PERCHE’ VOGLIONO ABBATTERE IL WELFARE STATE

PERCHE’ VOGLIONO ABBATTERE IL WELFARE STATE

Se oggi il welfare state si vede tagliare i fondi, cade a pezzi o viene deliberatamente smantellato è perché le fonti di profitto del capitalismo si sono (o sono state) spostate dallo sfruttamento della manodopera operaia allo sfruttamento dei consumatori.

Zygmunt Bauman

UNA SINISTRA CHE SIA RAPPRESENTANZA POPOLARE

UNA SINISTRA CHE SIA RAPPRESENTANZA POPOLARE

di Fiorenzo MEIOLI

Sono anni che a sinistra dovrebbe nascere un nuovo percorso.

Svariati anni che si annuncia, che si lavora per un cambio di rotta.

Basterebbe ricordarsi che la sinistra è nata due secoli fa per abolire il privilegio, per distribuire democraticamente potere e risorse.

Nel giro di alcuni decenni è stata trasformata, invece, in una forza restauratrice, nella testa d’ariete contro il lavoro, a sostegno delle lobbies finanziarie e imprenditoriali, una forza che ha avallato la sovranità del profitto e la deriva postdemocratica.

Quindi, servirebbe, a mio avviso, ricominciare a lavorare per una sinistra che viva nella società, nel mondo del lavoro, nei territori prima che nel palazzo e nei talk show, una sinistra che prima della governabilità pensi soprattutto alla rappresentanza.

2 GIUGNO. UN’ALTRA PARATA, UN’ALTRA REPUBBLICA, UN ALTRO FUTURO

2 GIUGNO. UN’ALTRA PARATA, UN’ALTRA REPUBBLICA, UN ALTRO FUTURO

Forze Disarmate

di autori vari

“Il 2 giugno è la festa della Repubblica. La festa delle forze armate è il 4 novembre”, ricordava Donatella Donati il 2 giugno 2016.

Rosaria Gasparro ha scritto: “La Repubblica siamo noi. Persone comuni. Che non sfilano. Cosa c’entrano i carri armati, le parate, le esibizioni muscolari con questa benedetta cosa pubblica? Che se vuol dire di tutti, vuol dire innanzitutto “civili” prima che militari.

I due milioni di euro per questa parata “sottotono” potevano essere investiti nella scuola, nella sanità.

Serve un nuovo e diverso 2 giugno. Una festa dove sfilano – ognuno con i propri strumenti di vita e di lavoro – i bambini di scuole impoverite, i genitori che non sanno come arrivare alla fine del mese, i giovani senza futuro, gli esodati ignorati, quelli che hanno perso il lavoro, gli anziani soli.

Il mio panettiere, la badante di mia madre, l’operaio, il falegname, la maestra, il contadino, la commessa, l’infermiere, il disabile, l’immigrato, il commerciante e l’artigiano, il prete e il gay, il militare e l’obiettore, il cuoco e il filosofo, la bidella e il poeta.

Insomma tutte le arti e tutti i mestieri, le fragilità e le durezze. Tutti quelli che insieme costituiscono la vera potenza.

Che ogni giorno s’impegnano per costruire pace, giustizia e bellezza nel nostro Paese. Dei loro diritti e dei loro doveri. Una festa della Costituzione senza divisa, quella che ripudia la guerra, che deve ancora svuotare gli arsenali e che i granai non li sa ancora riempire.
Una festa della Repubblica – patrimonio di tutti – che deve ancora venire”.
2 giugno 2013.

E anche Cecilia Strada commentava sognando: “che emozione guardare la parata per la Festa della Repubblica!

in prima fila gli insegnanti, con in mano le matite: sono quelli che educano i cittadini di domani, sono i custodi del futuro della Repubblica.

Subito dopo arrivano gli infermieri, simbolo di tutte le professioni sanitarie, alcuni smontano direttamente dalla notte; poi ci saranno le altre categorie, in testa allo spezzone degli operai ci saranno probabilmente quelli della Lucchini…Chiuderanno il corteo i volontari e i ragazzi del servizio civile.

No, eh? Dite che sto guardando un’altra parata? Sì, forse. un’altra parata, un’altra Repubblica, un altro futuro”
2 giugno 2014

(grazie a Gius Maggi per la segnalazione e la raccolta di queste bellissime testimonianze.
Illustrazione di Mauro Biani).

PASTA, OLIO E MANDOLINO CONTRO DIRITTI, SALARIO E PATRIA LIBERA E GRANDE

PASTA, OLIO E MANDOLINO CONTRO DIRITTI, SALARIO E PATRIA LIBERA E GRANDE

Il racconto di Sandro, ospite in Venezuela della comunità italiana

Sandro Pescopagano, Venezuela

di Sandro PESCOPAGANO

Altro che dittatura in Venezuela, altro che regime.

L’opposizione comanda interi stati e municipi e ha uomini inseriti nei corpi dello Stato, come la polizia municipale, che è avversa al popolo. Da non confondere con la GUARDIA NACIONAL, L’ESERCITO BOLIVARIANO, fedeli alla causa della pace e del progetto di inclusione sociale contro decenni di miseria, di abbandono.

La comunità libanese e siriana che ho frequentato mi spiegava come gli autoctoni venezuelani e indios, prima dell’esperienza socialista bolivariana, fossero carne da macello: senza un minimo salariale, senza tutele, senza acqua potabile, senza possibilità di una casa degna.

Abbandonati selvaggiamente alle regole dello schiavismo dei ricchi possidenti e dei neoimmigrati senza scrupoli alla ricerca di facili guadagni sulla pelle dei più poveri.

I miei parenti, che sono venuto a trovare, mi hanno tolto il saluto: avevo “sgarrato” parteggiando apertamente per gli sfruttati, per le leggi di minima tutela sociale, per l’appoggio alla medicina gratuita e alla istruzione bolivariana.

Loro vanno dai privati, non si mischiano con chi come me stava col popolo rozzo, gretto, povero, che grazie a Chavez e Maduro aveva osato alzare la testa, chiedendo dignita’.

Per gli italiani e la borghesia, nel quartiere dove vivevo accanto al noto Hotel Hilton, espropriato da Hugo Chavez ai tempi dell’alluvione, ero un traditore, un autentico nemico dei loro interessi di coloni, padroni, abbienti conquistatori del suolo venezuelano.

Ho chiesto come mai questo odio feroce verso Chavez. Tutti o quasi gli italiani benestanti hanno risposto con questa frase: “da quando è iniziato il potere bolivariano gli indigeni hanno alzato la testa e parlano di salario, di diritti, prima li pagavamo come decidevamo noi.

Odiamo Chavez e Maduro perché sono dei poveracci, dei nessuno che sono arrivati al potere, che paese schifoso è un Venezuela dove dei poveri possono comandare!!!”

E poi arriva il classico :”io ho fatto la mia fortuna facendo arrivare pasta, olio, vino e mozzarelle dall’Italia, poi arrivano ‘sti socialisti indigeni a comandare.”

Io invece lo trovo fantastico, e vedo razzismo e classismo nei discorsi di questi italonegrieri.
Avrei molte altre cose da raccontare dei tre mesi che ho passato lì, ma per ora mi fermo.

VAMOS PA’LANTE, VENEZUELA PATRIA DI PACE E SOCIALISMO BOLIVARIANO PARA TODOS!

 

(Grazie alla pagina: Rete Solidarietà Rivoluzione Bolivariana)

SGB versus Ikea

SGB versus Ikea

Lotta SGB di Comunicato SGB

 

Ikea ha scelto la linea dura in risposta alle lotte che i lavoratori delle Cooperative in appalto all’Ikea di Carugate sostengono con SGB e ai delegati RSU dell’Ikea di Corsico e Carugate che si impegnano per il rispetto dei loro diritti nel cambio di appalto.

L’azienda ha inviato ai rappresentanti sindacali di Sgb una contestazione a seguito del presidio di sabato 8 ottobre accampando presunte “azioni violente e danni sia materiali che all’immagine dell’azienda”. Il provvedimento ritorsivo è stato gravissimo, al punto che i delegati sono stati immediatamente sospesi ed ora rischiano il licenziamento. Da una parte cooperative che taglieggiano i lavoratori e dettano le loro condizioni “prendere o lasciare”, dall’altra Ikea che non assolve alle proprie responsabilità di legge, come committente sulle garanzie dovute ai lavoratori degli appalti, e nega alle rappresentanze sindacale gli incontri richiesti.

Ma se i lavoratori si ribellano a queste condizioni, se il sindacato mette in campo le iniziative a loro difesa, esce il vero volto della “multinazionale a misura di famiglia”: se tocchi i miei interessi e ti ribelli ti licenzio!

SGB dichiara di non avere alcuna intenzione di cedere a quello che è un vero e proprio ricatto oltre che un attacco al sindacato. La tutela dei propri delegati vedrà, la mobilitazione di tutte le sue strutture, con iniziative di manifestazione, con il coinvolgimento di tutti i lavoratori dell’Ikea e la sensibilizzazione delle tantissime persone che quotidianamente entrano nel “bel mondo” del consumo e della facciata lastricata di buone intenzioni.

 

(Ringraziamo Barbara Morleo per la diffusione del comunicato)

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