Codice etico o codice patetico? Attenzione alla “morale di Stato”

Codice etico o codice patetico? Attenzione alla “morale di Stato”

libri con mela

di Antonio CAPUANO

Sto studiando, leggo fugacemente un virgolettato su Facebook che mi colpisce “L’istruzione pubblica deve garantire per i suoi docenti STANDARD di Moralità“, dice testualmente.

Premessa: gli Standard e i Canoni non mi piacciono già per principio, del resto a Sinistra difficilmente affibbiamo etichette.

Però mi fermo a pensarci, l’istruzione è infatti settore delicato, quindi forse può davvero starci il porre dei forti paletti comportamentali e di pensiero? Il dubbio è svanito con poco: la risposta è assolutamente NO.

Perché un concetto del genere è tanto innocuo all’apparenza quanto pericolosissimo nella sostanza, dato che inverte in maniera inaccettabile quel paradigma inviolabile tale per cui è l’istruzione a dover formare la morale e non viceversa.

Una istruzione libera, forma liberi pensatori e solo questi ultimi divengono liberi cittadini, dotati di una loro morale che deve essere assolutamente soggettiva,

Se si inverte il paradigma invece si fa un balzo indietro lungo un secolo e si formano sudditi, sottoposti, timorati di Dio o peggio, lo dice la storia: orde di gente che non vive sulla base della propria visione del mondo e che non si forma autonomamente, gente che non accetta o rispetta il diverso, gente che non decide per discernimento ma per indottrinamento e che quindi agisce solo per paura o imposizione, mai davvero per libera scelta.

Un processo secolare e inquietante che quando va “bene” forma bigotti ma che, quando va male, forma anche estremisti e terroristi perché un libero pensatore nonché un uomo colto, può certamente essere credente ma che sia Musulmano, Cattolico o altro, non si farebbe mai esplodere o ucciderebbe in nome di alcun dio.

Finché questo processo lo compiono la Chiesa e le religioni con i loro dogmi, precetti e regole morali lo si accetta e lo si fa proprio perché, a fare da contraltare, c’è quel meraviglioso e inviolabile precetto della “laicità dello Stato” pensato proprio per garantire la formazione di liberi cittadini i quali devono sottostare solo al Diritto e mai alla morale di terzi.

Il confine tra un Paese civile, evoluto e democratico, e una comunità medioevale, risiede proprio nella doverosa certezza che lo Stato continui a formare i cittadini e la Chiesa i credenti: anche perché magari si inizia banalmente con le “buone maniere” per arrivare poi a censura, indici dei libri proibiti, razzismo, omofobia, e finanche dittatura del pensiero unico.

Insomma l’unico standard accettabile in uno Stato di Diritto è quello tale per cui come disse qualcuno “senza leggi l’uomo non è libero” e “la mia libertà finisce dove inizia quella dell’altro“, il resto converrete è e deve restare opinabile e soggettivo.

Gli auguri di Pasqua per dire, non li ho fatti e non li farò, non me ne vogliate, poi se me li fate li accetto ma in linea di massima preferisco l’uovo di cioccolato…

Ai cattolici

Ai cattolici

Dj Fabo

Cari credenti, cattolici o come preferite definirvi, forse non ne siete a conoscenza ma le peggiori discriminazioni in quanto donna, in quanto non credente (almeno non in quello in quello in cui credete voi e di sicuro non nel modo in cui voi esercitate la vostra fede), in quanto comunista, in quanto a favore dell’aborto, del divorzio, dell’amore libero, della libertà di autodeterminarsi, del rifiuto del conformismo e del benpensantismo, dell’eutanasia le ho subite proprio da molti tra voi. Certamente non tutti ma purtroppo ancora davvero molti.

Discriminazioni che sono state orrende, vili e meschine, per come si sono esternate in molti casi (una anche molto recente e di una vigliaccheria senza pari), e sono certissima di non essere la sola ad aver subito simili discriminazioni.

Molti invece fra noi che non siamo credenti o cattolici, non si sono MAI comportati allo stesso modo verso chi ha una fede, un credo, una diversa concezione dell’esistenza.

Pur non condividendo molte scelte altrui, le abbiamo rispettate perché ognuno deve potersi autodeterminare, anche compiendo errori e non sta a noi stabilire cosa sia giusto e sbagliato nelle e per le vite degli altri e prendere decisioni per tutti.

Noi crediamo nella libertà, voi scegliete di dominare gli altri con le vostre scelte.
Parlate di un Dio d’amore e poi lo dipingete come punitivo e nel pensarvi fatti a sua immagine e somiglianza, vi sentite autorizzati ad essere ciò che Dio non sarebbe mai.

Perciò, più ancora perché siete credenti, ogni tanto gioverebbe ricordare che non vi si chiede di pensare e di condividere quello che pensiamo noi, ma di non assurgere al ruolo di giudici o di vendicatori di un torto subito e soprattutto di avere la forza di stare un passo indietro rispetto alle vite degli altri.

Ricordate quando un giovane uomo ha scelto di morire?
Si può essere o non essere d’accordo, indubbio, ma un paese civile dovrebbe consentire ad OGNI ESSERE UMANO anche la dignità della morte, perché magari preferite non vedere e non sapere, ma OGNI GIORNO ci sono persone lasciate a se stesse, isolate nella sofferenza, nella tragedia di una malattia incurabile che li conduce al suicidio volontario non potendo chiedere una buona morte.

Ma anche in questo vi ergete a giudici, rinnegando ancora il vostro stesso credo perché non sta a voi giudicare niente e nessuno.
Siete credenti ma troppe volte non conoscete il significato della parola compassione e i casi, ormai, si sprecano.

Lo stesso dicasi per la dignità.
Ne parlate tanto, la rivendicate ma parlate della vostra dignità non di quella degli altri.
Voglio chiedervelo, cari tutti, se trovate dignitoso giudicare un uomo che ruba per fame e, per fare un esempio accaduto non tanto tempo fa, vorrei sapere se trovate dignitoso ridacchiare perchè qualcuno rinchiude delle donne Rom in una gabbia, le filma e poi carica il video su Youtube come se fossero animali da circo da esibire.

Ma più ancora, io mi chiedo se sia dignitoso che vi stracciate le vesti per un uomo che desidera porre fine alle sue sofferenze e che non lo facciate, invece, OGNI GIORNO al pensiero che in questo paese milioni di persone non hanno da mangiare, come se il diritto alla vita fosse solo una funzione prettamente biologica.

Io, anche se non sono credente, ho comunque una fede e una passione incrollabili nell’Umanità, me lo chiedo.
Voi, a parte davvero troppi pochi casi, in generale al momento risultate non pervenuti.

E sono certa di quanto affermo perché, se così non fosse, questo paese oggi vedrebbe proprio voi credenti, osservanti e praticanti il cattolicesimo, impegnati a scacciare i mercanti dal tempio.

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P.S.: poi, contro il parere generale, ritengo sia il caso di parlare di uno come Adinolfi in quanto esempio tra un certo cattolicesimo di come il Medioevo non sia mai terminato, nei confronti delle donne e, ahimè, non crediate sia un caso isolato. Obbligata da cause di forza maggiore a coesistere in mezzo a focolarini e ciellini, ho visto e sentito cose che Adinolfi al confronto è quasi un’educanda. Quindi a quelli che dicono sia meglio sorvolare, proprio per questo dico no, non si può non parlarne.
Tacere sulle sue affermazioni diventa gravemente dannoso perché sono tanti quelli come lui e far mancare la riprovazione sociale, significa rischiare di finire pericolosamente col normalizzare una simile nefandezza degna del nazismo insito nel tempo che viviamo.

Ivana Fabris

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