ITALIA, MACELLERIA SOCIALE DI UN PAESE RICCO

ITALIA, MACELLERIA SOCIALE DI UN PAESE RICCO

di Ivana FABRIS

Una donna, una disoccupata, a Torino si è data fuoco presso gli uffici dell’INPS.
Un tentato suicidio di Stato.

Sempre a Torino un uomo di 70 anni vive in strada perchè con 449 euro di pensione non era più in grado di provvedere a pagare le spese condominiali e gli è stata pignorata la casa. Il giornale online che riporta la notizia chiede ai suoi lettori di mettersi una mano sulla coscienza (!!!) e di provare ad aiutarlo.

A Genova due anziani fratelli, a quanto risulta con turbe psichiche, morti di fame e solitudine in un appartamento in cui erano stati collocati dalla Caritas dopo che li avevano trovati a vivere in uno scantinato.

Ancora nel torinese, un netturbino di 60 anni viene licenziato in tronco a due anni dalla pensione in quanto inidoneo al lavoro, dopo un’intera vita a spaccarsi la schiena, perchè malato di Parkinson. I titolari dell’azienda affermano che pur conoscendo bene e capendo le sue condizioni di salute e di vita, loro non sono un istituto di carità.

In una località della Sardegna, un’anziana donna di 91 anni che ha accolto in casa il figlio e la nuora disoccupati, si è vista staccare l’allacciamento all’energia elettrica per morosità. Vivono con la sua pensione di 629 euro al mese e il Comune risponde che ci sono troppi poveri e i soldi di cui dispone sono pochi per provvedere a tutti.

Questi sono solo alcuni delle migliaia di casi di tremenda miseria che si è generata in questo paese che si avvia rapidamente sulla china della realtà sociale esistente in Grecia.

Vite invisibili a tutti. I media non raccontano nulla di queste vite sospese.

Nessun giornale a tiratura nazionale racconta questi drammi.
La povertà dilaga ma non si deve sapere.

Nessuno deve accorgersi che ci sta franando la terra sotto ai piedi.

Meglio dare addosso ai migranti in quanto venduti dal sistema di informazione come predatori del poco che ci rimane piuttosto di dire che l’Italia, un paese che dal dopoguerra fino a pochi anni fa è stato ricco, a causa dell’aggressione del colonialismo neoliberalista, viene macellato da questo criminale sistema.

Sì, proprio così, l’Italia è stato sempre un paese ricco a dispetto di quanto ci è sempre stato fatto credere.

Infinite eccellenze nelle capacità produttive industriali e manifatturiere – di cui alcune di altissimo livello qualitativo – e risparmio privato unico al mondo, solo per citare due dei fattori che hanno generato ricchezza nel nostro paese.

Poi il buio totale.

Smantellamento dell’industria, svendita di marchi d’eccellenza a multinazionali straniere, delocalizzazione selvaggia per onorare il dettato neoliberista ma soprattutto ordoliberista.

I comuni strangolati dal criminale patto di stabilità, hanno demolito i servizi sociali ai cittadini ai quali, però, non si astengono dal chiedere sempre più tasse senza restituire nulla SOLO per poter versare larga parte di quei denari nelle casse del Meccanismo Europeo di Stabilità, il famigerato MES che serve ESCLUSIVAMENTE a salvare BANCHE e a proteggere la speculazione finanziaria che, così, si arricchisce due volte.

Non è la crisi che stiamo pagando, non è il debito pubblico, cioè l’erogazione di servizi sanitari e sociali che ci sta impoverendo, ma il debito PRIVATO a titolo speculativo quello che sta mandando al macello milioni di italiani consegnandoli ad una lenta agonia cui il neoliberismo impone l’obbligo di essere silenziosa a causa del sistema di informazione totalmente prono al sistema di potere.

Intanto da più parti di una certa fascia della popolazione italiana, indottrinata dalla propaganda del centrosinistra, si leva il coro generale del cambiare da dentro (!) i trattati europei che condannano a morte per inedia sempre più italiani.

Vorremmo domandare a questi signori e a queste signore, in quanti ANNI pensano di riuscire nell’impresa?
Perchè di ANNI si parla e nemmeno pochi, forse un decennio o forse più, per riuscire in una visione che attinge unicamente al pensiero magico, ossia ad uno scollamento TOTALE tra la realtà obiettiva e la propria ideazione, qualcosa che manca di un nesso di causa tra soggetto e oggetto.

Questa ideazione, non tiene conto che nel frattempo qualche milione di italiani morirà di fame.
Qualche altro milione già indigente si avvierà rapidamente alla miseria assoluta e successivamente scomparirà nel vuoto pneumatico della società dell’apparire, nel vociare delle spiagge estive e nei silenzi ovattati degli inverni ancora riscaldati di tanti.

Nel frattempo anche coloro i quali oggi, seppur a fatica riescono a sbarcare il lunario, dal ceto medio scivoleranno repentinamente nella povertà fino ad andare ad ingrossare le file dei macellati di uno dei più spietati e crudeli sistemi di sfruttamento e di profitto che il mondo moderno abbia mai visto.

La povertà che aumenta ci riguarda quindi TUTTI.
Siamo TUTTI in grave pericolo perchè NESSUNO sarà risparmiato, perchè siamo solo TUTTI pedoni sulla scacchiera di un sistema che non si fa scrupolo di eliminare anche fisicamente migliaia di esseri umani, se questi impediscono la sua corsa al massimo dell’arricchimento possibile.

Chi oggi propugna l’idea che si possano aspettare tanti anni per fermare questo massacro, forse non ha compreso che nessuno di noi è e sarà mai più al sicuro.
Forse non ha per nulla compreso che NESSUNO sarà risparmiato perchè la vita umana non ha più valore, perchè siamo TUTTI solo vuoti a perdere secondo ciò che vuole e agisce il NEOLIBERALISMO.

 

(immagine dal web della crescente povertà in Grecia)

PER RENZI ANCHE LA MATEMATICA E’ UN’OPINIONE

PER RENZI ANCHE LA MATEMATICA E’ UN’OPINIONE

Job Act

 

di Roberto POLIDORI

Qualcuno sa cos’è una sottrazione?

In soldoni si tratta della differenza tra un numero positivo ed un numero negativo: mio figlio, nove anni ed un’intelligenza media, la capisce bene.

Renzi, invece, tratta gli italiani come bambini che non conoscono la sottrazione (o somma algebrica): quando parla di Jobs Act prende le ASSUNZIONI nei due anni e dice continuamente: “con il Jobs Act ho creato 700.000 mila posti”.

È vero, ma nel frattempo ne hai persi quasi altrettanti, non lo dici e, nelle statistiche riguardanti il lavoro, conta il saldo netto dei posti che hai creato, ovviamente.

E ciò vuol dire una sola cosa: hai creato una marea di posti precari, con salari di merda (in media le retribuzioni dei posti creati con il Jobs Act sono più basse del 30%), regalando alle aziende 11 miliardi di Euro in sgravi contributivi (destinati ad arrivare a 20 miliardi).

E hai messo i lavoratori sotto il tacco dei datori di lavoro, dal momento che i licenziamenti disciplinari sono aumentati enormemente senza lo scudo dell’Art. 18.

L’Osservatorio per la Precarietà INPS, infatti, ha annunciato ieri che il saldo netto dei posti di lavoro nei primi due mesi del 2017 equivale a 18.000 posti in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno – PERCHE’ E’ COSI’ CHE SI MISURANO I DATI SE SI VUOLE ESSERE SERI – con un crollo rispetto al 2015 da ascrivere alla riduzione cospicua dei contributi.

Senza i regali di “mamma Stato” le aziende PRIVATE non assumono neanche con contratti precari (che sono già ora più dell’80% del totale dei nuovi posti).

Il Jobs Act è questo: un enorme trasferimento di soldi nostri ad imprese private per elemosinare una parte minima di questi soli a lavoratori attraverso contratti precari con salari bassi e far mangiare la parte più cospicua della torta agli sfruttatori del lavoro.
Roba vecchia di secoli.

Intervista a Ivana Fabris su Stazione Itaca

Intervista a Ivana Fabris su Stazione Itaca

Ivana Fabris

di Coordinamento Nazionale MovES

Ivana Fabris, Coordinatrice Nazionale del MovES – Movimento Essere Sinistra – è stata intervistata dalla giornalista Francesca Pipitone nel suo programma Stazione Itaca su www.radioitaca.it  

Tra gli argomenti trattati, la condizione della sinistra in italia, la necessità di una politica al femminile e di un modello democratico partecipato e diffuso. Una democrazia che non deleghi le decisioni, ma le formi all’interno delle comunità politiche locali e nazionali con i contributi di tutti i propri iscritti e simpatizzanti.

Uno degli aspetti fondamentali del programma del MovES è quello di aver compreso che l’uscita dall’Euro è una condizione necessaria per riportare la giustizia sociale e la dignità del lavoro al centro dell’azione politica.

Si sono quindi indicate le linee politiche e le future iniziative del MovES, sulla rete e sui territori, per rappresentare il popolo della sinistra in Italia. Potete ascoltare tutta l’intervista nel file sottostante.

Vogliamo ringraziare ancora Francesca Pipitone e Radio Itaca per la professionalità e per l’opportunità che ci ha offerto di parlare a tutti gli ascoltatori dei nostri valori e dei nostri programmi.

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