WALTER ROSSI UCCISO DAI FASCISTI E DALLO STATO

WALTER ROSSI UCCISO DAI FASCISTI E DALLO STATO

 

di Massimiliano DE ANGELIS

Il 29 settembre 1977 a Roma venne ferita a colpi di arma da fuoco una ragazza di 19 anni, Elena Pacinelli, che si trovava in compagnia di aderenti al Movimento Studentesco.

In seguito a tale fatto, fu organizzato per il giorno successivo dal movimento stesso un volantinaggio di protesta nel quartiere capitolino, storicamente fascista, della Balduina, fino ad arrivare all’altezza di una sezione del Movimento Sociale Italiano in Via delle Medaglie D’Oro.

Dalla sede dell’MSI uscirono alcuni suoi militanti che iniziarono una sassaiola contro gli studenti, i quali ripiegarono di qualche centinaio di metri nei pressi di una pompa di benzina; i fascisti, nascosti dietro un autoblindo della polizia e da essi protetti percorsero la via verso i ragazzi di sinistra finché li raggiunsero e spararono loro alcuni colpi di pistola.

Uno di quei colpì alla nuca Walter Rossi, militante di Lotta Continua, il quale morì prima dell’arrivo in ospedale e un altro ferì in modo lieve il benzinaio.

Nei giorni successivi ci furono in tutta Italia manifestazioni di solidarietà e protesta.
Nessun provvedimento venne preso a carico dei poliziotti presenti sul luogo: dieci di essi erano a bordo del furgone blindato, tre in una volante e due in borghese; su di essi gravarono comunque le accuse di complicità con gli aggressori.

Tutti i testimoni presenti asserirono che non venne fatto niente per fermare i neofascisti e che, viceversa, le forze dell’ordine per diversi minuti impedirono i soccorsi a Walter Rossi sia colpendo chi cercava di avvicinare il giovane agonizzante sia evitando di chiamare un’ambulanza.

Diciassette persone vennero arrestate da li a poco, tra questi Flavia Perina, futura deputata di AN, Insabato che nel 2000 compì un attentato contro la sede del quotidiano comunista Il Manifesto e Bragaglia il quale risultò positivo al test del guanto di paraffina ma che venne in seguito prosciolto.

Dopo un lungo processo i diciassette verranno via via prosciolti dalle accuse iniziali di omicidio, tentato omicidio, adunata sediziosa, porto abusivo d’arma da fuoco calibro e la pistola con la quale fu ucciso Walter Rossi non fu mai trovata e ricostituzione del partito nazionale fascista; per alcuni di essi resterà solo l’accusa di rissa aggravata e senza alcun testimone.

Nel 1982 alcuni pentiti indicarono Alibrandi e Fioravanti come assassini confermando così le tesi dei giovani di sinistra. Fioravanti, arrestato successivamente con l’accusa di appartenenza ai NAR ammise che lui e Alibrandi erano armati, attribuendo ad Alibrandi l’uccisione di Rossi in quanto la sua arma si sarebbe inceppata; le sue affermazioni furono poi confutate dalle testimonianze rese dai compagni di Walter Rossi, i quali sostennero che tale colpo fu invece esploso da Fioravanti.

A seguito della morte di Alibrandi, avvenuta in uno scontro a fuoco con la polizia, il procedimento penale fu archiviato; Fioravanti venne condannato ad una pena di nove mesi e 200.000 lire di ammenda solo per i reati concernenti il possesso di arma da fuoco.

La vicenda giudiziaria si è definitivamente chiusa nel 2001 beffardamente con l’incriminazione di tre compagni di Walter per falsa testimonianza ed il non luogo a procedere, per non aver commesso il fatto, nei confronti di Fioravanti, che ora vive libero, sotto altro nome, protetto dallo stato.

Questi sopra (ricostruzione storica in parte dalla rete), furono i fatti accaduti in quei maledetti giorni dove ancora una volta lo Stato e le Istituzioni protessero i loro “servitori fedeli” lasciandoli impuniti e privilegiandoli ribaltando la verità.

Un altro pezzo oscuro della pseudo-democrazia italiana; democrazia incompiuta e oggi involuta con l’aggiunta di nuovi metodi non convenzionali che attaccano la nostra Costituzione e con lo stravolgimento delle leggi a tutela dei lavoratori, pensionati, studenti e cittadini con la colpevole e partecipata complicità di governi, magistratura, borghesia imprenditoriale, finanziaria e organizzazioni massoniche sempre presenti nella vita della nostra Res-publica.

Quale sarò il prossimo passo oltre ai trattati CETA e UE?
Quale brandello di democrazia ci rimarrà?

I FISCHI A GOTOR E LA SINISTRA VITTORIANA

I FISCHI A GOTOR E LA SINISTRA VITTORIANA

Luciana Castellina, sinistra vittoriana

di Ivana FABRIS

Luciana Castellina sul Manifesto di oggi: “Deprecabili i fischi a Gotor”.

Nel proscenio del perbenismo che ammorba la sinistra, mancava effettivamente questa perla, cara Luciana, e benchè capisca che forse non potevi dire che hanno fatto bene, mi sento di affermare che non fosse così obbligatorio sottolineare che dovremmo essere tutti conformi.

Per quanto mi riguarda, invece, penso che siano benedetti i fischi, anzi, che era ora che ricominciassero, visto che da decenni siamo tutti così CARINI e così politically correct che chiediamo persino con timore reverenziale di scioperare sentendoci pure un po’ troppo estremisti, per dirla con D’Alema.

La tua classe politica, cara Luciana, ha azzerato il conflitto sociale ad ogni livello e non è stata affatto cosa buona e giusta.

Purtroppo però devo dirtelo, fa un certo effetto leggere tutto quanto hai dichiarato quest’oggi.

Pare la celebrazione del bon ton di una sala da the di epoca vittoriana, la rappresentazione del formalismo più retrivo e borghese.

Qui fuori però, cara Luciana, un paese muore.

Ma chissà se qualcuno sa cosa significhi non avere i soldi per fare la spesa tra chi, come voi tutti, sta al sicuro nella propria bella casa che non corre il rischio di finire ad un’asta.

Fa molta tristezza leggere le tue parole stamani, specie ricordando quelle che pronunciavi parecchi anni fa che, a ben vedere cosa siete diventati nel corso di trent’anni, pare essere un’era geologica.

Infatti oggi ci apparite come vecchi dinosauri che invece di estinguersi politicamente come sarebbe dovuto essere nel normale corso delle cose, si sono infilati giacca e cravatta o il vestito di seta firmato e siedono nel salotto del sistema col tovagliolino bianco sulle ginocchia mentre sorseggiano la propria britannica bevanda.

Vi vediamo Luciana, nella vostra dorata vecchiaia, riuniti placidamente attorno ad un tavolino apparecchiato di sicurezze e tranquillità, discorrendo di qualcosa che, di fatto, sono solo parole astratte dalla realtà e nel solco di una malcelata compiacenza nei confronti di chi ha devastato quella classe lavoratrice che vi ha dato fin troppo credito e consenso, permettendovi la vita comoda che vivete oggi.

Non ci avremmo creduto, se ce lo avessero raccontato tre decenni fa, che oggi avremmo dovuto assistere allo scempio dei diritti grazie alla tua classe politica dalla memoria labile, per giunta accompagnati dal vostro continuo monito al non disturbare troppo il sistema.

Noi, però, forse perchè siamo rimasti a contatto con chi paga ogni vergognosa iniquità e ogni scellerato sopruso, non dimentichiamo, NON ABBIAMO DIMENTICATO chi siamo e chi siamo stati.

Siamo nati incendiari e non moriremo pompieri, quindi non solo quei fischi auspichiamo che aumentino, ma faremo sì che accada.

Vogliamo che insieme a chi ci sta annientando, quei fischi assumano una forza tale da spazzare via anche un sistema di personaggi politici che ci hanno portati al baratro e che, forti dell’autorevolezza e della credibilità conquistate nel tempo che fu, hanno ancora la pretesa di darci lezioni di politica e di indurci ad una presunta correttezza che continua solo ad essere compiacente col sistema.

Forse non ve ne siete accorti, ma non è più tempo di sepolcri imbiancati e noi, francamente, non ne vogliamo più sapere.

CONSUMISMO, NEOLIBERISMO E UE. LE DOMANDE SBAGLIATE

CONSUMISMO, NEOLIBERISMO E UE. LE DOMANDE SBAGLIATE

Mafalda

 

di Ivana FABRIS

 

Per oltre trent’anni siamo stati solo come cavie da laboratorio.

Il sistema finanziario che si andava espandendo, strutturando e specializzando, ha spinto i popoli europei al profitto più sfrenato.

Ci hanno resi dipendenti da falsi bisogni, da false mete utilizzando falsi modelli da perseguire.
Dalla fine degli anni ’90 a quasi tutto il primo decennio del 2000, la rincorsa al consumo è stata impressionante.
Prestiti per qualunque occasione, erogati con una spregiudicatezza da non credere.

Banche e finanziarie che sorgevano in ognidove soppiantando i negozi dei piccoli commercianti, quelli dei prodotti tipici, quelli dei prodotti di qualità, andati falliti per la concorrenza sfrenata dei grandi centri commerciali dove entri e compri anche quello che forse non ti serve.

Sembrava di stare nel paese di Re Mida e invece stavamo solo nel Paese dei Balocchi.

Era una narrazione, un modello contrabbandato a reti unificate: televisione, radio e giornali.

Poi il crollo.
Totale, assoluto, come un palazzo di 10 piani a cui sono state minate le fondamenta.
Per quanto ci ha riguardato, nemmeno c’erano quelle fondamenta.
Tutto si reggeva su una grande, immensa, gigantesca illusione.
E chi l’ha indotta, lo sapeva che sarebbe crollata su se stessa.

Perché il sistema, a dispetto di noi tutti che come formiche in un enorme formicaio corriamo di qui e di là lavorando come matti e mettendo da parte ogni briciola per quel consumo e per salire qualche scalino della piramide, sa chi siamo, sa quale sogno ci ha mossi dalla notte dei tempi, sa cosa vogliamo.

Sa che da sempre ‘l’operaio vuole il figlio dottore’ e che per ottenerlo, è disposto a tutto.
Sa che farlo sentire ‘arrivato’ e al sicuro dalla povertà, era il metodo giusto per fargli abbassare la guardia fino al punto di pensare che la coscienza di classe fosse superata.

Sa che ha funzionato.

Solo quella che inopinatamente si definisce sinistra mentre resta funzionale al sistema, non lo ha mai saputo e non lo sa ancora oggi facendosi portatrice della narrazione su Unione Europea ed euro, quella per cui fuori dall’euro è il baratro.

Quella per cui un giornale come “il Manifesto” (testata che per decenni è stata più a sinistra della sinistra) ha fatto dire a 25 economisti che uscire dall’euro è un pericolo gravissimo, che uscire dalla UE comporterà il tornare agli Stati nazionali come se l’epoca che ha preceduto la nascita dell’Unione non raccontasse invece una storia di crescita, benessere e progresso.

Quella che se ne guarda bene dall’informare QUOTIDIANAMENTE cosa accada ai paesi come la Grecia che sono rimasti nella zona euro.
Quella che non fa che chiedere e chiedersi cosa succederebbe se si uscisse e che evita opportunamente di domandarsi e domandare, invece, cosa succederebbe se RESTASSIMO nell’euro e nella UE.

Se ti fai la domanda sbagliata, non sarà mai giusta la risposta.

Intanto, però, un errore simile lo pagano milioni di persone proprio perché qualcuno che continua a definirsi di sinistra ha perso la capacità di avere capacità di analisi, visione e soprattutto coraggio.

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