FORMAZIONE E LAVORO: UNA SERATA DA CAMERIERI DEL POTERE

FORMAZIONE E LAVORO: UNA SERATA DA CAMERIERI DEL POTERE

 

di Claudia PEPE

 

I Partigiani della Scuola pubblica è un gruppo nato per la difesa della Scuola e della Costituzione. Insegnanti che mettendoci il cuore, la faccia, il coraggio e la consapevolezza, hanno denunciato l’ennesimo scempio della legge 107.

Una legge che sta distruggendo come nessuno mai la Scuola di tutti noi e dei nostri figli. Non c’è dubbio che la 107 abbia rappresentato l’ennesimo intervento “riformatore” ai danni della Scuola italiana, a lungo vero esempio di competenza e di visione illuminista del saper essere.

Per provocare questi danni gli estensori della legge hanno introdotto non didattica, ma solo malessere. Malessere condiviso da tutti gli insegnanti, mai ascoltati, ma solo manganellati al primo vagito di ribellione. E ora, grazie a loro, scopriamo un altro sopruso.

In un comunicato su Facebook si legge: «Urgentissimo: mi servono 10 ragazzi disponibili e con la divisa completa di sala per una manifestazione con la presenza della ministra dell’Istruzione – ricordatevi che passano come crediti formativi e che potrebbe esserci anche un rimborso spese». Peccato che nessuno dei ragazzi e delle loro famiglie fossero stati informati che i crediti formativi non erano nient’altro altro che fare da camerieri a una festa politica.

Proprio quella politica che dei ragazzi se ne frega, una politica che ha deciso a tavolino di negare ai nostri studenti un futuro, la speranza e l’illusione di sogni legittimi. Si prova orrore nel vedere che dei ragazzi siano trattati da manichini, da burattini in mano a chi, pur di mantenere questo Stato di cose, siano strumentalizzati e inconsciamente collusi con forze politiche.

I ragazzi, soprattutto oggi, devono conoscere, scegliere ed essere informati. La politica l’aveva ben spiegata Don Milani quando diceva: “Avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l’obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo né davanti agli uomini né davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l’unico responsabile di tutto.”

Ma forse a questi insegnanti e alla loro dirigente, Don Milani deve apparire come Don Abbondio: il codardo servo dei padroni.

I ragazzi “arruolati” dalla loro Scuola, sono diventati per una serata “servi del potere”.

In un set in cui loro sono state le comparse senza rimborso, e gli attori principali sono stati proprio chi li ha voluti ingabbiare in mansioni che non s’hanno da fare. In questo scenario apocalittico, non poteva mancare la nostra Ministra.

Chissà cosa avrà pensato guardando i nostri studenti con la divisa d’ordinanza fare i camerieri, a prestare servizio gratuitamente, a dover subire l’ennesimo schiaffo alla loro dignità.

Ma il ridicolo si sfiora pensando che il tema della festa era: “Formazione e lavoro: la sfida dell’occupazione”. Ed è così che lanciano la loro sfida sfacciata.

Lavoro senza retribuzione con la promessa di crediti formativi, condita da una minaccia che non ha nulla a che fare con la democrazia scritta a grandi lettere sulla nostra Costituzione. Se questo è un progetto formativo, signori, bruciamo i libri perché un libro è un fucile carico, nella casa del tuo vicino. Diamolo alle fiamme! Rendiamo inutile l’arma. Castriamo la mente dell’uomo. (Fahrenheit 451).

Ricordiamoci sempre che la democrazia garantisce libertà di pensiero e di espressione, e la nostra scuola, ultimamente, si è dimenticata cosa voglia dire questa magnifica parola.

BUONE MAESTRE PER FARE UNA SCUOLA BUONA!

BUONE MAESTRE PER FARE UNA SCUOLA BUONA!

L’anno scolastico è appena ricominciato e se tutto è possibile, è solo perchè le maestre si spendono oltre le loro mansioni, oltre le loro ore retribuite, anche oltre le loro possibilità.
Il testo che proponiamo è stato scrito proprio da una maestra elementare il giorno stesso in cui è nuovamente iniziata la scuola e merita davvero la lettura perchè si comprenda fino a che punto lo Stato latita in quella che dovrebbe essere invece la sua PRIMA preoccupazione.
Invece demanda TUTTO alla passione per l’insegnamento delle brave maestre, quelle che ci cambiano la vita e poi la cambiano ai nostri figli, coinvolgendoci e facendoci percepire lo studio come un bisogno naturale e il sapere come un diritto sancito per tacito assenso.
Imprintandoci alla scuola, ad una scuola buona.
La scuola che vogliamo, quella per cui noi del MovES non smetteremo di impegnarci affichè venga garantita a tutti.
Coordinamento Nazionale del Movimento Essere Sinistra – MovES

 

di Barbara MORLEO

Cari genitori, oggi è il primo giorno di scuola per i vostri figli. Ma non per le loro maestre.

Stamattina accompagnerete a scuola i vostri bimbi e ad attenderli ci saranno aule pulite, colorate e addobbate per l’accoglienza…anche le maestre saranno sorridenti ed addobbate, molte avranno anche la piega appena fatta e sembreranno delle api-regina pronte a sedersi sul trono nel loro alveare.

Ebbene sappiate che tutto ciò che vedete non è lì per magia ma che quelle maestre che oggi sembrano delle api-regina fino ad ieri sono state delle api operaie infaticabili.

Dal primo settembre a ieri (14 settembre, ndr) , io personalmente mi sono caricata l’intero trasloco del materiale e degli arredi dalla mia vecchia aula al piano terra, a quella nuova al primo piano, senza ascensore. Cioè su e giù per le scale con cartoni pieni di materiale, cassettiere, cassapanche, armadi ecc.

Perché i collaboratori scolastici (i bidelli), sono stati così ridotti di numero, che oltre le sedie e i banchi, non riescono a trasportare, oltretutto spostare certi arredi non rientra neanche nel loro mansionario, così come non rientrerebbe nel nostro.
Quindi se mi fossi fatta male durante il trasloco, non sarei neanche stata coperta da assicurazione.

Questi lavori dovrebbero essere svolti dai facchini, ma il Comune o non ha soldi o anche i facchini sono troppo pochi per soddisfare tutte le richieste…quindi o si accolgono i bimbi in classi semi-vuote e desolate o ci si arrangia…e così con l’aiuto di colleghe e bidelle dal cuore tenero, ci siamo improvvisate facchini per trasportare gli arredi.

Dopo averli svuotati e trasportati, li abbiamo dovuti ripulire completamente, non vi dico la polvere che si raccoglie in una scuola…ho dovuto assumere l’antistaminico per 2 settimane per svuotare, spolverare e riordinare il tutto.

Alcuni arredi, come le cassettiere o le cassapanche avevano i bordi rovinati o avevano perso completamente il colore.
I bordi sono stati rimessi a posto con interventi di prima manutenzione e le cassapanche sono state invece levigate e ricolorate interamente.
Il materiale occorrente per tutti questi lavori è stato acquistato con i nostri soldi.
Alcuni arredi mancanti sono stati acquistati da noi maestre.

Quando finalmente era tutto al proprio posto, pulito e ordinato, sono iniziati i lavori per allestire l’accoglienza e abbellire le aule…disegni, decori, cartelloni ecc. ecc.

Per tutto questo a me sono state necessarie una ventina di ore di “straordinario” oltre l’orario già stabilito per questi lavori, che nessuno mi riconoscerà e pagherà mai.
Giusto perché si sappia.

Oggi sono qui, con il mio miglior sorriso e anche la piega appena fatta, l’aula ordinata e colorata, un bel cartellone di benvenuto per accogliere degnamente voi e i vostri bimbi.

Ma ieri ero sempre qui in tuta, con mascherina in faccia per finire di verniciare e tracce di colla e colore ovunque, pure sui capelli raccolti e sudati.

Là dove non arriva e non arriverà mai la buona scuola, per fortuna arrivano le buone maestre.

 

 

(foto di Barbara Morleo)

IL RUOLO DELL’INSEGNANTE

IL RUOLO DELL’INSEGNANTE

Hannah Arendt

L’insegnante si qualifica per conoscere il mondo e per essere in grado di istruire altri in proposito, mentre è autorevole in quanto, di quel mondo, si assume la responsabilità.

Di fronte al fanciullo è una sorta di rappresentante di tutti i cittadini adulti della terra, che indica i particolari dicendo: ecco il nostro mondo.

Hannah Arendt

ALLA NOSTRA MINISTRA ALL’ISTRUZIONE

ALLA NOSTRA MINISTRA ALL’ISTRUZIONE

di Ermanna MASIA

Cara Signora Fedeli, sono un’insegnante, ha presente?
Una di quelli che vengono massacrati dall’opinione pubblica, una di quelli che sono antipatici a tutti, una di quelli che secondo alcuni sono responsabili: dell’impreparazione degli studenti, della dispersione scolastica, dell’incapacità ad affrontare le sfide del mondo contemporaneo, dell’inadeguatezza dei ragazzi, della crisi del mondo del lavoro e… del buco nell’ozono, e della crisi economica mondiale…

Sono una di quella platea di poveri cristi martoriati ogni giorno, soprattutto sul web (vede? Qualcuno di noi sa cosa sia…), da genitori, giornalisti, pseudo psicologi, opinionisti, politici dell’ultim’ora, e anche della prima…

Io glielo confesso, con franchezza, cara Signora, comincio davvero a non poterne più…
Sarà anche vero che questa è stata l’estate più calda da decenni ma, è altrettanto vero che si è diffuso come non mai il virus dell’insulta/insegnante (ha per caso un vaccino anche per questo?)

Lei, però, ci dovrebbe difendere, dovrebbe rappresentarci tutti, dovrebbe aver sposato le nostre istanze, dovrebbe conoscere le peculiarità del nostro lavoro, lei era una sindacalista, possibile che gli unici a sostenerci, almeno a parole, siano soltanto quelli che fanno le assemblee nella mia scuola?
Io mi aspettavo che lo facesse anche lei, invece…

Ogni giorno, soprattutto in questi ultimi, ci regala staffilate mortali, come fa a non rendersene conto?
Non siamo impermeabili a tutto…

Abbiamo dovuto sopportare la “Buona scuola”, che ha provocato soltanto danni incredibili.
Poi a bocce ferme, e scuole chiuse: prima i vaccini, poi l’abbreviazione del corso di studi, infine questa elemosina che ci vorreste dare, spacciandola come aumento dopo quasi nove anni.

Come fa a non rendersi conto che sia una miseria, che per di più non vuole dare neanche tutti, me compresa poiché … non albergo tra i docenti “meritevoli”.

Perché sa, Signora, io faccio l’insegnante, vado in classe ogni giorno, tutti i giorni, lì trovo i “miei” ragazzi che mi aspettano, con i quali mi confronto costantemente, ai quali cerco di dare il massimo, sempre, ai quali insegno non solo le mie discipline ma anche a costruirsi un’autonomia di giudizio, capacità critiche, o linguistiche.
Insomma tutto ciò che posso per farli diventare domani cittadini consapevoli, indipendenti e liberi.

E lo faccio da tanti anni, senza scuse, quando sono stanca, o preoccupata, quando a casa le cose vanno bene e quando non vanno, quando mi sento poco bene, quando sono adirata, quando sono serena, sempre con il sorriso sulle labbra e disposta a prenderli per mano ed aiutarli a crescere.

Perché è questo, sa, che facciamo: li aiutiamo a diventare grandi, cerchiamo di fare in modo che tutti si sentano a loro agio, li aiutiamo sì ma non senza rigore quando serve, perché la vita sarà dura con loro ed è uno dei nostri compiti far sì che lo imparino presto.

E non solo…facciamo anche gli psicologi, ci rapportiamo con loro a seconda delle fragilità, delle loro esigenze, delle loro difficoltà. E la sa una cosa? E’ l’esperienza che ci guida in questo percorso, non c’è corso, non esiste aggiornamento che possa insegnarti come gestire le situazioni delicate, le personalità differenti, le crisi, i problemi. 

Ma lo facciamo sempre, in tanti, tantissimi, certo non tutti, questo glielo concedo, ma di sicuro non sono le indicazioni che vengono dal Ministero, utili ad individuare chi sia serio e chi no.
Anzi, mi spingo anche oltre, i criteri che voi (Ministero) avete individuati, paradossalmente sono riferiti a chi in classe entra poco, con una scusa o con l’altra, chi fa altro, chi segue l’aspetto progettuale collaterale al nostro lavoro, che NON significa certo, mi creda, essere un buon insegnante.

Oggi poi, come ciliegina sulla torta (ecco il perché di questo sfogo) ci dice che servono insegnanti “preparati”.  Eddai Signora, la prego…chi potrebbe prepararci, o chi potrebbe riconoscere quelli tra noi che lo sono?

Eppure glielo abbiamo detto in tutti i modi che non funzionavano i criteri sin qui adottati, le abbiamo spiegato, in tutti i modi, che era una sciocchezza il “comitato di valutazione”, ed anche che il nostro è sempre stato un sistema di istruzione eccellente, che ha forgiato menti brillantissim, premi Nobel in tutti i settori, sistema che tutti ci hanno invidiato e copiato.

Perché vuole distruggere anche quel po’ che resta di buono, direi di ottimo?
Perché, oltre a questo, anche fomentare divisioni e malumori, frammentazioni, e rivalità?
Perché non gratificare, come ha fatto in più occasioni, ma solo a parole, una professione così vitale per il futuro di questo paese?

Non chiediamo, certo, che di colpo adegui agli altri paesi europei i nostri stipendi, ma neppure che aumenti di 30.000€ medi quello dei dirigenti, questo alimenterebbe tensioni che già esistono.

E questo non fa bene alla scuola che lei rappresenta, non fa bene a noi che ci viviamo.
Tutto questo distrugge, è dannoso, tutto questo esaspera, alimenta il malumore che è già diffuso.

Mi creda signora, veda di cambiare rotta perché…noi siamo davvero stanchi, molto, troppo stanchi di sopportare, di tacere, di subire in silenzio…

PROFESSOR DE NARDIS, NOI SIAMO INSEGNANTI ITALIANI

PROFESSOR DE NARDIS, NOI SIAMO INSEGNANTI ITALIANI

di Claudia PEPE

Antonio De Nardis, insegnante di L2 in Trentino, ci ha illustrato in un articolo edito dalla “Tecnica della Scuola” il modello scuola adottato dalla regione autonoma e cosa da non sottovalutare, lo stipendio da loro recepito. 2000 euro al mese.

De Nardis fa un’attenta disamina, quasi una solerte predicozza ai noi insegnanti” italiani “sul perché loro hanno uno stipendio più alto del nostro.
Così dice il Professore:” Io sono sicuro che questo modello nel resto d’Italia incontrerebbe molto malcontento e molte riserve. Sicuramente ci sarebbero difficoltà nei primi tempi perché comporta accettare un totale sradicamento dei canonici tempi scuola con cui tutti siamo cresciuti e che conosciamo.

Questo è un sistema che comporta molto lavoro in più, oltre il già tanto lavoro che c’è da fare normalmente. Questo sistema comporta che si sta molto, ma molto di più a scuola, soprattutto di pomeriggio. Diventa in pratica di più di un lavoro a tempo pieno.
Questo lavoro in più è così descritto, e non so perché mi sembra di riconoscere una mia giornata di lavoro. Ma leggiamo:”Il contratto provinciale prevede più obblighi del contratto nazionale.

Ad esempio, il contratto è da 18 ore, ma con 2 ore in più da prestare eventualmente per supplenze. Inoltre, tutti i docenti altoatesini devono prestare ben 220 ore annue come attività funzionali all’insegnamento, a differenza del resto del Paese in cui si svolgono 40 + 40 ore.
In queste 220 ore ricadono consigli di classe, consigli di plesso, collegi docenti, programmazioni settimanali di dipartimento (la cosiddetta Fachgruppe, 34 ore annuali), le ore annuali dei corsi di aggiornamento obbligatorie, le udienze dei genitori.

Per non dimenticare delle sorveglianze obbligatorie da svolgere: sorveglianza all’ingresso dei ragazzi, sorveglianza durante la pausa e sorveglianza durante il servizio mensa.
Oltre tutto ciò, va detto che qui esiste una sorta di organico funzionale. I docenti non esauriscono tutto il monte ore settimanale in lezioni frontali, ma una parte viene anche riservata per offrire corsi facoltativi opzionali (Wahlfach) e corsi della quota obbligatoria opzionale (Wahlpflichtfach).

Senza entrare in troppi dettagli diciamo che si tratta di ore utilizzate per attività di compresenza e di progetto, attività che richiedono sempre un notevole impegno aggiuntivo per essere ideate e programmate.

Caro Professor De Nardis, chi le scrive è un’insegnante che insegna Musica e Sostegno della Scuola secondaria di I Grado. Dalla sua disquisizione immagino che Lei non abbia mai insegnato nelle scuole di tutta Italia, o perlomeno nelle province.

Il precariato forse l’ha conosciuto poco e il modello “Buona Scuola”, per lei sia solo un “Modello Giuditta”. Sono contenta per Lei, per la sua realizzazione, ma vorrei illustrarle il nostro sistema scolastico.

Lei parla del vostro impegno pomeridiano.
Mi permetta di dirle che noi qui in Italia nel pomeriggio, non andiamo al mare, e nemmeno al Club degli Insegnanti anonimi, ma di solito, lavoriamo quanto Lei. Di solito io, e la stragrande maggioranza degli insegnanti non siamo a casa prima delle 17, e a casa il nostro lavoro non si arresta. Ci sono le correzioni dei compiti, l’organizzazione delle lezioni e la preparazione dei programmi differenziati.

Eppure non ci pagano 2000 euro al mese, né abbiamo scuole perfette come le vostre con i gerani che ricadano da finestre con doppi vetri, e tendine che fanno pendant con il tessuto delle poltroncine.

È chiaro che io non le sto dando nessuna colpa. L’errore che ritengo utile precisare, è che non possono esserci due trattamenti diversi in un unico Stato.
Non mi risulta ancora che ci sia un MIUR a regione autonoma, e non mi risulta nemmeno, che in Sicilia e Sardegna, abbiano questo trattamento.

Non parliamo delle tasse che tutti pagano in Trentino Alto Adige, perché qui in Italia, ci sono persone che vanno al Monte di Pietà per pagare cartelle di Equitalia, bollette, mutui e tutto quello che è la nostra realtà quotidiana. Ora, mi domando, perché il vostro lavoro viene riconosciuto e il nostro no? Io sono una di quelle “madri assenti” perché, per assurdo, sono sempre a scuola. Però gratis.

Quante volte non sono potuta andare ai colloqui per i miei figli perché avevo, io stessa, colloqui con i genitori. E anche noi abbiamo la formazione obbligatoria, sorveglianze, supplenze, colloqui, dipartimenti, progettazione, UDA.

Le compresenze purtroppo non possiamo farle perché sono state tagliate insieme al tempo pieno. Il nostro lavoro sommerso è solo nostro, perché siamo professionisti e non potremo mai delegare all’improvvisazione il futuro dei nostri studenti.

Ci sono scuole aperte fino alle 16,30 e fino alle 17, e poi si continua con consigli di interclasse e programmazione per la Primaria, oppure consigli e riunioni per la Scuola di I e II grado.
Abbiamo un contratto scaduto da 8 anni, e non ci viene riconosciuta una preparazione che non ha nulla da invidiare alle Scuole di tutto il mondo.

Non voglio parlare come al solito di carta igienica, di cartucce, di fogli per Pc, per materiali che portiamo a Scuola gratuitamente.
Questo sembra sia ormai diventato “normale” per noi insegnanti italiani. Addirittura facciamo la colletta con i punti del Supermercato per avere qualche materiale in più.

Forse dovremo fermarci a fare del volontariato, così paralizzando il nostro lavoro, forse, dico forse, acquisterebbe più valore. Probabilmente se timbrassimo un cartellino come nei pubblici uffici, ecco che allora, non verremo più derisi oppure giudicati in nome di sistemi scolastici che non hanno l’encomio dei politici e di un Governo che investe nella Scuola. Noi, Professor De Nardis, siamo in Italia.

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