PASOLINI SAPEVA VERAMENTE TROPPO

PASOLINI SAPEVA VERAMENTE TROPPO

 

di Giovanni GIOVANNETTI

Dario Bellezza, Graziano Verzotto, Antonio Pinna sono persone che nulla hanno mai avuto in comune: il poeta Bellezza è morto di Aids nel 1996; del democristiano Verzotto ricorderemo i temerari rapporti d’alto lignaggio mafioso con Michele Sindona e il boss Giuseppe Di Cristina (col primo condivise i “fondi neri” dell’Ente minerario siciliano; dell’altro fu “compare” e testimone di nozze). Quanto a Pinna, era un abilissimo driver romano al servizio negli anni Settanta del Clan dei marsigliesi.

Non si possono dunque immaginare figure tanto diverse nel sostenere la stessa cosa: il recupero di uno scottante dossier arrivato a Pier Paolo Pasolini su un autorevolissimo politico democristiano che starebbe a motivo della morte dello scrittore.

Questo “potente politico”, stando a Bellezza «era un amico dei neofascisti e della polizia, controllava i servizi segreti e sulle sue mani c’era la Gladio»; ben di peggio, stando a Verzotto, quel «dossier andava assolutamente recuperato, eliminando chi lo avesse letto».

Lo scandalo petroli

1974-75: Pasolini scrive sferzanti articoli sul “Corriere della Sera” e ha sul tavolo Petrolio, l’incompiuto romanzo uscito solo nel 1992. Chissà se sapeva del contrabbando di petrolio, delle evasioni fiscali e delle corruttele per circa 2 mila miliardi di lire (il cosiddetto fascicolo “M.Fo.Bi.Ali”) che, nel 1974-75, hanno come protagonisti il faccendiere democristiano Mario Foligni e il comandante della Guardia di finanza generale Raffaele Giudice (tessera P2 n. 1634, raccomandato ad Andreotti da Gelli e dai presuli presunti massoni monsignor Fiorenzo Angelini e cardinale Ugo Poletti). Viene tutto messo a tacere, dirà l’allora capo del controspionaggio italiano Gian Adelio Maletti (tessera P2 n. 1610), «per evitare un terremoto istituzionale». Copia di questo dossier segreto sarà ritrovata tra le carte di Mino Pecorelli nella redazione di “Op” dopo l’uccisione del giornalista.

Il piduista Pecorelli (tessera n. 1750) non è l’unico a lasciarci le penne. Il colonnello Salvatore Florio, che aveva rifiutato l’adesione alla P2 (tra gli affiliati alla loggia massonica segreta figureranno 39 alti ufficiali della Guardia di finanza), dovrà lasciare l’Ufficio “I” (Informazioni, il servizio segreto delle Fiamme Gialle), sostituito dal collega colonnello Giuseppe Sessa, poi coinvolto nello scandalo petrolifero. Florio si era reso conto dell’entità dello scandalo: «qui scoppia una bomba», dice alla moglie Myriam Cappuccio; «Le dirò presto tutto quello che sono venuto a sapere su di lei» dice al corrotto generale Giudice. Morrà nel luglio 1978 in un dubbio incidente stradale; contemporaneamente, dalla sua cassaforte spariscono alcuni documenti “riservatissimi”. Troppo zelante questo colonnello, che nel 1964 aveva persino fatto arrestare Luciano Liggio. Nel 1974, dal suo ufficio erano uscite le prime tre note informative su Licio Gelli e sull’allora segretissima P2.

Lo scandalo Italcasse

«Presidente Andreotti a lei questi assegni chi glieli ha dati?» titola il settimanale “Op” il 14 ottobre 1977. Pecorelli possedeva copia degli illeciti assegni per 300 milioni di lire ad Andreotti e girati ad “anonimi personaggi”, che l’onorevole avrebbe ricevuto dalla Sir del petroliere Nino Rovelli (indebitato con Italcasse per 218 miliardi di lire), dai fratelli Gaetano, Francesco e Camillo Caltagirone (dovevano a Italcasse 209 miliardi) e dalla società Nuova Flaminia di Domenico “Memmo” Balducci, legato alla banda della Magliana e al capobastone Pippo Calò. Sono tutti elemosinieri di Andreotti. È la partita di giro dello scandalo dei finanziamenti e contributi a fondo agevolato a partiti di governo e, non da meno, ad imprenditori amici; agevolato dal pizzo per taluni.

Già autore di scottanti inchieste sui rapporti tra Andreotti, petrolieri e Servizi, nonché sulle oscure trame di una loggia massonica in Vaticano, e delle manovre intorno al rapimento di Aldo Moro – Pecorelli verrà assassinato a Roma il 20 marzo 1979, in circostanze giudiziariamente non del tutto chiarite.

Il 6 aprile 1992 Tommaso Buscetta riferisce ai magistrati di Palermo che, secondo il boss Gaetano Badalamenti, il giornalista sarebbe stato ucciso «nell’interesse di Andreotti». Nel 1994 Antonio Mancini (un componente “pentito” della banda della Magliana) indicherà nell’andreottiano Claudio Vitalone il mandante dell’omicidio Pecorelli; a suo dire commissionato al neofascista e killer della banda Massimo Carminati (lo stesso di “Mafia capitale”) assieme al mafioso Michelangelo La Barbera detto “Angelino il Biondo”.

Nella Domanda di autorizzazione a procedere contro l’esponente democristiano (8 giugno 1993), mutuando la testimonianza di Buscetta i magistrati romani scrivono: «Sembra che Pecorelli stesse appurando cose “politiche” collegate al sequestro Moro. Giulio Andreotti era appunto preoccupato che potessero trapelare questi segreti, che anche il generale Dalla Chiesa conosceva. Pecorelli e Dalla Chiesa sono infatti “cose che si intrecciano tra loro”».

Processato a Perugia quale mandante dell’omicidio Pecorelli, nel 1999 Andreotti viene prosciolto, così come l’ex ministro del Commercio con l’estero Claudio Vitalone, Badalamenti, Calò, i presunti killer Carminati e Michelangelo La Barbera. Il 17 novembre 2002 la Corte di appello ribalterà la sentenza di primo grado, così che Badalamenti e Andreotti sono condannati a 24 anni di carcere come mandanti. Il 30 ottobre 2003 la sentenza d’appello viene infine annullata senza rinvio dalla Corte di cassazione, annullamento che rende definitiva l’assoluzione di primo grado.

Dalla Chiesa e forse Pecorelli erano a conoscenza della versione integrale del memoriale Moro. Entrambi vengono assassinati perché a conoscenza, scrive Sergio Flamigni, «di un particolare “segreto di Stato”: un meccanismo di potere occulto che dai vertici istituzionali attraverso la P2 e i servizi segreti, coinvolge settori della criminalità organizzata e gruppi eversivi di estrema destra: un complesso e segreto dispositivo criminale attivato per le “operazioni sporche” in nome della “ragion di Stato”».

Per altre vie, delle molteplici articolazioni di questo livello occulto del potere o contropotere sottratto a ogni controllo democratico era venuto a conoscenza lo stesso Pasolini che, lo si è già ricordato, dirà all’amico-poeta Dario Bellezza d’aver ricevuto un dossier compromettente su un notabile DC.

Rispondendo ad Andreotti che, sul “Corriere della Sera”, era intervenuto in polemica con L’articolo delle lucciole, Pasolini seccamente rileva che l’eterno e inossidabile «Andreotti ha omesso nel suo articolo di parlare della “strategia della tensione” e delle stragi», fingendo così «di non saper nulla sull’unica continuità di tale potere, cioè sulla serie di stragi. Ciò è scandaloso. E io sono scandalizzato». E ancora: «fin che i potenti democristiani taceranno su ciò che invece, in tale cambiamento, costituisce la continuità cioè la criminalità di Stato, non solo un dialogo con loro è impossibile, ma è inammissibile il loro permanere alla guida del Paese».(Gli inossidabili Nixon italiani, 18 febbraio 1975).

Confondendo o fingendo di confondere lo sviluppo col progresso, Andreotti replicherà di nuovo ricordando sua «madre con le mani spaccate dalla fatica del bucato», dicendosi lieto «di vivere in un tempo che almeno in questo è molto migliorato»; e infine, sì, «la “strategia della tensione” è più grave ancora dell’ondata di delinquenza comune» (Le lucciole e i potenti, 18 febbraio 1975).

L’allusivo onorevole può ben dirlo: secondo Maletti, nel 1969 in molti sapevano della imminente esplosione «a scopo intimidatorio» della bomba di Piazza Fontana a Milano. Il gioco, dirà lo spione, non avrebbe dovuto superare certi limiti, ma sfuggì di mano un po’ a tutti. Quanto al golpe Borghese, come si legge in documenti recentemente desecretati, l’avallo di Nixon al Piano fu subordinato al coinvolgimento di Andreotti, il “garante politico” da porre a capo del nuovo governo golpista.

Trame bianche e trame nere… finanza massonica vaticana e P2… petrolio e tangenti… morti sospette e carte sottratte… Così come Mino Pecorelli e Salvatore Florio, anche Pasolini «in termini romaneschi “se l’andava cercando”»: lo dice un incontenibile Andreotti, facendola per una volta fuori dal vaso. Non pago, lo ripeterà beffardo di Giorgio Ambrosoli, il liquidatore liquidato dal bancarottiere malavitoso Michele Sindona, altro mafioso assai vicino al “divino Giulio”.

Dell’impunito esponente democristiano, Pasolini ha tracciato questo profilo in Petrolio: alla festa della Repubblica, «c’era anche un uomo politico – era ministro da dieci anni e poi lo sarebbe stato per altri quindici – seduto su una poltroncina rossa, con un viso tondo di gatto ritratto tra le spalle, come non avesse collo o fosse un po’ rachitico: la fronte grossa di intellettuale era in contrasto col suo sorriso furbo, che aveva qualcosa di indecente: voleva cioè manifestare, con furberia e degradazione, la coscienza della sua furberia e degradazione».

Al dunque, cosa poteva aver ricevuto Pier Paolo Pasolini di tanto pericoloso? Qualunque cosa fossero, quei documenti così «compromettenti su un notabile Dc» non sono più tra le sue carte.

 

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fonte: Globalist

STRAGE DI BOLOGNA: LA VICENDA POLITICO-GIUDIZIARIA

STRAGE DI BOLOGNA: LA VICENDA POLITICO-GIUDIZIARIA

Associazione tra i Familiari delle Vittime della Strage della Stazione di Bologna del 2 Agosto 1980
    • IL 2 AGOSTO 1980 ALLA STAZIONE DI BOLOGNA ESPLODE UNA BOMBA CHE CAUSA 85 MORTI 200 FERITI
      L’avvio delle indagini trovò un incredibile iniziale ostacolo nel tentativo, protrattosi per 24 ore, di mettere in dubbio la natura dolosa dello scoppio, infatti vennero ipotizzate cause fortuite quali lo scoppio di una caldaia.
      Si tentò, da un lato di evitare reazioni della piazza e dall’altra, come era successo per la strage di Piazza Fontana, di ritardare il rinvenimento di tracce utili.
      L’intervento della Procura della Repubblica di Bologna fu tempestivo e l’approccio serio: gli investigatori misero subito a fuoco le protezione di cui il frastagliato mondo del terrorismo eversivo di destra aveva goduto e continuava a godere a Roma malgrado la città fosse stata sottoposta negli ultimi due anni ad una escalation di violenze e di attentati (di particolare significato l’attentato al C.S.M. e l’uccisione del Giudice Amato).
      Già alla fine di agosto comincia ad essere abbozzata una ipotesi accusatoria indirizzata anche verso ideatori e depistatori, ma il passaggio dell’inchiesta dalla Procura all’Ufficio Istruzione segna una sorta di inversione di tendenza: l’indagine comincia ad essere spezzettata. Viene inviata a Roma per competenza l’indagine sull’associazione eversiva. Si fanno più pesanti i depistaggi.
      Eppure la strage era stata preannunciata anche un mese prima (colloquio tra Rinani e Presilio), negli ambienti dei servizi se ne troveranno addirittura tracce scritte (rapporto Spiazzi) – colloquio tra Amos Spiazzi e Ciccio Mangiameli – omicidio Mangiameli. Il giudice Amato,nelle audizioni del 25 marzo e 13 giugno 1980, davanti al CSM, aveva segnalato la pericolosità dinamitarda dei gruppi eversivi di destra (audizioni del 25 marzo e 13 giugno 1980)
    • Depistaggi : al momento dei primi arresti avvenne un incontro tra Licio Gelli (Gran Maestro della loggia massonica P2) e Elio Cioppa (Alto dirigente del S.I.S.M.I.) ‘State sbagliando tutto, la pista è quella internazionale’:
      In quel momento iniziano contrasti feroci all’interno del tribunale, in parte fomentati da pubblicazioni di stampa, che avvalorano tesi e avvenimenti fantasiosi tendenti a screditare i giudici che avevano svolto la prima parte dell’indagine, avvalorando poi un disegno massonico internazionale con l’obiettivo di portare i giudici su piste internazionali estremamente inverosimili e fantasiose. ‘IL GRANDE LABIRINTO’ giornalista PAMPARANA.
      Tutto ciò causa grande sconcerto nell’opinione pubblica e nei familiari delle vittime.
    • L’1 Giugno 1981 si costituisce
      L'”ASSOCIAZIONE TRA I FAMILIARI DELLE VITTIME DELLA STRAGE ALLA STAZIONE DI BOLOGNA DEL 2 AGOSTO 1980″ con lo scopo statutario di : “OTTENERE CON TUTTE LE INIZIATIVE POSSIBILI LA GIUSTIZIA DOVUTA“.
      Al momento della costituzione vi sono 44 persone, poi si associano in 300.
      Ogni 4 mesi l’Associazione va in tribunale ad incontrare i giudici, subito dopo convoca una conferenza stampa per far conoscere lo stato delle cose e la sua opinione.
      Momenti di grande tensione che i familiari hanno sempre vissuto con grande dignità non lasciandosi portare in giro da falsi consiglieri.
      Una delle cause, per cui i processi nelle altre stragi si sono chiusi con un nulla di fatto, è da ascriversi ai depistaggi che hanno avuto successo e ai collegi di difesa che si sono divisi affermando, molte volte, convinzioni di singoli avvocati. I depistaggi arrivarono a volte a provocare perfino la divisione all’interno dei collegi di difesa delle parti civili.
      L’Associazione assume posizioni molto dure nei confronti di chiunque appaia sottovalutare la gravità della mancata risposta giudiziaria all’ansia dell’accertamento della verità.
    • All’inizio del 1984 inizia la raccolta di firme in calce alla proposta di legge di iniziativa popolare per : ‘L’ABOLIZIONE DEL SEGRETO DI STATO NEI DELITTI DI STRAGE E TERRORISMO‘. Consegnata all’On. Francesco Cossiga, allora Presidente del Senato, il 25 LUGLIO 1984, corredata da circa 100.000 firme, la legge deve ancora essere discussa dal nostro Parlamento. ( oggi 28.2.1997)
    • Il 19 Gennaio 1987 inizia il processo, i giudici svolgono un
      meticoloso lavoro di analisi degli antefatti teorici partendo dal Convegno dell’Istituto Pollio, la sentenza viene emessa l’11 Luglio 1988
      I condannati per depistaggio sono tutte persone iscritte a logge massoniche e Licio Gelli è, come si è detto, il Gran Maestro della loggia massonica P2. Il Generale Pietro Musumeci e il Colonnello Giuseppe Belmonte sono alti ufficiali del S.I.S.M.I. servizio segreto militare
      Nell’estate del 1989 l’avvocato di parte civile Roberto Montorsi incontra Licio Gelli e passa dalla parte degli imputati tradendo la fiducia che gli era stata accordata.
    • Subito si scatena una campagna che cerca di squalificare tutto il lavoro dei magistrati, dell’Associazione e del Collegio di Parte Civile.
      Vi fu una campagna di stampa martellante che per tutta l’estate fino all’apertura del processo d’appello ( ottobre 1989), prendendo le difese dell’avvocato, considerava l’inchiesta frutto di un teorema, e di un intrigo del partito comunista.
      L’Associazione fu accusata di fare un’attività di spionaggio cercando di far passare come illecita la sua attività di informatizzazione degli atti del processo.
      Questa fu la preparazione del processo d’Appello, il clima di tutto il procedimento risentì di quella situazione.
    • Il processo d’Appello iniziò nell’ottobre 1989 la sentenza fu emessa il 18 Luglio 1990. TUTTI ASSOLTI DALL’ACCUSA DI STRAGE.
      Da segnalare: il Procuratore Generale aveva chiesto l’appesantimento delle pene.
      La sentenza fu definita dall’Associazione una Provocazione.
      Immediata presa di posizione dell’M.S.I. che chiese la cancellazione dalla lapide presso la stazione di Bologna della scritta ‘Strage Fascista’
      Il Presidente del Consiglio Andreotti si disse d’accordo ed il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga chiese ufficialmente scusa all’M.S.I..
    • Il 2 Agosto 1990 il Senato approva una legge che porta lo stesso titolo di quella presentata dall’Unione ‘Abolizione del segreto di stato nei delitti di Strage e terrorismo’, ma nulla ha a che fare con quella, anzi peggiora quella esistente.
    • Il 12 Febbraio 1992 le Sezioni Unite Penali della Corte di Cassazione emette la sentenza.
      IL PROCESSO D’APPELLO VA RIFATTO !
      La Corte ha sentenziato che la sentenza d’Appello è:
      – ILLOGICA
      – PRIVA DI COERENZA
      – NON HA VALUTATO IN TERMINI CORRETTI PROVE E INDIZI
      – NON HA TENUTO CONTO DEI FATTI CHE PRECEDETTERO E SEGUIRONO L’EVENTO
      – IMMOTIVATA O SCARSAMENTE MOTIVATA
      – IN ALCUNE PARTI I GIUDICI HANNO SOSTENUTO TESI INVEROSIMILI CHE NEPPURE LA DIFESA AVEVA SOSTENUTO.
    • Il 12 giugno 1994 appare un’intervista della Mambro e Fioravanti sul Corriere della Sera; l’argomento era : ‘NOI ALL’ERGASTOLO LORO AL GOVERNO‘ si prendevano in considerazione le esperienze passate di alcuni esponenti di Alleanza Nazionale( Gasparri, Storace, Bontempo, Fini), rilevando il passato comune, la militanza comune, l’offerta di cariche elevate all’interno dell’M.S.I. in favore della Mambro.
      Circa un mese dopo viene fondato a Roma nella Sede dell’ARCI il comitato in difesa della Mambro e Fioravanti ‘E se fossero innocenti‘. Questo comitato a cui aderiscono intellettuali di tutte le estrazioni propone tesi che nulla hanno a che fare con la realtà processuale. Il materiale che in tribunale aveva fatto figure penose perché non supportato da nulla viene ora riproposto all’opinione pubblica per confonderla.
      Risposta immediata da parte dell’Associazione, viene stampato un libretto intitolato ‘Contributo alla Verità’ in cui vengono riportate le tesi del comitato confutate sulla base degli atti processuali e non con valutazioni sentimentali o ipotetiche.
      La campagna di disinformazione di questo comitato dilaga su tutti i giornali, le televisioni di stato gli concedono ampi spazi, le televisioni FININVEST dedicano almeno 3 trasmissioni di 2 ore altre televisioni ne ospitano costantemente alcuni esponenti di spicco.
      Cercano di far accreditare nell’opinione pubblica la tesi dei due capri espiatori.
    • Il 2 agosto 1995 il Senato approva di nuovo una legge che ha lo stesso titolo di quella proposta dai familiari delle vittime : ABOLIZIONE DEL SEGRETO DI STATO NEI DELITTI DI STRAGE E TERRORISMO, ma il contenuto prevede ancora la possibilità di porre il segreto di stato per quei reati.
    • Fine 1994: Viene nominato presidente della “Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi” il senatore Giovanni Pellegrino.
    • Nel 1996 il senatore Pellegrino viene rieletto alla commissione e l’Associazione dirama un comunicato.
    • Il 18 giugno 1996 la Corte d’Appello di Firenze assolve Picciafuoco; il Procuratore Generale ricorre in Cassazione.
      La Cassazione assolve in via definitiva Picciafuoco
  • 2000: Esce il volume Giovanni Fasanella e Claudio Sestieri con Giovanni Pellegrino, “Segreto di Stato. La verità da Gladio al caso Moro”, Einaudi, 2000. (considerazioni di Gianni Flamini)

Vicenda Ciavardini:

    • Il 13 dicembre 2004 la Corte d’Appello del Tribunale di Bologna condanna il terrorista Luigi Ciavardini per l’esecuzione della strage

 

 

fonte: http://www.stragi.it/vicenda

Un NO antifascista

Un NO antifascista

di Luigi Buselli

ECCO QUALCHE ALTRO VALIDO MOTIVO PER VOTARE NO AL REFERENDUM

Questi sono i 10 punti fondamentali del programma della Loggia massonica P2 (“Propaganda 2”) di Licio Gelli “un’organizzazione criminale” ed eversiva sciolta con un’apposita legge, la n. 17 del 25 gennaio 1982.

È roba di parecchi anni fa che può far pensare che non abbia attinenza con quanto avviene oggi ma in realtà non è affatto così. I più giovani che non c’erano e gli anziani che hanno “dimenticato” possono quindi valutare quanto invece tutto quanto sta accadendo abbia origini lontane e proprio nel Nuovo Piano di Rinascita Democratica* (vedere a fondo pagina di questa nota), della P2, valutando e tenendo presente l’attuale situazione:

1) ABROGAZIONE DELLA COSTITUZIONE NATA DALLA RESISTENZA
2) ABROGAZIONE DEL SISTEMA ELETTORALE PROPORZIONALE E SUA SOSTITUZIONE CON IL SISTEMA UNINOMINALE MAGGIORITARIO
3) INSTAURAZIONE DELLA REPUBBLICA PRESIDENZIALE
4) LEGITTIMAZIONE COSTITUZIONALE DEGLI EREDI DEL FASCISMO
5) RIENTRO DEI SAVOIA IN ITALIA
6) ABOLIZIONE DELL’ESERCITO “DEMOCRATICO” DI LEVA E SUA SOSTITUZIONE CON UN ESERCITO DI MESTIERE
7) SCIOGLIMENTO DEL PARTITO COMUNISTA
8) ASSORBIMENTO DEL SINDACATO (VEDI CGIL) IN UN SISTEMA DI RELAZIONI TALE DA ANNULLARNE LA PORTATA DEL CONFLITTO SOCIALE, RENDENDOLO TOTALMENTE SUBALTERNO AL MODELLO INDUSTRIALE CAPITALISTICO
9) PRIVATIZZAZIONE DELLE AZIENDE DI STATO O A PARTECIPAZIONE STATALE NELL’INDUSTRIA (SIDERURGIA), NELL’ENERGIA (ELETTRICITÀ, IDROCARBURI) NEI SERVIZI (TRASPORTI, POSTE, TELEFONIA, SCUOLA, SANITÀ), NEGLI ENTI LOCALI (ACQUEDOTTI, GAS, TRASPORTI, MUNICIPALIZZATE VARIE ETC…)
10) RAFFORZAMENTO DEL LEGAME DI DIPENDENZA DELL’ITALIA CON GLI USA.

Tutti gli obiettivi compresi in quest’elenco sommario sono stati finora grosso modo raggiunti, meno due: L’abrogazione della Costituzione e la realizzazione di una Repubblica Presidenziale con poteri speciali al capo dello stato (come negli USA).

Come sempre, ci sono delle precise responsabilità. Traete voi le conclusioni dopo aver letto quanto segue:
a) Il PCI si è sciolto da solo (segretario Occhetto), non appena è crollata l’URSS a differenza dei partiti comunisti di Francia, Spagna, Portogallo e Grecia
b) La CGIL ha scelto da sola (segretario generale Trentin) la strada della codeterminazione (poi concertazione) nell’ambito delle relazioni triangolari con il governo e la Confindustria
c) La privatizzazione delle grandi aziende di Stato e delle Municipalizzate è avvenuto in gran parte per iniziative di governi e amministrazioni locali a guida PDS (poi DS)
d) L’esercito di mestiere ha sostituito l’esercito di leva per iniziativa di un governo a guida DS (D’Alema)
e) Il rientro dei Savoia in Italia è stato decretato da un’ampia maggioranza comprensiva di gran parte dei parlamentari diessini
f) Il riconoscimento democratico e costituzionale agli eredi del fascismo è venuto tanto da destra quanto da sinistra (Violante ed i DS in genere)
g) Lo stesso D’Alema ha sancito la più totale ed inedita dipendenza politico—militare italiana, nei confronti degli USA, partecipando all’aggressione contro la Jugoslavia del 1999 (Craxi e Andreotti non sarebbero arrivati a tanto!)
h) La Costituzione Italiana è ormai a brandelli. L’Italia non è più una repubblica antifascista fondata sul lavoro, che ripudia la guerra. Gli eredi del fascismo sono stati e stanno al governo. I lavoratori non hanno mai contato niente come adesso. Il Tricolore sventola dovunque gli imperialisti americani vadano per uccidere, distruggere, sottomettere.

Questa volta la piroetta “da sinistra a destra” che caratterizzò il Mussolini del 1914 (e fece scuola), ha riguardato un’intera classe politica “di sinistra”, ex o postcomunista, che si è venduta la Democrazia e la Costituzione (cioè la Repubblica) per mantenersi seggi, poltrone, cadreghini, con relativi appannaggi, prebende e sinecura.

*NUOVO PIANO DI RINASCITA DEMOCRATICA, per chi non lo conoscesse o per chi avesse “dimenticato”:
http://web.tiscali.it/comunisti-pistoia/Memoria/RinascitaDemocratica.htm

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