MI SONO ROTTA DEI LAMENTI, ADESSO È ORA DI CAMBIARE

MI SONO ROTTA DEI LAMENTI, ADESSO È ORA DI CAMBIARE

foto di Andreja Restek

 

di Margherita FABRIS

Sapete che c’è?
C’è che mi sono rotta di sentir parlare del mio paese come un brutto posto dove la gente è solo ignorante.
Abbiamo tanti problemi, ma voi che vi lamentate cosa fate per risolverli?

La gente è ignorante e dopo che lo avete dichiarato di continuo da Facebook con i vostri anatemi condannando tutti per l’eternità, cosa avete risolto?

E mi sono anche rotta di sentir parlare tanto male degli immigrati che vengono nella nostra “amata” terra, quando noi siamo i primi a non averne cura di questa terra, quando siamo i primi a disprezzarla, quando per tanti non è per bisogno che se ne vanno ma è solo più semplice o più remunerativo andarsene invece di restare e impegnarsi.

Mi sono rotta dell’ipocrisia…

Mi sono rotta di vedere gente che, sempre di più, non ammira ciò che ha, non ama il proprio paese per il quale i nostri nonni e bisnonni hanno dato la vita perchè fosse migliore, perchè fosse libero, perchè avessimo quello che abbiamo avuto e se lo abbiamo perso, bene, invece di lamentarsi è tempo di fare la nostra parte per riprendercelo.

Mi sono rotta che non si abbia la decenza di ammettere ciò che è l’Italia e di amarla per quello che ci dà ma soprattutto per quello che se ci impegnamo a migliorarla, ci potrà dare.

Siamo la terra del sole, la culla della cultura, abbiamo più arte noi di tutta l’Europa e del mondo.
Abbiamo dei paesaggi che gli stranieri sognano e ci invidiano, città e luoghi fantastici.

Siamo stati anche noi degli immigrati e malgrado la povertà che trovavamo, abbiamo avuto più rispetto di quanto ne stiamo dando a persone che hanno un’unica colpa e cioè cercare un po’ di speranza.

Sono italiana e sono fiera di esserlo.
Non vorrei vivere da nessun’altra parte che in Italia.

Se non vi piace come stanno andando le cose, invece di lasciare tutto quando non è il bisogno a spingervi ad andare via, combattete per quello che volete avere, combattete per voi stessi e per il vostro futuro, come facciamo anche noi che restiamo e lottiamo malgrado i nostri vent’anni.

PUTTANA DALLA VITA IN SU

PUTTANA DALLA VITA IN SU

 

di Ivana FABRIS

Puttana dalla vita in su…
Questo è una donna nell’immaginario di tanti, troppi uomini.

Adesso non diteci che non dobbiamo dare visibilità a questo signore, che sia bene lasciarlo sprofondare nel mare magnum della rete.

Non ditecelo perchè le sue parole sono ancora un barbaro e retrivo sentire comune e VA DENUNCIATO, va portato alla luce, va messo sotto ai riflettori.
Bisogna ritornare alla riprovazione sociale, fenomeno che non conosciamo purtroppo più.

Siamo passati da un moralismo integralista ad un conformismo borghese che scambia libertà con liberismo che nel caso dell’abuso dello stato di ebrezza di una donna come a Firenze (qualora fosse confermata l’ipotesi) o di uno stupro, si declina sulla cultura patriarcale del dominio. Quella che da secoli pone la donna in uno stato di sudditanza e di subalternità.

La sola differenza tra lui e moltissimi che invece hanno meno tracotanza e arroganza, è che ha la spudoratezza di dire a voce alta “puttana dalla vita in su” mentre molti altri lo pensano ma evitano di scriverlo sui social o dirlo dinnanzi a più persone.

E si sente così al sicuro da scrivere una simile violenta oscenità su un social frequentatissimo da milioni di persone, perchè sa che la violenza verbale, quella psicologica e fisica contro una donna, non vengono perseguite come meriterebbero.
Perchè con quel suo “puttana dalla vita in su” sa di poter incontrare il favore fra tanti che sono impregnati dalla cultura del machismo dominante, figlia di un patriarcato che non si vuole che scompaia. Proprio così, non si vuole.

Non vuole il sistema per svariate ragioni che passano dalla cultura del controllo e della sottomissione della forza delle donne, agli interessi economici ad esse collegati e attraverso i quali il sistema trae grande profitto proprio sfruttandole in molti ambiti e per tanti aspetti.
Non lo vogliono le famiglie che in partenza educano le figlie ad accettare e tollerare di dover stare un passo indietro nel sistema produttivo subendo abusi e dominanza di ogni genere e nelle dinamiche famigliari o nel votarle alle cure parentali per definizione.

Solo e sempre merce per il profitto, per il guadagno…se il potere patriarcale che vive nella parte produttiva del sistema e nelle famiglie, ottiene quel grande profitto è proprio grazie alla cultura del dominio delle donne, di cui lo stupro e la violenza di ogni forma e genere, sono le armi più efficaci per mantenerne il controllo.

Questo signore, pertanto, che ha scritto “puttana dalla vita in su”, altri non è che l’esempio luminoso di come l’idea del corpo di una donna sia solo carne esposta nel libero mercato e in cui è molto comodo dire che se hai una vita sessuale libera sei una puttana.

Cos’è cambiato in 50 anni, dunque?
Nulla. Le donne che vivono liberamente il proprio corpo e la propria sessualità, sono apostrofate oggi, come ieri con il solito titolo: puttana.

Ma la ragione non è mai stata e non sarà MAI la libertà sessuale, bensì il continuare a volersi sottrarre ad un dominio che ha sempre voluto usare il corpo e la sessualità delle donne come feticcio e come alibi per poter esplicitare le peggiori forme di repressione quali la violenza di ogni genere e lo stupro, per ottenere dominio, controllo e profitto.

È così che nasce una puttana per questa società che avalla e propala la sua cultura sotto forma di terrorismo fisico e verbale, dato come agisce, come colpisce trasversalmente, come semina paura e genera sottomissione.

E usa tutti i mezzi, mezzi cui troppo spesso non badiamo o che sottovalutiamo ritenendoli innocui.
Per comprendere meglio, basterebbe solo pensare che si parla di stupri come se non riguardassero PERSONE con sentimenti e psiche, come se fossero solo corpi in cui qualche depravato scarica le proprie frustrazioni e si svuota della propria malata libidine ma soprattutto come se stupro fosse solo una parola e non un corpo ferito e umiliato insieme ad una mente. Come se non riguardasse il pensiero di quelle persone violate fin nel profondo.

Solo il resoconto dello stupro di Rimini, sbattuto in prima pagina da quotidiani come Libero e il Giornale, sono uno stupro nello stupro.
Abusano TOTALMENTE di quella donna anche i direttori di quei giornali che decidono di far uscire un simile dettagliato resoconto al solo scopo di fomentare l’odio verso gli immigrati, come se una penetrazione abusata da un membro maschile dalla pelle scura, fosse diverso da quello agito da un membro maschile con la pelle bianca.

Questo di Libero e de il Giornale, forse, è persino peggiore di uno stupro fisico perchè è ideologico e per nulla diverso dal sentirsi dire puttana mentre ti violenta un aguzzino perchè sei l’oppositrice di un regime.

E a ben poco vale la difesa ad oltranza uscita successivamente. Anzi, per quanto afferma, peggiora enormemente le cose.

Ma temo che una riflessione dobbiamo farla anche noi tutti.
Noi frequentatori della rete e dei social che forse, in un certo qual modo e purtroppo inconsapevolmente, anche noi ne abusiamo quando prendiamo quella donna barbaramente massacrata a Rimini e ne discutiamo per giorni e giorni come se lei non avesse facoltà di leggere, come se non fosse presente, come se non fosse lei.

Denunciare e discutere sui social è d’obbligo ma farne motivo del contendere per interi giorni o settimane, rimpallando a destra e a manca, generando dispute in ognidove, forse è abuso del mezzo e di conseguenza ancora abuso anche della donna.
Perchè chi è stata vittima di un simile carnefice, di se stessa vorrebbe invece che sulla pubblica piazza non   parlasse più nessuno.

Vorrebbe solo silenzio attorno a sè, vorrebbe solo dimenticare che sia accaduto.
Vorrebbe avere il tempo di superare la vergogna che prova ad esser stata brutalizzata a quel modo ed ecco che si ritrova sbattuta in prima pagina sui quotidiani e dei TG o su tutti i social media.
Tutti i dettagli più sordidi e orrendi di quella violenza sotto agli occhi di chiunque, il suo corpo esposto sulla pubblica piazza in ogni infame passaggio di quei criminali sul suo corpo e nella sua mente.
E il tutto a beneficio di un pubblico ancora troppo voyeuristico che legge e immagina.
Vorrebbe poter tacitare e pacificare la sua vergogna e il suo senso di colpa che dopo uno stupro sono i sentimenti più devastanti che una donna prova.

Ed è perfettamente inutile dire che di quanto è avvenuto, la donna non ha colpa.
Qualunque donna sia stata violentata prova quei sentimenti e il silenzio pubblico generale attorno a sè, aiuta ad avviare il lungo e lento quanto doloroso percorso di riparazione di un danno che per giunta non si riparerà mai del tutto.

Invece no. È costretta a sapere che di quei dettagli più intimi delle azioni che quei farabutti hanno compiuto contro di lei, saprà tutta Italia, che entreranno nelle famiglie, che saranno la chiacchiera nei bar, che saranno appunto oggetto di giorni di discussione.

LEI, il suo corpo e la sua sofferenza, dunque, diventati appannaggio di tutti.
Il dolore condiviso è in se stesso riparazione, ma questo a cui abbiamo assistito per la donna di Rimini e per le ragazze di Firenze, non è condivisione, è oggettificazione del dolore.

Come non comprendere, dunque, il sentimento di vergogna che prova la vittima di un abuso grave che scopre di esser stata USATA nuovamente da giornalisti per i più laidi scopi?
Come non immaginare i suoi sentimenti nel sapere che tutta la nazione è al corrente di ogni istante che ha violato la sua intimità fisica e psichica e se ne occupa per le più disparate ragioni ma che raramente è davvero partecipe del suo dolore?
E se non sono stupri nello stupro questi, difficile dire cosa lo sia.

Inoltre lei sa che i dettagli del suo corpo intimo abusato, per i quali prova dolore e vergogna, andranno a beneficio dei perversi e depravati che si alimentano di resoconti degni di uno dei peggiori video di pornografia di questo genere.

Ma non solo. Proviamo un istante anche ad immaginare cosa possa provare sapendo che, quanto pubblicato, di fatto lavorerà contro altre donne alimentando la cultura dello stupro.

Saprà che il suo stupro potrà generare altre nuove vittime come lei perchè andrà a beneficio di chi, poi, può dire di qualunque donna: …puttana dalla vita in su.

 

 

IMMIGRAZIONE: DISINFORMARE PER DIVIDERE

IMMIGRAZIONE: DISINFORMARE PER DIVIDERE

 

di Gianluca LEO

Vorrei rispondere a tutte quelle persone che, in buona fede, dicono tante sciocchezze prive di senso sull’immigrazione.
Tengo a sottolineare che non è tutta colpa loro, ma è colpa di una percezione distorta della realtà.

Questa percezione è creata da una parte, dall’azione di molte fonti di informazione che hanno ben chiaro che si fa più audience agendo in questo senso.

Tutti sappiamo che l’immigrato che ruba fa più scalpore dell’italiano che ruba. Quindi non dico che inventino le notizie, anche se a volte capita, dico che quanto meno vanno a sottolineare volutamente questi aspetti. D’altra parte, questa percezione distorta è dovuta anche al ruolo di alcune forze politiche che non fanno altro che alimentare malcontento, odio e razzismo.

Per il principio di “divide et impera” mettono a punto una propaganda che seleziona appositamente per noi solo le notizie che vanno a creare questa percezione di invasione. Selezionano articoli, video, foto, che suscitano in noi forti sentimenti negativi e di indignazione.

Fatta questa doverosa premessa, vorrei dire che io non sono tra quelli che vengono a raccontarvi che il problema non esiste, il problema c’è ed è evidente. Ma va analizzato per quello che è e non per la percezione che si è creata intorno ad esso.

Ora, io ho provato a documentarmi, a studiare e a fare ricerca, e con umiltà vorrei dirvi tutto quello che ho capito riguardo a questo fenomeno.
Rispondo allora ad alcune tipiche esclamazioni.

1) DOBBIAMO RIMANDARLI A CASA LORO!

Per riportare un immigrato da dove proviene bisogna innanzittutto aver chiaro che non sempre si riesce a identificare queste persone che possono dichiarare di provenire da qualsiasi paese; in secondo luogo anche nel caso si sapesse con certezza il paese di provenienza, per riportarcelo bisogna necessariamente avere un accordo bilaterale con questo paese e non sempre questo accordo esiste.
Inoltre c’è anche un problema tutt’altro che poco rilevante, relativamente ai costi di rimpatrio e pensare di riportare i migranti agli hotstop libici, è davvero un crimine di cui la storia parlerà in futuro.

2) NON FACCIAMOLI PIÚ ENTRARE!

A questo proposito, oltre ad implicite regole di tipo umanitario, la legislazione italiana prevede una normativa sulla navigazione e sui trasporti. L’articolo 490 del codice della navigazione impone di salvare l’essere umano e portarlo al porto più vicino. Qualora la si volesse volontariamente infrangere tutto il personale sulle nostre unità in mare, assistere impotente e vedere con i loro occhi le persone morire nel mar Mediterraneo? Bisogna anche dire che per un marinaio tutto questo è inaccettabile perchè va contro proprio il codice di comportamento che appartiene alla marineria ed esiste praticamente da secoli. E lasciarli morire in mare non è proprio la soluzione.
Il blocco navale così tanto nominato, inoltre, prevede l’uso della forza, prevede quindi di imporre a ONG straniere che hanno soccorso dei bisognosi di trovarsi davanti ad un atto di forza, una dichiarazione di ostilità che l’Italia non può neanche permettersi. A quelli che affermano che per il G7 di Taormina hanno fermato gli sbarchi rispondo che non è esattamente così, infatti li hanno solo dirottati verso altri porti.
Infine, se si pensa ad una simile manovra, bisognerebbe anche dare una lettura allo Statuto delle Nazioni Unite e capire cos’è “l’operazione Triton”, perché l’Italia non può prendere da sola certe decisioni, a meno che non voglia chiudere tutti i rapporti internazionali, isolarsi e andare di conseguenza verso un totale disastro che porterebbe ad un collasso dei rapporti internazionali.

3) AIUTIAMOLI A CASA LORO!

Non è che l’Italia e l’Europa non si siano mai impegnati in tal senso, ma ci sono dei ma. Punto uno, i territori in difficoltà sono davvero molti e sono proprio l’Italia e l’Europa molto spesso a metterceli per poter così ottenere più agevolmente il profitto che traggono dalle risorse dell’Africa. Punto due, in alcuni casi l’aiuto occidentale non è gradito e sulla scorta del punto 1 non è difficile capirne le ragioni. Punto 3, l’intervento occidentale in alcune zone critiche potrebbe causare l’aumento dei disordini, degli scontri e quindi anche della repressione.
Utilizzare i soldi della gestione dei migranti per aiutarli a casa loro, quindi, è una affermazione altamente demagogico-populista. Intanto perché in qualsiasi caso il problema non si risolverebbe immediatamente con quegli stanziamenti di denaro e comunque sono risorse che servono per gestire le persone che per forza di cose vengono qui. È quindi inutile dire “usiamo quei soldi” perche le persone sono qua adesso, arrivano qua adesso e dobbiamo gestirle adesso.
Poteva sicuramente essere una forma di prevenzione dei flussi migratori, ma ora ci sono e vanno gestiti.

4) VENGONO TUTTI IN ITALIA!

Questo è falso, non vengono tutti in Italia e anzi, il nostro paese è una delle mete meno ambite e spesso, quando lo è, è per via provvisoria con la speranza di passare in altri paesi. Il Medioriente e il Nord Africa sono molto più soggetti a forti flussi rispetto all’Europa. L’Italia inoltre non è proprio tra i primi posti in termini di accoglienza, siamo ad esempio superati da paesi come Francia, Svezia, Germania, Austria, Danimarca, Belgio e altri.

5) NON SCAPPANO TUTTI DALLA GUERRA!

Questo è vero, non scappano tutti da una guerra. Scappano anche da violazioni di diritti umani, carestie, fame.
State pur certi che molti di loro farebbero a meno di lasciare le loro terre e le loro famiglie, la loro esistenza, se non fossero costretti.
State pur certi che non rischiano di morire durante il viaggio se non è strettamente necessario e durante il viaggio sono parecchi a morire, o a veder morire, muniti solo della speranza di rifarsi una vita, lontano dalle atrocità che hanno vissuto.

Ho risposto solo ad alcune delle affermazioni riguardo a questo complesso fenomeno, anche con il video pubblicato sul mio profilo Facebook.
Sicuramente molte cose mi saranno sfuggite e per questo continuerò le ricerche. Esorto però tutti a smetterla di usare questi luoghi comuni e a fare uno sforzo in più, documentandosi seriamente.

Il problema c’è e va gestito, ma tutte queste visioni demagogiche non fanno altro che distogliere l’attenzione dal problema concreto e ci fanno solo cadere in un mondo di parole che non trovano conferma nella realtà.
Intanto, però, questo mantra  continua ad alimentare la guerra fra poveri generata proprio da chi depreda quei territori da cui provengono gli immigrati.
Per una volta, dunque, proviamo ad impegnarci in una vera azione di autoinformazione.

MIGRANTI: UN TEMA SUL QUALE ESSERE SINISTRA NON E’ FACILE, MA NOI VOGLIAMO ESSERLO

MIGRANTI: UN TEMA SUL QUALE ESSERE SINISTRA NON E’ FACILE, MA NOI VOGLIAMO ESSERLO

bambina-migrante-salvata

di Bruno DELL’ORTO

Il pragmatismo è caratteristica fondamentale poiché l’agire concretamente, tramite metodi atti al conseguimento di una serie di obbiettivi intermedi, magari in vista di un ultimo punto d’arrivo, consente di portare a reale compimento ciò che altrimenti rimarrebbe una serie di apprezzabili, ma incompiuti intenti.

Su questo è inutile discutere, ma è altrettanto chiaro che perseguire scopi che paiono solutivi nella contingenza, in assenza di una visione di fondo e quando le questioni riguardano fenomeni complessi, può portare ad effetti non solo a lungo termine deleteri, ma fin pericolosi.

Quando poi questo è riferito al governo di un paese, i pericoli possono riguardare in prospettiva sia i processi democratici che le condizioni di vita dei cittadini stessi, autoctoni od immigrati che siano.

Per questo le ideologie sono fondamentali, se non religiosamente intese con dogmi e preconcetti, perché mettono in condizione di rivolgere i propri sforzi verso il tipo di società ideale che si intende perseguire come un concreto punto d’arrivo.

Stabilito questo, quindi, occorre rimuovere tutti gli ostacoli che si frappongono tra lo status quo e tale determinato modello.
Ciò significa innanzitutto capire chi sono nemici, resistenze ed interessi che in questi ostacoli si concretizzano.

Altro concetto fondamentale, a mio avviso, risiede nella concezione che, una volta adottata una posizione di SINISTRA, essa non può per coerenza ed etica risultare subordinata e circoscritta a/in termini di confini, nazionalità, etnia.

Se quanto qui sopra esposto è condiviso, però, c’è qualcosa nel modo di porsi di molti compagni che ancora mi sfugge.

In sintesi, tutti coloro che parlano di:

-forzatamente rimpatriare gli immigrati
-chiudere le frontiere
-introdurre norme a tutela esclusiva degli Italiani,

è molto probabile che o non abbiano inteso chi sia il vero nemico, oppure, animati da assoluta mala fede, intendendolo come vantaggioso, scientemente adottino un atteggiamento distonico, in conseguenza del quale risultano comunisti coi propri pari e fascisti con qualsiasi straniero che di loro stia peggio, facendo finta di non capire quali logiche accomunino entrambi allo stato di vittime.

ANZIANI E BADANTI. UN MONDO, DI VITA E DI LAVORO, A PARTE

ANZIANI E BADANTI. UN MONDO, DI VITA E DI LAVORO, A PARTE

Solitudine anziani

di Luigi FOSSATI

Sono ormai più di una decina di anni che ho esperienza di rapporto con badanti assunte per consentire ai miei genitori ultraottantenni e al padre di mia moglie di ricevere assistenza presso la casa che hanno amato e che li ha visti sviluppare la loro vita.

Papà con diagnosi di malattia di Alzheimer, in situazione di completa dipendenza e ingravescente disabilità cognitiva (non riconosce nessuno dei familiari) da almeno cinque anni, mamma mentalmente assai lucida, fisicamente, devo dire, rinunciataria.
Papà di mia moglie, per sei, sette anni in uno stato ingravescente di demenza senile, completamente dipendente dalle cure altrui, con allettamento totale negli ultimi anni della sua vita.
Totale…per una famiglia due badanti per l’intera giornata.

Per l’altra una badante per l’intera giornata, con supporti alla bisogna (igiene, prestazioni infermieristiche) erogati dai servizi pubblici.

Questa la sintesi .

Ora alcune considerazioni sulle quali riflettere, rispetto ai “Pazienti” e rispetto alle “Badanti”

I “Pazienti”:

1) Esiste una obiettiva condizione di BISOGNO da parte di una nutrita serie di persone non autosufficienti, che spazia dall’ausilio negli spostamenti in spazi domestici ed extradomestici, fino a giungere alla completa vicarianza di ogni funzione, corporea e cognitiva.

2) E’ diritto di queste persone, o comunque dei familiari in condizione di decidere, poter scegliere la forma ed il luogo ove sviluppare il “residuale” progetto di vita del loro congiunto e ricevere i necessari ausili.

3) I Servizi pubblici forniscono, tramite Voucher, PRESTAZIONI di natura assistenziale e sanitaria, in misura piuttosto limitata

4) Le “Case di Riposo”, seppure fossero la scelta ritenuta idonea, hanno costi che spesso superano il valore di una pensione medio/bassa figuriamoci la minima!

5) Pur se esistenti, è pressoché impossibile che i congiunti siano in condizione di assistere adeguatamente e per l’intera giornata il proprio genitore/fratello/sorella (sarebbe assai complesso anche con un minore, ma è altra questione, altrettanto seria!)

Le “Badanti”:

Queste le principali questioni.

1) Cosa le spinge, IN GRAN NUMERO a convergere da noi
2) Quale percorso professionalizzante compiono
3) Quale responsabilità/potere assumono progressivamente presso le famiglie in cui abitano e lavorano
4) Quali garanzie contrattuali le tutelano
5) Come funziona l’export di valuta

1) Non esiste, ne’ potrebbe esistere una motivazione umanitaria né un interesse professionale, come potrebbe essere per un qualsiasi Operatore Sanitario o Sociale normalmente abilitato; perciò si tratta di motivazioni di natura puramente economica e da tali vanno osservate. Talvolta vengono descritte situazioni familiari complesse, spalmate sulle tre generazioni coinvolte (la badante, i suoi figli, i suoi genitori), ma non sempre sono situazioni connotate da indigenza. Personalmente, su una decina di situazioni incontrate, solamente in una (badante dell’America Latina) ho raccolto documentate testimonianze a dir poco tragiche, tali da costringere la persona interessata a migrare per la sopravvivenza sue e della propria famiglia (figli e madre, con un padre assassinato).

Le altre, le assimilerei agli operai su piattaforme petrolifere: compiono una scelta.

Ciò non toglie che si sviluppino tra badante e “famiglia datore di lavoro” relazioni interpersonali anche assai intense e umanamente fondate.

Non ho competenze e conoscenze sociologiche che mi mettano in grado di generalizzare l’esperienza personale.

2) incredibile ma, riguardo il percorso professionale, non ne compiono …nessuno!!! Nessun obbligo (ma anche, per la verità, poche opportunità…) a fronte di un lavoro che, svolto da Educatori Professionali in ambiti istituzionali richiede una Laurea in Scienza della Educazione, in Scienza Infermieristica, o, perlomeno, una obbligatoria formazione di Operatore Sanitario Ausiliario. Sono attivi numerosi corsi di lingua, ma sono assai scarsi (personalmente non ne conosco) i corsi che attengono lo specifico lavoro della badante, che è la cura della persona gravemente disabile!

3) Questa è una delicatissima questione. Specialmente se badanti h.24, il lavoro è anche spazio abitativo e di vita quotidiana, in cui si alternano in quantità e qualità variabili spazi personali e spazi di necessaria e sollecita presenza professionale. I tempi sono definibili formalmente in “ore occupate” ed “ore di riposo”, in giorni “liberi” e in giorni di “ferie”, ma sostanzialmente i carichi di lavoro e spesso anche i ritmi del lavoro sono determinati dalla intensità dell’aiuto da fornire alle persone assistite.

Tale caratteristica non è contemplata nelle quasi totalità delle professioni, incluse quelle sanitarie.

Di conseguenza viene a crearsi una relazione molto intima con i “pazienti”, da una posizione altamente asimmetrica delle parti in gioco.

Sulla scorta delle competenze psicologiche che ho maturato professionalmente, osservo e descrivo un fenomeno di assimilazione delle Badanti a Figure parentali ( possono essere “Figli”, ma anche “Genitori”) e sempre meno, escluso su rivendicazioni di natura contrattuale!, di posizionamento sul piano lavorativo.

Di qui al “dolce plagio” il passo è breve.

Anche perché capita che le figure parentali siano in reale difficoltà a presenziare, seppure discretamente, alla corretta relazione Badante-Assistito.

4) Le badanti con permesso di soggiorno (procedura che è a completo carico di chi le assume, manco dovesse poi ricavarci un profitto…) beneficiano di un vero contratto di lavoro, normativamente ed economicamente tutelante. Come è giusto che sia. Peccato che gli adempimenti contrattuali previsti siano sovente insostenibili per le famiglie che ne hanno bisogno, trattandosi , mediamente, di più di 1.000 euro/mese NETTI + ferie (e perciò altra persona in aggiunta da reperire e pagare, la “produzione” non si può fermare…)+maturazione della 13esima+ TFR +vitto e alloggio. Il tutto con avanzamenti contrattuali ogni due anni. Nonostante possano entrare assegni a sostegno della condizione di invalidità, assisto ad un progressivo impoverimento delle famiglie o delle persone che necessitano di tale aiuto.

Se la badante è senza permesso di soggiorno, poiché la domanda supera l’offerta, le spese che si sobbarcano le famiglie non si discostano molto da quelle previste contrattualmente.

Ho l’impressione che l’intero impianto normativo e contrattuale, esplicito o implicito che sia, tenda a mettere le parti deboli (Badanti e Pazienti) le une contro le altre.

Necessariamente si giunge ad un accordo, nel nome della IMPELLENZA DI UN BISOGNO. Del quale le Istituzioni si fanno ben poco carico. Già il considerare la famiglie alla stregua di “datori di lavoro” mi sembra improprio, non essendo tali “datori” nella posizione di ricavare alcun utile dal lavoro che pagano al proprio “dipendente”
5) Mi pongo una semplice domanda: le migliaia di Badanti che inviano ai loro cari la quasi totalità di ciò che guadagnano, a volte portandolo ….fisicamente nel corso delle loro ferie, quale incidenza ha nell’impoverimento generale del contesto sociale in cui realmente vivono e viviamo? Non ho strumenti per analizzare tale questione. La pongo sul tappeto, ritenendola economicamente non marginale.

TESTIMONIANZE:

Ho avuto per mia madre una badante regolare per 4 anni proveniente dalla Georgia, gestita in modo infame prima da un’agenzia e dopo il primo anno ‘riscattata’ direttamente da me con regolare contratto. Brava donna con propensione affettiva di tipo familiare… un disastro per competenze linguistiche e professionali. Ma il SSN e il Comune non mi offriva alternative praticabili, a parità di costi.

Purtroppo l’affettuosissima signora ha ridotto la mamma in condizioni da ricovero perché non metteva in atto alcuna precauzione di dieta e regolarità di esercizio fisico, tanto che l’ho dovuta licenziare e da allora la mamma è presso una struttura per totalmente non autosufficienti.

Dovessi ritornare indietro farei subito la scelta della casa di riposo, anche perché non riesco a sopportare più i rapporti ‘stucchevoli’ di dipendenza che si instaurano tra badante e paziente. E questa era una delle migliori, ne sono convinta!

Mia mamma, vedova da oltre trent’anni, all’età di 90 si è dovuta trasferire in un paese in provincia di Varese da Milano, sua città per tutta la sua vita. Non è stato facile per lei lasciare un luogo che ben conosceva per un luogo sconosciuto, ma non avendo più vicino mia sorella è stato obbligatorio farla trasferire vicino a mio fratello e me. Dopo 2 anni la demenza senile si è manifestata in modo plateale ed abbiamo dovuto ricorrere alle badanti, la prima esperienza è stata pessima perché lei rifiutava in casa sua una persona estranea che voleva comandare, litigi su litigi. La seconda dopo tre settimane mi ha detto che capiva che mia mamma stava meglio senza di lei e se n’è andata, la terza è rimasta 2 anni,sembrava abbastanza tranquilla ed ha assistito mia mamma fino al suo decesso,ma dopo abbiamo scoperto che ha tenuto per se’oro e soldi. L’esperienza non è stata entusiasmante.
Il problema è molto pesante e grave abbiamo in famiglia passato una simile situazioni con badanti sia in regola che in nero aiuti per l’invalidità è un vero calvario.

La situazione è che perfino le badanti adesso come adesso preferiscono lavorare in nero perchè c’è troppa burocrazia

Non c’è preparazione è un settore tutto da rivedere. Ma chi dovrebbe ripensarlo? Lo Stato non se ne occupa.

I costi sono altissimi per una famiglia normale, voglio sempre ricordarlo.

Negli anni ’60 noi famiglia normale numerosa pagavamo un aiuto domestico regolare. Certo anche allora c’era tanto pagamento “in nero”, ma i prezzi erano abbordabili: adesso è tutto assurdo

E ci perdono tutti.

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