VISCO E NON SOLO…

VISCO E NON SOLO…

 

di Giovanna COLOMBO

 

Quando la sovranità parlamentare viene considerata eversiva – i Governi pongono le fiducie e il dibattito parlamentare automaticamente viene escluso – significa che il popolo non viene ritenuto degno dal potere di esprimersi.

Questa non è certo democrazia e pare più provenire da un retaggio medioevale, in cui il popolo era considerato solo braccia e non anche mente.
La sovranità parlamentare è altra cosa.

Il Governatore della Banca d’Italia dovrebbe essere nominato dal Primo Ministro e dal Capo dello Stato dopo dibattito parlamentare nel quale il Premier spiega e giustifica al Parlamento le motivazioni di tale scelta.
Vi risulta sia avvenuta così la riconferma del Governatore Visco – dopo che dentro il Pd si son presi per i capelli proprio sul ruolo di Bankitalia – e dopo che la vicenda banche amiche del potere ha decimato il denaro di parte di risparmiatori italiani?

Il tutto è avvenuto in un Consiglio dei Ministri lampo – con l’assenza, voluta ed probabilmente concordata, dei Ministri renziani – consumato nello stesso tempo che serve per sorseggiare un caffè.

Andiamo a vederci come gli altri Paesi Europei nominano il Governatore delle Banca Centrale e chiediamoci, se da noi, i vari “poteri massoni”, non considererebbero “eversivo” un metodo diverso da quello utilizzato sino ad ora.
I risparmiatori hanno cercato in ogni modo possibile di mettere in luce un sistema marcio ma inutilmente.

Dunque, alla riconferma di Visco va data la chiave di lettura che il sistema bancario italiano è sano e può proseguire così com’è?
Tutto normale, come nulla fosse avvenuto alla solita italica maniera?
La vigilanza può continuare così, come sino ad ora ha operato?

Forse la riflessione dovrebbe essere fatta in modo più ampio di quanto non stia facendo una Commissione d’inchiesta, specchietto per le allodole, nata morta e insediata ora, alla fine della legislatura, proprio per affossare una qualsivoglia manchevolezza e da parte di ogni attori in commedia.

Pensiamo per un attimo a come sarebbero andate le cose se Renzi avesse, il 4 dicembre, vinto il Referendum Costituzionale con poteri ancora maggiori nelle sue mani quale Premier.
Come sarebbe andata per la nomina del Governatore di Bankitalia?

Pensate davvero non avesse riconfermato Visco per come tutto era andato in Banca Etruria o MPS o per altre banche e banchieri vicini alla “Leopolda”?
O avrebbe scelto persona ancor più vicina agli amici degli amici? Persona, se possibile, ancor più accomodante e più vicina agli appetiti dei partiti.

Quanto avrebbe inciso e influito la “supervisione” del Verdini di turno in tutto questo?
Ho il fondato dubbio che tutto si sarebbe perpetuato nel silenzio assoluto, cercando di zittire i risparmiatori truffati con pochi rimborsi dopo un lungo estenuante arbitrato.

In tutto questo calderone come sempre non è cambiato nulla.
Renzi sapeva esattamente che Visco sarebbe stato confermato e ha usato il tutto per propaganda elettorale.

Visco partirà per Francoforte per ricevere istruzioni.
Il controllo sistemico, ovvero la supervisione della BCE – sulla politica monetaria italiana, e non solo – continuerà.

Perchè nessuno dice mai quanto sono sicuri i risparmi degli italiani nelle banche? Gelli, Sindona e Calvi non sono mai morti.

E ancora ci chiedono il voto con la faccia tosta di chi conta nella ignoranza che sta nello stolto che si beve qualsiani panzana, in un popolo senza memoria e senza più voglia di alzare la testa.

TUTTI PAZZI PER LA SINISTRA (RECALCATI SE NE FACCIA UNA RAGIONE)

TUTTI PAZZI PER LA SINISTRA (RECALCATI SE NE FACCIA UNA RAGIONE)

Massimo Recalcati

di Beppe SERRELLI

Leggo in ritardo la filippica di Recalcati in difesa di Renzi. L’universale antipatia che suscita il suo pupillo è un vero incubo per lo psicologo milanese.

Non riesco a resistere: due cose devo dirle.

Mi riconosco nel novero di quelli “di sinistra sinistra”, e mi autoassegno, oltre i disturbi mentali che gentilmente il Nostro ci affibbia come categoria socio culturale, l’eventuale sovrappiù di grafomane, narcisista e quanto altro. Tanto più che scrivo gratis: suppongo, per divertimento.

Per Recalcati gli avversari di Renzi (quelli “di sinistra sinistra”), sono tutti affetti da disturbi della personalità, meno gravi di quelli degni di un gulag, ma sempre piuttosto seri: soffrono (soffriamo) di “una differenziazione paranoide del Mondo in forze del bene e del male”, di vittimismo patologico.

L’odio verso Renzi ha motivazioni “arcaiche, più viscerali, più pulsionali…”; Renzi, al contrario, è “il segno di un arricchimento, di una contaminazione propulsiva, di un superamento degli steccati ideologici”.

La ‘sinistra sinistra’ è un caro estinto inconsapevole della propria dipartita. Odia Renzi non sapendo di essere morta, ma incolpandolo della propria morte.

Mi domando se Recalcati non abbia qualche problema con la realtà.

Potrebbe sottoporsi a qualche seduta di analisi.
Me lo immagino disteso sul classico lettino, in apprensione, mentre il suo analista gli mostra la foto di una mucca e gli chiede: Che cos’è?

Giuseppe Pinelli. Anarchico. Innocente

Giuseppe Pinelli. Anarchico. Innocente

Giuseppe-Pinelli

di Maria CAPURRO

Ignoro – sempre che ci sia – il disegno sotteso alla pressoché totale rimozione di ogni ricordo delle vittime della strage di piazza Fontana dai media ufficiali, in questi giorni.

Si tratta di un bilanciamento al ribasso della notizia –comunque positiva- di un interessamento dell’attuale prefetto di Milano a conoscere la famiglia di Giuseppe Pinelli: un atto dovuto, ma ritardato di quarantasei anni?

Oppure, della paura che lo spettatore medio confonda questa strage con quella del Bataclan, anzi, che non la confonda ma gli suggerisca di scendere in piazza per reclamare dal governo italiano la cessazione di ogni vendita d’armi all’Arabia Saudita finanziatrice del Daesh e quindi dei terroristi del Bataclan.

Si potrebbe trattare anche di una fanfara – per omissione – aggiunta alla marcia trionfale del figlio del responsabile istituzionale della morte di Pinelli – il commissario Calabresi – verso la direzione di Repubblica (superfluo rivangare un passato così poco assimilato e digerito, come dimostra lo spazio qualitativamente modesto dedicato dal direttore in pectore alla vittima del proprio padre nel suo memorabile saggio Spingendo la notte più in là!).

Quel che ci resta – quel che i media ci restituiscono – è la politica ridotta a Leopolda: ammantata di un nuovo isterico e ormai già rappezzato, un nuovo che si è fatto largo grazie ai denari sporchi del vecchio, del vecchio ancor più stantio.

Il nuovo, per me, resta sempre un uomo gettato innocente, in un inverno milanese di più di quarant’anni fa, dalla finestra della questura; diversamente da altre povere vittime della polizia di stato, ucciso non per una declinazione di debolezza, non per l’errore di un momento, perdonabile ma risultato fatale; ucciso, invece, proprio per la sua innocenza, per la sua forza morale e per la dignità impeccabile della sua rivolta – modello imprescindibile e indimenticato di ogni rivolta futura.

 

 

Dimensione carattere
Colors