I MIGRANTI E LA BELLA VITA

I MIGRANTI E LA BELLA VITA

di Jean DE MILLE

Ieri non avevo nulla da fare, così ho optato per una visita ad uno dei soliti hotel a cinque stelle dove, com’è universalmente risaputo, vengono alloggiati i migranti.

Li ho trovati nella hall, stravaccati sulle accoglienti poltrone Frau e sui mastodontici divani in pelle umana, ovviamente realizzati con linda epidermide bianca di razza italica.

Molti di loro scivolavano già nei gorghi di un’allegra ubriachezza, nonostante l’ora mattutina, e brandivano con nonchalanche bottiglie di champagne imperlate di rugiada, appena tratte da uno dei numerosi secchielli d’argento che sbocciavano nella sala.
Altri, in attesa del pranzo, fumavano noiosamente i loro Avana, grandi come i ceri delle feste patronali.

Poi tutti si sono sistemati tra le svolazzanti tovaglie di Fiandra ed il bagliore delle cristallerie di Boemia, dove azzimati camerieri hanno iniziato a servire le portate, in un festoso tripudio di ostriche e caviale, di aragoste e di scampi, il tutto annaffiato da Chablis di ottima annata, mentre agli islamici venivano offerte deliziose bevande allo zafferano.

E mentre le orde dei migranti si godevano a nostre spese questo Nirvana, migliaia di evasori fiscali e di trafficanti di valuta tremavano di paura nelle loro misere stamberghe, terrorizzati all’idea di un controllo della Finanza.
Ah, paese ingrato coi propri figli più illustri!!!

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(Scrissi questa parodia lo scorso anno, ma purtroppo rimane più che mai attuale, anzi…)

E’ DARWINISMO SOCIALE: OGGI I MIGRANTI, DOMANI I MALATI O I PENSIONATI

E’ DARWINISMO SOCIALE: OGGI I MIGRANTI, DOMANI I MALATI O I PENSIONATI

Migranti da salvare

di Jean DE MILLE

Finalmente! “Finalmente” il senatore della Repubblica Stefano Esposito ha frantumato una barriera, ha sbriciolato quell’argine che impediva di proclamare apertamente che i diritti umani sono merda.

Lo ha fatto pochi giorni fa ad Agorà, nel modo più cinico, dichiarando che “alcune ong ideologicamente pensano solo a salvare vite umane: noi non possiamo permettercelo”.

La gravità dell’affermazione è palese: il senatore pro-Tav, trasmigrato di maggioranza in maggioranza all’interno del Pd, brillante “giovane” in carriera, ha sfondato una breccia, nella quale dietro a lui si precipiteranno tutte le iene che rappresentano l’egoismo e la meschinità di questo paese putrescente.

Il darwinismo più feroce, prodotto di un liberismo che non conosce limiti etici, è “finalmente” sdoganato: oggi assume un carattere etnico, e si rivolge contro quei migranti ai quali si indirizza l’odio scomposto di larga parte della comunità nazionale.

Domani lo stesso darwinismo avrà un contenuto sociale, e con la stessa pragmatica violenza si riverserà sui vecchi, sui malati, sugli indigenti, su tutte quelle categorie improduttive che rappresentano un carico economico per i garantiti e per le classi dominanti.

Il senatore Esposito, per cui provo l’immensa vergogna di essere coetaneo, si qualifica come apripista di un “pragmatismo della morte”, di una società costruita sulla selezione spudorata e aperta dei più forti e sul sacrificio umano dei marginali, immolati sugli altari della razionalità economica, sullo scannatoio del dio-capitale.

Mi piacerebbe ora che l’infame partito di cui il senatore è dirigente non avesse mai più il coraggio di chiederci un solo voto in nome dell’antifascismo. Ma so bene che non accadrà: spero però che in tanti ce ne ricorderemo al momento di deporre la scheda nell’urna, e ancor più nella prassi quotidiana, nella costruzione di coalizioni elettorali e alleanze politiche.

MINISTRA FEDELI: LICEI BREVI, FUTURO SVENDUTO

MINISTRA FEDELI: LICEI BREVI, FUTURO SVENDUTO

 

di Jean DE MILLE

Mi è difficile, in questi giorni, non abusare del sarcasmo: quasi che la ragione, il discorso argomentato e razionale, rifiuti di piegarsi alla tristezza circostante, a un paese svuotato di umanità e di senso, dove salvare un migrante rappresenta un crimine, dove l’egoismo meschino conquista quotidianamente nuove fette del mercato politico, dove la miopia e la stupidità regnano incontrastate.

Oggi è la volta della sperimentazione di un percorso breve per i licei: una riduzione del ciclo di studi a quattro anni, che si affianca al degrado dell’alternanza scuola-lavoro.

La nostra deprecabile classe dirigente rimarca in questo modo quanto sia inutile la cultura in questo paese.

Un paese condannato dalle scelte politiche ed imprenditoriali ad occupare un posto di retroguardia nel mercato globale, a competere coi paesi emergenti contraendo salari e diritti sociali, a difendere la nicchia decrescente del proprio benessere con la più spietata guerra di classe condotta contro i poveri, non importa se indigeni o di altra provenienza.

La riduzione del percorso di studi, la decapitazione della scuola pubblica, segna ancora una volta il regresso complessivo del paese, e la sua consapevole rinuncia a investimenti culturali che nessuna politica indirizzata allo sviluppo economico sarebbe in grado di valorizzare. Siamo, e saremo sempre più, una nazione di analfabeti.

Con un lavoro da analfabeti, un futuro da analfabeti, e la prospettiva quasi certa di vivere una vita di merda!

CERCASI UMANESIMO

CERCASI UMANESIMO

Evo Morales Josè Bergoglio

di Jean DE MILLE

Oggi un’amica mi ha mostrato un articolo di Left, dal titolo alquanto emblematico: AAA laicità cercasi.

Vivremmo dunque asfissiati da un potere teocratico, racchiusi tra le maglie di una pervasiva e totalitaria morale religiosa? Per l’articolista evidentemente sì, come per una parte dei simpatizzanti della sinistra, che evidentemente privi di più stringenti problemi, in primis economici, ritengono prioritaria una lotta per una non meglio definita laicità, la quale si traduce nella pratica in un’estensione dei diritti individuali e della potestà e potenzialità della sfera soggettiva.

Questo surplus di laicità e di libertà viene rappresentato dalla sinistra post-classista come lotta di emancipazione dal retaggio della tradizione religiosa.

Ed in questo vi è qualcosa di vero: si tratta di spezzare gli ultimi vincoli, insieme etici e conformistici, con cui un cattolicesimo ormai residuale ostacola il pieno dominio della cultura materialistica su ogni sfera dell’umano.

La moderna declinazione del laicismo non è nient’altro che una sovrastruttura del capitalismo, che sotto una maschera emancipatrice prepara l’omologazione ai valori scanditi dal mercato.

Dove un’ideologia che si presenta scissa da qualsiasi considerazione circa i rapporti di classe, e che sancisce la libertà illimitata dell’individuo, pone le basi per una libertà compiutamente diseguale, tanto più estesa quanto più ampie saranno le capacità economiche del soggetto.

Per la prima volta sarà possibile vendere ed acquisire la libertà come merce: libertà di accedere al mercato della surrogacy, libertà di giocare reversibilmente con la propria identità sessuale, libertà di soddisfare ogni pulsione libidica, libertà di anestetizzare le conseguenze delle proprie azioni, libertà di espandere in ogni direzione la propria personalità senza altre restrizioni che non siano quelle dettate dalle risorse materiali e culturali.

Da non credente sono convinto che il comunismo, in quanto totale umanesimo, abbia tra gli altri compiti quello immane di raccogliere su di sé gli approdi più alti della riflessione e dell’etica cristiana, a partire da una concezione dell’uomo e della vita assolutamente irriducibile alla pura razionalità economico-strumentale.

Dal mercato della maternità surrogata fino alla nuova frontiera dell’eutanasia obbligatoria, mi sembra che cristianesimo e comunismo possano incontrarsi su un terreno comune, liberante, e sovversivo rispetto ai valori del capitale.

ANTIFASCISMO SEMPRE!

ANTIFASCISMO SEMPRE!

di Jean DE MILLE

E così in questo paese di merda è possibile che un Brunetta chieda di equiparare comunismo e nazifascismo, e di pretendere che per entrambi sussista lo stesso reato di apologia.

Questo accade nella nostra terra che i partigiani comunisti hanno contribuito a liberare dall’orrore di chi massacrava e sterminava, in questa misera Italia che nel dopoguerra i militanti del PCI hanno salvato dalle tentazioni golpiste provenienti da un apparato statale e da una borghesia più sudamericani che europei.

Non stupisce affatto, nella desolazione generale, che questa proposta giunga da un ex-appartenente al PSI craxiano, del cui viscerale anticomunismo poteva non accorgersi soltanto una mente lungimirante come quella di Napolitano, con la sua consorteria migliorista.

Prima del “pronunciamiento” di Brunetta erano stati i 5Stelle ad opporsi al progetto di legge Fiano volto a contrastare l’apologia del regime fascista e neonazista.

I seguaci del Comico hanno affermato di opporsi ad una legge liberticida, considerando in tutta evidenza che il diritto di propaganda nazifascista rientri a pieno titolo nella sfera delle libertà. E mostrando, con altrettanta evidenza, come il loro concetto di libertà sia basato sul nulla: un nulla etico, filosofico, antropologico.

Un nulla che svuota gli intelletti e le coscienze, e che precipita l’idea di libertà in quella, aberrante, di indifferenza ai valori ed alla storia.

Indigna, ma non stupisce affatto, che anche all’interno di una certa sinistra radical-nonsoché la necessità di opporsi ad una legge “liberticida” abbia immediatamente fatto breccia, trovando i suoi cantori.

Il disastro della sinistra post-classista è fatto di queste smemoratezze e di queste levate d’ingegno, che permettono di considerare l’apologia dei campi di sterminio come un’opinione, appena un po’ più sgradevole di un’altra. Che permettono di infilare la testa nella sabbia e di recitare massime zen, davanti al riaffacciarsi di ideologie criminali sul nostro orizzonte politico.

Restiamo noi, coloro per i quali l’antifascismo non è lo slogan per raccogliere tre voti a sinistra, ma una assoluta priorità.

E noi, ora più che mai, abbiamo il dovere di non fare da spettatori.

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