso. Da quando si nomina “la stabilità” il Paese, in ogni suo settore, sia economico, politico, culturale, civile, non si muove. E’ morto.

Al di là della solita propaganda governativa i numeri positivi rappresentano un’entità marginale del quadro macroeconomico reale: i cittadini lo sanno benissimo e lo vivono nel loro quotidiano, mentre il numero delle persone che vivono un grave disagio economico e sociale continuano ad aumentare di anno in anno.

Il governo fa finta di credere, e soprattutto di far credere agli italiani, che una minima crescita del Pil nominale rappresenti un successo della sua politica completamente prona al modello imposto dalla Commissione Europea e dalla BCE. Un modello che, come ricordato da Mario Monti, vuole distruggere la domanda interna, per creare disoccupazione e quindi abbassare i salari. Lo ha detto pubblicamente. E questo Governo continua a rispettare questo principio criminale.

Intanto si stanno realizzando le condizioni perché il Meccanismo Europeo di Stabilità (il Fondo Salva Stati che salva solo le banche) diventi il nostro Fondo Monetario Europeo e istituzionalizzi la Troika come unico ente sovrano sui bilanci degli Stati.

Perché ho parlato di rito, quasi senza alcun senso, di tragedia della democrazia e della sovranità costituzionale dello Stato italiano?

Ce lo dice il Ministro proprio nella premessa del suo documento: “l’obiettivo prioritario del Governo – e della politica di bilancio delineata nel DEF – resta quello di innalzare stabilmente, la crescita e l’occupazione, nel rispetto della sostenibilità delle finanze pubbliche”.

E’ ovvio che premessa e conclusione si escludono a vicenda.

Come vorrebbe realizzare l’impossibile, il nostro Ministro dell’Economia?

Vediamo il primo elemento.

“Una Pubblica Amministrazione più efficiente, semplice e digitale, parsimoniosa e trasparente”.

“Parsimoniosa”.

Il Governo continua ad adottare il dogma della cosiddetta “austerità espansiva” che ha causato la più grande crisi del debito privato dai primi del ‘900 al oggi.

Lo ripeto: la crisi è determinata dal debito privato (esempio semplice: se non puoi curarti gratis, dovrai spendere il tuo reddito per farlo), dalla mancanza di risorse nelle famiglie, dalla scarsità di domanda, dalla disoccupazione endemica alla quale si vuole far fronte con piccoli oboli elettorali.

Cosa vuol fare questa “parsimoniosa” amministrazione a fronte di quanto ha scritto Claudia Marin su Quotidiano.net?
Oltre un milione di dipendenti pubblici andrà in pensione nei prossimi 9-10 anni. E se spostiamo l’orizzonte a 15 anni le uscite supereranno il milione e 600mila. In pratica, in assenza di adeguato ricambio, di cui questo Governo chiaramente non parla mai, assisteremo a un vero dimezzamento degli attuali organici della Pubblica amministrazione, che sono già fortemente sottodimensionati (significa che i cittadini devono pagare privatamente più assistenza, più consulenti, più medici, più avvocati, più commercialisti, e non potersi fornire dei servizi pubblici).

E questo è un altro grave motivo di crisi.

Ma per carità, lo Stato deve sparire, e non se ne parli più.

Secondo l’assurda narrazione dei teorici della bontà delle politiche di austerity, le politiche di taglio della spesa pubblica alimenterebbero la crescita.

Meno lavoro, meno soldi, più crescita!

Siamo proprio nella neolingua di Orwell.

Per arrivare a queste conclusioni si effettuano una serie di ipotesi irrealistiche sul comportamento dei consumatori e degli imprenditori secondo le quali una riduzione della spesa pubblica genererebbe aspettative di calo della pressione fiscale e dei tassi di interesse (questi sono già al minimo, voglio ricordarvi); e ciò, a sua volta, porterebbe a una revisione dei piani di spesa delle famiglie e delle imprese tale da imprimere un incremento alla spesa per beni di consumo e investimenti produttivi. Da qui l’aumento del Pil.

Tranquilli: non è mai avvenuto.

È sulla base di simili congetture che molti economisti e numerosi istituti di ricerca hanno effettuato previsioni di crescita anche in Paesi in cui erano in atto severe politiche di austerità, decretandone la completa rovina. Così in Grecia, come in Portogallo, in Finlandia e in Italia, appunto.

A cosa ha portato questa favola, questo falso storico?

Alla più grave crisi occidentale, dalla quale non possiamo uscire.
E cosa fa il Governo per uscirne? Inietta ancora più veleno nel sistema. Perché questi sono gli ordini.

Pier Carlo Padoan è felice di iniettare questo veleno.

Ecco le sue parole nell’audizione del 19 aprile al Senato: “Una inversione della politica di consolidamento sarebbe controproducente”, sarebbe “una scelta rovinosa per il Paese di cui pagherebbero le conseguenze soprattutto i ceti più deboli”.

A questo punto si deve citare uno degli autori che meglio ha illustrato la dinamica dello Stato consolidato alle quali queste linee guida governative aderiscono in modo totale e servile.

Mi riferisco al fondamentale saggio di Wolfgang Streeck, “Tempo guadagnato. La crisi rinviata del capitalismo democratico”.

Il noto e autorevole sociologo e storico dell’economia, Presidente emerito dell’Istituto Max Planck per le Scienze sociali di Colonia, sottolinea il passaggio dallo “stato fiscale”, dipendente e responsabile di fronte ai cittadini per il proprio finanziamento, allo “stato indebitato”, dipendente e responsabile di fronte ai propri potentissimi creditori (le banche d’affari internazionali e le loro “società di recupero crediti”), e infine allo “stato consolidato”, caratterizzato dal deficit democratico delle decisioni prese solo dall’Unione Europea e da soluzioni autoritarie per la repressione dei conflitti sociali.

Il potere dei possessori del debito, banche e fondi finanziari risulta proprio confermato dalla gestione della crisi del 2008, che è stata affrontata trasferendo risorse dei contribuenti a istituzioni finanziarie che avevano versato relativamente poco in termini di tasse e che avevano estratto consistenti rendite dalla proprietà di titoli di stato: se quindi c’è un problema di eccessiva spesa pubblica, essa è dovuta a un difetto di democrazia, non a un suo eccesso.

I costi della crisi sono stati scaricati sulla gran parte dei cittadini, in modo da evitare le ire dei “mercati”, ovvero degli stessi possessori del debito degli stati.

Ecco perchè “privatizzare” significa di fatto continuare a finanziarizzare il sistema pubblico, e creare ancora più deficit.

Per Streeck, in questo quadro, nella “diplomazia finanziaria internazionale”, il sostegno internazionale a uno stato debitore diventa un “atto di solidarietà” ai suoi creditori e al ceto superiore dello stato debitore (i maggiordomi governativi delle istituzioni europee), che trae anch’esso benefici dalle politiche di austerità.

Altro che tutelare “i ceti più deboli”.

E arriviamo, quindi, alla seconda “soluzione”, che è il secondo potentissimo veleno, che il Governo vuole propinare alla nostra economia e al sistema Paese.

LE PRIVATIZZAZIONI.

Non sono ancora sicuri di nulla, non dicono ancora qualcosa di chiaro sul futuro riassetto della Cassa Depositi e Prestiti e di Poste Italiane (le sedi più importanti degli investimenti pubblici e del risparmio degli italiani), ma il Governo lancia continui segnali di “amorosi sensi” al “business environment”, gli investitori esteri che potranno entrare direttamente nelle stanze dei bottoni degli ultimi promotori di politica economica pubblica che ancora non sono loro prede.

Coloro che stanno arricchendosi con il modello che sta strangolando ogni giorno di più la Grecia dovrebbero essere quelli che salveranno l’Italia?

Svendere quote azionarie, e quindi finanziarizzare, e quindi far entrare capitale privato estero nel nostro principale motore di controllo dello sviluppo economico pubblico significa soltanto assoggettarci in modo completo al volere di quelle istituzioni finanziarie e politiche che compongono il modello ordoliberista europeo che è l’esecutore materiale di un processo continuo di colonizzazione degli Stati del Sud Europa.

Quindi il Def e la futura Legge di Stabilità andrebbero letti esclusivamente come Decreti di Protettorato sull’Italia.

Sempre più italiani stanno comprendendo questo, nonostante il maquillage che subdolamente il Governo fornisce in qualche legge di sussidio temporaneo e insufficiente a riconsegnare fiducia ai cittadini e un orizzonte futuro a famiglie, lavoratori, disoccupati e giovani.

Quindi, credo che questa continua iniezione di veleno finirà. Sempre che ci facciano votare, un giorno.

Perchè la UE e l’Euro sono un pericolo per la democrazia e la sovranità degli Stati

Perchè la UE e l’Euro sono un pericolo per la democrazia e la sovranità degli Stati

terremotoeuropeo

Una lezione davvero molto importante di Vladimiro Giacchè, autore di volumi fondamentali per capire la crisi economica e politica in Europa, quali La fabbrica del falso. Strategie della menzogna nella politica contemporanea, ANSCHLUSS. L’annessione. L’unificazione della Germania e il futuro dell’Europa e Titanic-Europa. La crisi che non ci hanno raccontato.

Con molta chiarezza Giacchè ci illustra come all’interno della UE si sia creata la più grave crisi economica dall’Unità d’Italia a oggi. Non è una crisi di debito pubblico, ma di bilancia commerciale, dovute alle profonde asimettrie esistenti tra paesi europei. Asimettrie che il tasso di cambio fisso, quindi uguale per tutti ha acuito.
Tra le affermazioni oggettivamente rilevabili delineate da Giacchè ve ne sono alcune particolarmente gravi nei confronti di coloro che ancora difendono l’eurozona e i trattati europei.

Per stessa ammissione di Mario Monti stiamo distruggendo la domanda interna tramite il consolidamento fiscale.

Questo è stato imposto. Un ricatto per far sì che la BCE raggiungesse il suo compito fondamentale di garantire la stabilità dei prezzi. Un compito che contrasta totalmente con i principi del nostro ordinamento costituzionale, impostati sulla tutela del lavoro e dei salari. Per garantire la stabilità dei prezzi, invece, è necessario un forte abbassamento dei salari e la creazione di maggiore disoccupazione.

Il dumping sociale e fiscale è nei Trattati europei.

Questo aumenta quello che in inglese viene denominato “blame game”: la rivalità tra I Paesi. Non è un beneficio per la pace. E’ il contrario.

Tutta la nostra Costituzione collide completamente contro i principi della BCE in relazione al governo delle banche e della finanza.

La verità è che l’unica sovranità nazionale che viene rispettata dai trattati UE è quella della Germania, perchè i Trattati hanno una forte impronta ordoliberista, esattamente come il modello politico tedesco. In più, le violazioni della Germania in relazione al disavanzo di bilancio eccessivo non sono mai state sanzionate dalla Commissione europea.

C’è poi da ricordare che il controllo sulle banche da parte della BCE lascia fuori, completamente il controllo sull’acquisto e la vendita di “derivati”. Se si controllasse il RISCHIO DI MERCATO, oltre il RISCHIO DI CREDITO, molte banche tedesche non supererebbero i controlli delle autorità europee.

Un’altra Unione Europea, oppure un altro Euro è impossibile.

La Germania ha detto di NO su tutto.

La sinistra deve tornare a fare un bagno di realtà e di umiltà e riconoscere che il luogo autentico della sovranità è lo Stato nazionale.

Quello che sta distruggendo le economie occidentali è il modello di globalizzazione neoliberista. L’Unione europea è l’alfiere, la maggiore rappresentante della globalizzazione.

Quindi bisogna uscirne. Con responsabilità e fermezza. E al più presto.

ASCOLTIAMOLO!

Il 22 dicembre e la nostra Costituzione. Oggi, c’è chi dovrebbe provare vergogna

Il 22 dicembre e la nostra Costituzione. Oggi, c’è chi dovrebbe provare vergogna

dal Coordinamento Politico Nazionale del MovES

Oggi è il 22 dicembre e sono pochissimi coloro che ricordano che è uno dei più importanti anniversari dell’Italia Repubblicana. Perchè il 22 dicembre del 1947 fu approvata la nostra Costituzione.

Quella Costituzione che è stata vilipesa da leggi elettorali non rispondenti ai suoi principi e che hanno formato un parlamento, illegittimo – dal punto di vista giuridico e politico – che la sta trasformando in senso autoritario, antidemocratico, quindi contrario ai suoi valori istitutivi.

Sono due i senatori a vita che più di altri dovrebbero vergognarsi in questo giorno: Giorgio Napolitano e Mario Monti.

Dovrebbero vergognarsi e dire al Paese la verità – sull’attuale colonizzazione della Repubblica da parte dei poteri economici e finanziari – con un moto di assunzione di colpa grave nel rileggere le parole di Umberto Terracini alla chiusura della votazione finale dell’Assemblea costituente. Non lo faranno. Ma ci auguriamo comunque che molti leggano queste parole che oggi potrebbero risuonare come vuote e retoriche. Lo sembrano soltanto perchè sono state tradite.

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Terracini_Costituzione

Umberto Terracini pronuncia questo discorso dopo aver comunicato il risultato della votazione con cui i deputati hanno approvato il testo finale della Costituzione, che entrerà in vigore il 1° gennaio 1948.

Onorevoli colleghi,

è con un senso di nuova profonda commozione che ho pronunciato or ora la formula abituale con la quale, da questo seggio, nei mesi passati ho, cento e cento volte, annunciato all’Assemblea il risultato delle sue votazioni. (altro…)

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