IL DITO E LA TRAVE (ce lo chiede il mercato!)

IL DITO E LA TRAVE (ce lo chiede il mercato!)

trave

 

 

di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile [MovES]

 

Leggo che a Brescia, comune che si è recentemente riconfermato piddista e in una provincia profondamente cattolica, leghista, sostanzialmente piccolo-borghese, hanno trovato il cadavere di un anziano – che viveva solo – dopo giorni.
Lo stesso è avvenuto a Roncadelle, comune in cintura a Brescia, dove una donna anziana, morta da sola, ha subito la stessa sorte: anche lei trovata dopo giorni.

Insomma, tanto fanfaronare di entrambe le forze politiche ma nessuna delle due, ovviamente, ha mai attivato anche su questi ancora abbastanza ricchi territori (lo sono anche oggi malgrado la stagnazione economica in cui è l’Italia) un sistema di servizi sociali che monitorino soprattutto gli anziani soli e le persone in difficoltà.

L’assenza di stato sociale è OVUNQUE in Italia, non solo in quest’area, ma a Brescia e provincia fa due volte più senso per il comportamento sociale ipocritamente cattolico e falsamente moralista, oltre che ridondante di slogan e propaganda sulla famiglia, sulla tradizione o sui buoni valori della solidarietà targata con il sigillo papale o le magliette rosse.

Già me li immagino i discorsi delle persone comuni delle zone interessate da questi ultimi fatti: contrizione, partecipazione formale, riprovazione stile “il mondo va a rotoli e non esiste più l’umanità”.
Ma poi, basta che un Erik Gandini qualunque – regista bergamasco che vive in Svezia – racconti che là si muore soli (anche se non è comunque la norma benchè sia stata fatta sembrare tale), ed ecco che praticamente tutti si sentono rassicurati, perchè se accade dove il welfare funziona, sono subito pronti a sentirsi leggitimati a dire il solito “figuriamoci in Italia”.
Et voilà, è così che tutto resta ciò che è e diventa rassegnazione in luoghi come questi.

È proprio dinnanzi a simili contesti che la consapevolezza del dover rompere la gabbia dell’euro e con i trattati europei, diventa una certezza granitica.
Altresì ci si rende sempre più coscienti che solo la nascita di un fronte socialista, anticapitalista e antiliberista, non è più rimandabile.
Il mantra della sinistra imperiale non dà tregua e la massa preferisce credere perchè dopo anni di condizionamento, rifugge come la peste il solo pensiero di una rottura con questo sistema, vagheggiando tragedie su una possibile uscita che invece sono già una concretezza nel quotidiano di ciascuno.

Il fatto è che si continua a raccontarsela ma la realtà non mente.
Le ragioni di un simile abbandono di ogni essere umano a se stesso sul proprio territorio, infatti, a volerle vedere sono ormai note, dato che i comuni non hanno risorse da investire a causa del patto di stabilità imposto dalla UE, la quale spinge inoltre alla privatizzazione dei servizi al cittadino, in maniera parossistica.

 

Però, ok, se vi piace così, andiamo avanti a raccontarci frottole e la vita ci sorriderà.
Come l’effetto del dito nel culo di cui parlavano gli Squallor nella loro canzone degli anni ’70.
Solo che con questo sistema di potere, il dito è diventato una trave.
PONTIDA, BEL SUOL D’AMORE. LEGHISTA

PONTIDA, BEL SUOL D’AMORE. LEGHISTA

 

di Antonio CAPUANO

A Pontida il sindaco leghista, Luigi Carozzi, quello dei parcheggi rosa solo per alcune donne, ci riprova e applica sconti sulla TARI per le famiglie, escludendo però esplicitamente dal provvedimento le famiglie legalmente costituitesi previe unioni civili, le coppie gay e quelle senza figli.

La Lega Nord è un soggetto politico intriso di discriminazione, violenza, razzismo e fascismo, ed è assolutamente inaccettabile che non si intervenga in tal senso per porre un freno ad una realtà parlamentare giuridicamente costituita.

Nel caso specifico polemizzare è fortunatamente pleonastico, dato che un provvedimento amministrativo del genere è talmente intriso di illegittimità, da sciogliersi come neve al sole e cadere in nullità al primo ricorso al Tar presentato in merito.

Quindi di questa storia restano solo bassezza morale, inciviltà e l’inadeguatezza politica di un funzionario pubblico e un ente locale talmente ignoranti, da sbattere pubblicamente la testa contro i rudimenti del Diritto in generale e del Diritto Amministrativo in particolare.

Il vero problema risiede nel delicato equilibrio tra segni, simboli, significati e significanti perché a forza di veicolare un dato messaggio e creare certi stereotipi demonizzando cose o persone, poi la massa finisce per crederci e ciò che diviene opinione comune, può diffondersi e degenerare rendendo l’ingiustizia legge e il razzismo etnico, di genere e di ogni tipo, una prassi sociale e una consuetudine legale, con tutti i pericoli che ne conseguirebbero in ottica sociale e politica.

Aggiungerei un ulteriore consiglio in chiusura, dato che in fondo sono un buono, piuttosto di perdere tempo con provvedimenti ridicoli e palesemente illegittimi la cui pericolosità sfuggire dalle mani degli ideatori stessi, con imprevedibili e drammatiche conseguenze, la Lega Nord dovrebbe preoccuparsi dei 49 milioni di euro di fondi pubblici che ha rubato agli italiani e per i quali i suoi maggiori esponenti sono stati rinviati a giudizio.

Fare propaganda è facile, mentre dare il buon esempio facendo davvero politica è sempre difficile, soprattutto se si vive la politica stessa come uno strumento di potere e non perciò che essa è davvero, ossia una vocazione attraverso cui servire al meglio i cittadini onorando il loro mandato elettorale.

L’IMBECILLITÀ DEL RAZZISTA

L’IMBECILLITÀ DEL RAZZISTA

di Matteo SAUDINO

Il razzista, di ogni colore e di ogni latitudine, è probabilmente la massima epifania dell’imbecillità.

Ecco in breve il perché di tale incommensurabile imbecillità.

1. Il razzista è imbecille perché è razzista nel suo agire e parlare, ma, quasi sempre, nega pubblicamente di esserlo. Pertanto il razzista è un paradosso spazio-temporale: esiste e non esiste al contempo.

2. Il razzista è imbecille perché pur non esistendo le razze, egli pretende comunque di esistere e di importunare tutti sparando una quantità industriale di cretinate e fandonie. Il razzista costruisce la sua identità per antitesi, è un nulla che esiste a partire da alterità inventate: gli ebrei hanno ucciso Gesù, hanno diffuso le peste e continuano a controllare le banche; oppure, gli indios, conquistati e sterminati a decine di milioni, erano senza dio, non avevano l’anima ed erano tutti cannibali: e ancora, gli immigrati, in fuga da guerre, vogliono invaderci, conquistarci e convertirci. Cretinate su cretinate, falsità su falsità che il razzista imbecille tramuta in verità.

3. Il razzista è imbecille in quanto non comprende la realtà sino a deformarla e rovesciarla. Facciamo alcuni esempi: i profughi ricevono 2.5 euro al giorno e dormono in strutture che costano allo stato 20 euro al giorno, ecco che per l’imbecille razzista i rifugiati vivono in alberghi a 5 stelle e ricevono 35 euro al giorno; gli immigrati pagano le tasse, contribuiscono al sistema pensionistico italiano, ma per l’imbecille razzista, spesso evasore fiscale, sono un costo e uno spreco di denaro; gli immigrati raccolgono pomodori, mele, peperoni, arance, uva per 5 o 8 euro al giorno, ed ecco che per l’imbecille razzista ci rubano il lavoro; i governi riducono i diritti del lavoro, aumentano l’età pensionabile e tagliano lo stato sociale, stai certo che il razzista imbecille farà un bel corteo contro gli immigrati che invadono il suo Paese, Italia, Ungheria o Gran Bretagna che sia.

4. Il razzista è imbecille perché si fa manipolare da chi è ricco e potente. Non c’è montatura, idiozia, stupidaggine, falsità che governi, partiti, network, multinazionali decidono di propagandare senza che l’imbecille razzista non la sostenga con cieca e ottusa dedizione, l’importante è che abbia sempre una buona carica di odio e violenza, in modo da liberare le frustrazioni represse. Ed è così che c’è sempre uno zingaro, un ebreo, un musulmano, un negro, un napoletano, un marocchino, o qualcuno più a sud o est di lui, su cui sfogare rabbia e fallimenti.

5. Il razzista è imbecille perché riduce i problemi complessi a soluzioni semplici, binarie: la colpa è dell’altro, di chi è da sempre diverso da me. Siccome io non capisco la complessità la annullo. Non riesco a fare un puzzle da 500 pezzi, allora faccio quello da 4 di mio nipote che ha tre anni.

La dimostrazione più elevata, direi quasi inconfutabile, dell’imbecillità del razzista c’è la offre la storia e nello specifico il nazismo. Infatti, se un pederasta, basso, bruno con i baffi (Hitler), uno storpio sociopatico (Gobbels) e un panzone pervertito (Goering) sono riusciti a spacciarsi come teorici, esempi e difensori della razza ariana, allora il razzista è veramente l’incarnazione suprema dell’imbecillità. Va bene il contesto sociale ed economico post prima guerra mondiale, va bene la genialità maligna del Fuhrer, ma guardandoli e osservandoli anche di sfuggita qualche dubbio sulla purezza della razza poteva anche sorgere, invece… niente di niente, perché gli imbecilli non hanno dubbi: credere, obbedire e combattere.

6. Il razzista è talmente imbecille da renderti imbecille, in quanto le sue non argomentazioni e le sue stupidità sono talmente irrazionali, illogiche e infondate da non poter esser confutate e contraddette. L’imbecillità del razzista ti trascina nel buco nero della stupidità dove si comparano le mele con le pere, le altezze con le lunghezze, i minuti con i litri e in cui le cose sono così perché sono così. E così gli zingari rapiscono i bambini, i musulmani sono violenti, i napoletani rubano e puzzano, i profughi sono terroristi, i rumeni sono violenti, gli ebrei sono usurai, gli extracomunitari violentano le nostre donne. Ed è così perché è così. O al massimo è così perché l’ho sentito dalla D’Urso, lo ha detto Salvini, l’ho letto su Libero o su Facebook.

7. Infine, il razzista è il massimo dell’imbecillità perché non si scaglia contro l’attore, lo sportivo e la modella di colore o lo sceicco con il panfilo, anzi chiede loro quasi sempre un autografo o di farsi un selfie; l’imbecille razzista discrimina con violenza i deboli, i poveracci e i marginali, coloro che fuggono da guerra e miseria in cerca di vita e fortuna. Il razzista è imbecille, ma non per questo non è pericoloso, anzi. Di imbecillità in imbecillità, la Storia ha prodotto tragedie, violenze, discriminazioni che hanno alimentato il dominio dei pochi sui molti. Per questo l’imbecillità del razzista non va giustificata, ma combattuta con tutti i mezzi culturali che abbiamo a disposizione.

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