I NEMICI CE LI ABBIAMO IN CASA

I NEMICI CE LI ABBIAMO IN CASA

MAKOKO FISHING SLUMS IN LAGOS, NIGERIA

di Turi COMITO

Se uno dà un’occhiata ad una cartina geografica del mondo dove sono indicati i confini degli Stati si accorge che mentre le frontiere dell’Europa sono complicatissime quelle africane (e del vicino oriente) sono quasi sempre disegnata a colpi di squadretta. Non è un caso, né una decisione delle genti che vivono in Africa e in Medio Oriente. E’ la scelta consapevole di una violenza. Una violenza fatta da chi quei territori li ha controllati tra la metà dell’800 e i gli anni ’60 del XX secolo.

I violentatori sono stati gli europei, in massima parte francesi e inglesi e poi belgi, tedeschi, portoghesi, italiani, spagnoli.

Chiamare “colonizzatori” questi popoli è un pessimo eufemismo.

Poiché nasconde la realtà dei fatti.

Specialmente per quanto concerne l’Africa.

Gli europei occidentali sono stati, e in parte continuano ad esserlo sotto altre forme, stupratori (anche nel senso letterale e non solo metaforico del termine), genocidi e rapinatori.

Tanto per dire: il primo genocidio del XX secolo non è quello armeno.

E’ quello portato, con successo, a termine dai tedeschi in Namibia agli inizi del ‘900 ai danni di una popolazione poco propensa a farsi schiavizzare, gli Herero.

Ma la lista è lunghissima. Dei genocidi e delle distruzioni di popoli, culture, economie, risorse naturali.

E il risultato di un secolo e passa di violenza nei confronti dell’Africa è quello che ci ritroviamo adesso.

Un continente senza controllo, senza equilibri (demografici, economici, politici), con identità “nazionali”, religiose e linguistiche imposte e senza anima, in preda alle guerre civili, alle siccità, alle devastazioni di territori con colture intensive insensate, alla desertificazione più spinta di intere regioni per mano umana e non naturale, infine, alle urbanizzazioni più oscene.

Lagos, tanto per fare un esempio, la capitale della Nigeria, conta 16 milioni di abitanti, di cui 14 vivono in baraccopoli molto somiglianti alle colonie di topi che vivono nelle fogne.

E in tutta l’Africa subsahariana è ben il 71% della popolazione urbana che (soprav)vive negli slums in queste condizioni di vita (dati 2003 delle Nazioni unite, vedi volume reperibile qui http://mirror.unhabitat.org/pmss/listItemDetails.aspx?publicationID=1156&AspxAutoDetectCookieSupport=1)

Una finta liberazione

La decolonizzazione africana degli anni 60 è stata una tragica farsa.

I francesi, ad esempio, continuano a determinare gli equilibri (instabilissimi) delle loro ex colonie con l’esercito (il recente caso del Mali sta lì a dimostrarlo) e con la moneta: in 14 paesi è il Franco africano la moneta corrente e il Franco africano è garantito nella convertibilità dal Tesoro francese, non da banche centrali nazionali.

Allo stesso tempo l’Africa, malgrado la rapina di uomini durata quattro secoli (tratta degli schiavi) e la rapina intensiva delle risorse naturali cominciata un secolo e mezzo fa e che dura tutt’ora (adesso anche con l’arrivo di cinesi e russi che si aggiungono ai vecchi padroni inglesi, francesi e americani), continua ad essere un continente ricchissimo e fornisce ai popoli occidentali che l’hanno violentata e devastata oltre l’80% dei diamanti che gli servono, il 70% del cobalto, il 50% dell’oro, il 40% del cromo, il 30% del platino e del manganese.
E poi cacao, caffè, arachidi, olio di palma, petrolio e mille altre cose in proporzioni enormi.

Questa rapina continuata – effettuata con ogni mezzo legale e illegale – spiega come mai 25 su 54 paesi africani siano in condizioni di estrema povertà e di sottosviluppo cronico e senza speranze.

La Convenzione di Lomé e quella di Cotonou

La debolezza politica ed economica di larga parte dei paesi africani è garanzia di benessere dei paesi occidentali. Uno dei pochi capi di stato africani, Thomas Sankara, che aveva ben chiaro il problema e che mise in moto un processo di decolonizzazione vero e non fasullo, fu ucciso (si mormora con l’assenso di quel padre dell’Europa moderna ex fascista della Cagoule diventato socialista non si capisce come, cioè Mitterand) pochi anni dopo avere preso il potere.

Cionondimeno non è vero che l’Europa comunitaria sta cominciando adesso ad occuparsi dell’Africa per quanto concerne il cosiddetto “sviluppo” locale.

Lo fa dal 1975, dai tempi della Convenzione di Lomè.

Accordi di partenariato, clausole di favore per le esportazioni, aiuti economici si sono susseguiti fino al 2000. Anno in cui, rispetto ad una moderatissima attenzione per le particolarità dei paesi africani, entra in vigore la Convenzione di Cotonou.

Questa ha effetti peggiorativi sui già banalotti effetti della convenzione precedente per il semplice fatto che ubbidisce ai dettami liberoscambisti del WTO cioè a quell’istituzione di crimine planetario in mano a quattro multinazionali che ha decretato la nascita della Globalizzazione contemporanea ovvero l’inizio della fine definitiva del pianeta.

Sono quindi 40 anni che l’Europa “aiuta a casa loro” gli africani.

E i risultati sono quelli sommariamente accennati prima con l’aggiunta, negli ultimi 15 anni dell’esplodere dei flussi migratori.

Migrazioni e demografia

L’Africa è una bomba demografica, una pentola a pressione sempre sul punto di saltare in aria. Malgrado le guerre e le malattie, ha un tasso di natalità del 40% e la maggior parte della popolazione è giovanissima. Una cosa abnorme per l’Europa dove la natalità è prossima allo zero e la popolazione invecchia sempre di più. Quasi logico quindi che un fiume di esseri umani autoespulsi dalle infami condizioni di vita delle baraccopoli africane ovvero espulsi dalle campagne comprate (si fa per dire) dalle multinazionali per farci piantagioni di cacao e caffè cerchino rifugio da qualche parte: prima nella stessa Africa (in Sudafrica ad esempio, unico paese “occidentale” in quel continente) e poi, per chi riesce a recuperare i danari per il viaggio e ha la forza fisica di affrontare viaggi inumani, l’Europa. In ispecie verso le loro ex madripatrie per ragioni linguistiche, culturali e anche, ma non principalmente, economiche.Cioè a dire Gran Bretagna, Francia e Belgio in primis.

Il porto di attracco e i paesi canaglia

Fino a che il nord Africa era sigillato questi flussi migratori erano più o meno sotto controllo. E, in qualche modo, gli europei potevano considerare il “problema Africa” alla stregua di uno dei tanti problemi che affliggono il mondo: cioè fottendosene allegramente.
Quando il tappo libico – grazie a due criminali di guerra ancora a piede libero come Sarkozy e Cameron, campioni del mondo di bugie, di ipocrisia, di ingordigia e di minorità mentale alla stessa stregua di altri loro pari come Blair, Bush, Kissinger e parecchi altri – è saltato (non riuscendo più a richiuderlo) il problema flussi migratori africano si è presentato in tutto il suo oscuro splendore.
Dapprima la civile Europa dello schiavismo e dello stupro (colonialismo) ha pronunciato le magiche paroline “accoglienza e solidarietà”, poi, visto che funzionava poco con una popolazione di consumisti individualisti incalliti dediti a ricaricare telefonini, è passata allo slogan: “gli immigrati sono una ricchezza”. E anche questa soluzione ha fatto cagare visto che si stanno infoltendo le fila di fascisti di ritorno dappertutto. Poi ha fatto la voce grossa con altri slogan del tipo: “sì ai profughi no ai migranti economici”.

Ma essendo la questione di lana caprina anche stavolta non se ne viene a capo. Infine, e siamo ad oggi, c’è il “rompete le righe”.

Ovvero ognuno faccia il cazzo che gli pare.

Soprattutto fa il cazzo che gli pare chi, in termini quantitativi (che in questo caso sono anche qualitativi), ha per secoli e fino a ora prodotto in massima parte quella immonda condizione umana che è l’Africa oggi (e anche il medio oriente).

Cioè, per non lasciare dubbi al lettore, la Francia e la Gran Bretagna.

I bombardatori di Gheddafi, i primi a darsela a gambe dopo averlo fatto massacrare, ovvero i responsabili dell’ultima porcata fatta in Africa (togliere il coperchio alla pentola a pressione), sono quelli che non vogliono sentire parlare di gestire i flussi migratori di concerto con gli altri paesi (cioè il minimo sindacale della questione), Italia in testa.

Il paese europeo storicamente più fesso e meno coinvolto nella devastazione del mondo che ci sia, porto d’attracco suo malgrado dei migranti, secondo questi campioni di civiltà dovrebbe fare fronte all’esodo biblico causato da loro come se il problema della migrazione fosse conseguenza delle sue azioni.

Una cosa da pazzi. Una perversione mentale infernale. Un indicatore di ridicoleria umana tra i incredibili mai visti.

La prima, la Francia, con quella faccia di legno che copre un cervello di segatura di Macron, rifiuta di accogliere migranti nei suoi porti per aiutare in qualche maniera l’Italia sottoposta ad una pressione impressionante in termini numerici (cosa che non mancherà di creare disastri sociali e politici se continua a questo ritmo).

La seconda, la Gran Bretagna, addirittura pur di non avere più nulla a che vedere con la questione s’è inventata un referendum per uscire dall’Unione.

I due paesi canaglia vogliono le mani libere.

Si pensano ancora come due paesi imperiali che decidono le sorti loro e dell’universo.

Non ancora soddisfatti delle ignobiltà inflitte per quattro secoli a tre quarti di mondo con la loro nefasta presenza sul pianeta continuano a negare l’odierna evidenza: e cioè che sono delle nullità. Pericolose però: per loro e per gli altri.

Ci resta, nell’Europa comunitaria, la Germania (campione del mondo in guerre di sterminio e di genocidi nell’ultimo secolo) che decide tutto per tutti con la faccia mite ma inflessibile della signora Merkel.

Il che lascia pensare che fra non molto, questione di qualche decennio, questa Europa sarà un altro ammasso di rovine. Stavolta definitivo.

I nemici dell’Europa non stanno in Africa, né nel Medio Oriente, né in Cina né in Russia.

I nemici dell’Europa ce li abbiamo in casa.
E non possiamo fare altro che inventarci palliativi (controllare le Ong) oppure fare finta di nulla, in attesa del botto finale.

 

Nella foto di copertina una bimba in uno dei sobborghi di Lagos. (Stephen Mudiari, https://www.flickr.com/photos/[email protected]/4507786711)
NEOLIBERALISMO, UNA SSTORIA DI MORTE E DISTRUZIONE

NEOLIBERALISMO, UNA SSTORIA DI MORTE E DISTRUZIONE

Charlie Gard

di Ivana FABRIS

Charlie Gard, un bambino inglese affetto da una patologia rara, DEVE MORIRE.

Una disoccupata si dà fuoco ieri, un altro si è impiccato pochi giorni fa.

Anch’essi non meritavano il diritto all’esistenza, esattamente come Charlie.

La corte inglese ha deciso che Charlie Gard non meriti di essere curato e che quindi non gli venga più prestata assistenza fino a che non sopraggiunga la morte.

La Commissione Europea decide quali investimenti possiamo fare e quelli in favore dell’occupazione non sono previsti.

I genitori sono ricorsi alla Corte di Strasburgo che ha confermato la decisione.

Benvenuti nell’Europa dei diritti e dei popoli, care signore e signori.

Questa è la vostra UE riformabile da dentro.

Questa è la UE che decide chi vive e chi muore, per una malattia rara o perchè troppo vecchio per aver diritto a cure che comportano dei costi.

La UE che è causa PRIMARIA della disoccupazione che genera una disperazione tale da costringere sempre più persone a togliersi quella vita che ormai per lo Stato non vale PIU’ NULLA.

Siamo al Nazismo conclamato: vivono solo i sani perchè tutti gli altri sono un costo per i bilanci degli stati dissanguati dal neoliberalismo.

Hanno diritto a campare solo i ricchi o i benestanti perchè il sistema neoliberalista ha deciso che tutti gli altri siano tranquillamente sacrificabili.

Discutiamo di diritti civili, giustissimo, ma lo facciamo senza renderci conto che sono negati i DIRITTI PRIMARI all’esistenza.

Non stiamo regredendo all’inizio del ‘900 ma prima ancora, ad un’epoca oscura quale il Medioevo e addirittura invocando di avere più aguzzini con la pia illusione di poter cambiare un sistema spietato e feroce da dentro.

A questo proposito gioverebbe che ci diceste anche COME, perchè al di là del proclama così romantico e visionario e troppo spesso anche ideologico, poi non c’è costrutto, neanche una parvenza.

Intanto la Ministra Lorenzin, già nel 2014, esaltava il sistema sanitario americano dicendo che deve essere il modello da seguire.

Quel sistema per cui se hai più di 75 anni e hai un bel cancro alla prostata decide che non sei meritevole di un certo percorso terapeutico ma ti obbliga ad un altro che comunque ti espone maggiormente a mettere a rischio la tua vita.

Quel sistema che decide chi ha i PARAMETRI che richiedono l’investimento di denaro da parte del Sistema Sanitario.

Complimenti a tutti quelli che “ci vuole più Europa”, a quelli che “soli non ce la possiamo fare”, a quelli che “bisogna lottare per un’Europa diversa” che ci consegnano inermi ad un sistema che farà una strage che i libri ricorderanno come peggiore persino della Shoah.

In Europa i poveri sono oggi oltre gli 85 MILIONI e sono destinati a crescere con una rapidità che fa orrore.

Spiacente, è per l’Italia che bisogna lottare.

E’ per la sua LIBERAZIONE dal colonialismo europeo e più specificatamente ordoliberista (è la Germania a dettare le regole) cui si deve mirare.

Prima pensiamo a liberare noi dal giogo che porterà a brevissimo a mietere altre nuove e continue vittime e DOPO ci preoccuperemo su che Europa dovremo essere.

Sostenere chi commette crimini contro l’Umanità è uguale ad essere complice del sistema e della propaganda del centrosinistra che ha manipolato profondamente le menti di troppe persone.

Non si può cambiare l’Europa se prima non si riafferma il diritto di OGNI POPOLO alla propria AUTODETERMINAZIONE proprio perchè senza poter decidere del NOSTRO FUTURO non potremo MAI PIU’ decidere del futuro di niente e di nessuno.

LA GUERRA TRA I POVERI LA VINCONO I RICCHI

LA GUERRA TRA I POVERI LA VINCONO I RICCHI

Trevisan - Gottardi, i due giovani morti a Londra

di Ivana FABRIS

Vergognosa la polemica sui due ragazzi italiani morti a Londra.

Vergognoso che sull’emigrazione giovanile in generale, si dica che è una forma di vigliaccheria.

Andarsene da casa propria è sempre una scelta sofferta e NESSUNO ha diritto di giudicare senza sapere quali condizioni di base hanno determinato quella scelta.

La cosa disperante è che, come al solito, siamo alla guerra tra i poveri.

Si inveisce contro chi paga il prezzo della crisi generata da un sistema a cui non solo NESSUNO a sinistra ha posto un limite, ma addirittura ne è stato fiancheggiatore se non complice.

Se è su queste basi che si pensa di farcela ad uscire dal disastro in cui siamo, beh, credo che sia evidente che in tanti ancora non abbiano capito chi sia il vero colpevole di quanto accade.

Un paese che non sostiene i suoi giovani e li obbliga ad andare all’estero per garantirsi il pane quotidiano e il riconoscimento di anni di studio e di fatica, ma anche di grandi sacrifici, è un paese che sta suicidando il proprio futuro.

Allora, invece di accusare chi se n’è andato per sopravvivere, chiediamoci a chi giova che accada.

A chi se non all’occupante?

A chi se non al colonialista che sa bene che SONO i giovani il motore di qualunque cambiamento?
O pensiamo davvero che la guerra di Liberazione la fecero i 50 e 60enni?

Svuotare l’Italia dalla sua meglio gioventù appartiene al progetto che il neoliberalismo ha confezionato su misura per noi.

Un paese vecchio come sarà l’Italia tra 10/15 anni – più di quanto lo sia oggi – è un paese che potrà essere espropriato delle sue ricchezze e della sua forza di ribellione molto agevolmente e diverrà via via sempre più facile terra di conquista.

Il quadro futuro non è solo preoccupante ma proprio desolante.

DOBBIAMO TORNARE A LOTTARE e questa volta non da posizioni caute e moderate che a questo sistema criminale fanno solo venir da ridere, ma sul serio.

Quindi adesso basta con le paure e le titubanze!

Il tempo stringe e abbiamo l’obbligo, noi generazione anni ’50 e ’60 di tornare a percorrere strada per strada, di tornare a parlare alle persone casa per casa, proprio per riavviare la politica come solo una sinistra antisistema sa fare.

Solo così i nostri ragazzi, a cui è stato tolto il futuro, capiranno che noi siamo al loro fianco.

Solo così sapranno che insieme, noi e loro, possiamo cambiarlo davvero questo paese.

Pertanto, invece di chiacchierare a vuoto solo per ottenere un po’ di visibilità – criticando chi parte in cerca di fortuna e speculando su due giovani vite spezzate di cui TUTTI siamo responsabili – meglio tacere.

Non solo. Visto il passaggio storico in cui siamo, il momento di svegliarsi dal lungo sonno della ragione è ADESSO.

Leviamo quindi le mani dalle tastiere, chiudiamo le bocche di chi invece che proporre sa solo distruggere e svilire la nostra forza e ricominciamo la nostra lotta, quella per la difesa dei diritti di tutti, se riconosciamo ancora francamente e concretamente il valore della parola SINISTRA e cosa significhi ESSERLO.

LA SCHIAVITU’ DEL XXI SECOLO

LA SCHIAVITU’ DEL XXI SECOLO

Miniera Coltan

di Massimo RIBAUDO

Su Rai2 nella trasmissione “Nemo – Nessuno escluso” è stato trasmesso questo reportage.

 
Non pensate ai vostri smartphone. E non sentitevi in colpa, per averne uno.

Abbiamo una grande colpa, però.

SAPPIAMO. Sappiamo tutto del colonialismo, sappiamo tutto di come lo stanno attuando oggi anche CONTRO DI NOI.

Ma non reagiamo, non cambiamo mentalità.

Il Belgio, l’Inghilterra e la Francia decidono i prezzi del Coltan.

Ecco perchè baby George può avere i migliori vestiti e questi lavoratori non ricevere una paga, seppure bassissima, per mesi.

Solo se salveremo questi esseri umani riprenderemo a progredire.

Alttrimenti, pagheremo questa colpa.

Le miniere dove nascono gli smartphone, Nemo - nessuno escluso

Tutti i nostri dispositivi elettronici contengono un minerale, il coltan, che viene estratto in #Congo in un inferno di miniere dove lavorano anche bambini. Si parla di "minerali insanguinati", ma nessuno parla di telefoni insanguinati. Il reportage di David Chierchini e Matteo Keffer:

Pubblicato da Nemo - nessuno escluso su Giovedì 25 maggio 2017
DUE PERICOLOSI ROTTAMI

DUE PERICOLOSI ROTTAMI

vittime Idlib

 

di Turi COMITO

INGHILTERRA E FRANCIA: DUE DECADENZE ANCORA MOLTO DEVASTANTI E INQUIETANTI

In questa ultima tragedia mediorientale (i fatti di Idlib del 4 aprile scorso) fatta di notizie orrende le cui responsabilità sono tutte da accertare, c’è un lato che si presta all’amara ironia e che aggiunge all’orrore il ridicolo.

Ci sono infatti un paio di paesi – due ex imperi colonialisti (cioè arricchitisi col ladrocinio sistematico delle risorse altrui, dediti per secoli al razzismo e alla segregazione nonché al tentativo di cancellare le culture dei popoli sottomessi) – che tanto somigliano a quegli aristocratici decaduti e morti di fame che rifiutano la realtà e che circolano negli hard discount col monocolo e col blazer consunto dando ordini (inevasi) a chiunque e guardando dall’alto in basso quelli che alla coda della cassa non gli cedono il turno e che anzi li squadrano infastiditi per i loro borbottii lamentosi.
Sto alludendo alla Gran Bretagna e alla Francia.

Due rottami della storia che tentano con ogni mezzo di continuare a fare danno nel mondo incuranti del fatto che il loro tempo è – grazie agli dei – finalmente concluso e che non c’è nessunissima possibilità che tornino ad essere i padroni che furono.

La prova di questo tentativo, fuori tempo massimo, di imporre il loro punto di vista al pianeta è stata data, per l’ennesima volta, in queste ore.

I rappresentati diplomatici all’Onu dei due succitati rottami hanno promosso una risoluzione di condanna, una specie di ultimatum, alla Russia per l’interposta persona di Assad.

Senonché la Russia che, purtroppo per loro, non è un nobile decaduto ma una potenza militare nel pieno delle forze gli ha detto che farebbero bene ad evitare di sparare altre stupidaggini del genere.

E per il semplice fatto che se è vero che furono proprio Gran Bretagna e Russia a disegnare con la squadretta i confini della Siria e di tutto il Medio oriente (spartendoselo) cento anni fa è anche vero che quello Stato è di competenza russa da un quarantennio e che quindi non c’è trippa per gatti.

D’altra parte, fatti alla mano, il precedente libico in cui Gran Bretagna e Francia usarono la loro residua influenza politica per devastare quel paese e renderlo il nido di vipere che è adesso non depone a favore della loro scaltrezza né della loro potenza.

Visto che un minuto dopo che i “combattenti per la libertà” libici avevano fatto saltare le cervella a Gheddafi, inebriati dall’odore del sangue, incendiarono le ambasciate britanniche e francesi e costrinsero questi ultimi a scappare come vermi per non fare la stessa fine del dittatore.

In realtà questi due rottami continuano ad avere una certa (nefasta) influenza sul resto del mondo per due ordini di motivi.

Il primo è che, purtroppo, sono dotati di armi nucleari.

E il secondo è che hanno interessi coincidenti con un altro impero (vero stavolta, e anche lui nel pieno delle sue forze, almeno militari) che sono gli Stati Uniti.

Il quale impero però, non si capisce bene perché (ma credo sempre che il problema sia sempre il capitalismo), subisce il fascino dei due ex aristocratici aggiungendo agli errori e alle porcherie che gli sono propri, gli errori e le porcherie dei suddetti.
Succede così che prima quel grande bluff di Obama e adesso questo buffone rosso malpelo si accodino alle insistenze guerrafondaie dei due compari.

Lo fecero con la Libia e gli andò bene perché la Russia (e la Cina, il convitato di pietra della partita) alla Libia erano poco interessate.

Lo rifecero nel 2013 con la Siria e gli andò male perché la Russia si mise di traverso. E lo stanno ripetendo in queste ore, ancora con la Siria, nella speranza di una rivincita.

E’ del tutto probabile (e me lo auguro) che anche stavolta gli vada male come nel 2013.

Non c’è da esserne certi, ovviamente, perché il buffone americano è ondivago e lunatico. Ma resta un fatto certo: che questi due rottami della storia, in un modo o nell’altro, continuano a volere farsi passare per padroni del mondo.

E non c’è peggiore (e pericoloso) cretino del cretino deluso, tronfio e armato.

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