MARIA ELENA BOSCHI SI DIMETTE E…

MARIA ELENA BOSCHI SI DIMETTE E…

 

di Carlo BOLOGNINI

Maria Elena Boschi si è dimessa.
Se ne è andata la mattina del 2 novembre sbattendo la porta:
Questo partito ha virato a destra e non è più compatibile con i miei ideali di solidarietà e uguaglianza”.

Nel pomeriggio, l’ormai ex dirigente democratica, ha spiegato ai suoi fedelissimi che la sola speranza di sottrarre il Paese allo strapotere dell’economia consiste nel ritorno ad una politica “dal basso”, che dia finalmente voce ai cittadini e attui il dettato costituzionale.
Non rinnego niente di ciò che ho fatto, le storie politiche di ciascuno di noi non si cristallizzano, ma si evolvono, purchè – aggiunge con aria pensosa – con umiltà e coerenza”.

Intervistato da un giornalista freelance, Miguel Gotor, a nome dell’intera Sinistra, ha dichiarato: “Maria Elena è una straordinaria risorsa della Sinistra, con lei è davvero credibile la nostra proposta alternativa al PD”.

Rilancia Vendola dalle pagine di Repubblica:
Boschi possibile leader della nuova formazione a sinistra del PD

Ma è in serata che arriva il vero colpo di scena.
RENZI: “Lascio il PD”.
Ho sempre osteggiato il leaderismo cialtrone e vicino ai poteri forti. Ora la burocrazia mi impedisce di perseguire il mio programma a favore dei lavoratori e della piena attuazione della Costituzione”.
E ancora: “Occorre una politica partecipata e attiva che legittimi dal basso i suoi leader: tutt’altro che il Rosatellum fatto approvare da Gentiloni a colpi di fiducia.

La Sinistra esulta.
Renzi è il nostro candidato ideale alla Presidenza del Consiglio”- ha dichiarato D’Alema e, in una riunione privata, ha spiegato ai suoi: “Dice cose semplici e comprensibili, la sua svolta è l’unica vera novità del panorama politico italiano”.

Raggiunto al telefono, Nicola Fratoianni, visibilmente imbarazzato, taglia corto:
D’Alema è una mente fine e va interpretato”.

 

fonte: testo pubblicato dentro al gruppo aperto “Sinistra Italiana L’ALTERNATIVA” che abbiamo voluto proporvi  perchè con poche battute fa una sintesi precisissima della realtà e la chiusa è persino meglio dei titoli di Lercio pur amaramente non essendo Lercio ma la realtà di fatto.

ECCO COME RENZI LI HA AIUTATI “A CASA LORO”: SESTUPLICANDO L’EXPORT DEGLI ARMAMENTI

ECCO COME RENZI LI HA AIUTATI “A CASA LORO”: SESTUPLICANDO L’EXPORT DEGLI ARMAMENTI

di Giorgio BERETTA

Lo sa, ma non lo dice in pubblico. E la notizia non compare né sul suo sito personale, né sul portale “Passo dopo passo” e nemmeno tra “I risultati che contano” messi in bella mostra con tanto di infografiche da “Italia in cammino”. Eppure è stata la miglior performance del suo governo. Nei 1024 giorni di permanenza a Palazzo Chigi, Matteo Renzi ha raggiunto un primato storico di cui però, stranamente, non parla: ha sestuplicato le autorizzazioni per esportazioni di armamenti. Dal giorno del giuramento (22 febbraio 2014) alla consegna del campanellino al successore (12 dicembre 2016), l’esecutivo Renzi ha infatti portato le licenze per esportazioni di sistemi militari da poco più di 2,1 miliardi ad oltre 14,6 miliardi di euro: l’incremento è del 581% che significa, in parole semplici, che l’ammontare è appunto più che sestuplicato. Una vera manna per l’industria militare nazionale, capeggiata dai colossi a controllo statale Finmeccanica-Leonardo e Fincantieri. E’ tutto da verificare, invece, se le autorizzazioni rilasciate siano conformi ai dettami della legge n. 185 del 1990 e, soprattutto, se davvero servano alla sicurezza internazionale e del nostro paese.

Renzi e il motto di Baden Powell

Un fatto è certo: è un record storico dai tempi della nascita della Repubblica. Ma, visto il totale silenzio, il primato sembra imbarazzare non poco il capo scout di Rignano sull’Arno che ama presentarsi ricordando il motto di Baden Powell: “Lasciare il mondo un po’ migliore di come lo abbiamo trovato”. L’imbarazzo è comprensibile: la stragrande maggioranza degli armamenti non è stata destinata ai paesi amici e alleati dell’UE e della Nato (nel 2016 a questi paesi ne sono stati inviati solo per 5,4 miliardi di euro pari al 36,9%), bensì ai paesi nelle aree di maggior tensione del mondo, il Nord Africa e il Medio Oriente. E’ in questa zona – che pullula di dittatori, regimi autoritari, monarchi assoluti sostenitori diretti o indiretti del jihadismo oltre che di tiranni di ogni specie e risma – che nel 2016 il governo Renzi ha autorizzato forniture militari per oltre 8,6 miliardi di euro, pari al 58,8% del totale. Anche questo è un altro record, ma pochi se ne sono accorti.

Il basso profilo della sottosegretaria Boschi

Eppure non sono cifre segrete. Sono tutte scritte, nero su bianco e con tanto di grafici a colori, nella “Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento per l’anno 2016” inviata alle Camere lo scorso 18 aprile. L’ha trasmessa l’ex ministra delle Riforme e attuale Sottosegretaria di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Maria Elena Boschi. Nella relazione di sua competenza l’ex catechista e Papa girl si è premurata di segnalare che “sul valore delle esportazioni e sulla posizione del Kuwait come primo partner, incide una licenza di 7,3 miliardi di euro per la fornitura di 28 aerei da difesa multiruolo di nuova generazione Eurofighter Typhoon realizzati in Italia”.  Al resto – cioè ai sistemi militari invitati in 82 paesi del mondo tra cui soprattutto quelli spediti in Medio Oriente – la Sottosegretaria ha riservato solo un laconico commento: “Si è pertanto ulteriormente consolidata la ripresa del settore della Difesa a livello internazionale, già iniziata nel 2014, dopo la fase di contrazione del triennio 2011-2013”. La legge n. 185 del 1990, che regolamenta la materia, stabilisce che l’esportazione e i trasferimenti di materiale di armamento “devono essere conformi alla politica estera e di difesa dell’Italia”: autorizzare l’esportazione di sistemi militari a paesi al di fuori delle principali alleanze politiche e militari dell’Italia meriterebbe pertanto qualche spiegazione in più da parte di chi, durante il governo Renzi e oggi col governo Gentiloni, ha avuto la delega al programma di governo.

I meriti della ministra Pinotti

Non c’è dubbio, però, che gran parte del merito per il boom di esportazioni sia della ministra della Difesa, Roberta Pinotti. E’ alla “sorella scout”, titolare di Palazzo Baracchini, che va attribuito il riconoscimento di aver consolidato i rapporti con i ministeri della Difesa, soprattutto dei paesi mediorientali. La relazione del governo non glielo riconosce apertamente, ma la principale azienda del settore, Finmeccanica-Leonardo, non ha mancato di sottolinearne il ruolo decisivo. Soprattutto nella commessa dei già citati 28 caccia multiruolo Eurofighter Typhoon: “Si tratta del più grande traguardo commerciale mai raggiunto da Finmeccanica” – commentava l’allora Amministratore Delegato e Direttore Generale di Finmeccanica, Mauro Moretti. “Il contratto con il Kuwait si inserisce in un’ampia e consolidata partnership tra i Ministeri della Difesa italiano e del Paese del Golfo” – aggiungeva il comunicato ufficiale di Finmeccanica-Leonardo. Alla firma non poteva quindi mancare la ministra, nonostante i slittamenti della data dovuti – secondo fonti ben informate – alle richieste di chiarimenti circa i costi relativi “a supporto tecnico, addestramento, pezzi di ricambio e la realizzazione di infrastrutture”.

Anche il Ministero della Difesa ha posto grande enfasi sui “rapporti consolidati” tra Italia e Kuwait: rapporti – spiegava il comunicato della Difesa“che potranno essere ulteriormente rafforzati, anche alla luce dell’impegno comune a tutela della stabilità e della sicurezza nell’area mediorientale, dove il Kuwait occupa un ruolo centrale”. Nessuna parola, invece, sul ruolo del Kuwait nel conflitto in Yemen, in cui è attivamente impegnato con 15 caccia, insieme alla coalizione a guida saudita che nel marzo del 2015 è intervenuta militarmente in Yemen senza alcun mandato internazionale. I meriti della ministra Pinotti nel sostegno all’export di sistemi militari non si limitano ai caccia al Kuwait: va ricordato anche l’accordo di cooperazione militare con Qatar per la fornitura da parte di Fincantieri di sette unità navali dotate di missili MBDA per un valore totale di 5 miliardi di euro, che però non compare nella Relazione governativa. Ma, soprattutto, non va dimenticata la visita della ministra Pinotti in Arabia Saudita per promuovere “affari navali”: ne ho parlato qualche mese fa e rimando in proposito ai miei precedenti articoli.

Le dichiarazioni dell’ex ministro Gentiloni

Una menzione particolare spetta all’ex ministro degli Esteri e attuale presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. E’ lui, ex catechista ed ex sostenitore della sinistra extraparlamentare, che più di tutti si è speso in difesa delle esportazioni di sistemi militari. Lo ha fatto nella sede istituzionale preposta: alla Camera in riposta a due “Question Time”. Il primo risale al 26 novembre 2015, in riposta ad un’interrogazione del M5S, durante la quale il titolare della Farnesina, dopo aver ricordato che “… abbiamo delle Forze armate, abbiamo un’industria della Difesa moderna che ha rapporti di scambio e esportazioni con molti paesi del mondo…” ha voluto evidenziare che “è importante ribadire che l’Italia comunque rispetta, ovviamente, le leggi del nostro paese, le regole dell’Unione europea e quelle internazionali (pausa) sia per quanto riguarda gli embargo che i sistemi d’arma vietati”. Già, ma la legge 185/1990 e le “regole Ue e internazionali” non si limitano agli embarghi, anzi pongono una serie di specifici divieti sui quali Gentiloni ha bellamente sorvolato.

Nel secondo, del 26 ottobre 2016, in risposta ad un’interrogazione del M5S che riguardava nello specifico le esportazioni di bombe e materiali bellici all’Arabia Saudita e il loro impiego nel conflitto in Yemen, Gentiloni ha sostenuto che “l’Arabia Saudita non è oggetto di alcuna forma di embargo, sanzione o restrizione internazionale nel settore delle vendite di armamenti”. Tacendo però sulla Risoluzione del Parlamento europeo, votata ad ampia maggioranza già nel febbraio del 2016, che ha invitato l’Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e Vicepresidente della Commissione, Federica Mogherini, ad avviare un’iniziativa finalizzata all’imposizione da parte dell’UE di un embargo sulle armi nei confronti dell’Arabia Saudita”, in considerazione delle gravi accuse di violazione del diritto umanitario internazionale perpetrate dall’Arabia Saudita nello Yemen. Questa risoluzione, finora, è rimasta inattuata anche per la mancanza di sostegno da parte del Governo italiano.

Ventimila bombe da sganciare in Yemen

Rispondendo alla suddetta interrogazione, Gentiloni ha però dovuto riconoscere le “la ditta RWM Italia, facente parte di un gruppo tedesco, ha esportato in Arabia Saudita in forza di licenze rilasciate in base alla normativa vigente”. Un’assunzione, seppur indiretta, di responsabilità da parte del ministro. Il quale, nonostante i vari organismi delle Nazioni Unite e lo stesso Ban Ki-moon abbiano a più riprese condannato i bombardamenti della coalizione saudita sulle aree abitate da civili in Yemen (sono più di 10mila i morti tra i civili), ha continuato ad autorizzare le forniture belliche a Riad. E non vi è notizia che le abbia sospese, nemmeno dopo che uno specifico rapporto trasmesso al Consiglio di Sicurezza dell’Onu non solo ha dimostrato l’utilizzo anche delle bombe della RWM Italia sulle aree civili in Yemen, ma ha affermato che questi bombardamenti “may amount to war crimes” (“possono costituire crimini di guerra”).

Nella Relazione inviata al Parlamento spiccano le autorizzazioni all’Arabia Saudita per un valore complessivo di oltre 427 milioni di euro. Tra queste figurano “bombe, razzi, esplosivi e apparecchi per la direzione del tiro” e altro materiale bellico. La relazione non indica, invece, il paese destinatario delle autorizzazioni rilasciate alle aziende, ma l’incrocio dei dati forniti nelle varie tabelle ministeriali, permette di affermare che una licenza da 411 milioni di euro alla RWM Italia è destinata proprio all’Arabia Saudita: si tratta, nello specifico, dell’autorizzazione all’esportazione di 19.675 bombe Mk 82, Mk 83 e Mk 84. Una conferma in questo senso è contenuta nella Relazione Finanziaria della Rheinmetall (l’azienda tedesca di cui fa parte RWM Italia) che per l’anno 2016 segnala un ordine “molto significativo” di “munizioni” per 411 milioni di euro da un “cliente della regione MENA” (Medio-Oriente e Nord Africa).

La legge n. 185/1990 vieta espressamente l’esportazione di sistemi militari “verso Paesi in conflitto armato e la cui politica contrasti con i princìpi dell’articolo 11 della Costituzione”, ma – su questo punto – nessun commento nella Relazione. E nemmeno da Renzi. Men che meno da Gentiloni. Che l’attuale capo del governo si sia dato come obiettivo quello di migliorare la performance di Renzi nell’esportare sistemi militari?

(fonte)

LO SCHEMA DI D’ALEMA

LO SCHEMA DI D’ALEMA

Abbraccio Pisapia Boschi

di Massimo RIBAUDO

Il diabolico Max ha colpito ancora.

D’Alema sapeva che i militanti di Si-Sel (una lotteria, la Sisel) non avrebbero gradito il fatto di unirsi a Bersani, Speranza, Gotor che dicono di volere l’interesse del popolo, votano col governo per approvare i voucher, così ha fatto Gotor, e oggi alcuni di loro hanno votato il vergognoso accordo sulle banche venete.

Loro escono, il quorum per la maggioranza si abbassa, e le leggi contro il popolo vengono approvate.

Bene. Come truffare chi ancora (un 2% di elettori) crede nel progetto di Vendola e del suo fido scudiero Fratoianni?

Schema del Lider Maximo.

Dai venite con noi, c’è anche Pisapia.
– No, no. Pisapia per carità, per carità.

No, ma che vi ha fatto Pisapia? Su, con Pisapia si vince.
– Per carità Pisapia è amico di Renzi. No, mai con Pisapia.

Sinistra italiana, mentre il mondo vive la più grande guerra commerciale dal tempo dell’impero spagnolo e l’Inghilterra, è stata per due mesi a parlare solo del suo odio per Pisapia.

Se gli chiedevi che giorno fosse, se voleva venire a una festa, il militante di SI ti rispondeva: “mai con Pisapia”.

Nei gruppi di Sinistra Italiana si organizzavano tornei di freccette con la faccia di Pisapia come bersaglio.

D’Alema si allisciava i baffi, sornione.

E poi D’Alema disse: “Giuliano, vai ad abbracciare la Boschi”.

La Francia si è annessa la Libia, noi spenderemo 15 miliardi per due banche venete che Banca Intesa compra a un euro, ma i militanti di SI hanno postato per giorni la faccia di Maria Etruria che dice: “Non ci posso credere, Pisapia mi ama”.

A quel punto, lo schema è riuscito.

“Avevate ragione compagni di SI, noi di MDP-Art. 1 ci siamo sbagliati su Pisapia. E’ un vecchio bavoso. Lo lasciamo perdere. Adesso, venite con noi?”

SI.

NO, DE BORTOLI NON E’ UN EROE

NO, DE BORTOLI NON E’ UN EROE

 

di Ivana FABRIS

Non per smorzare gli entusiasmi di tanti, ma non innalzerei Ferruccio De Bortoli ad eroe.

Dovremmo tenere tutti bene a mente sia che fino a ieri è stato servitore dello stesso padrone che oggi fa a pezzi, sia che è ancora parte di quello stesso establishment.

Inoltre cerchiamo di non cadere nello stesso errore fatto quando il nemico era Berlusconi che ci ha portato a vedere uno come Travaglio, come Ezio Mauro o, addirittura uno come Scalfari, a paladini della democrazia o, peggio, della sinistra.

Stiamo anche MOLTO attenti che intanto che ci occupiamo delle rivelazioni di De Bortoli, il governo sta avviando un giro di vite sui lavoratori da spavento, come ad esempio la legge sul cosiddetto “lavoro agile”, la Smart Job, una delle forme più ORRENDE di SCHIAVITU’ che si possano immaginare e che l’esecutivo sta già parlando di nuova stretta economica con quello che tutto ciò rappresenterà.

Rimaniamo nel merito delle questioni concrete, anche perché va benissimo che si riveli il marcio – chi lo nega? – ma quello che De Bortoli ha raccontato è solo la punta dell’iceberg di un sistema politico che andrebbe semplicemente spazzato via da cima a fondo.

Non crediate che in altri ambiti politici ci sia meno schifo. 
E’ solo uno schifo un po’ meno spudorato, ma di fatto il sistema è lo stesso in ogni direzione si guardi: dei bisogni del popolo italiano non importa praticamente a nessuno.

Il mondo è cambiato e continuare a ragionare sulla politica oggi, come si faceva 30 anni fa, non fa che alimentare un sistema di potere che sta distruggendo tutto, un sistema di cui la politica italiana a livello istituzionale è serva e complice.

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