ANCHE LE FORMICHE (E LE CICALE) NEL LORO PICCOLO SI INCAZZANO

ANCHE LE FORMICHE (E LE CICALE) NEL LORO PICCOLO SI INCAZZANO

Carrello spesa

di Maria Emanuela MASSARI

Mi son davvero stancata di sentirmi ricordare che io, in quanto italiana, ho vissuto sopra le mie possibilità, che devo accontentarmi di una pensione contributiva perché, a suo tempo, i miei genitori hanno percepito pensioni retributive e via di questo passo, chi più ne ha, più ne metta.

Il debito pubblico insostenibile è una ottima scusa per toglierci il welfare e i diritti sociali, gli unici veri diritti che fanno davvero la differenza!

In verità io credo che insostenibile per davvero sia solo la vita che si prospetta nel futuro a chi non appartiene alla classe dei ricchi.

Quello che io davvero vorrei, è di vivere senza dover lavorare come un mulo per pagare affitto, luce, gas, riscaldamento e cibo senza che poi nulla mi resti tra le mani.

Vorrei poter vivere senza l’angoscia di non sapere che fine farò quando non sarò più in grado di lavorare.

Ma oggi pare sia chiedere troppo.

Sapete che vi dico?

Tutto quello che può mandare in tilt questo sistema mi aggrada!

VALORE E CURA

VALORE E CURA

 

Fiori e cura

di Davide FREGNI

Sto pensando (niente di definitivo, solo una riflessione) a cosa lega il “valore” alla “cura”, “cura” intesa come “lavoro”, “lavoro” nella più nobile ed elevata delle sue accezioni.

Quindi, “Valore”-“Lavoro”, quasi perfettamente anagrammatici tra di loro. Ebbene, decine e, tempo permettendo, pure centinaia di esempi sovvengono alla mia mente della stretta relazione che collega le due parole.

Seguono esempi.

Gli esempi possono coprire l’intero raggio delle umane attività dalla gravidanza ad un piatto di tagliatelle al ragù, da un percorso perfetto in mountain bike ad una composizione musicale, dalla risoluzione di un proprio problema caratteriale a quello di un buon finale di scacchi.

In ogni caso il lavoro e l’applicazione preparatoria od estemporanea che abbiamo applicato a quella cosa lo arricchisce di valore, di sostanza, di significato, di importanza.

Pare che senza “cura” non possa esserci valore.

Penso che quando mettiamo cura nel fare qualcosa senza guardare nemmeno quanto tempo occorra od occorrerà o se ci verrà riconosciuto, quella cura costante darà tutto il valore che merita alla cosa.

E non è un lavoro tra noi e noi (piccoli sbagli di natura) è per qualcosa Oltre, molto più profonda in noi stessi e molto più grande ed alta di noi stessi medesimi.

In parole più povere: provate a fare un soffritto ignorandolo, o uno spezzatino con le patate seguendo solo alla lettera una ricetta della rete coi suoi tempi e modi senza aver esperito di proprio a lungo.

Abbandonate un ragù a se stesso.

Suonate per dovere e di malavoglia facendo il minimo.

Non esiste.

Solo la cura, il lavoro costante danno valore, sapore e significato a ciò che possiamo fare nel nostro microcosmo di piccoli dei creatori.

OFFRESI SCHIAVITU’

OFFRESI SCHIAVITU’

Ingegnere civile annuncio

di Charlotte MATTEINI

Prendiamo questo “coso”, che mi vergogno a definire annuncio di lavoro, e parliamo un attimo di lavoro. Sfilza di competenze pretese, autonomia, laurea a pieni voti e via dicendo, retribuite con un tozzo di pane.

Seicento euro al mese per un (sembrerebbe) full time con trasferte.

Ho trovato un annuncio simile, dello stesso gruppo, sul loro portale. Pensavo che per quello stipendio cercassero uno stagista, ma la parola stage non è menzionata nell’annuncio e anzi “è richiesta la capacità di interagire con autonomia nei confronti dei progettisti, dei capi-tecnici e dei clienti/fornitori”, dunque pare non si tratti proprio di stage.

Perché io, con tutte queste competenze, dovrei accettare queste condizioni?

La risposta è semplice: perché il mercato è al ribasso e se rimani in Italia – per qualsiasi tipo di motivo – ti trovi con le spalle al muro.

Prendere o lasciare, se ti va bene è così, altrimenti puoi cercare altro, da un’altra parte. Il che, di base, come ragionamento, io lo comprendo anche.

Il problema è che là fuori, in questo Paese, è pieno di annunci al limite della schiavitù e, purtroppo, ci stiamo anche convincendo che rifiutare condizioni inique sia da choosy o fannulloni.

UN ECONOMISTA CONTRO IL MODELLO TEDESCO: FEDERICO CAFFE’

UN ECONOMISTA CONTRO IL MODELLO TEDESCO: FEDERICO CAFFE’

di Federico CAFFE’

 

Se per miracolo qualche risultato si dovesse raggiungere, ma andasse nel senso di un riavvicinamento della nostra posizione, poniamo, a quella della Germania, non è questo il destino che augurerei al mio paese.

Si tratta infatti di una situazione in cui i lavoratori, pur godendo di un certo benessere, sono in una posizione fortemente subalterna.

Non credo, in altri termini, che il risanamento della bilancia dei pagamenti e un riassetto dell’economia, senza l’introduzione di veri elementi di socialismo, sia qualcosa che vale.

…Non vorrei apparire retorico, ma tradiremmo l’ideale di costruire un mondo in cui il progresso sociale e civile non rappresenti il sottoprodotto dello sviluppo economico

TI RIDONO IN FACCIA? FALLI RIDERE, POI FALLI SMETTERE

TI RIDONO IN FACCIA? FALLI RIDERE, POI FALLI SMETTERE

di Enrico GALIANO

Quando ero all’università il mio professore di filologia dantesca mi disse, ridendo: “Lei non farà mai il professore, si trovi qualcos’altro”.

Era considerato un luminare. Mancavano solo gli inchini e i petali al suo passaggio.

Gli ho anche creduto, idiota che non sono altro. Ho fatto mille lavori anche perché per molto tempo sono stato così stupido da credergli, a quel prof.

Quando ho iniziato a scrivere, con una piccola casa editrice delle mie parti – un’esperienza e tutto quanto eh?, ma pur sempre una casa editrice dal respiro perlopiù locale – beh insomma il mio editore, quando gli feci capire che sognavo di pubblicare un romanzo con una casa editrice importante, mi rise in faccia e iniziò a sciorinarmi i nomi di un po’ di editori chiedendomi: quale, questa? O questa? Allora? Quale vuoi?

Un mesetto fa ero a un matrimonio e al tavolo in cui eravamo a un certo punto è saltato fuori che avevo appena pubblicato un libro, così un conoscente mi ha chiesto se avevo venduto qualche copia, e io candido candido (no, col cavolo: orgoglioso come pochi) gli ho risposto che non lo sapevo ma che in alcune librerie era esaurito.

Lui e la sua ragazza mi hanno riso in faccia. Come se me la fossi inventata.

Adesso faccio il prof in una scuola media: a scuola praticamente ci vivo, manca solo che ci vada col sacco a pelo, e un mese e undici giorni fa ho pubblicato un romanzo che è in classifica da un mese e undici giorni.

Troverai sempre chi ti riderà in faccia.

Anzi no: non sempre: ogni volta che proverai a raccontare il tuo sogno a voce abbastanza alta da farti sentire da qualcuno.

E più il sogno sarà grande, più grandi le risate.

E quindi la morale di questa piccola storia è solo una: falli ridere, falli ridere forte.

E poi un giorno, quando meno se lo aspettano, falli smettere di ridere.