MANDELA: È L’ISTRUZIONE CHE…

MANDELA: È L’ISTRUZIONE CHE…

L’istruzione è il grande motore dello sviluppo personale.
È attraverso l’istruzione che la figlia di un contadino può diventare medico, che il figlio di un minatore può diventare dirigente della miniera, che il figlio di un bracciante può diventare presidente di una grande nazione.
È quello che facciamo di ciò che abbiamo, non ciò che ci viene dato, che distingue una persona da un’altra.

Nelson Mandela

L’ORDINE REGNA SULLA CITTÀ!

L’ORDINE REGNA SULLA CITTÀ!

di Claudio TACCIOLI

L’ordine regna su Brescia.
I camper, estremo rifugio dove si raccolgono gli ultimi lembi di dignità, dopo aver perso lavoro e casa, vengono sequestrati dalla Polizia Locale.
Le coperte, per avvolgere le proprie notti al riparo in qualche angolo della nostra stazione ferroviaria, sequestrate dalla Polfer.

Gli appartamenti ALER svuotati se si è troppo poveri e indigenti. Se, anche, quell’affitto ridotto diventa impossibile. Non importa che fine faranno le madri, i padri, i figli sfrattati.
Niente e nessuno intacchi il decoro della città. Ne violi le regole, pur disumane che siano.

Un sano spirito di disciplina soffia dal centro verso le periferie.
Dagli uffici amministrativi municipali si prendono decisioni ordinate e coordinate con ogni altra istituzione di controllo e di repressione.

Dall’assessorato alla scuola, Roberta Morelli, porta il suo contributo al nuovo “clima cameratesco”.
In collaborazione con l’UNSI (Unione Nazionale Sottoufficiali Italiani), il Comune di Brescia organizza dei corsi sia per i ragazzi delle superiori che, novità, per quelli della secondaria.
Si impara, appunto, l’obbedienza che è fondamento dell’ordine; articolato e sviluppato “nelle discipline sportive di origine militare”.

La disciplina era una frusta (un flagello) formata da più strisce di materiale vario, dalla canapa al metallo. Una sorta di “Gatto a nove code”; sia per auto-flagellarsi in maniera rituale e religiosa. Che per punire i sottoposti, i subordinati quando diventavano insubordinati. In Russia, al tempo degli Zar, si chiamava Knut e veniva usato per punire i contadini. I cosacchi, oltre alle armi, lo tenevano agganciato al polso, pronto alla bisogna.
La sottomissione è l’obbiettivo di ogni disciplina. Sia intesa come insieme di regole che come strumento di punizione, scelta o subita.

Nessuno spirito critico, nessun palpito ribelle, nessun pensiero disobbediente e azioni conseguenti, saranno più ammessi nell’ambito delle nuove logiche securitarie, propagandate nelle scuole e applicate nelle repressioni; qui e là della nostra città.
Non sia mai che, alle prossime elezioni, i razzisti, i fascisti e i loro complici, possano usare proprio quest’arma per scalzare il neo partito dell’ordine e delle discipline bresciane: il PD e alleati!

Brescia deve, assolutamente, apparire e essere ordinata e pulita; non solo nell’aspetto urbano, ma nelle menti e nei cuori dei suoi residenti.
Cominciare dai più piccoli è, la storia insegna, un passaggio obbligatorio.

Ci fu un tempo in cui pensammo che la crescita umana passasse attraverso la costruzione invincibile dello spirito critico. Oggi, la qualità ricercata, è sempre più la sottomissione; determinata dall’obbedienza dentro il gruppo dato.
Ci fu Il tempo delle autogestioni e della ribellione permanente. Della gioia di pensare in libertà e di scegliere senza comandi e obblighi.
Questa, al contrario, è l’epoca dell’obbedienza che si rifà virtù. Delle, conseguenti, condanne per i reati di solidarietà. Della repressione sottile e continua che penetra negli anfratti più riservati delle vite resistenti alle leggi ingiuste.

E’ quasi grottesco che l’assessorato alla scuola partecipi a queste logiche sull’ordine.
Penso alla pedagogia libertaria con la sua educazione alla libertà; alla scuola non repressiva, privata di autorità e di gerarchia.
Dove I ragazzi “sono liberi di fare quello che vogliono, a patto che le loro azioni non provochino alcun danno agli altri, secondo il principio (…) «Libertà, non Licenza»”.

Non vogliono più degli esseri umani capaci di giudizio indipendente.

Vogliono dei meri esecutori che non infastidiscano i delegati alla guida.

(28 marzo 2017)

«È così che la massa degli uomini serve lo Stato, non come uomini coraggiosi ma come macchine, con il loro corpo. Sono l’esercito permanente, la milizia volontaria, i secondini, i poliziotti, il posse comitatus ecc. Nella maggioranza dei casi non c’è nessun libero esercizio del giudizio e del senso morale, sono al livello del legno, della terra, delle pietre. Suppongo che se facessimo degli uomini di legno sarebbero altrettanto utili. È un tipo d’uomo che non richiede maggior rispetto che se fosse fatto di paglia o di un impacco di sterco. Ha lo stesso valore dei cani e dei cavalli. E tuttavia, normalmente, quegli uomini sono considerati buoni cittadini.»

(Henry David Thoreau, Disobbedienza civile)

RACHANA E LE RAGAZZE PERDUTE

RACHANA E LE RAGAZZE PERDUTE

Rachana Sunar, Nepal

di Maria G. DI RIENZO

Rachana Sunar, 22enne – in immagine qui sopra – vive in un villaggio del Nepal occidentale.

La sua missione è mettere fine ai matrimoni di bambine.

Sfuggita per un pelo a un destino simile, priva di risorse che non siano la sua volontà e la sua passione, la giovane donna va di porta in porta a diffondere il suo messaggio, organizza incontri, impedisce i matrimoni intervenendo di persona o chiamando la polizia (i matrimoni di minori sono illegali, nel suo paese, dal 1963).

Come potete intuire, Rachana non si è scelta un compito facile: il 37% delle sue simili, in Nepal, sono già mogli prima dei 18 anni e molti uomini sono seccati dal vedersi sottrarre le bambine-spose da sotto il naso, al punto che mentre la CBS stava girando un documentario sulla storia di Rachana una folla di scalmanati si è minacciosamente presentata a casa sua.

Ma ciò non ha spostato di una virgola la sua attitudine: “Se una ragazza ascolta la mia storia, di come ho iniziato il mio viaggio, almeno le sto dando speranza. – ha spiegato – Sì, c’è gente a cui non piace il lavoro che faccio, ma anche se muoio per questa ragione, so che la mia morte ispirerebbe le mie sorelle ad andare avanti. Se io mollo, in questo momento, non c’è nessuno che oserebbe affrontare la questione al posto mio. Sono felice di farlo, anche rischiando la mia vita.”

Il documentario si chiama “The Lost Girls” – “Le ragazze perdute” e, tanto per far capire subito come stanno le cose, si apre con un proverbio nepalese: “Crescere una figlia è come innaffiare il giardino del vicino”. E’ stato diffuso per la prima volta in questo mese di maggio e sta girando abbastanza su internet da essere trovato facilmente, ma siete in difficoltà potete provare qui: http://www.girlsnotbrides.org/

Documentario Nepal

Di recente, Rachana ha fondato un’ong, Sambad (che significa Dialogo) per aiutare bambine e bambini a scoprire il loro valore e a ricevere un’istruzione di base. Per alcuni di questi piccoli, le lezioni della maestra Rachana – che adorano e ricoprono di doni in carta colorata – saranno l’unica occasione loro offerta nella vita di imparare qualcosa, per molte femminucce sono l’unico momento nella loro attuale esistenza in cui si sentono amate e apprezzate.

Il lavoro della giovane attivista ha generato onde che potrebbero rivelarsi decisive: nel suo distretto è nato un movimento che si propone di far cessare i matrimoni precoci entro il 2020 e lei stessa è riuscita a consegnare personalmente una lettera al Primo Ministro del Nepal in cui chiede al governo di farsi carico della questione. “Vi sosterremo.”, le ha assicurato il Primo Ministro.

La straordinaria forza di Rachana si alimenta dal suo sognare in grande. Dopo aver ricordato come la propria madre si sentisse la persona più sfortunata del mondo ad aver avuto solo lei e sua sorella minore, come la nonna paterna avesse suggerito al figlio di avvelenarle tutte e tre e prendersi un’altra moglie, e che il padre era solito battere sua madre ogni singolo giorno, dice con voce piena di emozione e di determinazione:

“Voglio rendere le tutte le madri del nostro villaggio orgogliose di avere figlie.”

Dimensione carattere
Colors