STUPRO: E’ QUESTA LA GIUSTIZIA?

STUPRO: E’ QUESTA LA GIUSTIZIA?

vittima dello stupro
di Maria G. DI RIENZO

La Repubblica, 29 giugno 2017: “Ha lasciato Pimonte, in provincia di Napoli, ed è tornata in Germania, con la sua famiglia, la giovane di appena 15 anni che lo scorso anno subì una violenza sessuale per mano di 12 coetanei tra cui il fidanzato”.

A rendere nota la notizia è il garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Campania Cesare Romano che, attraverso un comunicato, denuncia “l’insensibilità istituzionale dimostrata da chi aveva assunto impegno di interessare gli organi giudiziari sull’epilogo della vicenda e di voler recuperare un più attento protagonismo nell’accompagnare, almeno in questa ultima fase, la minore e la sua famiglia”.”

La “condanna collettiva” della comunità per i perpetratori non è avvenuta.

Le “iniziative necessarie a proteggere la minore e a sensibilizzare gli adolescenti” locali non sono state adottate.

Disprezzo e isolamento “hanno aggravato il disagio psicologico” della ragazza al punto che “la famiglia ha deciso di abbandonare il paese di Pimonte”.

E, conclude il garante, “chi ha avuto il coraggio di denunciare è costretto ad abbandonare la comunità dove era rientrato con entusiasmo e dopo tanti sacrifici, mentre gli autori dei fatti denunciati, che sono stati messi alla prova nello stesso Comune, continueranno a scorrazzare indisturbati. Questo il modello per i nostri giovani? Questa la giustizia? Questa la protezione?“

Quando si tratta di donne e di violenza sessuale, sig. Romano, purtroppo la risposta è sì.

Il quotidiano che riporta la sua denuncia dice che anche che all’epoca dei fatti qualcuno, tra i genitori dei violentatori minorenni, si permise di dire che la giovane “se l’era cercata”.

Sicuramente lei ricorda abbastanza dettagliatamente la vicenda per sapere che l’umiliazione sistematica della ragazza era cominciata quando gli stupri ancora continuavano: i giovani delinquenti che le infliggevano violenza fisica la fermavano per strada per farle subire anche la violenza psicologica di commenti denigratori e battute squallide.

Erano sicuri – e lo sviluppo della vicenda dà loro ragione – che a dare la responsabilità alla vittima non sarebbero stati solo i loro genitori.

Perché? Perché lo stupro e l’aggressione sessuale sono equiparati al “sesso tout court” nell’opinione pubblica e in modo così pervasivo che i membri delle istituzioni da lei giustamente riprese come “insensibili” non possono chiamarsene fuori – a meno di non fare uno specifico sforzo in quella direzione: istruendosi, informandosi, smantellando i propri pregiudizi e riconoscendo che essi hanno la propria radice nel sessismo e nella misoginia.

Se le molestie in strada sono “apprezzamenti”, se i commenti volgari sulle donne in pubblico sono “divertenti”, se la violenza sessuale nelle relazioni è “erotica”, lo stupro di gruppo continuato per mesi di una quindicenne non può che essere un “complimento”: valida il livello di attrazione di costei per l’altro sesso, che è attualmente – e in Italia in maniera particolare – l’unico valore ascrivibile a una femmina umana.

Ma se ancora quest’ultima non ringrazia e si ribella, basta buttarle addosso la responsabilità di quanto altri le hanno fatto: la società italiana trova molto più facile stigmatizzare il comportamento della vittima (abbigliamento, attitudini e abitudini, carattere ecc.) che chiedersi come mai continua a crescere al proprio interno un numero così alto di stupratori e molestatori.

fonte: https://lunanuvola.wordpress.com/2017/06/30/e-questa-la-giustizia/

UNA LETTERA APERTA AL PROFESSORE PAOLO MADDALENA

UNA LETTERA APERTA AL PROFESSORE PAOLO MADDALENA

Paolo Maddalena

 

Chiarissimo Professore Paolo Maddalena,

è ancora viva in me la riconoscenza umana e civile nei suoi confronti per l’impegno a fianco di tutti coloro che hanno informato e lottato insieme al popolo italiano affinché il 4 dicembre respingessimo con un forte e deciso “NO” referendario il tentativo del Partito Democratico, di Matteo Renzi e della sua maggioranza di violare i principi fondamentali del nostro Stato repubblicano, democratico, parlamentare e rappresentativo sanciti nella nostra Costituzione.

Proprio quei principi che sono già violati quotidianamente in forza dell’adesione dell’Italia ai Trattati UE, della Moneta Unica, del Fiscal Compact e del Meccanismo Europeo di Stabilità, i quali prescrivono come loro fine ultimo ordinamentale la stabilità dei prezzi e l’incontrollabile circolazione di capitali e di beni e servizi privati, mentre la nostra Costituzione, non devo certo ricordarlo a lei, ha come suprema finalità la piena occupazione e l’eliminazione di quegli impedimenti, determinati dal sistema economico capitalistico, alla libera e progressiva emancipazione dell’essere umano e alla sua piena realizzazione politica, civile, economica e culturale.

E c’è un’altra violazione della Costituzione che vorrei ricordarle, di immane importanza storica, giuridica e politica: una ferita ogni giorno più purulenta nell’ancora vivo, proprio grazie al nostro NO del 4 dicembre, tessuto dell’ordinamento democratico.

Questo Parlamento, Professor Maddalena, NON PUO’ pronunciare il suo voto in merito al CETA.

Non può ratificare quel Trattato, che lei giustamente ritiene profondamente contrario ai nostri principi di diritto, all’autonomia dei poteri dello Stato, e profondamente antitetico alla nostra Costituzione.

NON PUO’.

Quella sentenza relativa al giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 4, comma 2, 59 e 83, comma 1, n. 5 e comma 2 del d.P.R. 30 marzo 1957, n. 361 (Approvazione del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati), nel testo risultante dalla legge 21 dicembre 2005, n. 270 (Modifiche alle norme per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica); degli artt. 14, comma 1, e 17, commi 2 e 4, del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533 (Testo unico delle leggi recanti norme per l’elezione del Senato della Repubblica), nel testo risultante dalla legge n. 270 del 2005, NON PERMETTE A QUESTO PARLAMENTO DI VOTARE LEGGI DI RATIFICA DI TRATTATI INTERNAZIONALI CHE INCIDANO COSI’ PROFONDAMENTE SUL DIRITTO DEI CITTADINI ALLA SALUTE PUBBLICA, AL GIUSTO PROCESSO, E SUI LIMITI DA IMPORRE ALL’INIZIATIVA ECONOMICA PRIVATA CHE DEVONO ISPIRARSI A FINALITA’ SOCIALI.

Mi spiace dover rammentare a lei, Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale, i principi inderogabili della nostra Costituzione, ma ho dovuto constatare, leggendo la sua intervista “Brancaccio, quale Italia?”, sul magazine LA Città FUTURA, che ha tralasciato, nel suo chiarissimo e giusto attacco contro il Trattato CETA, questo aspetto di importanza fondamentale.

Mi permetto di affermare che tutti i giuristi italiani dovrebbero chiedere al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, di dimettersi nel caso il Parlamento Italiano osasse ratificare quel Trattato, andando contro la Sentenza 1/2014 firmata poi dallo stesso Mattarella quale, allora, Giudice della Corte Costituzionale.

A quale punto si è giunti, di totale sottomissione alle regole private del Mercato, e dell’ideologia totalitaria dell’ordoliberismo che impregna Trattati, direttive e decisioni dell’Unione Europea se si permette a parlamentari nominati dai partiti ed eletti secondo un procedimento elettorale incostituzionale, di non avere più un giudice italiano a proteggerli dal potere contrattuale di corporation e holding private internazionali, certo con sede in Canada, nei settori strategici del commercio agroalimentare, della tutela fitosanitaria, degli appalti e dei servizi finanziari?

Su questi settori, e su molti altri, lei bene lo riconosce, lo Stato italiano dovrà accettare arbitrati composti da giudizi e avvocati scelti dall’Unione Europea, senza più alcun rispetto della sovranità dell’ordinamento italiano.

Arbitrati che avranno la struttura e le regole procedimentali di un accordo PRIVATO.

Oh, certo, la propaganda neoliberista mi dirà che al capitolo 8 del trattato si prevede per regolamntare gli investimenti pubblici su questi settori un tribunale internazionale, non più privato ma composto da 15 membri: 5 nominati dal Canada, 5 nominati dall’Unione Europea e 5 provenienti da paesi terzi.

Meraviglioso, sembra.

Il trattato riconosce esplicitamente il diritto delle parti di regolamentare gli investimenti “sulla base della protezione della salute pubblica, dell’ambiente, della protezione dei consumatori e della promozione e protezione della ricchezza culturale” (articolo 8.9). Principio ribadito al capitalo 24, questa volta riguardo l’ambiente e la sua preservazione.

Ma sappiamo bene come gli Stati Uniti d’America e altri loro alleati intendono i Tribunali Internazionali. Se gli conviene li formano, se non gli conviene li disfano con rallentamenti delle procedure, dinieghi e nomine ostative ai lavori del consesso giuridico.

In ogni caso il Parlamento italiano non ha le funzioni per pronunciarsi.

Questo è già stato compiuto, con effetti devastanti sulle popolazioni di tutto il mondo, in relazione agli accordi dell’Organizzazione Mondiale del Commercio.

Ma è stato un Parlamento legittimamente eletto, e quindi un Governo nella pienezza dei suoi poteri, a ratificarli.

Questo Parlamento non è legittimato dal diritto a compiere un tale abominio.

Ora vengo alla prosecuzione della sua intervista, che mi ha lasciato ancora più sgomento e fortemente critico.

Mi riferisco a quella parte dove lei si muove nel campo della decisione politica e ritiene che il conflitto (mediato dall’istituzione parlamentare) tra destra e sinistra non abbia più ragione d’essere: esattamente come auspicava il maggior teorico neoliberista Friedrich August Von Hayek e come volevano i teorici della rivista Ordo della scuola di Friburgo.

La loro, come i trattati Europei, è una Costituzione economica dove destra e sinistra non esistono più.

Esistono solo imprese, banche, consumatori e debitori.

Non esiste più il lavoro, perchè non esiste più l’essere umano nelle loro teorie e nella loro prassi totalitaria orami divenuta Grundnorm europea (austriaco-tedesca e ora francese).

La sua riflessione sull’appello di Anna Falcone (autorevole giurista che ritengo non abbia la minima idea sulla pericolosità dell’operazione di mistificazione politica alla quale si sta prestando) e Tomaso Montanari contiene gravi concessioni all’ideologia dell’economia sociale di mercato, che altro non è che l’ideologia totalitaria ordoliberista. Totalitaria perchè esplicitamente afferma la volontà di trasformare l’essere umano in homus oeconomicus, delegittimando ogni forma di conflitto tra lavoro e capitale.

Al Teatro Brancaccio, Professore, non si è parlato di Euro, di Trattati europei, e lei continua a non parlarne.

Alleanza Popolare si propone solo di voler amministrare tecnicamente risorse (cose) all’interno dell’ideologia neoliberista, anche se lei afferma il contrario.

Questo è grave.

Particolarmente grave per un giurista cattolico che ha il nome di colui che fissò la profezia fondamentale del Cristianesimo, e il suo rapporto con la fine dei tempi. Quella fine della Storia che il neoliberismo, esplicitamente, si propone come disvelamento della sua gnosi.

E questo avviene proprio attraverso la sua negazione della dialettica politica tra destra e sinistra, che ho ascoltato, tremando di sgomento, proprio dalla bocca del suo collaboratore Luigi Di Giacomo.

No, professore. La sinistra non è il popolo schiavizzato.

La SINISTRA è quella parte del popolo che ha la coscienza storica del suo compito di affermare il sacro diritto di ogni essere umano a essere protetto, tutelato e emancipato dalla giustizia sociale dalla necessità delle sue condizioni di nascita.

E non cerca capi o pensieri magici – molti di questi si sono ascoltati anche al Brancaccio – per cambiare la propria condizione, ma viene affiancato dallo Stato e dalle sue istituzioni, e dai mediatori istituzionali politici nella società quali i movimenti e i partiti POLITICI, per affermare e conquistare autonomamente l’emancipazione e l’uguaglianza sostanziale di ogni essere umano in armonia con il proprio ambiente naturale.

Questa è la SINISTRA, Professor Maddalena.

Che si contrappone a una destra, che mi auguro altrettanto costituzionale e democratica, almeno nelle sue forme, che ritiene che l’essere umano, vista la sua intrinseca malvagità e imperfezione, debba essere inserito in un modello gerarchico, patriarcale, che ne assicuri il controllo.

Purtroppo, a questa destra, deve consentirmelo, il mondo cattolico ha sempre prestato le sue più alte intelligenze.

Senza questa dialettica politica, Professor Maddalena, non abbiamo altro che amministrazione, tecnica, e dominazione di cose.

E quando l’uomo, come oggi accade, diventa semplice cosa, penso lo sappia meglio di me, il messaggio cristiano e l’ontologia socialista e marxista, cardini del Moderno, rischiano di venire cancellati.

Quel giorno verranno cancellati sia il NOMOS che il Katechon, τὸ κατέχον, e quindi verrà cancellata la decisione politica, che non può mai essere definitiva e singola, ma mediata da istituzioni e poteri giuridici e politici diffusi, plurali e autonomi dalla sfera economica, che rispondano responsabilmente alla rappresentanza politica di esseri umani.

Il compito del giurista è che quel giorno non giunga mai.

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