LA NUOVA UNIONE EUROPEA INIZIA NEL SEGNO DEL RIGORE

LA NUOVA UNIONE EUROPEA INIZIA NEL SEGNO DEL RIGORE

 

di Luca FANTUZZI

 

La nuova UE inizia a prendere forma… nel segno del rigore

Lo scoop lo ha fatto, qualche giorno fa, El País. Domani la Commissione discuterà di possibili modifiche strutturali dell’architettura dell’Euro. Su due binari: la trasformazione del Meccanismo Europeo di Stabilità in un vero e proprio Fondo Monetario Europeo e l’individuazione di un Ministro delle finanze europeo.

L’ESM, per chi non lo sapesse, è una organizzazione internazionale istituita con un trattato diverso da quelli che fondano la UE, attivo dal 2012, che garantisce assistenza finanziaria a Paesi in difficoltà sotto vincoli di condizionalità (che, ai sensi dell’art. 12 del trattato istitutivo, “possono spaziare da un programma di correzioni macroeconomiche al rispetto costante di condizioni di ammissibilità predefinite”). I prestiti, a tasso variabile o fisso, sono spesso concessi in accordo con Banca Centrale Europea (BCE) e Fondo Monetario Internazionale (FMI); pertanto lo Stato assistito firma un Memorandum di intesa con questi tre soggetti – ESM, BCE, FMI – congiuntamente noti alle cronache come Troika. L’ESM è gestito da un Consiglio dei governatori, formato dai ministri finanziari dell’Eurozona, e da un Consiglio di amministrazione nominato dal Consiglio dei governatori: le decisioni sono prese ora a maggioranza semplice, ora a maggioranza qualificata; quest’ultima, di fatto, si traduce in un diritto di veto per gli Stati che hanno versato oltre il 20% delle risorse del Fondo; cioè, ovviamente, Germania e Francia.

Il Ministro delle finanze europeo è, invece, un’araba fenice, nel senso che (come vedremo) sono anni che ne parlano un po’ tutti, e tutti in modo diverso. In Germania, si immagina il sacerdote dell’austerità, che – nel quadro di una “condivisione di sovranità” – monitora il livello di debito dei Paesi membri e pone veti sulle politiche fiscali di questo o quello Stato; in Francia, un gestore di risorse comuni (pro domo Galliae) che – all’interno di una per ora inafferrabile “solidarietà europea” – riduce gli shock asimmetrici con strumenti ad hoc (più o meno ampi a seconda delle diverse posizioni politiche).

Ma da dove viene questa proposta così “rivoluzionaria” come quella che martedì discuterà la Commissione? Facciamo un passo indietro.

Il 22 febbraio 2016 il governo italiano pubblica un position paper che riporta una “Proposta strategica dell’Italia per il futuro dell’Unione Europea: crescita, lavoro e stabilità”.

Verso la fine del lungo testo, si legge un peana nei confronti dell’Unione bancaria: “per rendere l’Unione monetaria davvero irreversibile, dobbiamo gestire la comune casa europea con l’adozione di una visione sistemica comune. Un’unione monetaria più forte ha bisogno di istituzioni comuni più forti istituzioni… L’istituzione del Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM) è stato un importante passo avanti per la gestione delle crisi dei debiti sovrani, attraverso l’utilizzo delle risorse messe in comune… Un obiettivo ambizioso sarebbe trasformare l’ESM in un Fondo monetario europeo. Nel breve termine, l’ESM dovrebbe diventare una garanzia per il Fondo Unico di Risoluzione [una specie di fondo interbancario di tutela dei depositi su scala europeo, talmente unico che resterà diviso in comparti – uno per ciascun Stato membro – fino al 2023, N.d.R.], onde salvaguardare efficacemente la stabilità finanziaria nell’Unione…”.

E subito dopo: “a lungo termine, l’Unione monetaria deve essere dotata di una capacità fiscale correlata ai compiti di promozione degli investimenti e riduzione degli impatti del ciclo economico… Queste funzioni possono essere gestite da un Ministro delle Finanze dell’Eurozona. Il valore aggiunto di un Ministro dell’Eurozona potrebbe essere quella di eseguire una politica fiscale comune e di assicurare che una politica fiscale coerente ed equilibrata sia perseguito a livello aggregato. A questa fine, si renderebbe necessario un bilancio dell’Eurozona, con risorse adeguate. Naturalmente, un tale ministro dovrebbe essere politicamente attrezzato per svolgere questo ruolo. Anche se questa figura potrebbe essere costituita in seno alla Commissione europea…, sarebbe importante che avesse un forte legame anche con il Parlamento europeo”.

A maggio 2017, anche a seguito del suicidio in diretta di Marine Le Pen, è eletto Presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron, il quale – già a fine estate – lancia un ampio piano di riforma dell’Unione europea che va nel senso di una sempre maggiore integrazione fra gli Stati membri. Tra i punti qualificanti del piano, proprio l’elezione di un Ministro europeo delle Finanze, che addirittura dovrebbe gestire un bilancio separato per la sola Eurozona. Juncker, nel suo discorso sullo stato dell’Unione europea (calco provincialotto di quello, omonimo, annualmente pronunciato dai Presidenti USA), a settembre riprende le idee di Macron, seppure reintroducendo le competenze di questo Ministro nel quadro del bilancio dell’intera UE, cosa che richiederebbe alcuna modifica dei Trattati.

A ottobre (notare come i tempi si fanno sempre più stringenti: come una valanga, si ingrossa e prende velocità man mano che scende a valle) Wolfgang Schäuble – lasciando la propria carica di ministro delle finanze tedesco e di membro dell’Eurogruppo – fa circolare il c.d. non paper (qui il testo originale, qui una mia traduzione), nel quale detta il proprio testamento ideale: mantenimento dell’ESM su un piano intergovernativo al fine di conservare la posizione di preminenza garantita alla Germania dall’attuale statuto del Fondo; attribuzione al medesimo sia di un potere di intervento per la prevenzione delle crisi finanziarie degli Stati membri (e non solo, come oggi, per la risoluzione di crisi già conclamate), sia della competenza relativa al monitoraggio del rispetto, da parte degli Stati membri, delle regole del Fiscal Compact (oggi tale competenza è attribuita alla Commissione che, nell’ottica di Schäuble, ha un atteggiamento troppo morbido in quanto parzialmente inquinato da logiche politiche); previsione di un sistema di dissesto controllato delle finanze statali simile al bail-in attualmente in vigore per gli Istituti di credito (“i seguenti elementi dovrebbero essere inseriti nel Trattato ESM: a) la posticipazione automatica delle scadenze dei Titoli di Stato nel caso in cui sia stato concesso un programma ESM; b) l’obbligo di effettuare una ristrutturazione completa del debito se ciò è necessario per garantire la sostenibilità del debito; c) al fine di prevenire resistenze…”, l’introduzione di un sistema per cui basta un solo voto per la ristrutturazione dell’intero debito dello Stato, senza necessità di ulteriori votazioni sulle singole serie di obbligazioni).

Ecco che ora la Commissione – forse approfittando di un momento di eccezionale debolezza (relativa) del governo tedesco – cerca di trovare una sintesi che venga incontro alle esigenze dei due principali azionisti di questa Unione di figli e figliastri.

In effetti, secondo El País il testo della Commissione può essere inquadrato come un accordo di compromesso fra la posizione francese (Ministro delle finanze UE, inserimento dell’ESM nei Trattati dell’Unione, ampliamento del budget in funzione anti-ciclica) e la posizione tedesca (ben descritta da Schäuble che anzi, con la sua consueta franchezza, mostra come l’ampliamento dei poteri dell’ESM e l’elezione di un Ministro delle finanze siano due proposte inconciliabili), ma con significative aperture a favore della visione che del futuro dell’Unione ha Macron.

Il Superministro delle finanze sarà non solo vicepresidente della Commissione stessa, ma anche presidente dell’Eurogruppo, rappresentante dell’Unione presso il G-20, nel Fondo Monetario Internazionale e, in generale, in tutte le organizzazioni che trattano temi economici su scala globale; oltre a questo, probabilmente gestirà il Fondo monetario europeo e il futuro bilancio dei fondi di sostegno per le riforme (il bastone per i Paesi dell’Euro) e per la convergenza (la carota per quelli non appartenenti all’UEM). Di contro, l’ESM trasformato in FME dovrebbe rimanere su un piano intergovernativo (all’Italia, per aver avuto il ruolo di ventriloquo che introduce in tempi non sospetti temi cari ai potenti, dovrebbe schiudersi la porta del diritto di veto nel Fondo), ma per il momento non dovrebbe vedersi attribuire competenze che sono proprie della Commissione (che, evidentemente, non vuole perderle).

Ma la battaglia, da questo punto di vista, sarà in sede di discussione innanzi il Consiglio dell’Unione Europea. Per quell’epoca, la Germania avrà un nuovo governo, noi probabilmente saremo nel mezzo di una nuova crisi finanziaria, ci consoleremo che a calare dal nord non sarà più la Troika (il marketing non lo permette) ma il ben più spendibile FME.

 

FONTE: IL FORMAT

RAZZISMO E NAZIONALISMO, PILASTRI DEL FASCISMO

RAZZISMO E NAZIONALISMO, PILASTRI DEL FASCISMO

 

di Luca FAVALLI

Il concetto di fascismo è molto più largo di quello che si crede, perchè a torto si pensa che esista solo quello in camicia nera del ventennio e che questo sia quindi un tema superato e invece no, non è così.

Il fascismo è anche quella fascia grigia di ambiguità di chi considera le nostre istituzioni democratiche una inutile perdita di tempo e vorrebbe il rapporto diretto con il popolo; fingono di amare la povera gente invece la disprezzano e dimostrano il loro odio in ogni occasione, quella che ha l’impatto più facile.

L’attacco ai sindacati chiamati dai grillini parassiti (e non solo), chi se non i fascisti possono considerare delle libere associazioni perchè questo sono i sindacati, come parassiti non capendo che questi non lucrano soldi, ma i lavoratori si tesserano liberamente per essere rappresentati?

La verità è che il Movimento cinque stelle, la Lega, il PD e i forzisti odiano i lavoratori ed infatti questi partiti hanno tolto diritti ai lavoratori, allungato le pensioni in modo che il lavoratore sia costretto a lavorare di più, che viva la precarietà e sopravviva col lavoro nero.

Altro tema che racchiude il fascismo è quello di trattare la povertà come un problema di ordine pubblico.
L’uso degli idranti per sgomberare o multare i barboni che rovistano la spazzatura, significa scegliere sempre i padroni come interlocutori ed è una chiave di lettura importante perchè sappiamo che il fascismo per sua stessa natura è espressione padronale della classe borghese che sabota la democrazia ossia le istituzioni e sono azioni che rispondono tutte al concetto fascista di legge e ordine.

Il razzismo quello esplicito di leghisti e cinque stelle che arrivano addirittura a ipotizzare dei reati che hanno soltanto il volto degli immigrati, ossia se la violenza sessuale la commette l’immigrato diventa più grave perchè la destra razzista inserisce l’aggravante dell’inferiorità e uno dei massimi rappresentantiu oggi di questo pensiero,  guida la prima potenza del mondo gli USA, mi riferisco a Trump. 

I leghisti non sono molto diversi da lui ed hanno pure copiato lo slogan “prima gli americani”.

Ii leghisti sono antimeridionali da sempre e oggi si scoprono nazionalisti. La Lega Nord è un partito camaleontico capace di mille trasformazioni e nessuna di essa è positiva.

Ma c’è anche il razzismo liberale e benpensante del PD che per lavarsi la coscienza e per non avere più gli immigrati in casa fa accordi discutibili con governi militari e dittatoriali come quello libico che finanziano perchè rinchiuda i migranti e non permetta loro di arrivare.
Ipocriti perchè non riconoscono volutamente il razzismo e usano anche l’espressione più bieca che alimenta lo scontro di classe tra disperati e poveri “noi dobbiamo distinguere tra migranti economici e quelli che scappano dalle guerre” come fa Macron e non a caso Minniti piace alle destre e a questa Europa.

Lava la coscienza a troppe persone questo sistema, ma che non ha nulla di buono perchè ad informarsi senza pregiudiziali e con un po’ di coscienza di classe, lo si capisce in fretta dove ci si dovrebbe collocare perchè i racconti dei migranti sono strazianti.

E questo non significa di sicuro essere buonisti (altro termine fascistoide) ma affrontare il problema in tutta la sua complessità e GESTIRLO invece di generare odio discriminando tra povero e povero o tra povero e disperato.

L’ACCORDO INFAME SUI MIGRANTI MOSTRA LA FEROCIA DI UNA UE IRRIFORMABILE

L’ACCORDO INFAME SUI MIGRANTI MOSTRA LA FEROCIA DI UNA UE IRRIFORMABILE

di Giorgio CREMASCHI

A me l’accordo sui migranti dei governi della Unione Europea fa ribrezzo.

Prima di tutto per l’infamia di un progetto che, come fu detto dagli autori dello sgombero di Roma, serve a far sparire le persone, non a risolvere i loro e i nostri problemi.

Lo scopo di tutta l’operazione è costituire campi di concentramento di migranti, chiamati ipocritamente hotspot, in piena Africa, impedendo così alle persone di giungere ai confini della Unione Europea.

Naturalmente per fare questo bisognerà costruire basi militari, inviare soldati, corrompere ancor di più governanti già abbondantemente corrotti, pagare lautamente le bande di tagliagole che sul traffico di persone guadagnano.

Alla fine il costo per noi sarà ben superiore ai 35€ al giorno dell’accoglienza a persona.
Però i migranti non li vedremo più, già 18000 sbarchi in meno vanta Minniti, che gongola per gli elogi europei ricevuti. Dove sono? Nel deserto in attesa di sparire.

Quando Salvini e Renzi dicono “aiutiamoli in casa loro” intendono questo: aiutare chi ci toglie di mezzo il problema, cioè le persone.

E poi ecco la tripla ipocrisia dei governi europei, che non solo nascondono le loro vere intenzioni sui migranti nel solito sproloquio sui diritti umani, ma usano gli sbarchi qui per sbarcare in Africa con un rinnovato colonialismo. Macron è il più sfacciato, ma tutti i principali governi UE cercano di metter piede in Africa, per petrolio, affari, prestigio.

Infine c’è la concordia delle due destre, quella di governo e quella cosiddetta di opposizione, Macron e Le Pen, PD e Lega.
Sia chiaro non mi stupisce il fatto che la Unione Europea che fa gli hotspot in Africa piaccia a tutte e due le destre. L’ho sempre saputo che alla fine sarebbero andate d’accordo.

No, ciò che mi colpisce è la capacità che governi e finte opposizioni di destra hanno avuto di monopolizzare l’opinione pubblica, distogliendola dai problemi sociali più gravi e drammatici.

Il lavoro parallelo sulla minaccia migrante, alla fine è riuscito a far credere a tanta gente colpita dalla crisi che la causa dei loro guai fosse in chi sbarcava qui.

Tuttavia questo trionfo sui migranti subirà la stessa sorte di quello delle politiche di austerità. Queste ultime hanno distrutto una montagna di diritti sociali e di solidarietà umana promettendo che alla fine ci sarebbe stato di nuovo lavoro e benessere per tutti. Imbroglio. L’accordo sui migranti finirà allo stesso modo. ‪

La UE, i suoi trattati, da Maastricht a Dublino, le sue politiche verso i propri cittadini e verso i migranti, l’austerità, lo stato di polizia, le guerre, sono il problema non la soluzione.

La UE non è riformabile, può solo diventare sempre più feroce, verso tutti. Si può cambiare solo con politiche del lavoro e della solidarietà opposte a quelle liberiste in atto.
Fuori da questa Unione Europea.
L’INVASIONE DEI MIGRANTI È UNA BALLA COLOSSALE (LA NOSTRA INCAPACITÀ NO)

L’INVASIONE DEI MIGRANTI È UNA BALLA COLOSSALE (LA NOSTRA INCAPACITÀ NO)

di Fulvio SCAGLIONE

La questione dei flussi migratori si rivela ogni giorno di più la tempesta perfetta per la fragile barca della Ue, bucherellata in pari misura dai ritardi culturali e dalle inanità politiche. In Europa si scontrano due fronti che dicono cose opposte ma fanno la stessa cosa perché, in estrema sintesi, uno non ha la testa per capire e l’altro non ha le palle per agire.

Cominciamo da quelli, solitamente detti “ di destra” o “populisti”, che propongono ricette mai davvero spiegate e quindi inconcludenti (tipo: “aiutiamoli a casa loro” o rimandiamoli al mittente) perché temono l’invasione.
Diventerà mai possibile spiegar loro che non c’è alcuna invasione? I numeri dei migranti paiono enormi perché ad affrontarli c’è giusto un pugno di Paesi, l’Italia e la Grecia soprattutto. In queste condizioni, 1 milione e 200 mila richieste d’asilo come quelle presentate nel 2016, l’anno record, ovviamente sembrano (e sono) un’enormità. Ma sono poca roba se confrontate con la realtà europea, un insieme di Paesi che conta 503 milioni di abitanti (6,9% della popolazione mondiale) e vale il 20% degli interscambi commerciali globali. Tanto più che queste richieste sono per lo più respinte: in Italia il 61%.

Inoltre: se ci fosse una vera invasione, saremmo già stati…invasi. Basta dare un’occhiata di fronte a noi. In Medio Oriente vivono 410 milioni di persone che per il 32% hanno meno di trent’anni. In Africa vive la maggioranza di quel miliardo e 200 milioni di persone che hanno meno di 25 anni. Ma non solo. Sono tutti in Africa i cinque Paesi del mondo con l’età media più bassa. Ovvero: Niger, con l’età media a 15,1 anni; Uganda e Mali, 15,5 anni; Malawi e Zambia, 16 anni. Il che fa sì che nel continente africano l’età media sia 28 anni, contro i 46,1 della Germania, i 44,5 dell’Italia e i 44,3 dell’Austria. Aggiungiamo le dittature, le carestie, una spruzzatina di guerre. Davvero crediamo che quella che sta arrivando sulle nostre coste sia un’invasione? Davvero non abbiamo capito che l’emigrazione verso l’Europa è una cosa per benestanti (quindi pochi), perché i veri poveri (tanti) non se la possono permettere e restano laggiù?

Davvero non abbiamo capito che l’emigrazione verso l’Europa è una cosa per benestanti (quindi pochi), perché i veri poveri (tanti) non se la possono permettere e restano laggiù?

Però attenzione: non è che gli altri, gli illuminati, siano di tutt’altra pasta. Parlano parlano ma alla fin fine… Il nostro premier Gentiloni è andato alle riunioni Ue a chiedere di “discutere del ruolo delle ong, della missione di Frontex, delle risorse a disposizione per lavorare in Libia e negli altri Paesi africani, della possibilità di allargare i nostri programmi”. Di fatto, a chiedere di rovesciare la pratica politica di questi ultimi anni. Perché solo una settimana prima il Consiglio d’Europa si era chiuso rinviando sine die il riesame del regolamento di Dublino (quello che incastra l’Italia, costringendola a trattare e curare tutti coloro che sbarcano, anche se non è all’Italia che mirano), senza affrontare i buchi della missione Frontex, senza parlare delle imbarcazioni “umanitarie” che i migranti vanno quasi a prenderli a casa e poi li scaricano a noi e solo a noi, senza rifinanziare gli aiuti per lo sviluppo dei Paesi dell’Africa da cui tanti migranti cominciano il viaggio. E quando l’Italia, forte di un’esperienza storica senza pari, chiedeva un ruolo di primo piano in Libia, Francia e Regno Unito ci hanno risposto picche, impegnati come sono a completare il disastro da loro stessi avviato con la guerra del 2011.

Emmanuel Macron era tutto un miele sul dovere di aiutare l’Italia. Ma alla prima ondata di migranti, quella di questi giorni, ha sbarrato il confine di Ventimiglia e si è messo a pontificare di “richiedenti asilo” (i migranti buoni) e “migranti economici” (quelli cattivi), come se non sapesse che distinguerli è sempre più difficile, per non dire impossibile

Parole tante, fatti pochi. Muri dappertutto, così la grana tocca al vicino. E mistificazioni a non finire. Emmanuel Macron, l’homo novus francese che dovrebbe rifare l’Europa a braccetto con la Merkel, al Consiglio d’Europa era tutto un miele sul dovere di aiutare l’Italia. Ma alla prima ondata di migranti, quella di questi giorni, ha sbarrato il confine di Ventimiglia e si è messo a pontificare di “richiedenti asilo” (i migranti buoni) e “migranti economici” (quelli cattivi), come se non sapesse che distinguerli è sempre più difficile, per non dire impossibile. Uno che cerca di sfuggire alla carestia e alla desertificazione è un “migrante economico”? E uno che arriva dalla Nigeria ricca di petrolio e tormentata da Boko Haram è per forza un “richiedente asilo”? Un commerciante siriano di Aleppo che ha parenti e relazioni in Germania che cos’è?

Dietro l’apparente diversità delle posizioni, quindi, c’è un vero pensiero unico: l’unico migrante buono è quello che finisce a casa d’altri. Dichiarazione di fallimento politico di un’Europa che, in fondo, per affrontare i flussi migratori avrebbe dovuto fare una cosa molto semplice e molto desiderate ma a quanto pare impossibile: unirsi e agire unita.

 

fonte articolo e immagine: http://www.linkiesta.it/it/article/2017/06/30/linvasione-dei-migranti-e-una-balla-colossale-la-nostra-incapacita-no/34766/

MACRON E IL CERVELLO ALL’AMMASSO DEI FRANCO-ITALIANI

MACRON E IL CERVELLO ALL’AMMASSO DEI FRANCO-ITALIANI

Qualcuno poi mi spiegherà cosa vuol dire il messaggio portante della politica di Macron secondo il quale:
“egli è al di sopra della destra e della sinistra!”

E non un giornalista che si possa definire tale, che contesti questo falso ideologico, perché di questo si tratta!

Tempi duri per chi si ostina a far funzionare il cervello!

Mario Gallina

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