GRECIA TRA PASSATO E PRESENTE

GRECIA TRA PASSATO E PRESENTE

grecia

 

 

di Maria CAFFARRA TORTORELLI – [MovES]

 

 

Nell’estate del 1975, appena un anno dopo la caduta della dittatura dei Colonnelli – militari ferocemente anticomunisti – mi recai in Grecia con amici.
Eravamo felici per la riconquistata libertà di quel popolo ed eccitati di visitare, finalmente, la Terra, il cui detto popolare, “una faccia-una razza”, ci sottolineava la similarità di cultura, come i principi e valori, dei nostri due popoli.
Trovammo un Paese molto povero, arretrato nei Servizi ma ricco di umanità e ospitalità, qualità tipiche di quella civiltà.

 

La gente che incontravamo nelle stradine che portavano al mare, pur non conoscendoci ci invitava dagli usci delle case a bere un caffè o almeno un sorso d’acqua.
Ci chiedevano se avessimo mangiato, disposti a privarsi del loro, per generosità.
Si respirava a pieni polmoni, insomma, l’entusiasmo per la ritrovata libertà dal fascismo.

Nel Peloponneso, prima tappa del nostro viaggio, facevano a gara per ospitarci.
Avere un turista da esibire agli amici, quasi come un trofeo, era la dimostrazione d’essere dei privilegiati scelti dagli Italiani
La sera ci offrivano immancabilmente i ‘souvlaki’ pur non avendo grandi disponibiltà economiche e noi li accettavamo sia per non offenderli e sia perchè ci venivano incontro economicamente essendo anche noi in bolletta.
Tra ‘Kalimera’ e Parakalo’ ci veniva il desiderio di abbracciarli tutti per l’empatia che sprigionavano con i loro sorrisi.

Sono tornata piu volte in Grecia e l’ho ritrovata sempre piu ricca ed evoluta, dopo il riscatto dal Regime dei Colonnelli. Fortunatamente anche noi eravamo più agiati e potevamo concederci maggiori comodità, che quella Terra, ormai, arrichitasi dalla propria operosità, offriva ai turisti.

Se ripenso a quel lontano 1975 mi sembra di aver vissuto un bel sogno che purtroppo non esiste più.
Leggo, nel presente, di una Grecia sofferente che sta vendendo, addirittura, il proprio patrimonio artistico perchè una spietata UE l’ha messa in ginocchio.

 

Una Grande Dama inginocchiata agli strozzini!

 

Non è vero che questa Nazione ha vissuto sperperando e conducendo una vita al di sopra delle proprie possibilità; è vero, invece, che solo alcuni si sono arricchiti impunemente con le speculazioni finanziarie delle borse europee.

Il piano “Salva Grecia” è servito per prendere tempo e permettere alle Banche tedesche di liberarsi di titoli greci non piu buoni.
La mortalità è cresciuta per malattie e suicidi.
Il sistema sanitario è stato demolito
La povertà con l’accordo Troika–Tsipras è aumentata quasi del doppio.
Lo stipendio medio è di 300 euro e molti vivono di carità.
Gli entusiasmi al grido “Abbiamo salvato la Grecia e l’Euro”, sono stati una truffa.
La Troika ha colpito profondamente nella vita e negli affetti dei Greci, portando solo disperazione.

Dov’è finita la Grecia della speranza e dell’ottimismo, dei Kalimera sorridenti, che avevo conosciuto nel passato?
Non posso credere che il sorriso di quel popolo sia definitivamente spento, sconfitto dai signori della guerra in giacca e cravatta.

Anzi, sono sicura che, anche in Grecia, presto verrà il giorno della Liberazione da un’occupazione silente e maligna come questa e sono altresì certa che per fare in modo che accada, ogni paese europeo vi contribuirà. Dovrà farlo.
La Storia insegna, proviamo tutti almeno una volta ad essere scolari.
ALBERT CAMUS E IL COLONIALISMO FRANCESE

ALBERT CAMUS E IL COLONIALISMO FRANCESE

Camus

 

 

di MARIA CAFFARRA TORTORELLI [MovES]

Albert Camus è uno degli autori francesi moderni che più ho amato.
Camus, un pied-noir.

Mi è piaciuto più di Sartre, padre dell’esistenzialismo con cui il Nostro ha avuto scontri ideologici, forse perchè lo trovo più vicino alla mia sensibilità e non solo in senso umanistico o letterario.

 

“nel trovarlo simile a me, finalmente,così fraterno,
ho sentito che ero stato felice”

Camus ebbe il coraggio di mettersi di traverso anche al PCF che era diventato piuttosto tollerante verso il colonialismo.
La sua battaglia in favore dell’Algeria, terra in cui era nato da genitori francesi – detto perciò pied-noir con chiara ed evidente intonazione dispregiativa – si ritrova in tutti i suoi scritti.

Il suo impegno a favore della gente di quella terra, per la giustizia, il riscatto economico, culturale, sociale, è il fulcro di tutte le sue Opere.

Intransigente, rifiuta i compromessi e appoggia la rivolta del ’45 in Algeria e chiede che la Francia costruisca davvero una democrazia nei Paesi Arabi.
Lo hanno preso in parola, ma nella maniera più distorta e aberrante che potesse immaginare.

Camus, quindi, è contro la Francia e il Capitalismo Coloniale che infatti continuano, ancora oggi, ad essere ipocriti, prepotenti e imperialisti e creano squilibri spaventosi che hanno finito con l’alterare non solo il paese colonizzato.
Basta pensare a quanto avvenuto dopo l’intervento in Libia per eliminare Gheddafi o pensare a cosa hanno generato in Niger e Nigeria e in tutti i paesi delle ex colonie francesi che hanno adottato il franco CFA: debito e ancora colonialismo, sempre e solo colonialismo, ancora oggi e sempre.

Riporto una frase, tratta da una sua inchiesta sulla “Miseria della Cabilia”, la regione più povera dell’Algeria, che sembra essere premonitrice dell’attuale tragico presente.

Un monito, quello di Camus, opportunamente dimenticato.

 

A lungo termine,
tutti i continenti, giallo, nero, bistrò,
si rovesceranno sulla Vecchia Europa
Sono centinaia e centinaia di milioni.
Hanno fame e non temono la morte…

LA NUOVA EPOCA: IL ’68, IL MIO

LA NUOVA EPOCA: IL ’68, IL MIO

68-protesta

 

di Maria CAFFARRA TORTORELLI

 

Da qualche giorno tirava una strana aria all’Università, un andirivieni, capannelli di gente, un parlottare fitto.
Quella mattina dovevo prenotare un esame del secondo anno e mi trovavo nel corridoio della segreteria, dietro un alto finestrone, in attesa del mio turno.
Ignoravamo quella che sarebbe stata la portata di quei momenti.
Il ’68 è iniziato così.

La vetrata nella parte superiore era quasi opaca per la polvere ma in basso si riuscivano a scorgere con sufficiente chiarezza tutti i dettagli del palazzo di fronte. Sul cornicione numerosi uccelli svolazzavano di qua e di là.
Un piccione aveva appena pulito col becco il suo bel piumaggio iridescente ed ora stava compiendo numerosi giri di corteggiamento attorno ad una femmina.
Questa, dal testino più dolce e corpo snello, fingendo indifferenza si spostava continuamente ma appena l’altro si distraeva cercava di interessarlo tubando.

Mentre così attenta ammiravo quello spettacolo, fui colpita da un vociare nel cortile sottostante.
Un folto gruppo di studenti parlava piuttosto animatamente. Presa dalla curiosità scesi e mi feci largo per capire cosa stesse accadendo.

Si discuteva di occupazione. A Nantes in Francia c’erano state già le prime agitazioni.
A Parigi la Sorbonne era stata occupata. Anche in altre città italiane stavano scoppiando le prime proteste universitarie.
Tutto mi sembrava così strano ed eccitante. Ero abituata a non protestare, ad accettare.

Provenivo da una scuola dogmatica ed autoritaria. Professori burberi che non conoscevano il significato della parola dialogo…Ma forse tutte le scuole, all’epoca, erano così.
Sotto certi aspetti mi sentivo fuori luogo là ma volevo capire, interessarmi a quel nuovo fenomeno che avrebbe cambiato le mie certezze.

Nella mia vita scolastica c’erano stati pochi scioperi, ai quali non avevo aderito perché proclamati da universitari fascisti che cercavano di coinvolgere i liceali ma che non avevano mai convinto me, figlia di un vecchio socialista.
E così la sera restai là, all’interno dell’Orientale con gli altri, a vedere, a scoprire, momenti straordinari di vita comune.
Iniziarono serate inconsuete e diverse.

Riunioni politiche tra il fumo di sigaretta, il suono di chitarre, l’odore del ciclostile.
Si fumavano le Nazionali Blu senza filtro perché ricordavano le più nobili “Gouloises” francesi e per nobilitarle scherzando si erano soprannominate “EN bleu”.
Si passava la sera a scrivere e disegnare “tatzebao” da affiggere ai muri con i compagni .

Eravamo così presi da quelle novità che dimenticavamo persino di mangiare.
Pensavamo di cambiare il mondo. Per ognuno di noi, iniziava un periodo di trasformazione e consapevolezza trasportato da quel vento nuovo.

Prendeva il via una vera e propria rivoluzione politica, ideologica e sociale che avrebbe modificato profondamente la vita dei giovani.
Il ’68.

Studiavo Letteratura Francese e imparavo così anche a conoscere François Villon il poeta che scriveva contro il potere e intanto cantavo “Bocca di rosa”e “Via del Campo” mentre arrivavano notizie della Guerra in Vietnam.

SCUOLA, LONTANA DA 13 ANNI MA…

SCUOLA, LONTANA DA 13 ANNI MA…

di Maria CAFFARRA TORTORELLI

Sono lontana da tredici anni dalla scuola.
Ricordo ancora con tanta nostalgia quei visi di giovani e le emozioni che mi regalavano.
Mi pare che negli ultimi tempi molte cose siano, ormai, cambiate e peggiorate.
Sembra che la collettività riconosca e apprezzi sempre meno il ruolo della cultura.

Deduco questo soprattutto quando sento di genitori che si pongono quasi in conflitto con i docenti, atteggiamento che toglie autorevolezza agli occhi degli studenti.
Con la “Buona Scuola”, che sembrava essere una priorità dell’agenda politica del Governo, questa condizione di perdita di qualità, si sta aggravando sempre più..
Le proposte di riforma, mancando di seri progetti pedagogici per la elaborazione di una scuola del futuro, rendono piu fragile l’impalcatura scolastica.

Non voglio entrare nel meccanismo complicato e confuso delle assunzioni, desidero, invece,
sottolineare alcuni aspetti che mi hanno colpito.

Regalare notevole potere decisionale ai dirigenti scolastici, espone la scuola al forte pericolo di autoritarismo e al clientelismo, anche con i premi ai docenti, valutati nella diverse discipline, non si sa con quale criterio e da chi, forse, da un essere onnisciente.

L’alternanza scuola-lavoro pone enormi problemi di applicazione in quanto le scuole hanno difficoltà a trovare enti e imprese disponibili ad accogliere studenti.
C’è il pericolo che le imprese che li ospitano possano far diventare la scuola un centro di pubblicità per ditte private, perdendo, essa, il ruolo di istituzione pubblica.
Sotto il profilo didattico, tale alternanza, si rivela un vero disastro soprattutto nei licei, perchè toglie ore di studio e accresce il lavoro nero e non retribuito, ai danni degli studenti indirizzati in mansioni che non riguardano affatto il loro percorso scolastico.

– Altra vergogna sono le scuole paritarie che ottengono ingiusti finanziamenti mentre la scuola pubblica si affossa sempre più, nel degrado dell’edilizia scolastica con soffitti che crollano o che non vengono bonificati per la presenza di amianto nelle vecchie costruzioni prefabbricate.

Temo anche il risultato della sperimentazione di 4 anni di studio anzichè di 5 che porterà, a classi che già alternano scuola e lavoro, un maggior impoverimento del sapere fino al peggioramento di uno sviluppo logico e critico del pensiero.

– Ultima novità è l’uso dello smartphone.
Questo strumento potrebbe apparire positivo in una scuola che non vuole restare indietro rispetto ai cambiamenti sociali, ma senza una seria programmazione che faccia prendere coscienza di come servirsene, non per gioco, ma per fini didattici, a ragazzi che lo conoscono meglio degli adulti, potrebbe diventare dispersivo e molto pericoloso.
Lo smartphone non è controllabile come lo era il computer in laboratorio ove il docente, con un sistema operativo particolare dalla sua consolle principale, poteva tenere sotto controllo le postazioni degli studenti e il loro lavoro in rete.
Mi chiedo, il momento di ricerca, riflessione critica, lo potrà dare lo smartphone o basterà solo un copia e incolla, di ciò che si dovrebbe studiare, come spesso si fa su Facebook?

 

 

(vignetta di Bertolotti e De Pirro per Prugna)

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