POSSONO ESSERE GLI STATI UNITI D’EUROPA LA NOSTRA SOLUZIONE?

POSSONO ESSERE GLI STATI UNITI D’EUROPA LA NOSTRA SOLUZIONE?


di Giulio BETTI

Spesso si dice: “Anzichè tornare alle valute nazionali, dobbiamo creare gli Stati Uniti d’Europa, infatti gli USA utilizzano il dollaro tranquillamente, anche se sono un’unione di più Stati!”

Ma è corretta questa affermazione, sovente fatta dai federalisti europei?
La situazione statunitense è adattabile anche gli Stati nazionali europei?

A mio avviso questa affermazione presenta diverse falle.

E’ sì vero che, a livello di dimensioni economiche, l’Eurozona è simile agli Stati Uniti d’America, ma è anche vero che negli USA la spesa pubblica e la tassazione sono decise, in aggregato, dal governo federale, il quale attraverso la Fed determina l’entità dei trasferimenti fiscali ai vari Stati federati.

Una cosa ben diversa dagli Stati dell’Eurozona, i quali possono solo fare pareggio di bilancio, senza possibilità di ottenere altri trasferimenti se le cose dovessero andare male.

Ricordiamo anche che tra gli obiettivi statutari della Fed c’è il raggiungimento della piena occupazione, a differenza della BCE che cerca inanzitutto di raggiungere la stabilità dei prezzi.

Va detto che gli USA sono differenti dall’Europa pure per il fatto che essi sono realmente uno stato unitario: vi è un’identità culturale, nazionale e linguistica che l’Europa non ha. Ci si sente prima statunitensi, e POI californiani, o newkorkesi; da noi ci si sente prima tedeschi, francesi, italiani, e poi (semmai) europei.

Che significa tutto ciò? Che trasferimenti fiscali verso gli Stati deboli europei sono visti con molto scetticismo, se non addirittura rifiutati, dagli Stati europei che si trovano in posizione di forza, politica ed economica. Negli USA, per ragioni di identità culturale, sono più facilmente accettati.

Va precisato che è già molto difficile e divisivo far accettare trasferimenti fiscali all’interno degli Stati nazionali, per sovvenzionare le aree più arretrate (vedi Nord/Sud in Italia, o Ovest/Est in Germania) e tali sovvenzioni creano inoltre svariati problemi.

Perciò gli Stati Uniti D’Europa sono, nei fatti, una strada difficilmente praticabile.

Altro fattore da considerare è che la popolazione USA ha un alto grado di mobilità, per quanto riguarda il lavoro. Un disoccupato del Colorado potrà trasferirsi con più facilità in California per cercare lavoro, rispetto a chi ha lavorato una vita in Italia e deve oggi trasferirsi in Finlandia per cercare un’occupazione.

Ci sono ovvi ostacoli linguistici, culturali ecc., a differenza degli Stati Uniti d’America.

*Da ultimo, gli squilibri in termini di reddito pro-capite in Europa sono molto più intensi in Europa rispetto agli Stati Uniti, infatti paesi come Spagna, Portogallo e Grecia hanno un reddito pro-capite inferiore al 20% rispetto alla media degli altri Stati europei.
Negli Stati Uniti, gli Stati federati in questa condizione sono solo 3, cioè il Mississipi, l’Arkansas e il West Virginia, squilibrio che riguarda 9 milioni di residenti. In Europa riguarda dunque svariate decine di milioni di abitanti in più!
Ciò vuol dire che sarebbero necessari ingenti trasferimenti fiscali, molto più che negli Stati Uniti, e ciò rende gli USE ancora meno accettabili dai paesi europei attualmente egemoni.

Quindi negli USA una valuta unica comporta sì degli svantaggi, ma essi sono più facilmente superabili che in continenti come l’Europa.

Il gioco non vale la candela. Sarebbe, anzi, ancora più dannoso di quanto non lo sia già oggi.

 

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*Fonte: “La Soluzione per l’Euro” (2014) di Marco Cattaneo e Giovanni Zibordi.

I MEDICI CHE CURANO LE FERITE INVISIBILI DELLA TORTURA

I MEDICI CHE CURANO LE FERITE INVISIBILI DELLA TORTURA

di Annalisa CAMILLI per Internazionale

La prima cosa che fa quando si trova davanti un paziente che è stato torturato è cercare di capire il progetto che aveva in mente il suo torturatore. Lilian Pizzi, psicoterapeuta, ha una voce decisa mentre con un leggero accento toscano descrive le tecniche usate dall’équipe composta da medici, psicologi, fisioterapisti, operatori legali e assistenti sociali che dall’aprile del 2016 a Roma si occupa di curare decine di persone che hanno subìto violenze, abusi e tortura nelle carceri di mezzo mondo.

La stanza dove incontra i pazienti è semivuota: un tavolo bianco con due sedie grigie, un mobiletto che serve da schedario e, dietro al tavolo, una finestra che affaccia su una strada trafficata. Una luce fioca e qualche rumore di clacson filtrano attraverso una grata.

“La tortura ha lo scopo di mettere a tacere persone che sono considerate scomode in un determinato sistema di potere e in un certo contesto storico”, spiega Pizzi, che ha una lunga esperienza alle spalle. “Per questo bisogna chiedersi sempre a che serve la violenza, perché è stata praticata, perché lo stato l’ha tollerata o perché addirittura l’ha usata”.

I gruppi di potere hanno sempre usato la tortura per imprimere nel corpo della vittima il loro messaggio

 

Questo è un reportage che consigliamo a tutti di leggere.
Parla di una barbarie infinita, qualcosa che non è mai cessato per tutta la durata della storia dell’umanità.

È la tortura.
Un sistema che mira a destrutturare l’individuo, ad annientarne la volontà, a pentirsi di essere al mondo, a rinnegare se stesso.
Un sistema che lascia ferite che non si chiuderanno mai.

È un articolo che merita la lettura perchè ci racconta il dramma degli immigrati, dei profughi, dei rifugiati e aiuta a comprendere chi sono le persone che arrivano da noi, in molti casi, e cosa devono subire.

Giusto per comprendere che nessuno lascia volontariamente la sua terra, la sua casa, i suoi affetti, se le ragioni non sono così forti da costringerlo a tentare anche a costo del rischio di venire abusato e torturato, anche a costo di morire.

L’equipe di Medici contro la Tortura, di Roma, qui racconta il proprio lavoro e racconta cos’è veramente la tortura per un essere umano.

Per ragioni di copyright del sito di Internazionale, non ci è possibile riportarlo integralmente ma potete leggerlo a questo link: I MEDICI CHE CURANO LE FERITE INVISIBILI DELLA TORTURA.

 

 

 

ITALIA, MACELLERIA SOCIALE DI UN PAESE RICCO

ITALIA, MACELLERIA SOCIALE DI UN PAESE RICCO

di Ivana FABRIS

Una donna, una disoccupata, a Torino si è data fuoco presso gli uffici dell’INPS.
Un tentato suicidio di Stato.

Sempre a Torino un uomo di 70 anni vive in strada perchè con 449 euro di pensione non era più in grado di provvedere a pagare le spese condominiali e gli è stata pignorata la casa. Il giornale online che riporta la notizia chiede ai suoi lettori di mettersi una mano sulla coscienza (!!!) e di provare ad aiutarlo.

A Genova due anziani fratelli, a quanto risulta con turbe psichiche, morti di fame e solitudine in un appartamento in cui erano stati collocati dalla Caritas dopo che li avevano trovati a vivere in uno scantinato.

Ancora nel torinese, un netturbino di 60 anni viene licenziato in tronco a due anni dalla pensione in quanto inidoneo al lavoro, dopo un’intera vita a spaccarsi la schiena, perchè malato di Parkinson. I titolari dell’azienda affermano che pur conoscendo bene e capendo le sue condizioni di salute e di vita, loro non sono un istituto di carità.

In una località della Sardegna, un’anziana donna di 91 anni che ha accolto in casa il figlio e la nuora disoccupati, si è vista staccare l’allacciamento all’energia elettrica per morosità. Vivono con la sua pensione di 629 euro al mese e il Comune risponde che ci sono troppi poveri e i soldi di cui dispone sono pochi per provvedere a tutti.

Questi sono solo alcuni delle migliaia di casi di tremenda miseria che si è generata in questo paese che si avvia rapidamente sulla china della realtà sociale esistente in Grecia.

Vite invisibili a tutti. I media non raccontano nulla di queste vite sospese.

Nessun giornale a tiratura nazionale racconta questi drammi.
La povertà dilaga ma non si deve sapere.

Nessuno deve accorgersi che ci sta franando la terra sotto ai piedi.

Meglio dare addosso ai migranti in quanto venduti dal sistema di informazione come predatori del poco che ci rimane piuttosto di dire che l’Italia, un paese che dal dopoguerra fino a pochi anni fa è stato ricco, a causa dell’aggressione del colonialismo neoliberalista, viene macellato da questo criminale sistema.

Sì, proprio così, l’Italia è stato sempre un paese ricco a dispetto di quanto ci è sempre stato fatto credere.

Infinite eccellenze nelle capacità produttive industriali e manifatturiere – di cui alcune di altissimo livello qualitativo – e risparmio privato unico al mondo, solo per citare due dei fattori che hanno generato ricchezza nel nostro paese.

Poi il buio totale.

Smantellamento dell’industria, svendita di marchi d’eccellenza a multinazionali straniere, delocalizzazione selvaggia per onorare il dettato neoliberista ma soprattutto ordoliberista.

I comuni strangolati dal criminale patto di stabilità, hanno demolito i servizi sociali ai cittadini ai quali, però, non si astengono dal chiedere sempre più tasse senza restituire nulla SOLO per poter versare larga parte di quei denari nelle casse del Meccanismo Europeo di Stabilità, il famigerato MES che serve ESCLUSIVAMENTE a salvare BANCHE e a proteggere la speculazione finanziaria che, così, si arricchisce due volte.

Non è la crisi che stiamo pagando, non è il debito pubblico, cioè l’erogazione di servizi sanitari e sociali che ci sta impoverendo, ma il debito PRIVATO a titolo speculativo quello che sta mandando al macello milioni di italiani consegnandoli ad una lenta agonia cui il neoliberismo impone l’obbligo di essere silenziosa a causa del sistema di informazione totalmente prono al sistema di potere.

Intanto da più parti di una certa fascia della popolazione italiana, indottrinata dalla propaganda del centrosinistra, si leva il coro generale del cambiare da dentro (!) i trattati europei che condannano a morte per inedia sempre più italiani.

Vorremmo domandare a questi signori e a queste signore, in quanti ANNI pensano di riuscire nell’impresa?
Perchè di ANNI si parla e nemmeno pochi, forse un decennio o forse più, per riuscire in una visione che attinge unicamente al pensiero magico, ossia ad uno scollamento TOTALE tra la realtà obiettiva e la propria ideazione, qualcosa che manca di un nesso di causa tra soggetto e oggetto.

Questa ideazione, non tiene conto che nel frattempo qualche milione di italiani morirà di fame.
Qualche altro milione già indigente si avvierà rapidamente alla miseria assoluta e successivamente scomparirà nel vuoto pneumatico della società dell’apparire, nel vociare delle spiagge estive e nei silenzi ovattati degli inverni ancora riscaldati di tanti.

Nel frattempo anche coloro i quali oggi, seppur a fatica riescono a sbarcare il lunario, dal ceto medio scivoleranno repentinamente nella povertà fino ad andare ad ingrossare le file dei macellati di uno dei più spietati e crudeli sistemi di sfruttamento e di profitto che il mondo moderno abbia mai visto.

La povertà che aumenta ci riguarda quindi TUTTI.
Siamo TUTTI in grave pericolo perchè NESSUNO sarà risparmiato, perchè siamo solo TUTTI pedoni sulla scacchiera di un sistema che non si fa scrupolo di eliminare anche fisicamente migliaia di esseri umani, se questi impediscono la sua corsa al massimo dell’arricchimento possibile.

Chi oggi propugna l’idea che si possano aspettare tanti anni per fermare questo massacro, forse non ha compreso che nessuno di noi è e sarà mai più al sicuro.
Forse non ha per nulla compreso che NESSUNO sarà risparmiato perchè la vita umana non ha più valore, perchè siamo TUTTI solo vuoti a perdere secondo ciò che vuole e agisce il NEOLIBERALISMO.

 

(immagine dal web della crescente povertà in Grecia)

EURO NO, EURO SI? ASCOLTIAMO CHI SA

EURO NO, EURO SI? ASCOLTIAMO CHI SA

PORDENONE PENSA 2017 - BAGNAI, GUERRIERI

di Bruno DELL’ORTO

Un confronto svoltosi qualche giorno fa a Pordenone.

Protagonisti due economisti, i Professori Alberto Bagnai e Gianluca Guerrieri.

Nel riconoscere scontatamente l’estrema preparazione ed autorevolezza di entrambi, non posso non rilevare la differenza di approccio e visione tra i due.

Nel caso di Guerrieri, la posizione europeista viene sostenuta con forza e convinzione, riproponendo il mantra delle grave ripercussioni che l’abbandono del sistema euro comporterebbe, e questo pur riconoscendo i gravi errori commessi in passato, contestualmente al suo perfezionamento.

In buona sostanza, oltre a classificare quasi fossero un insieme di semplici sviste, e quindi solo incidentalmente sfavorevoli per il Sud Europa ciò che in pratica blinda ed ingabbia alcuni Stati a favore di altri, dottamente argomentando, reitera il mantra dell’oramai “inevitabile solco tracciato”. Solco da cui si uscirebbe solo per subire ripercussioni paragonabili almeno alle sette piaghe d’Egitto

E fino a qui nulla di nuovo.

Se mi permetto quindi di consigliare la visione dello svolgimento di tale incontro è perché colgo invece negli interventi di Alberto Bagnai non solo una serie di acute analisi, ma una capacità non comune di correlare i fatti e che offre interessanti spunti di riflessione.

Sopra tutto:

– il progetto euro NON E’ ECONOMICO ma POLITICO
– le crisi sono indotte ad arte per portare all’accettazione dell’Europa l’elettorato
– il rischio dell’affermazione delle destre nazionaliste riconosciute come ultime garanti dei diritti
– il VINCOLO ESTERNO come gabbia per il Sud Europa
– la deresponsabilizzazione della politica regionale tramite l’alibi dei vincoli imposti dell’eurozona
– la crisi venduta come derivante da debito pubblico quando, in effetti, si tratta di debito privato
– la politica di austerità finalizzata ad una redistribuzione di risorse tra classi ed a una ulteriore estremizzazione dei rapporti di forza tra paesi
– il problema democratico; sovranità sostanzialmente acquisita da parte di un pool di BANCHIERI PRIVATI

MA SOPRATTUTTO:

L’IMPOSSIBILITÀ DI CAMBIARE IL SISTEMA DALL’INTERNO

Ciò che fortemente sconcerta, poi, risiede nell’apprendere che simili analisi erano state effettuate dal Prof. Bagnai a partire da sette anni fa, quando gran parte del mondo composto da blasonati accademici remava in ben altra direzione…

 

LA GERMANIA FA CAPPOTTO NELLA PARTITA CON LA GRECIA

LA GERMANIA FA CAPPOTTO NELLA PARTITA CON LA GRECIA

Aereporti greci

di Luigi BRANCATO e Ivana FABRIS

 
Il Sole 24 Ore, con un linguaggio molto soft e mondato da parole che possano suscitare angoscia agli italiani, sia mai che possano capire dove risieda il pericolo, con un articolo del 31 maggio ci fa sapere che la Germania si è presa tutti gli aeroporti greci e per un ‘tozzo di pane’: 600 milioni di euro.

Naturalmente in prossimità dell’estate, quindi il profitto che ne ricaverà la Germania non è difficile da quantificare.

Eh già, la Grecia deve racimolare 7 MILIARDI di euro entro luglio e sta raschiando il fondo del barile, anzi, lo ha sfondato ormai quel fondo, perché di fatto neanche c’è più e Atene, intanto, ha approvato 100 sulle 140 cosiddette azioni prioritarie richieste dagli strozzini europei che ricadranno come 100 colpi di scure sulla testa e sul futuro del popolo greco.

Il governo Tsipras continua a fare debiti per pagare i debiti (ci sarebbe poi da approfondire la natura di questi debiti ma ci riserviamo di farlo in un’altra occasione) e a SVENDERE il patrimonio del paese, ovvero le fonti di sussistenza per il loro futuro.

Hanno perso il porto di Salonicco, con quello che comporta perdere i diritti commerciali su un porto così importante per un paese di mare, e gli aeroporti sono in mano ai tedeschi per la modesta durata di 40 anni. Se basterà…

Ma c’è di peggio.

È a dir poco fantastico che la notizia della privatizzazione degli aereoporti Greci, operazione iniziata e voluta da Tsipras GIÁ NEL 2015, passi completamente inosservata in Grecia.

I TG stanno abilmente glissando sull’acquisizione degli scali aereoportuali da parte della società TEDESCA Fraport. Come dicevamo più sopra, appunto SOLO per i prossimi 40 anni.

La stessa cosa per molto scali navali turistici e commerciali.

Ovvio che queste decisioni fanno parte del piano proposto come ‘salvataggio’ del paese a rischio di uscire dall’Eurozona.

E sembra per i cari fratelli mitteleuropei, niente di trascendentale. Del resto la Germania ha il suo grosso share di aeroporti a gestione mista pubblica-privata, si parla di quasi il 50%.

Inoltre, dato che gli aeroporti hanno un fatturato che solo per il 15% dipende dalle compagnie aeree, significa che i cospicui guadagni son fatti a spese dei viaggiatori che li visitano e pagano a prezzo d’oro una bottiglia d’acqua o il parcheggio di un’autovettura.

Ma questa é una delle condizioni dello stare in Europa che abbiamo ormai da tempo accettato, e non da più fastidio a nessuno.

Eppure ci sarebbe da ragionare se questo trend di privatizzazione degli aereoporti in Europa (date un’occhiata all’immagine qui sotto, tratta dall’ultimo report di ACI Europe) non faccia parte di un disegno più grande…

Gli aeroporti hanno una fondamentale influenza politica ed economica essendo in grado di condizionare e definire rotte non solo turistiche ma commerciali.

Piegare (anche solo parzialmente) queste scelte all’interesse privato é un grosso pericolo, e specialmente se l’interesse privato é tedesco, in Grecia.

Se non é colonizzazione questa! Subdola e su tutti i fronti…