LAGER LIBICI, DIAMOGLI IL NOME CHE MERITANO

LAGER LIBICI, DIAMOGLI IL NOME CHE MERITANO

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Ci sentiamo tutti al sicuro sapendo che gli immigrati africani vengono trattenuti nei famosissimi hotspot libici.
Si dà il caso, però, che il nome corretto sia LAGER.

Lager dove chi scappa da guerre, conflitti sanguinosi, carestie inenarrabili, miseria e malattie, viene torturato, brutalizzato, violentato senza pietà, dove muoiono larga parte di bambini che vi approdano.

Beh, certo, ci dispiace – dicono tanti – ma anche noi stiamo male.
Vero, ma se così stiamo male, come potete dormire sapendo che per salvare noi stessi condanniamo a morte e a brutalità devastanti, centinaia di migliaia di persone?

Come ci riuscite a non pensare che questa gente vive la fame e le guerre a causa del colonialismo e dell’imperialismo del cosiddetto mondo civile, da parte della UE e quindi con il nostro TACITO ASSENSO?

Guardate il video.
Sono pochi minuti.
Guardate il video e poi discutiamo, parliamo, confrontiamoci e decidiamo insieme di agire affinchè questa barbarie cessi al più presto.

Siamo TUTTI responsabili delle vite degli altri quando la loro disperazione è causata dalla nostra incapacità di opporci.

I fenomeni migratori esistono e vanno GESTITI che non significa sbarchi incontrollati ma NEMMENO consegnare esseri umani INNOCENTI nelle mani degli aguzzini nei lager.

Quanto sta avvenendo, entrerà nella Storia come il genocidio del III millennio e ne risponderemo tutti davanti a coloro che verranno perchè non esistono giustificazioni al nostro silenzio.

Il Coordinamento Nazionale del Movimento Essere Sinistra – MovES

 

 

 

fonte: COMUNE.info per Medici per i Diritti Umani

video di: Noemi La Barbera/Medici per i Diritti Umani

RAZZISMO E NAZIONALISMO, PILASTRI DEL FASCISMO

RAZZISMO E NAZIONALISMO, PILASTRI DEL FASCISMO

 

di Luca FAVALLI

Il concetto di fascismo è molto più largo di quello che si crede, perchè a torto si pensa che esista solo quello in camicia nera del ventennio e che questo sia quindi un tema superato e invece no, non è così.

Il fascismo è anche quella fascia grigia di ambiguità di chi considera le nostre istituzioni democratiche una inutile perdita di tempo e vorrebbe il rapporto diretto con il popolo; fingono di amare la povera gente invece la disprezzano e dimostrano il loro odio in ogni occasione, quella che ha l’impatto più facile.

L’attacco ai sindacati chiamati dai grillini parassiti (e non solo), chi se non i fascisti possono considerare delle libere associazioni perchè questo sono i sindacati, come parassiti non capendo che questi non lucrano soldi, ma i lavoratori si tesserano liberamente per essere rappresentati?

La verità è che il Movimento cinque stelle, la Lega, il PD e i forzisti odiano i lavoratori ed infatti questi partiti hanno tolto diritti ai lavoratori, allungato le pensioni in modo che il lavoratore sia costretto a lavorare di più, che viva la precarietà e sopravviva col lavoro nero.

Altro tema che racchiude il fascismo è quello di trattare la povertà come un problema di ordine pubblico.
L’uso degli idranti per sgomberare o multare i barboni che rovistano la spazzatura, significa scegliere sempre i padroni come interlocutori ed è una chiave di lettura importante perchè sappiamo che il fascismo per sua stessa natura è espressione padronale della classe borghese che sabota la democrazia ossia le istituzioni e sono azioni che rispondono tutte al concetto fascista di legge e ordine.

Il razzismo quello esplicito di leghisti e cinque stelle che arrivano addirittura a ipotizzare dei reati che hanno soltanto il volto degli immigrati, ossia se la violenza sessuale la commette l’immigrato diventa più grave perchè la destra razzista inserisce l’aggravante dell’inferiorità e uno dei massimi rappresentantiu oggi di questo pensiero,  guida la prima potenza del mondo gli USA, mi riferisco a Trump. 

I leghisti non sono molto diversi da lui ed hanno pure copiato lo slogan “prima gli americani”.

Ii leghisti sono antimeridionali da sempre e oggi si scoprono nazionalisti. La Lega Nord è un partito camaleontico capace di mille trasformazioni e nessuna di essa è positiva.

Ma c’è anche il razzismo liberale e benpensante del PD che per lavarsi la coscienza e per non avere più gli immigrati in casa fa accordi discutibili con governi militari e dittatoriali come quello libico che finanziano perchè rinchiuda i migranti e non permetta loro di arrivare.
Ipocriti perchè non riconoscono volutamente il razzismo e usano anche l’espressione più bieca che alimenta lo scontro di classe tra disperati e poveri “noi dobbiamo distinguere tra migranti economici e quelli che scappano dalle guerre” come fa Macron e non a caso Minniti piace alle destre e a questa Europa.

Lava la coscienza a troppe persone questo sistema, ma che non ha nulla di buono perchè ad informarsi senza pregiudiziali e con un po’ di coscienza di classe, lo si capisce in fretta dove ci si dovrebbe collocare perchè i racconti dei migranti sono strazianti.

E questo non significa di sicuro essere buonisti (altro termine fascistoide) ma affrontare il problema in tutta la sua complessità e GESTIRLO invece di generare odio discriminando tra povero e povero o tra povero e disperato.

IMMIGRAZIONE: DISINFORMARE PER DIVIDERE

IMMIGRAZIONE: DISINFORMARE PER DIVIDERE

 

di Gianluca LEO

Vorrei rispondere a tutte quelle persone che, in buona fede, dicono tante sciocchezze prive di senso sull’immigrazione.
Tengo a sottolineare che non è tutta colpa loro, ma è colpa di una percezione distorta della realtà.

Questa percezione è creata da una parte, dall’azione di molte fonti di informazione che hanno ben chiaro che si fa più audience agendo in questo senso.

Tutti sappiamo che l’immigrato che ruba fa più scalpore dell’italiano che ruba. Quindi non dico che inventino le notizie, anche se a volte capita, dico che quanto meno vanno a sottolineare volutamente questi aspetti. D’altra parte, questa percezione distorta è dovuta anche al ruolo di alcune forze politiche che non fanno altro che alimentare malcontento, odio e razzismo.

Per il principio di “divide et impera” mettono a punto una propaganda che seleziona appositamente per noi solo le notizie che vanno a creare questa percezione di invasione. Selezionano articoli, video, foto, che suscitano in noi forti sentimenti negativi e di indignazione.

Fatta questa doverosa premessa, vorrei dire che io non sono tra quelli che vengono a raccontarvi che il problema non esiste, il problema c’è ed è evidente. Ma va analizzato per quello che è e non per la percezione che si è creata intorno ad esso.

Ora, io ho provato a documentarmi, a studiare e a fare ricerca, e con umiltà vorrei dirvi tutto quello che ho capito riguardo a questo fenomeno.
Rispondo allora ad alcune tipiche esclamazioni.

1) DOBBIAMO RIMANDARLI A CASA LORO!

Per riportare un immigrato da dove proviene bisogna innanzittutto aver chiaro che non sempre si riesce a identificare queste persone che possono dichiarare di provenire da qualsiasi paese; in secondo luogo anche nel caso si sapesse con certezza il paese di provenienza, per riportarcelo bisogna necessariamente avere un accordo bilaterale con questo paese e non sempre questo accordo esiste.
Inoltre c’è anche un problema tutt’altro che poco rilevante, relativamente ai costi di rimpatrio e pensare di riportare i migranti agli hotstop libici, è davvero un crimine di cui la storia parlerà in futuro.

2) NON FACCIAMOLI PIÚ ENTRARE!

A questo proposito, oltre ad implicite regole di tipo umanitario, la legislazione italiana prevede una normativa sulla navigazione e sui trasporti. L’articolo 490 del codice della navigazione impone di salvare l’essere umano e portarlo al porto più vicino. Qualora la si volesse volontariamente infrangere tutto il personale sulle nostre unità in mare, assistere impotente e vedere con i loro occhi le persone morire nel mar Mediterraneo? Bisogna anche dire che per un marinaio tutto questo è inaccettabile perchè va contro proprio il codice di comportamento che appartiene alla marineria ed esiste praticamente da secoli. E lasciarli morire in mare non è proprio la soluzione.
Il blocco navale così tanto nominato, inoltre, prevede l’uso della forza, prevede quindi di imporre a ONG straniere che hanno soccorso dei bisognosi di trovarsi davanti ad un atto di forza, una dichiarazione di ostilità che l’Italia non può neanche permettersi. A quelli che affermano che per il G7 di Taormina hanno fermato gli sbarchi rispondo che non è esattamente così, infatti li hanno solo dirottati verso altri porti.
Infine, se si pensa ad una simile manovra, bisognerebbe anche dare una lettura allo Statuto delle Nazioni Unite e capire cos’è “l’operazione Triton”, perché l’Italia non può prendere da sola certe decisioni, a meno che non voglia chiudere tutti i rapporti internazionali, isolarsi e andare di conseguenza verso un totale disastro che porterebbe ad un collasso dei rapporti internazionali.

3) AIUTIAMOLI A CASA LORO!

Non è che l’Italia e l’Europa non si siano mai impegnati in tal senso, ma ci sono dei ma. Punto uno, i territori in difficoltà sono davvero molti e sono proprio l’Italia e l’Europa molto spesso a metterceli per poter così ottenere più agevolmente il profitto che traggono dalle risorse dell’Africa. Punto due, in alcuni casi l’aiuto occidentale non è gradito e sulla scorta del punto 1 non è difficile capirne le ragioni. Punto 3, l’intervento occidentale in alcune zone critiche potrebbe causare l’aumento dei disordini, degli scontri e quindi anche della repressione.
Utilizzare i soldi della gestione dei migranti per aiutarli a casa loro, quindi, è una affermazione altamente demagogico-populista. Intanto perché in qualsiasi caso il problema non si risolverebbe immediatamente con quegli stanziamenti di denaro e comunque sono risorse che servono per gestire le persone che per forza di cose vengono qui. È quindi inutile dire “usiamo quei soldi” perche le persone sono qua adesso, arrivano qua adesso e dobbiamo gestirle adesso.
Poteva sicuramente essere una forma di prevenzione dei flussi migratori, ma ora ci sono e vanno gestiti.

4) VENGONO TUTTI IN ITALIA!

Questo è falso, non vengono tutti in Italia e anzi, il nostro paese è una delle mete meno ambite e spesso, quando lo è, è per via provvisoria con la speranza di passare in altri paesi. Il Medioriente e il Nord Africa sono molto più soggetti a forti flussi rispetto all’Europa. L’Italia inoltre non è proprio tra i primi posti in termini di accoglienza, siamo ad esempio superati da paesi come Francia, Svezia, Germania, Austria, Danimarca, Belgio e altri.

5) NON SCAPPANO TUTTI DALLA GUERRA!

Questo è vero, non scappano tutti da una guerra. Scappano anche da violazioni di diritti umani, carestie, fame.
State pur certi che molti di loro farebbero a meno di lasciare le loro terre e le loro famiglie, la loro esistenza, se non fossero costretti.
State pur certi che non rischiano di morire durante il viaggio se non è strettamente necessario e durante il viaggio sono parecchi a morire, o a veder morire, muniti solo della speranza di rifarsi una vita, lontano dalle atrocità che hanno vissuto.

Ho risposto solo ad alcune delle affermazioni riguardo a questo complesso fenomeno, anche con il video pubblicato sul mio profilo Facebook.
Sicuramente molte cose mi saranno sfuggite e per questo continuerò le ricerche. Esorto però tutti a smetterla di usare questi luoghi comuni e a fare uno sforzo in più, documentandosi seriamente.

Il problema c’è e va gestito, ma tutte queste visioni demagogiche non fanno altro che distogliere l’attenzione dal problema concreto e ci fanno solo cadere in un mondo di parole che non trovano conferma nella realtà.
Intanto, però, questo mantra  continua ad alimentare la guerra fra poveri generata proprio da chi depreda quei territori da cui provengono gli immigrati.
Per una volta, dunque, proviamo ad impegnarci in una vera azione di autoinformazione.

SOLO UN UOMO

SOLO UN UOMO

 

di Bruno DELL’ORTO

Siamo in tre, comodamente seduti al tavolo di un ristorante situato all’aperto, in prossimità della stazione Termini a Roma. L’aria settembrina dei colli stempera ulteriormente un caldo di per sé già sopportabilissimo, rendendo l’atmosfera davvero gradevole.

La compagnia è piacevole, il cibo ottimo e la conversazione scivola rapida, senza intoppi.
Presi dai discorsi, dal nostro reciproco dire ed ascoltare, allontaniamo tutto ciò che ci circonda relegandolo a sfondo, lasciando che assuma contorni sempre più sfumati.

Un richiamo improvviso, un suono leggero e sordo prodotto da una nocca che colpisce adagio il legno attraverso la tovaglia, ci riporta quello sfondo in primo piano: davanti a noi un uomo di mezza età, di aspetto mediorientale, decorosamente abbigliato, che ci chiede aiuto portandosi la mano alla bocca, mimando il gesto di mangiare.

Ha una grande tristezza negli occhi, quest’uomo, si muove lentamente, perfino la posizione delle spalle trasmette una sensazione di grande rassegnazione e dolore.

Immediatamente avvertiamo un leggero senso di colpa, sempre presente a ben guardare, ma accompagnato pure dalla soluzione più facile ed immediata per allontanarlo almeno in parte: una veloce esplorazione del contenuto delle tasche e qualche moneta cambia di mano.

Si riprende velocemente il filo dei discorsi, di nuovo calati in quel cerchio di attenzione quasi palpabile, come generato da un compasso immaginario che potrebbe essere stato puntato tra la bottiglia e la saliera.

Non dura molto però: l’uomo ripassa, si arresta di nuovo, tra le mani regge una vaschetta di alluminio, di quelle impiegate dalle rosticcerie per porzionare le vivande, contenente del cibo caldo.
Con un sorriso triste ci dice: “Grazie” e senz’altro aggiungere se ne va.

Rimaniamo di nuovo soli, seduti davanti ai nostri piatti di porcellana, coi nostri tovaglioli di cotone in grembo.
Il clima è sempre piacevole e la compagnia anche.
Solo il cibo, ora, ha un sapore diverso…

 

AUTOBUS PER TORNARE UMANI. E PENSANTI

AUTOBUS PER TORNARE UMANI. E PENSANTI

 

di Mario FERRAGUTI

Stavo leggendo il giornale il primo giorno, di questo autista dell’autobus picchiato così, senza motivo, e mi veniva la rabbia, saliva dallo stomaco fino a toccare la testa; ma quella rabbia istintiva e un po’ da vendetta di chi pensa: “no, non è possibile, non è davvero più possibile; tu sei tranquillo che fai il tuo mestiere, oppure sei lì che cammini per strada e tutto a un tratto arriva qualcuno, qualcuno che magari dovrebbe anche comportarsi da ospite ben educato e all’improvviso ti picchia.”

Leggevo e pensavo che no, così non si fa, sarebbe potuto benissimo succedere a me, a uno dei miei figli.
E poi sono uscito e ho visto un immigrato e ho pensato: “Eccolo, magari è proprio lui quello che ha picchiato; che poi sembrano un po’ tutti uguali, su quelle biciclette lì a girovagare o a stare lì a telefonare sempre; magari hanno ragione quelli altri là a dire che son tutti spacciatori, tutti abusivi a vivere dentro gli alberghi alle nostre spalle e invece di ringraziarci cosa fanno? Ci picchiano.

Però mi sono trattenuto perché io, in fondo, a queste cose non ci credo, io non le ho mai pensate, sfiorate; credo sia stata la rabbia per la notizia che ho letto sul giornale, lei mi ha portato a questo, a non essere più lucido, capace di pensare.

Poi, il secondo giorno, ho aperto internet e ho letto tutta un’altra storia, tanto diversa che pensavo non fosse nemmeno la stessa; di questo autista dell’autobus che prima di essere malmenato aveva quasi investito una persona, l’aveva fatto apposta, e mentre lo faceva lui rideva, come se avesse deciso di poter essere lui a dare vita e morte alle persone, un piccolo onnipotente dio arrogante seduto su un trono fatto a sedile d’autobus.

E mi è tornata la rabbia, però dall’altra parte: “Allora se l’è proprio cercata, anzi gli è andata bene; fosse successo a me, che metti uno sull’autobus prova a investir mia figlia e intanto ride, be’ io salgo e vedi cosa gli succede.

Così, intanto che pensavo, è passato un autobus e mi è venuto in mente che in effetti questi guidatori d’autobus son prepotenti, che quante volte mi hanno stretto in macchina o, ancora peggio, mi hanno schivato in bicicletta e sono ripartiti proprio mentre li stavo superando con quella arroganza lì, di chi guida qualcosa di grosso e pericoloso.

Mi sono rovinato la giornata a pensare a queste cose e sì che prima, quando andavo a scuola, io agli autisti degli autobus mi mettevo vicino per riuscire a guardare da quel vetro gigante e sentire quanto fosse bello e nello stesso tempo così difficile da guidare per tutti quelli che si buttano sotto, si fermano all’improvviso o attraversano senza nemmeno un segno, un’intenzione.

Credo sia stata la rabbia per quello che avevo letto su internet a portarmi a pensare male di loro, degli autisti degli autobus, a generalizzare e non essere più capace di vedere le singole persone.

E mentre ero lì a pensare che forse allora sono i giornalisti a dover stare attenti, che quello che scrivono è capace di tirare fuori dalla gabbia questa bestia cattiva e senza testa che è la rabbia, sempre così maledettamente incline a creare degli eserciti, delle categorie dalle facce uguali, mentre ero lì a sentire la stessa aria pesante, quell’aria che c’è anche per i lupi di cercare a tutti i costi un incidente per poter dire finalmente: “ecco, vedete, noi lo dicevamo che son pericolosi e attaccano i guidatori degli autobus così come i lupi fanno con gli escursionisti” mi rimbalzavano intanto nelle orecchie le stesse cose per i lupi come per gli immigrati: “non siamo più padroni a casa nostra, ce ne sono troppi, ci limitano, sono pericolosi, spacciano, sbranano, non son dei nostri, sono diversi“…ho visto passare un autobus guidato da un uomo di colore che sorrideva.

 

(grazie a Gius Maggi per la proposta e per la foto che è di sua proprietà)

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