INIZIA LA PRESIDENZA MACRON

INIZIA LA PRESIDENZA MACRON

Macron e Hollande

di Jacques Sapir

Jacques Sapir commenta a caldo la vittoria di Macron al secondo turno delle elezioni presidenziali francesi. Il dato principale è l’esiguità della sua vittoria, se si considera lo schieramento di stampa e media a suo favore, e il paragone con il risultato di Chirac del 2002 contro Le Pen padre. Tra astensione e schede bianche o nulle appena il 43% degli aventi diritto al voto si è espresso per Macron e, stando ai sondaggi, più della metà di loro lo avrebbe fatto per esclusione, non approvando in realtà il suo programma. Visto il sistema politico francese, comunque, Macron avrà estrema difficoltà a governare se, come probabile, sarà ben lontano dall’ottenere la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari nelle elezioni legislative del prossimo mese

Emmanuel Macron è stato dunque eletto, il 7 maggio, con un’ampia maggioranza dei voti espressi.

Il 66% dei voti è un dato che impressiona, ma è anche un’illusione ottica.

Se si considerano le percentuali di elettori che si sono astenuti o che hanno votato “scheda bianca o nulla”, Macron ha raggiunto solo il 43% dei voti degli aventi diritto. Questo dato è da confrontare con quello ottenuto da Jacques Chirac nel 2002 in un’elezione presidenziale in cui lo sfidante era anch’esso del Front National [Jean-Marie Le Pen, NdT]. In quel caso, al secondo turno Chirac aveva raggiunto il 62% dei consensi dell’insieme di tutti gli aventi diritto al voto. I 19 punti percentuali in meno di Macron rispetto a Chirac, dopo 15 anni, sono molto significativi. A riprova che si è trattato più che altro di un voto “di default” [per esclusione, NdT], i sondaggi, seppur da prendere con tutte le cautele, indicano che solamente il 43% di coloro che sono andati a votare per Macron approvano effettivamente il suo programma.

Il successo di Emmanuel Macron potrebbe rivelarsi nient’altro che un’illusione.

La stampa ha sostenuto questo candidato quasi all’unanimità, i grandi media mainstream gli sono corsi dietro con rara indecenza, e ciononostante gli hanno procurato un consenso relativamente basso se confrontato a quello che aveva raccolto Jacques Chirac. I 19 punti mancanti la dicono lunga sulla collera dei francesi, una collera che è stata ampiamente espressa nel corso di questa campagna elettorale.

Durante i “festeggiamenti” organizzati per l’annuncio dei risultati elettorali, realizzati con una messa in scena così calcolata e priva di spontaneità da essere notata perfino dai giornalisti delle principali emittenti televisive, abbiamo assistito ad una doppia contraddizione, che in effetti potrebbe essere proprio la contraddizione della Presidenza Macron.

La prima contraddizione è stata quella di presentare l’eletto come un uomo solo, slegato da qualsiasi appartenenza, come voleva lasciar intendere la sua marcia solitaria verso lo scenario del Louvre, quando in realtà la sua candidatura è stata un’immensa opera di riciclaggio di uomini politici falliti o senza speranza, del Partito Socialista, del “Centro”, ma anche della destra.

La seconda contraddizione è stata quella tra il tono apertamente “europeo” della sua messa in scena sul carosello del Louvre, e il discorso pronunciato da Emmanuel Macron dalla tribuna, un discorso nel quale la Francia era largamente presente.

Macron ha espresso ciò che già aveva detto davanti alle televisioni estere, ma che aveva finora taciuto in Francia, di voler cioè “rifondare l’Europa”.

Ma qualsiasi progetto di cambiamento delle istituzioni dell’Unione europea – dato che, politicamente e istituzionalmente, l’Europa non esiste – deve passare da un confronto esplicito con la Germania. Emmanuel Macron dovrà scegliere tra una preferenza europea e una preferenza francese. A voler combinare le due cose senza scegliere, si metterà nelle mani di Berlino e renderà chiaro a tutti che la sua presunta volontà di “rifondare l’Europa” non era che era una copertura per la sottomissione, non importa se voluta o subita.

La sconfitta di Marine Le Pen è indiscutibile.

Lo è tanto di più perché nei primi giorni della campagna elettorale per il secondo turno delle presidenziali la dinamica mostrata dai sondaggi era quella di un aumento dei consensi, dal 38% fino al 42%. Questa dinamica si è poi interrotta, in gran parte a causa del modo in cui la Le Pen ha condotto la campagna elettorale. Se è scesa dal 42% al 34% non può prendersela con altri che con se stessa.

Le ambiguità e le confusioni della sua campagna hanno avuto come effetto un vero e proprio crollo, e non sappiamo se ciò sia stato il frutto di incompetenza e di scelte sbagliate oppure sia stata una scelta deliberata.

La campagna elettorale che si sta aprendo ora per le elezioni legislative vede affrontarsi i quattro partiti che ormai dominano la scena politica francese.

L’obiettivo di Emmanuel Macron è quello di raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi.

Ma questa non sembra essere la volontà dei francesi, che non hanno certo inviato questo messaggio attraverso le urne.

Dato il tradizionale sistema di voto in Francia, sarà più che mai importante che ciascun partito chiarisca la propria posizione.

I sostenitori di Jean-Luc Mélenchon possono sperare di raggiungere una buona posizione, ma si troveranno ad affrontare grosse difficoltà proprio a causa del sistema di voto.

Converrà vigilare affinché questa elezione non permetta a dei partiti falliti di riprendere il controllo, né si risolva in una consegna di tutti i poteri ad Emmanuel Macron.

GLI ANTIFASCISTI A CORRENTE ALTERNATA

GLI ANTIFASCISTI A CORRENTE ALTERNATA

Emmanuel Macron

di Mauro GEMMA
Qualcuno si rallegra, anche con manifestazioni di entusiasmo francamente ridicole, per la vittoria di Macron perché, a suo dire, avrebbe scongiurato il pericolo fascista in Francia e arriva al punto di attaccare persino Mélenchon, il suo movimento e il 37% di elettori francesi che si sono astenuti o hanno votato scheda bianca o nulla, per non essere caduti nella trappola del “voto utile” a favore di una delle due destre, entrambe al servizio dei padroni, che si contendevano la presidenza.

E, a dimostrazione della deriva culturale che caratterizza certa “sinistra” che ha dimenticato anche che cosa sono state le Brigate Garibaldi (qualcuno di questi sedicenti “antifascisti” forse si chiederà addirittura chi erano, in questa desertificazione della memoria storica), Mélenchon viene attaccato anche per avere reintrodotto la nobile parola “patriottismo” nel vocabolario della sinistra di classe, sottraendola alle strumentalizzazioni della destra sciovinista e reazionaria.

Ma questi ipocriti che lanciano accuse di connivenza con il fascismo a chi non ci sta a questo gioco che tanto è gradito a Renzi e al suo partito che fino all’altro giorno si apprestava ad affossare la Costituzione nata dalla Resistenza antifascista, di fronte a una situazione che vede il fascismo ormai al potere, un fascismo assassino e torturatore, scatenatore di guerre criminali di aggressione contro popolazioni civili, come quello che in Ucraina esalta i crimini dell’occupazione hitleriana, che cosa hanno da dire?

Che cosa fanno concretamente per porre fine a questa vergogna nel cuore dell’Europa?

Nascondono ormai da anni la testa nella sabbia.

E neppure se ne vergognano.

In attesa che Macron inasprisca le sanzioni alla Russia e rafforzi il “contributo” della Francia alla preparazione della guerra globale: che fa dire a Trump che “non vede l’ora di lavorare con il nuovo presidente”. Vedremo allora cosa avranno da dire questi antifascisti a corrente alternata..

 

Perché io, di sinistra, non voterei Macron per fermare la Le Pen

Perché io, di sinistra, non voterei Macron per fermare la Le Pen

Emiliano Brancaccio

 

Giacomo RUSSO SPENA intervista Emiliano BRANCACCIO

«È il “meno peggio” a creare il peggio. Scegliere uno per contrastare l’altro è un controsenso. I cui unici esiti stanno nello spostamento sempre più a destra del quadro politico». La posizione controcorrente dell’economista Emiliano Brancaccio.

Ha festeggiato il 25 aprile, da convinto antifascista. Eppure l’economista Emiliano Brancaccio, una delle voci più autorevoli nella sinistra italiana, ideatore della proposta di “standard retributivo europeo”, se stesse in Francia non voterebbe per Emmanuel Macron: «L’avanzata del Fronte nazionale è una pessima notizia, l’ennesimo segno funesto di un’epoca dominata dall’irrazionalismo politico. Ma…»

Professore, veramente al ballottaggio in Francia non voterebbe Macron per impedire l’affermazione di Marine Le Pen? Dice sul serio?

«Certo, se fossi un elettore francese al ballottaggio non andrei a votare».

Nel giorno del 25 aprile la sua risposta sorprenderà molti lettori. In questi anni lei ha spesso paventato il rischio di nuovi fascismi in Europa, ed è stato tra i più irriducibili oppositori delle destre xenofobe….

«Io festeggio il 25 aprile non semplicemente per celebrare una ricorrenza, ma perché reputo l’ascesa di nuove forme surrettizie di fascismo la minaccia principale di questo tempo.

In questi anni ho trovato patetici gli argomenti di quegli intellettuali sedicenti “di sinistra” che hanno lavorato per sdoganare Le Pen in Francia o Salvini in Italia».

Però adesso che un partito di origini fasciste è a un passo dal conquistare l’Eliseo, lei sceglie di non appoggiare il candidato alternativo. Come mai?

«Chi a sinistra invita a votare il “meno peggio” non sembra comprendere che nelle condizioni in cui siamo il “meno peggio” è la causa del “peggio”. Le Pen e i suoi epigoni sono sintomi funesti, ma è Macron la malattia politica dell’Europa. Scegliere uno per contrastare l’altra è un controsenso».

Può spiegarci meglio?

«Macron incarna l’estremo tentativo del capitalismo francese di aumentare la competitività, accrescere i profitti e ridurre i debiti per riequilibrare i rapporti di forza con la Germania e stabilizzare il patto tra i due paesi sul quale si basa l’Unione europea. Al di là degli slogan di facciata, se vincerà le elezioni Macron cercherà di sfruttare il crollo dei socialisti e lo spostamento a destra dell’asse della maggioranza parlamentare per promuovere le riforme che gli imprenditori francesi invocano e che, a loro avviso, Hollande ha portato avanti con troppa timidezza. Per citare un esempio, Macron non ha mai nascosto che uno degli elementi della sua politica presidenziale sarà una nuova legge sul lavoro, ancora più precarizzante della “Loi Travail” di Hollande.

La sua svolta graverà dunque in primo luogo sui lavoratori e sui soggetti sociali più deboli.

La beffa è che alla fine questa politica alimenterà anche in Francia i meccanismi deflazionistici che hanno distrutto domanda e base produttiva nel resto del Sud Europa. Alla fine Macron non raggiungerà nemmeno il suo obiettivo di fondo, di riequilibrare i rapporti economici con la Germania e stabilizzare il quadro politico europeo. Chi oggi decide di votare Macron sarà ricordato per avere aderito a una politica anti-sociale, che per giunta si rivelerà fallimentare rispetto ai suoi stessi scopi. Non dovremo meravigliarci se poi si apriranno ulteriori praterie di consenso operaio a favore di ipotesi politiche con caratteristiche ancora più marcatamente nazionaliste, e al limite neo-fasciste».

Quindi, secondo lei, austerity e politiche neofasciste rappresentano una spirale che si autoalimenta, come due facce della stessa medaglia. Si potrebbe ribattere che almeno Macron difende i diritti di libertà e le battaglie civili. Lei è sempre stato attento alle istanze dei movimenti di emancipazione civile, e ha sempre contrastato le forze reazionarie che li osteggiano. Non è un motivo sufficiente per votare Macron?

«No, piuttosto è l’equivoco su cui da tempo ci facciamo del male. La storia insegna che diritti sociali e diritti civili arretrano o avanzano insieme. Sostenere un candidato che vuole cedere altri diritti sociali in cambio di presunti avanzamenti sul versante dei diritti civili è un modo ulteriore per lasciare che i movimenti reazionari continuino a fare proseliti tra le fasce sociali più deboli, con effetti a lungo andare negativi per le stesse conquiste in tema di libertà individuali».

Dunque lei è d’accordo con la scelta del candidato della sinistra, Mélenchon, di non dare indicazioni di voto per il ballottaggio?

«Avrei alcune cose da obiettare anche a Mélenchon. Ma non questa scelta».

Il Partito comunista francese si è invece affrettato a dare man forte a Macron in vista del ballottaggio. Che ne pensa?

«È il movimento tattico di un partito che tenta di sfruttare il crollo socialista per guadagnare qualche posizione. Mi sembra una mossa di corto respiro, che i comunisti francesi rischiano di pagare cara quando Macron rivelerà il vero volto della sua politica “modernizzatrice”».

Così però lei mette in discussione la tradizione del fronte repubblicano e anti-fascista, che caratterizza da sempre la sinistra francese.

«Mi risulta che i dirigenti della sinistra francese facciano ancora qualche buona lettura. Suggerirei di dare uno sguardo a una lettera dell’economista Piero Sraffa ad Antonio Gramsci, datata 1924, in pieno fascismo. In essa Sraffa evocava la necessità in primo luogo di una “rivoluzione borghese” di stampo anti-fascista, e solo dopo intravedeva qualche possibilità di avvio di una politica operaia.

Gramsci, che per altri versi stimava Sraffa, in quella occasione stigmatizzò la presa di posizione dell’amico definendola il retaggio di una formazione intellettuale liberale, cioè normativa e kantiana anziché marxista e dialettica. Ovviamente aveva ragione Gramsci. Tanto più oggi, in condizioni storiche che sono molto meno tragiche di allora, possiamo trarre da quello scambio una lezione fondamentale: tu puoi gettare le basi per la costruzione di una credibile forza politica di sinistra solo se porti avanti una lunga e faticosa opera di elaborazione di un punto di vista autonomo del lavoro rispetto alle forze egemoni in campo.

La lotta tra i partiti di “establishment” rappresentativi degli interessi del grande capitale europeo, e le forze piccolo-borghesi di orientamento nazionalista, è destinata a durare ancora a lungo.

Il peggio che in questa fase storica possa fare una forza di sinistra è attuare quello che un tempo si definiva “codismo”: ossia portare acqua all’una o all’altra di quelle due opzioni politiche, in un ruolo subalterno destinato a procurare solo danni alla reputazione e alle prospettive future.

L’unica chance per dare nuovamente voce alle istanze sociali e del lavoro incuneandosi nello scontro tra gli interessi del grande e del piccolo capitale, è di costruire una chiara alternativa dialettica a entrambe quelle opzioni politiche».

Un’alternativa che non prevede mai accordi, alleanze o convergenze tattiche?

«Mi pare di ricordare che una regola base della “tattica” sia che puoi immaginare un patto contingente con tutti, anche con il diavolo, ma solo se ritieni che potrai uscirne forte. A proposito di 25 aprile, l’adesione dei comunisti ai comitati di liberazione nazionale fu un caso di questo tipo. Ma nell’attuale fase storica è tutto diverso: io vedo solo convergenze auto-distruttive.

Invitare a votare Macron è auto-distruttivo».

D’accordo, professore. Ma se poi Le Pen vincesse le elezioni? Lei verrà additato tra i “cattivi maestri” colpevoli del successo fascista, lo sa questo?

«Le forze potenzialmente neo-fasciste possono già vantare un enorme successo: stanno cambiando il modo di pensare dei popoli europei. Nel mio piccolo, mentre altri supposti “maestri” giocano a lusingarla e accarezzarla, io lotto da anni contro una montante cultura retrograda e fascistoide, che si sta facendo strada molto più di quanto le sole dinamiche elettorali indichino. Bisogna comprendere che anche se non vincono le elezioni i partiti nazionalisti e xenofobi stanno già facendo vera e propria egemonia. Schengen crolla, la politica securitaria avanza, il parlamentarismo è sempre più in crisi. I partiti cosiddetti di “establishment” introiettano sempre di più pezzi di programma delle destre estreme: in certi frangenti le agende politiche mi sembrano condizionate persino più da queste forze che dai tecnocrati di Bruxelles. Davvero c’è chi pensa di contrastare questa lunghissima onda nera, che durerà anni, con il liberismo a scoppio ritardato di Macron, con la sua proposta politica avversa alle istanze sociali e del lavoro? E’ un’illusione folle».

Questa volta non tutti saranno d’accordo con lei…

«Me lo immagino. Già vedo due file di opinionisti “di sinistra”, una lunga costituita da quelli che si affretteranno a dichiarare il loro voto per il giovane delfino del più retrivo liberismo finanziario, e una più corta di coloro che non mancheranno di dare sostegno alla signora fascista candidata all’Eliseo. Provo sincera pena per gli uni e per gli altri».

 

fonte: https://www.sinistrainrete.info/politica/9648-emiliano-brancaccio-perche-io-di-sinistra-non-voterei-macron-per-fermare-la-le-pen.html

NI PATRIE, NI PATRON, NI LE PEN, NI MACRON!

NI PATRIE, NI PATRON, NI LE PEN, NI MACRON!

Manifestazione Francia

QUESTO ACCADEVA GIORNI FA A PARIGI ed è continuato fino a ieri. Questo è stato il loro 1° Maggio.

Contro le elezioni francesi, gli studenti hanno risposto scandendo questo slogan: 

“Ni Patrie, Ni Patron, Ni Le Pen, Ni Macron” 

Sono scesi in piazza e continuano da giorni.
La polizia lancia lacrimogeni e reprime, gli scontri proseguono.
Gli studenti non arretrano.

La “Generation Ingouvernable” insiste e non si rassegna al mantra del votare il meno peggio e al grido: “Siamo tutti antifascisti!”

 

Video: Dinamo Press 

MACRON, MÉLENCHON E LA SINISTRA SENZA SINISTRATI E SINISTRISMI

MACRON, MÉLENCHON E LA SINISTRA SENZA SINISTRATI E SINISTRISMI

Macron, Le Pen, Mélenchon

di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile MovES

 

Impossibile non occuparsi delle vicende dei nostri cugini d’oltralpe.

Impossibile perché ci investe direttamente proprio per gli schieramenti che si sono delineati e si stanno fronteggiando.

Appassionante, perché ci racconta un nuovo mondo, qualcosa che nasce mentre il nuovo stenta a morire, ma questa volta è possibile che quel mostro che sta crescendo nell’ombra, trovi chi sia in grado di sconfiggerlo.

E non è certo Macron, le cui politiche anzi, favoriscono i peggiori mostri che la Storia ha già provato come possano crescere e alimentarsi con simili programmi e azioni.

Macron ha un programma politico euro-ortodosso, di pieno rispetto delle regole della UE.

È un uomo allevato nel nido delle élite finanziarie e di alto rango, quindi espressione DIRETTA della Troika in seno ad una democrazia.
Tutto quello che farà, quindi, sarà né più né meno applicare il solito diktat: tagli su tagli al pubblico e austerità.

Con sommo gaudio delle destre estreme.

Nell’ultimo periodo, tra l’altro, la famigerata Commissione Europea ha già dichiarato che anche la Francia ha vissuto al di sopra delle sue possibilità.

Questa storia oltre a fare senso, francamente ripugna pure e non si capisce quale diritto abbiano per determinare che un paese viva al di sopra delle sue possibilità.

Rispetto a cosa? Rispetto a chi?

E viene anche da chiedersi, fra le varie: come mai tutti stiamo vivendo al di sopra delle nostre possibilità?
Il mantra è sempre lo stesso.

Grecia, Italia, Spagna, Irlanda e adesso la Francia, sempre lo stesso per tutti, tutti hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità, quindi è giusto che adesso si abbatta su tutti noi, il giudizio e la punizione divina di questa entità suprema che è la Commissione Europea o le agenzie di rating.

Ed ecco che, questi eletti da Dio, proprio attraverso l’espropriazione e l’espoliazione delle sovranità e dei beni degli Stati, aggrediscono le democrazie europee e i paesi coinvolti, uno ad uno vanno giù tutti.

Nel mentre, nessuno, dicasi NESSUNO, informa che la Finlandia sta diventando la Grecia del nord.

Non viene un dubbio di quanto manipolati siamo ad ogni livello?

Quindi, secondo logica, Macron sarà per la Francia quello che Renzi è stato per l’Italia: il liquidatore dello Stato in tutte le sue forme.
Continua, quindi, il saccheggio delle risorse dei paesi dell’eurozona da parte del neoliberismo ottenuto proprio distruggendo la forma Stato.

Dove passa, pertanto, il neoliberismo lascia solo fame e miseria, la Grecia (come dichiarano orgogliosamente dall’Europa) ne è il più grande e riuscito esperimento in vivo.

Senza più potersi autodeterminare nelle scelte politiche, economiche e sociali, si decreta quindi il danno strutturale delle economie, ma da far pagare unicamente ai lavoratori e si distrugge definitivamente chi è già ai margini.

E c’è ancora chi nega che ci sia una guerra in atto solo perché non scorre il sangue per le strade.

Certo, Emmanuel Macron non fa dichiarazioni violente, xenofobe e non è omofobo, ma quando poi non sarà garantito il diritto al lavoro, alla casa e all’assistenza sanitaria gratuita, conterà davvero qualcosa potersi sposare se si è gay?

Il fatto che le politiche che attua il neoliberismo, distruggano interi popoli e il loro futuro per decenni a venire, è davvero diverso e meno pericoloso solo perché chi lo personifica e rappresenta nei governi, non veste palesemente una camicia nera o un fez?

Però Macron è il male minore e il pericolo è SOLO la Le Pen, stanno dicendo tutti pervicacemente.

Ok, mi arrendo, e vi lascio convinti di questo veleno propagandistico ma io, lo stesso, non ci sto.

Comunque, che vincesse Macron c’era da aspettarselo.

Troppo sinistrismo e troppa propaganda terroristica e terrorismo vero ancora in giro soprattutto nel contesto di quella sinistra che vede l’uscita dai trattati come la fine del mondo e che cade nella narrazione propagandistica di cui Chomsky e Gallino ci hanno adeguatamente resi edotti, che vede il sistema obbligare tutti a preoccuparsi di un nuovo mostro, di un nuovo pericolo per evitare di scoprire che quel pericolo dorme già nel nostro letto.

In tutto questo, se non fosse accaduto quello che come MovES diciamo da tempo, ossia che una sinistra può rinascere solo ed esclusivamente se torna ad essere coraggiosa delle sue parole, delle sue scelte nette e delle sue posizioni inequivocabili, una sinistra che non si fa intimidire e che prende le distanze dall’essere fiancheggiatrice e funzionale al finanzcapitalismo che ci governa, ci sarebbe da non avere mai più speranza di riuscire a sconfiggere questo sistema.

Infatti, Jean-Luc Mélenchon, a dispetto di quello che milioni di persone credevano, ossia che non avrebbe MAI superato la soglia del 4-5%, non solo è riuscito ma ha proprio sfondato lo scenario e strappato con determinazione il sipario.

Ecco, quello che secondo me è il solo dato che realmente conta e rileva, dinnanzi a tutto il quadro apocalittico che il sistema mette in scena per noi, è che oggi in Francia esiste davvero una sinistra e una sinistra che prende circa il 20%.
Ed è una sinistra che appunto il sistema pensava fosse morta e sepolta per sempre.

Ma non solo il sistema, anche quel moderatismo rosè che in Italia si definisce sinistra, lo pensa.

Noi del MovES, che abbiamo lo stesso programma di Mélenchon ne sappiamo qualcosa, perchè ad ogni confronto con gli altri partiti che oggi si definiscono di sinistra, ci sentiamo dire sempre così.

Una sinistra, quella di Mélenchon, NON radicale ma che, data la radicalità con cui affronta i problemi, è considerata da sempre, dai tanti dirigenti italiani delle varie SI, Art.1-MDP, PRC etc. etc. etc. ma purtroppo anche dalla loro base, come condannata all’irrilevanza, fatto salvo, da parte di SI e di Possibile, sostenerla nell’ultimo passaggio pre-elettorale, i quali, comunque, da un anno a questa parte, hanno sempre pubblicamente sostenuto che potesse essere unicamente un partitino dello zero virgola.

Beh, possiamo dirlo.

Dopo il primo turno in Francia, bye bye, prefissi telefonici dei sinistrati e sinistrismi.

Ma non solo.

Giova MOLTO ricordare a tutti che non ci fosse stato il “populista” Mélenchon, come lo ha definito il mainstream e tanti moderati sinistri che si mettono sul petto la coccarda con su scritto sinistra, oggi la Le Pen avrebbe sicuramente vinto.

Così si sconfiggono le destre estremiste e xenofobe.

Si sconfiggono da sinistra, non appoggiando Macron come se non ci fosse un altro domani, quindi diventando e continuando ad essere organici e funzionali al neoliberismo.

Capito adesso perché serve che rinasca una sinistra che torni a farsi carico delle istanze del popolo e che lo faccia a testa alta e forte della sua storia? Serve, ANCHE per questo.

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