IL VIAGGIO DEGLI SCHIAVI

IL VIAGGIO DEGLI SCHIAVI

barconi migranti

di Luigi CAPPELLETTI

Il viaggio degli schiavi comincia nel Paese d’origine, quasi sempre “ex” colonie europee, dove gli “ex” padroni ancora controllano risorse e governi “indipendenti”.

Gang miliardarie organizzano i “viaggi della speranza”, funestati da violenza e morte fin dalla partenza.

L’arrivo sulle nostre coste è drammatico, ancora violenza e morte, poi la difficile accoglienza e qui “l’indignazione” raggiunge l’acme, per poi spegnersi, in attesa del prossimo carico di “merce umana”.

Ma cosa succede dopo? I visibili per un giorno, tornano invisibili.

I “fortunati” (una minoranza) salgono il gradino più basso del lavoro salariato.

Senza diritti, senza protezioni, abbattono ogni speranza di resistenza operaia.

Gli altri semplicemente si accampano, vivacchiando come “ricambi”, in attesa di un’opportunità, in un mercato del lavoro sempre più selvaggio.

Ovviamente mi astengo dal citare l’uso che le potentissime organizzazioni criminali italiane fanno di questa “carne da cannone” quasi gratuita.

Ecco, se “l’indignazione” non si fermasse sulla battigia e nei centri di accoglienza, ma si estendesse al “dopo”, alle durissime lotte necessarie per garantire dignità al lavoro ed alla vita di italiani e migranti, sarebbe finalmente credibile.

L’URLO DEI MEDIOCRI

L’URLO DEI MEDIOCRI

di Francesco MALAVOLTA

Non esiste nessuna invasione di migranti.

L’unica invasione é quella di titoli ed articoli allarmistici scritti da burattini senza morale comodamente seduti sotto i condizionatori e manovrati da editori che ignorano il significato di libertà di stampa.

Si affronta il tema immigrazione parlandone solo in negativo.

Quasi tutti blaterano di una imminente chiusura dei porti alle navi che salvano vite in mare.
Ma questa cosa non è mai stata detta e soprattutto non potrebbe succedere per tanti motivi.

Quei titoli sono voluti da un potere mediocre che cerca voti in un popolino ancora più mediocre che si accontenta di sguazzare sulla superficie delle cose invece di comprenderle.

Perchè nessuno parla delle cause per chi fuggono?

Perchè nessuno si preoccupa di raccontare cosa abbiamo lasciato noi in eredità a quei territori vittime della nostra sete imperialista?

Perchè non raccontiamo la storia, quella vera? Quella fatta di abusi, violenze, guerre e depredazioni le cui conseguenze sono sotto i nostri occhi.

Forse allora cominceremo ad avvicinarci alla soluzione di un fenomeno che non definisce solo la nostra epoca. Ma la nostra stessa umanità.
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Dal sito PHOTOGRAPHERS:

Francesco Malavolta è un fotogiornalista, iscritto all’ordine dei Giornalisti della Calabria.
Si è formato all’Istituto Superiore della Fotografia di Roma e ha poi conseguito un master in Fotografia all’Istituto Europeo di Design di Milano. Dal 1994 collabora con varie agenzie fotografiche nazionali ed internazionali, con organizzazioni umanitarie quali l’UNHCR e l’OIM. Dal 2011 documenta, per conto dell’Agenzia dell’Unione Europea “Frontex”, quel che accade lungo i confini marittimi e terrestri del Continente.

Da subito orienta quasi totalmente i suoi lavori sulle frontiere e di conseguenza sul flusso migratorio dei popoli, in particolare su quello proveniente dal mare. Segue le vicende dall’immigrazione fin dall’inizio degli anni Novanta, dai tempi del grande esodo dall’Albania. Semplice e rigoroso il suo metodo di lavoro: studiare, documentarsi, prepararsi a ogni servizio come se fosse il primo. Non dare mai niente per scontato.

E “disarticolare” con le immagini l’idea che le migrazioni siano una specie di fenomeno idraulico: un “flusso” dove gli individui, il loro nome, la loro identità, e il loro sguardo, non esistono più.

 

(immagine di Francesco Malavolta)

QUANDO GLI ALTRI NON SIAMO MAI NOI

QUANDO GLI ALTRI NON SIAMO MAI NOI

Il bambino e l'avvoltoio

del Coordinamento Nazionale del MovES

QUESTA IMMAGINE HA FATTO IL GIRO DEL MONDO e, in un solo scatto, ci ha sbattuto in faccia chi siamo, tutti, nessuno escluso, che per la vita che facciamo, DROGATA di iperconsumismo, ogni giorno MILIONI di bambini muoiono.

Siamo tutti noi, consumatori dell’inutile, a determinare più o meno inconsapevolmente chi vive e chi muore.

Il nostro benessere gronda del sangue di queste vite spezzate.

I nostri governi hanno sfruttato e sfruttano TUTTO il possibile.

Sono organismi rapaci come quell’avvoltoio che aspetta il suo pasto.

Noi che cosa abbiamo fatto per impedirlo?
Cosa facciamo QUOTIDIANAMENTE per essere responsabili di quelle vite?

A parte lo stracciarci le vesti o inveire contro i migranti, applicando una forma subdola di razzismo quando definiamo che i migranti economici non li vogliamo – come se non ne fossimo responsabili – che altro facciamo?

Il fotografo che scattò questa foto, Kevin Carter, morì suicida.

Non solo per l’orrore visto coi propri occhi ma anche per le pressioni ricevute da ognidove per come ci sbatteva in faccia la nostra avidità.

Il colonialismo non è MAI MORTO.

A noi piace raccontarci di non essere uguali a quegli schiavisti che sin dal 1700 deportarono in America i neri, ma di fatto non siamo diversi in nulla.

Oggi che i migranti economici siamo anche noi, dopo aver depredato e sfruttato tutto il possibile di molti paesi, dopo aver partecipato attivamente alle guerre che ne destabilizzano la vita nella sua essenza, ci sentiamo privati (giustamente) del diritto all’esistenza.

Ma quando siamo noi a toglierlo ad altri?

LE VENE APERTE DELL’AMERICA LATINA

LE VENE APERTE DELL’AMERICA LATINA

Eduardo Galeano

di Eduardo GALEANO

Nella primavera del 1916, quando Lenin scrisse il suo saggio sull'”Imperialismo”, il capitale nordamericano copriva meno di un quinto del totale degli investimenti privati diretti, di origine straniera, nell’America Latina.

Nel 1970 ne copre circa i tre quarti. L’imperialismo che Lenin conobbe – la rapacità dei centri industriali alla ricerca di mercati mondiali ove esportare le proprie merci; la caccia febbrile a tutte le possibili fonti di materie prime; il saccheggio del ferro, del carbone, del petrolio; le ferrovie strutturate per meglio dominare le aree sottomesse; i voraci prestiti dei monopoli finanziari; le spedizioni militari e le guerre di conquista – era un imperialismo che cospargeva di sale le zone in cui una colonia o una semicolonia osava costruire una propria fabbrica. Per i paesi poveri, l’industrializzazione, privilegio delle metropoli, risultava incompatibile con il sistema di dominazione imposto dai paesi ricchi.

A partire dalla seconda guerra mondiale, si determina, in America Latina, un consistente recedere degli interessi europei a vantaggio di uno schiacciante aumento degli investimenti nordamericani.

E si verifica, da quel momento, un cambiamento importante nella destinazione degli investimenti. A poco a poco, anno dopo anno, perdono relativamente importanza i capitali impiegati nei servizi pubblici e nel settore minerario mentre aumenta la proporzione degli investimenti nel settore dei petrolio e soprattutto nell’industria manifatturiera. Oggi, 1 dollaro ogni 3 dollari investiti in America Latina finisce nel settore industriale.

Con investimenti quantitativamente insignificanti, le filiali delle grandi imprese superano d’un solo salto le barriere doganali latinoamericane, elevate paradossalmente contro la concorrenza straniera, e si impadroniscono dei processi interni di industrializzazione.

Esportano fabbriche o, spesso, stringono d’assedio e poi inghiottono le fabbriche nazionali esistenti. A questo fine contano sull’entusiastico aiuto della maggioranza dei governi locali e sulla capacità di ricatto messa al loro servizio dagli organismi internazionali di credito.

Il capitale imperialista cattura i mercati “dal di dentro”, impadronendosi dei settori chiave dell’industria locale: conquista o costruisce le fortezze decisive dalle quali controllare tutto il resto.

da Le vene aperte dell’America Latina. Sperling&Kupfer

Tante guerre, una sola causa: NOI DICIAMO NO!

Tante guerre, una sola causa: NOI DICIAMO NO!

Moab

 

di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile MovES

Dopo aver subitaneamente attivato le portaerei che nello spazio di poche ore dal bombardamento con le armi chimiche erano già pronte a sparare Tomahawk (!) contro la Siria, gli americani passano alla prova muscolare e sganciano la ‘Madre di tutte le bombe’ in Afghanistan.

Una bomba non nucleare ma per la prima volta, da Hiroshima, la terra trema e non solo in Afghanistan.
Dalla sua elezione, tutti sono preoccupati per la Presidenza Trump.
Certo, avere un nemico dichiarato così potente e ferocemente di destra, fa tremare le vene ai polsi, cosa che non accadeva, invece, con la Presidenza Obama malgrado proprio con questa è iniziato tutto e tutto, proprio a causa sua, sta avvenendo.

Non solo Trump è il colpevole di tutto e bisognerebbe non dimenticarlo, ma proprio Obama e Clinton hanno dato il via a questa corsa verso il baratro per tutta l’umanità, come parrebbe stia per accadere.

L’aggressione all’Afghanistan, in quanto serbatoio di forze jihadiste, appare come una prova muscolare degli U.S.A.

Cercano di farsi una certa immagine agli occhi del mondo nella lotta contro quell’ISIS che hanno creato loro stessi?
Dimostrano di cosa sono capaci a Russia e Siria, mandando un chiaro messaggio alla Russia per dire che sono disposti a tutto ed hanno armi potentissime?
Cercano di intimidire Putin – che di sicuro non ha voglia di assumersi la responsabilità di un nuovo conflitto mondiale – affinchè abbandoni Assad ad un destino ormai segnato?
Sono “schermaglie” tra America e Russia per prendersi reciprocamente le debite misure in previsione degli sviluppi futuri?
È solo una manovra U.S.A. per distrarre l’attenzione dalla forte crisi economica che continua a strangolare tutti i popoli occidentali?

Oggi non è ancora praticabile dire con certezza quale sia la causa o se siano più cause ma non è escluso che tutti i giochi siano già fatti, una cosa però è certa, ossia che i neocon americani non molleranno la presa sulla Siria anche a costo delle estreme conseguenze.

E proprio in virtù di questo che dovremmo tutti soffermarci a pensare quanto ci spaventano le bombe ma non la miseria che conduce all’agonia interi popoli.

In Medio Oriente hanno avviato uno dei conflitti più sanguinosi della Storia, un nuovo genocidio che miete vittime ogni giorno e di cui il mondo intero si è accorto solo qualche giorno fa. Grazie al fatto che la propaganda mediatica serviva allo scopo di questo sistema, la notizia dell’uso di armi chimiche è stata propagata a reti unificate malgrado il popolo siriano muoia ogni giorno con tutti i suoi bambini da SEI lunghi anni. 
Malgrado la stessa UE sia parte in causa di tutte quelle morti per via delle sanzioni economiche che ha imposto alla Siria che hanno privato i siriani di cibo, medicinali, acqua e quant’altro.

E lo scopo di tutto questo? Destituire Assad, parcellizzare la Siria a causa della sua posizione strategica, a causa dell’aver detto no alla TAP, a causa dell’aver nazionalizzato i pozzi petroliferi, a causa dell’essere sostenuto da Putin.

Di fatto la guerra contro la Russia non è mai cessata ma dato che i media non ne parlano, nessuno ha la percezione di quanto stia avvenendo.

Intanto in tutto il resto del mondo, i neocon e i neoliberisti, compiono ogni giorno nefandezze e crimini contro l’umanità.
In America Latina sono diversi i paesi destabilizzati radicalmente da questi criminali in giacca e cravatta.

Paesi in cui entrano, creano il caos con ogni mezzo possibile per potersi infiltrare, saccheggiare e depredare i beni degli Stati, assumere controllo e potere di un’area di interesse e migrare verso altri obiettivi lasciando i popoli alla fame e alla povertà assoluta.

In Europa fanno altrettanto.

Solo non ci sono colpi di Stato e carri armati per le strade, non cadono le bombe e questo, spaventosamente e paradossalmente a dirsi, è persino peggio perchè non porta REAZIONE mentre accade il peggio. Mentre fame e miseria dilagano, mentre ci portano ad una guerra che avviene e cresce di continuo tra poveri in cui spesso, troppo spesso, si è ridotti a sbranarsi gli uni con gli altri come cani rabbiosi e famelici che combattono per conquistare un solo osso rimasto.

Chi viene dalle generazioni che hanno visto altre guerre (penso al Vietnam) sa che per fermare lo scempio serve una protesta globale organizzata, sa che c’è bisogno di mobilitazione su larga scala, ma ci hanno dato i social per manifestare la nostra riprovazione e il nostro sdegno e ci accontentiamo di quel momento in cui scriviamo un gran bel post, invece di chiedere con forza e a gran voce, che TUTTE le sinistre mondiali si attivino prima che sia troppo tardi.

Perchè potrebbe anche non essere così vicina la III guerra mondiale ma rimane che quella guerra che vediamo accadere in Siria e in Afghanistan o nello Yemen, ci riguarda TUTTI.
Perchè è la stessa che combattiamo noi ogni giorno per non soccombere a questo sistema di potere, perchè i mandanti sono sempre gli stessi e forse è ora che la sinistra si decida a dire le cose come stanno una volta per tutte e che riprenda a mobilitare le masse come ha fatto nel corso di quasi un secolo di storia, sempre che non abbia timore di disturbare troppo i manovratori che è quello che, purtroppo, temiamo.

Non bastano più i proclami.

Il neoliberismo e i neocon americani hanno dichiarato GUERRA ALL’UMANITÀ INTERA.

Quante altre migliaia di vittime, quanti altri milioni di poveri oltre agli 85 già prodotti dalla UE in Europa, quanto altro territorio e ambiente irrimediabilmente distrutti, quanta altra crudeltà e sofferenza dovrà verificarsi prima che a sinistra qualcun altro, oltre al MovES, cominci a dire come stanno le cose, controinformando e azzerando la narrazione della propaganda?

Quanto dolore ancora dovrà levarsi come un grido dalla Terra prima che qualcuno dica BASTA?

Vorremmo che altri come noi rispondessero a queste domande, vorremmo che ogni persona che vuole la Pace, ponesse gli stessi interrogativi, esigesse risposte e pretendesse non più parole, ma azioni, quelle sole azioni che possono fermare quest’ulteriore bagno di follia che pagheranno sempre e solo gli innocenti.

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