LA RABBIA DEI PROF PERDENTI IL POSTO

LA RABBIA DEI PROF PERDENTI IL POSTO

 

di Alessandro GIULIANI (da La Tecnica della Scuola)

La rabbia dei prof perdenti posto: la Schiforma Renzi ci ha sbattuti negli ambiti a fare curriculum.
Cosa prova un prof docente di ruolo da trent’anni che perde la cattedra, scivola negli ambiti territoriali e deve produrre il curriculum al preside per essere accettato?

Sicuramente tanta rabbia. Lo testimoniano le lettere che periodicamente riceviamo dai nostri lettori, che nell’ultimo biennio hanno perso posto e sono incappati nella procedura introdotta dal comma 66 della Legge 107/2015.

Ecco l’ennesima testimonianza, di un prof docente quasi 60enne, nativo della Calabria, che insegna Storia dell’Arte a Roma.

Finire trasferito negli ambiti: ecco cosa può capitare ad un docente con trent’anni di servizio. Doversi sottoporre alla dimostrazione tramite curriculum ai presidi. Orribile…non lo auguro a nessuno”.

Il prof, collocato d’ufficio questa estate nell’Ambito territoriale 5 della capitale, se la prende con “ministri, deputati, senatori, sostenitori della Schiforma della scuola”.

Non l’ha presa bene: “Sono veramente disperato. Non so cosa fare. Perché il destino mi riserva questo dispiacere: sono un modesto insegnante che ha fatto il suo lavoro onestamente per 30 anni dopo aver studiato una vita e continua a farlo, aggiornandomi e dare il meglio”.

Poi il prof spiega il perché del suo malessere: “Provate a immaginare; dopo esserti laureato, aver acquisito l’abilitazione all’insegnamento, aver lavorato, veramente, a scuola per trent’anni, tredici di precariato, al Nord, al Sud, al Centro, aver autoprodotto libri di testo, didattiche controcorrente, successi formativi, ti dicono sei senza posto, sei trasferito nell’ambito e devi produrre un curriculum e competere con neolaureati e giovani docenti che non hanno mai insegnato in vita loro”.

Ma quello che più fa male è il pericolo, continua il docente, di finire “davanti a dirigenti che dovranno sceglierti o mandarti a casa, proponendoti dei progetti ‘fantasma’ o 18 ore di materia alternativa o 18 ore da tappabuchi”.

La conclusione, o meglio lo sfogo finale del prof, è contro chi ha introdotto la procedura degli ambiti territoriali e la chiamata diretta: “Tutto questo grazie a Renzi e alla buona scuola. Grazie a tutti quelli che lo condividono e lo lodano”.

 

fonte: http://m.tecnicadellascuola.it/item/32308-la-rabbia-dei-prof-perdenti-posto-la-schiforma-renzi-ci-ha-sbattuti-negli-ambiti-a-fare-curriculum.html

LICENZIAMENTI DISCIPLINARI, È SUCCESSO AD UN MAESTRO DISOBBEDIENTE

LICENZIAMENTI DISCIPLINARI, È SUCCESSO AD UN MAESTRO DISOBBEDIENTE

 

di Alessandro GIULIANI (da La Tecnica della Scuola)

I licenziamenti nella scuola sono casi rari: uno di questi riguarda il maestro Adriano Fontani, maestro senese licenziato dopo una serie di provvedimenti disciplinari.

Fontani, intervistato due anni fa dalla Tecnica della Scuola in qualità di presidente del Comitato nazionale contro il Mobbing-Bossing scolastico (CO.NA.M.BO.S), ha subìto nel corso della sua carriera un lungo elenco di sanzioni. L’ultima delle quali, la più pesante, gli ha fatto perdere il posto di lavoro, per decisione dell’Ufficio scolastico toscano.

Ora, in difesa del maestro contestatore, che non le mandava a dire e ha sempre rivendicato atti persecutori nei suoi confronti, si è venuto a schierare un comitato nazionale, formato soprattutto da colleghi di diverse città italiane.

Il comitato sostiene che quello che è accaduto a Fontani è “il più noto caso di persecuzione da parte della PA che si sia mai verificato nella scuola”.

L’insegnante, scrive l’Ansa, ha sempre fatto risalire l’inizio della vicenda alle pressioni di un gruppo di Testimoni di Geova dei quali faceva parte e dal quale è poi uscito. Da allora una serie di contestazioni che si sono succedute nel tempo fino al licenziamento e la sua vicenda è stata al centro anche di iniziative parlamentari.

Per il Comitato pro-Fontani, “l’insegnante è comprovatamente da sempre molto amato e rispettato per le sue doti umane e professionali, non solo dagli alunni e rispettive famiglie, ma perfino stavolta dalla dirigenza” della sua scuola e, “da tutti loro è stato difeso più volte nel corso di questi anni”, ma l’istituzione scolastica “non ha mai voluto considerare queste testimonianze mentre ha sempre usato contro di lui quelle delle sole 3-4 colleghe su 100, che di volta in volta han cercato e trovato a suo carico, sempre mosse solo da gelosie ed invidie, personali e professionali”.

L’insegnante, dicono ancora gli estensori del comunicato, “è stato licenziato con l’unica motivazione di aver esternato gli abusi che subiva e vedeva impuniti nella sua scuola“.

La lunga persecuzione a suo carico in corso dal 2004 ed il licenziamento in tronco con cui ora essa è culminata, vogliono essere a nostro avviso solo un monito esemplare, un atto di intimidazione per tutti coloro che non accettano i soprusi e le ingiustizie di un’istituzione feudale“, conclude il Comitato.

 

fonte: http://m.tecnicadellascuola.it/item/32311-maestro-contestatore-licenziato-diversi-colleghi-lo-difendono-tradito-dalla-scuola.html

SCUOLA PUBBLICA: INCOLPARLA DI TUTTO SOLO PER NON VEDERNE I COLPEVOLI

SCUOLA PUBBLICA: INCOLPARLA DI TUTTO SOLO PER NON VEDERNE I COLPEVOLI


di Claudia PEPE

Secondo uno studio curato dalla Polizia Postale e dall’Università La Sapienza di Roma, con la collaborazione del dipartimento della Giustizia minorile, che ha coinvolto 1874 ragazzi tra gli 11 e i 19 anni, il 28,2% di scuola media e il 71,8% delle superiori, di 20 province italiane, oltre un terzo dei ragazzi è convinto che i contenuti postati sui social siano visibili esclusivamente dai destinatari. Questo è quanto che ha pubblicato “La Tecnica della Scuola” e, naturalmente uno psichiatra, scrittore e sociologo italiano, ospite frequente di varie trasmissione televisive, ha voluto assolutamente dire la sua su noi docenti e soprattutto sulla Scuola che secondo lui non “insegna”.

Mi riferisco a Paolo Crepet che nella sua ultima esternazione ha detto: ”Colpa della scuola, i docenti ignorano il fenomeno”…Io non capisco perché non se ne parli nelle scuole. Non è mica il diavolo”. “Mi meraviglio molto che la scuola non se ne occupi”, dichiara Crepet, che giudica ormai “finito” il mondo dell’istruzione.
In aula non si fa più nulla. Sono dei luoghi finti. Anche le materie classiche vengono insegnate in modo superficiale. Per non parlare delle lingue: nessun ragazzo alla fine del liceo conosce l’inglese, se non in modo maccheronico”.
E lo stesso, sostiene Crepet, vale per i social network: “Gli insegnanti stessi non sanno come funzionano. Come possono insegnare ciò che ignorano?

Ora prima di discutere temi che forse a Crepet sfuggono, vorrei elencare, le colpe di cui noi insegnanti siamo investiti ogni giorno per ogni giorno, per ogni anno della nostra vita.
Se cadi e vai in bicicletta senza mani a 10 anni è colpa della scuola; problemi intestinali degli alunni colpa della scuola.
Oggi piove? In effetti direi che anche questo è colpa degli insegnanti; oggi mia mamma ha mal di testa: è colpa della Scuola; i terremoti, le inondazioni, la siccità, i colpi di sole, le allergie ai ricci, è sempre colpa della Scuola; la guerra tra Corea e USA è colpa della scuola; Lucifero e Poppea, Consip e Jack lo Squartatore, il mostro di Firenze, Hannibal the Cannibal, Erode, colpa della Scuola.

La fame nel mondo? La colpa è dei docenti; Gianluca Vacchi e Fedez, il riscaldamento globale, l’inquinamento acustico, il calo delle nascite e magari anche per il fallimento Alitalia, la sparizione delle mezze stagioni e le bombe d’acqua, sono tutte colpe di noi docenti. ma insomma non era tutta colpa di Virginia Raggi?

Tornando a parlare seriamente, probabilmente il Dott. Crepet non conosce bene il mondo della Scuola.
La Scuola da diversi anni organizza insieme alla Polizia Postale corsi e progetti per tutelare i nostri allievi su questi argomenti. Ma a mio avviso, un ruolo importante e da non sottovalutare, è il ruolo della famiglia.

Quante volte ho visto bambini di 5 anni con il telefonino adibito a baby-sitter, bambini delle elementari che come regalo da Babbo Natale ricevono il cellulare.
Chi non ha mai visto nelle pizzerie, nei ristoranti o nei bar genitori e figli che guardano Facebook senza intrattenere una semplice conversazione? E poi chi sorveglia l’uso e l’abuso di questi metodi di comunicazioni, che vedendo gli ultimi sviluppi, sarebbero da delegare a ragazzi consapevoli di avere tra le mani una minaccia per loro stessi e per la loro vita?

Noi insegnanti abbiamo un regolamento: lo smartphone in classe deve essere chiuso, e si può ricorrere all’uso, solo per urgenze gravi. Questo non solo per gli studenti ma anche per gli insegnanti. Siamo autorizzati a sequestrarlo se ci si dovesse accorgere che malauguratamente l’apparecchio da segni di vita.

Ma ora, sembra che la Ministra Fedeli lo faccia entrare sul red carpet in classe, come metodo di studio, come maniera alternativa di ricerca, di studio e di analisi.
E se tornassimo alla buona e vecchia didattica, con temi, riassunti, sintesi, analisi grammaticali e logiche, invece di interrogare internet, rivolgersi a quei libri splendidi che hanno formato intere generazioni?

Abbiamo passato un anno, noi docenti, a illustrare, spiegare, documentare i nostri ragazzi sul pericolo di Blu Whale, sul cyberbullismo, sul pericolo di mettere foto in rete, sulla cattiveria anonima, sulle frustrazioni che senza volto si possono abbattere sulle loro giovani personalità e distruggerle fino a carpirle nell’animo.

Al Dott. Crepet, ultimamente, piace dare la colpa alla Scuola di tutto l’immaginabile, ma è evidente che proprio chi giudica, non ha mai messo piede in una classe, in una Scuola, in un Istituto scolastico. Prima di esprimere qualsiasi sentenza, bisogna conoscere. E nella Scuola non si finisce mai di imparare e di insorgere.

Perché tutte queste selvagge legislature, hanno spazzata via una Scuola meravigliosa, che nonostante tutto, è capace di formare e costruire identità. Noi insegnanti siamo stanchi di leggere falsità da chi appare in televisione per una chiara appartenenza politica.

La politica a Scuola non si fa, anche se è la professione più politica che ci sia.
Noi la politica, la intendiamo come la intendeva Don Lorenzo Milani: “Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia.

Dott. Crepet, incominci a frequentare le Scuole, e allora, capirà finalmente, cos’è la politica e soprattutto cos’è la “Scuola”.

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