LESBICA, SPOSATA CON UNA STRANIERA E NAZISTA

LESBICA, SPOSATA CON UNA STRANIERA E NAZISTA

 

di Ivana FABRIS

 

Cosa dovrebbe mai delineare il fatto che, ioDonna il periodico del Corriere della Sera, abbia titolato il suo articolo “Lesbica e sposata con una straniera“, relativamente ad Alice Weidel, la leader dell’AfD, l’estrema destra tedesca?

 
Da quando le tendenze sessuali di una persona ne definiscono la caratura umana o l’identità politica o il ruolo sociale e quant’altro?
 
Perciò, cosa volevano dire il giornalista o il titolista con quel titolo relativo all’articolo dell’inserto del Corriere?
Forse che le lesbiche sono ascrivibili alla categoria della destra estrema?
Non è per nulla chiaro l’intento. O, meglio, lo è ma non è dichiarato al lettore meno politicizzato e meno addentro alla comunicazione del mainstream, alla propaganda occulta del sistema.
 
Risulta per caso a qualcuno che nel momento in cui una etero si presta alla politica e diventa un personaggio pubblico, qualche giornale abbia mai titolato “ETERO e sposata con uno straniero“?
 
Ora, A PRESCINDERE dalla contraddittorietà del personaggio che penso sia chiaro non sto difendendo in quanto tale data la distanza siderale che mi separa da lei, è opportuno rilevare che tra i titolisti e i giornalisti di testate cotte, mangiate e digerite da una massa di persone, sia in atto una precisa volontà che di certo non è espressione di un certo (falso) puritanesimo, ma della veicolazione di un particolare messaggio su larga scala.
 
Il taglio della comunicazione effettuata in questi termini è francamente di bassa lega (ogni riferimento al partito dei razzismi di vario genere, è tutt’altro che casuale) e non mira di sicuro all’identità sessuale della Weidel.
 
L’operazione è un bel po’ più sporca.
Da un lato etichetta tutta una parte della società tedesca e non, dall’altro afferma una SUPREMAZIA degli etero che è tale per il solo fatto che fa RILEVARE che questa donna sia lesbica.
 
Invece di titolare “Alice Weidel, leader antisistema allevata da Goldman Sachs” che avrebbe avuto BEN ALTRO impatto e significato, ioDonna si rivolge alla contraddizione di una lesbica che difende la famiglia tradizionale allegando tutti gli eccetera che la riguardano ma IN TAL SENSO e non per il reale pericolo sociale e politico che rappresenta.
 
Certo, si dirà che quel periodico ne fa un fatto di costume più che politico ma è ancora una volta una menzogna.

Se parli di un leader politico e fai un titolo partendo dalla parola LESBICA, compi nè più nè meno che un indirizzamento dell’opinione pubblica verso lo screditamento e la discriminazione su base SESSUALE, tipico della cultura patriarcale, cui fa tanto comodo usare questi modelli comunicativi per manipolare l’opinione pubblica e mantenere intatto il suo dominio.

 
Senza parlare di come opera subdolamente nel far percepire come un pericolo tale fascia di persone poichè, nel pensiero comune, ragionare per sillogismi non è affatto raro: la Weidel è una lesbica, è una lesbica nazista, le lesbiche sono naziste.
 
Perchè se una lesbica è questo, di fatto lo sono tutte o tutti e, pertanto, nel pensiero comune diventa vero che sono loro la minaccia alla famiglia tradizionale cattolica – che invece non è per nulla capace di mostruosità e aberrazioni (!) – per cui come tali è legittimo negare i loro diritti umani e sociali, NON solo civili.
 
Indubbio, un problema marginale rispetto alla disoccupazione, ma fino ad un certo punto.
Oggi sono le lesbiche e gli omosessuali, l’altroieri sono stati i comunisti (vedasi le proposte di alcuni comuni italiani in quest’ultima settimana e di alcune forze politiche di rendere il comunismo fuorilegge, privandolo quindi di cittadinanza e di diritto all’esistenza), un mese fa i profughi e chissà, magari domani la scuola, i malati, i pensionati.
Di sicuro anche QUALUNQUE altra donna (bruna, bionda, con una squadra di calcio di figli o una novella Erode Antipa, separata o bigama, magra o curvy, ogni ragione sarà buona per la discriminante necessaria) che si schieri politicamente contro il sistema e ottenga consensi.
 
Insomma, nel gioco del “Cecco mi tocca, toccami Cecco” delle campagne mediatiche del potere, non resta che constatare il sotto a chi tocca quando il sistema teme di essere toccato nel vivo.
LA BUFALA DEL “I DEBITI SI PAGANO PERCHÈ ABBIAMO VISSUTO AL DI SOPRA DELLE NOSTRE POSSIBILITÀ”

LA BUFALA DEL “I DEBITI SI PAGANO PERCHÈ ABBIAMO VISSUTO AL DI SOPRA DELLE NOSTRE POSSIBILITÀ”

schiavi del debito

di Massimo RIBAUDO

Si continua, in una parte ancora troppo numericamente considerevole della base di sinistra, ad esporre i numeri falsi di una teoria economica, quella neoclassica come utilizzata a proprio uso e consumo dall’ideologia neoliberista.

Illustri economisti di scuola neoclassica hanno dimostrato da tempo – si veda anche Krugman o Amartya Sen – che non stiamo vivendo una crisi di debito pubblico, come sostenuto ormai solo da Il Foglio e qualche articolo del Corriere della Sera, ma da una crisi di debito privato provocato dal calo della domanda globale, come asserito da tanto tempo dal professor Alberto Bagnai, di scuola Keynesiana (i suoi mastri sono Federico Caffè e Augusto Graziani).

Perchè cala la domanda di beni e servizi?

La teoria neoclassica non ha gli strumenti per rispondere, essendo una teoria basata solo sull’offerta di beni.

Ma qualche sospetto gli stessi neoclassici se lo stanno facendo venire.

Un esempio. Se lo stato non fornisce più i servizi essenziali e ognuno di noi li deve acquistare sul mercato privato, se le pensioni sono da fame, il consumatore, spenderà di meno per una vacanza, o per un cinema, per andare dal dentista.

Se gli stipendi, lo dice Paul Krugman, non la Pravda, sono rimasti fermi da 15 anni, e anzi sono calati, ognuno di noi non solo non potrà vivere “al di sopra delle sue possibilità”, ma non potrà proprio vivere.

Le argomentazioni portate da quella sinistra sono sempre le stesse: se si torna alla moneta nazionale, aumenta l’inflazione.

In più continua a pensare a debiti e crediti tra gli Stati come quelli che può contrarre un singolo cittadino o una famiglia.

Lo Stato NON è una famiglia, o un’azienda.

Non funziona così.

Ce lo hanno fatto credere per 30 anni. E sarà molto difficile uscire da questa assurda illusione che non ha precedenti nella Storia.
In realtà più lo Stato spende più le famiglie sono ricche. Il debito statale, se fosse proprio tutto debito interno potrebbe essere illimitato.

E per quanto riguarda l’inflazione, le analisi da fare sono altre.

Nel passato più recente, l’inflazione fu in gran parte generata da shock esogeni. Tipo l’aumento del petrolio.
Non c’è un solo studio che conferma il passaggio diretto tra svalutazione e inflazione.
E siamo timidamente usciti dalla deflazione, ma la disoccupazione non accenna a scendere. Quindi, la ripresa non esiste. Il paese è morto.

Sicuri che un po’ di inflazione (5-7%) invece non ci farebbe bene?

In più nessuno tra questi sostenitori del neoliberismo, stando a sinistra (sic!), considera mai che il problema è proprio che le banche non sono pubbliche. Mentre il risparmio e il credito sono funzioni pubbliche.
Quando lo capiremo sarà sempre troppo tardi…

Il neoliberismo fonda il suo potere sul debito privato.

Questa parte di sinistra, invece, continua a credere ad un modello che è completamente falso.

Gli Stati non hanno creato debito per i servizi, ma per tre guerre perse (Afghanistan, Iraq e la guerra agli stupefacenti), e per risanare le perdite delle banche per prestiti immobiliari folli.

Hanno dato credito per l’acquisto di case sapendo che gli acquirenti non avrebbero mia potuto ripagare il debito. Poco male, pensavano, ci riprenderemo le case.
Ma poi, vista la crisi di debito mondiale, non sono riuscite a rivenderle.

L’euro è lo strumento per tenere al più basso livello i salari nel sud Europa. La diminuzione dei salari, crea sempre maggior crisi di domanda, e la continua domanda di austerity da parte della BCE e della Commissione Europea eliminano ogni possibilità di rilancio dell’economia nazionale.

Queste sono le cause reali della crisi economica

Otto miliardari possiedono la metà di tutto il reddito mondiale del 50% più povero e c’è ancora chi crede alle favole del neoliberismo?

Beh, oggi, con tutto quello che si può leggere e sapere – da fonti sia neoclassiche, sia keynesiane, sia marxiste -mi sembra davvero assurdo.

MIGRANTI: LA SCOPERTA DELL’ACQUA CALDA DEL M5s

MIGRANTI: LA SCOPERTA DELL’ACQUA CALDA DEL M5s

Luigi Di Maio

di Ivana FABRIS

Ci sono tali e tante imprecisioni in quanto afferma Gigi Di Maio nel video che sta girando tra le chat di FB, da fare abbastanza impressione per un partito che si definisce come l’organismo che cambierà il paese.

Personalmente, dopo 40 anni di politica vedo solo tecniche consolidate di mistificazione e strumentalizzazione di un problema per scopi elettorali.

Andiamo per ordine e capirete cosa intendo.

1) Di Maio dichiara sconcertato che c’era un accordo fra Renzi e Frontex.
E qual è lo scoop dello scoprire che il governo ha accettato gli sbarchi nei propri porti? Cosa si aspettava Gigi Di Maio, che la governance europea facesse le cose un tanto al chilo? Nossignore, se finora tutto è andato in una certa direzione è perchè C’ERANO DEGLI ACCORDI, e capirai che novità!

2) Altra dichiarazione propagandistica pre-elettorale: Renzi ci ha venduti per 80 euro.
No, non è così, CARO il nostro Gigi che non la dice tutta ai suoi elettori.
Renzi ci ha venduti per l’art.18, per la delocalizzazione dell’industria, per la riforma della sanità, per la riforma della scuola e molto altro che dovrebbe ben conoscere.
Renzi ha ATTUATO il dettato neoliberista ed essendo servo della UE colonialista, è NORMALE che agisca di conseguenza.
Ma se ne guarda bene, Di Maio, dal proferire parola CONTRO la UE oggi che il M5s ha capito che dire la verità su UE e UEM farebbe perdere consensi.

3) Di Maio afferma che la Libia rappresenta un problema di sicurezza nazionale.
SBAGLIATO. La Libia è un problema SERIO dalle primavere arabe.
Gigi Di Maio ci dovrebbe dire CHI le ha scatenate le primavere arabe e a che scopo, quindi dire anche se, chi le ha avviate per laidi scopi sempre legati al profitto, oggi potrebbe essere lo stesso soggetto che va a sanare il vulnus. In che film, prego?

4) Si chiede, Di Maio, se ci hanno cacciato dalla UE visto che siamo soli in questa vicenda.
No, non ci hanno cacciato. Semplicemente ci stanno usando come farebbe qualunque governo coloniale.
Buona l’idea di non dare tutto il contributo ma anche questa è SOLO DEMAGOGIA, perchè SA BENE, Di Maio, che farlo equivarrebbe ad USCIRE dalla UE. Quindi di che parla?

5) Insiste anche lui con la barzelletta del rimpatrio di migranti economici.
Cioè lo 0.5% circa della popolazione italiana? Mi sa che ci costa di più rimpatriarli che tenerli qui.
E soprattutto come glielo spiega a chi sfrutta questi esseri umani nel lavoro di caporalato? Come lo spiega Di Maio, alle imprese del nord-est che campano sulla pelle di queste persone?
Perchè a parole li vogliono cacciare tutti, ma i migranti sono un business a denaro sonante, quindi al di là dei proclami, poi il nulla.
Ma intanto si alimenta lo scontro: indigeni vs migranti, appunto, lo 0,5 DELLA POPOLAZIONE ITALIANA e non si dice CHI SIA IL VERO RESPONSABILE della nostra crisi interna, cioè la UE.

6) Di Maio: Triton è il più grande accordo ottenuto. NO, NON LO È.
Di fatto il progetto più efficace era Mare Nostrum: costo zero (compreso nello stanziamento alla Marina Militare) e 425% IN MENO di sbarchi, parole del Capo di Stato Maggiore della Marina Militare in una audizione in Senato.
A meno che per Di Maio il più grande accordo sia riferito ai fondi che arrivano dalla UE per i migranti e NON risolvere il problema ai e dei migranti.

7) Dulcis in fundo, Di Maio scopre che il problema della UE è solo di tipo economico e che non gliene frega niente della gente da salvare. Ma va?
Scusi On. Di Maio, ma lei, finora, DOVE DIAVOLO È VISSUTO?
A CHE TITOLO siede in Parlamento e alla Vice Presidenza della Camera, se neanche questo aveva capito?

8) Poi, avvinto dalla sua efficace propaganda, l’Onorevole si lancia in strali e parla di alto tradimento del governo.
Se aver firmato un accordo con la UE sugli sbarchi è alto tradimento, ci dica Di Maio, cos’è aver inserito l’art.81 (pareggio di bilancio) in Costituzione e aver eliminato l’art.18 dello Statuto dei Lavoratori?
Come mai il M5s non si straccia le vesti e invoca Odino e tutti i numi tutelari, CONTRO ciò che sta REALMENTE mettendo in ginocchio il paese???
Come mai On. Di Maio, NON DITE che questo paese riprenderà a vivere SOLO FUORI DA TUTTI I TRATTATI?

9) Afferma ancora Di Maio, come fosse la rivelazione del secolo, che gli accordi bilaterali sono stati firmati NON dai ministri ma dai burocrati.
Altra scoperta dell’acqua calda: i burocrati. Chiunque frequenta un po’ la politica SA che le decisioni più rilevanti, che tutto il governo (qualunque esso sia) è sotto il tallone dei famosi boiardi, amministratori dello Stato. Improvvise rivelazioni quest’oggi per Di Maio che scopre come funziona il sistema.

10) Infine si contraddice.
Che tenerezza, però…nell’intervista prima Di Maio dice che la Libia va stabilizzata poi afferma che l’abbiamo bombardata insieme ai francesi.

E allora, che ci vuole a capire che sono solo chiacchiere quelle di governo e ministri al seguito, ma pure quelle dell’On. Di Maio?
Ma di che parla?

Di che parla, ce lo dovrebbe chiarire, visto che se gli altri politici hanno fatto semplicemente quello che fanno coloro i quali sono servi in una colonia europea e badi bene l’Onorevole che anche il M5s, se non usciremo dalla UE, si ritroverà a fare le stesse cose di chi li ha preceduti.

Insomma caro Gigi Di Maio, a parte qualche sprazzo di verità qui e là, il resto è solo speculazione, è solo demagogia, è solo prendere delle posizioni perché incombono le elezioni e, drammaticamente, in tutto questo discorso di ben 18 minuti e oltre, NON HAI PRONUNCIATO UNA SOLA parola per quelle esistenze che cercano vita attraverso la loro speranza per il futuro.

Vite marginali, esseri umani in svendita, a conti fatti.

Solo numeri, regole e conti della serva Italia e NON esseri viventi e senzienti.
Avremmo dovuto ragionare così anche noi, popolazione del nord Italia, quando la gente del sud da cui proviene di Di Maio, veniva a Milano, Torino e in moltri altri centri industriali, in condizioni disumane.

Noi non lo abbiamo fatto.

In proporzione a quanto vediamo oggi coi migranti – tra l’altro, i meridionali che venivano al nord erano numericamente MOLTI DI PIÙ dello 0.5% della popolazione italiana – ma a parte qualche fenomeno che si riacutizzava ciclicamente, l’integrazione è avvenuta perchè il capitalismo LA VOLEVA e la massa l’ha accettata, indubbio, ma è avvenuta anche perchè esisteva una sinistra FORTE che impediva ogni deriva xenofoba e portava avanti una ferma volontà ad andare CONTRO OGNI FORMA DI SFRUTTAMENTO.

Noi gente del nord, noi gente di sinistra, abbiamo lottato INSIEME al popolo meridionale perchè non fosse più sfruttato, perchè gli fosse riconosciuto lo stesso trattamento economico, perchè fosse rispettata la dignità ad ogni singola persona e poco cambia se c’era il boom economico, considerato che ad affamare l’Italia oggi NON è il migrante ma la follia colonialista della UE che ci impone solo tagli all’occupazione e al welfare.

Ma di fatto è questa la differenza tra un Movimento trasversale che “destra e sinistra sono uguali” e una sinistra di classe: noi NON LOTTIAMO CONTRO altri popoli, ma lottiamo PER I POPOLI, per la loro LIBERAZIONE.

Il solo modo per affermare e realizzare anche la nostra.

IL “MISTERO” DELLA POVERTA’ ASSOLUTA

IL “MISTERO” DELLA POVERTA’ ASSOLUTA

Poveri assoluti

di Alberto MICALIZZI

L’ISTAT ha appena comunicato che nel 2016 i poveri assoluti in Italia sono saliti a 4,7 milioni, triplicando in 10 anni! (Il Fatto Quotidiano: “Nel 2016 poveri assoluti 4,7 milioni di italiani..in dieci anni sono triplicati”).

Secondo l’ONU, la povertà assoluta si verifica quando “non si dispone – o si dispone con grande difficoltà o intermittenza – delle primarie risorse per il sostentamento umano, come l’acqua, il cibo, il vestiario e l’abitazione“.

Queste statistiche, assolutamente drammatiche per l’Italia, giungono al termine di un decennio nel quale si sono verificati stimoli straordinari all’economia:

1) i tassi di interesse in Italia sono crollati dal 5% all’1%, quindi in teoria il sistema economico avrebbe dovuto avere accesso agli investimenti come mai in precedenza nella storia;

2) la rivoluzione digitale ha provocato incrementi senza precedenti di produttività del lavoro, aumentando i margini di profitto e creando ricchezza per tutti;

3) Il PIL mondiale è cresciuto del 47%, una media del 4% all’anno (da $51.300 a $75.600 miliardi), creando dunque un effetto traino generale che avrebbe dovuto trascinare il nostro Paese in un percorso virtuoso di domanda, investimenti e aumento della produzione e della ricchezza pro-capite.

E invece? Invece negli stessi dieci anni (2007-2016) l’Italia ha visto TRIPLICARE i poveri assoluti, aumentare di 1,5 milioni gli italiani fuggiti all’estero, raggiungere un disoccupazione giovanile del 40% ed arretrare il PIL del -5% (da $1.943 a $1.850 miliardi – tutti i dati sono presi dal sito di Banca Mondiale).

Dunque, mi domando: Di quali condizioni abbiamo bisogno per crescere in linea con il mondo, se questa tragedia si è prodotta nel decennio forse più favorevole che si annoveri nella storia contemporanea?

Una domanda che mi posi già a Marzo del 2016, commentando i risultati tragici del PIL 2015.. (Demolizione controllata del PIL).

Provo ad immaginare di porre la domanda ad uno dei tanti imbonitori del main-stream, chiamati sistematicamente nelle TV di regime per mentire agli italiani. Ed allora immagino di ascoltare le solite menzogne …che dobbiamo fare le riforme, che dobbiamo recuperare competitività, che dobbiamo ridurre la corruzione, che occorre combattere l’evasione fiscale…… ed addirittura che stiamo pagando la mancata riforma della Costituzione!

Bene, all’imbonitore che mi propinasse tutto ciò risponderei allora che dovrebbe spiegarmi quali riforme, quale incremento di competitività, quale lotta alla corruzione e all’evasione fiscale hanno compiuto Turchia, Polonia e Svezia, tanto per citare tre Paesi molto vicini e caratterizzati da dinamiche geo-economiche simili alle nostre.

La domanda è lecita perché negli stessi 10 anni, il PIL della Turchia è cresciuto del 55% (!), quello della Polonia del 36%, quello della Svezia del 22%, ed infine quello USA del 34%….. mentre quello italiano è ARRETRATO del -5% portando il Paese sul baratro della povertà assoluta!

Ma non è finita qui, non basta lo scempio che hanno compiuto.

Nei rapporti di Standard&Poor’s e di Moody’s di inizio 2017 si chiede maggiore austerità e tagli al welfare, da Bruxelles si impone rigidità di bilancio, il FMI dice che non cresciamo abbastanza e la Troika ci chiede di rimborsare quote di debito pubblico in applicazione del fiscal compact….. siamo accerchiati!

Mentre questa immane tragedia viene messa in scena, gestita con meticolosità quotidiana e farcita da messaggi di distrazione di massa, la schiera di servi che ha occupato l’esecutivo del Paese sta scientemente portando a termine la missione più importante affidatagli, cioè il progetto di rafforzamento delle banche private italiane in modo che siano pronte ad entrare nell’Unione Bancaria Europea.

Non solo, ma sta perpetrando il piano di demolizione degli ultimi scampoli di struttura industriale con l’annunciata privatizzazione della Cassa Depositi e Prestiti per rimborsare 5 miliardi di (fittizio) debito pubblico e sta smantellando le strutture di difesa ed i beni demaniali nazionali così da renderci totalmente dipendenti da organismi sovranazionali.

E’ il più grande inganno nel quale il nostro Paese sia mai caduto, un inganno iniziato circa 40 anni fa… Questa non è una crisi come tante altre.

E’ una guerra di occupazione, sia chiaro a tutti, una guerra che sta piegando anzitutto i nostri anziani ed i nostri bambini. Per questo, soprattutto per questo, è la più infame delle guerre che potevano muoverci.

fonte: https://albertomicalizzi.com/2017/07/13/il-mistero-della-poverta-assoluta/

I NEMICI CE LI ABBIAMO IN CASA

I NEMICI CE LI ABBIAMO IN CASA

MAKOKO FISHING SLUMS IN LAGOS, NIGERIA

di Turi COMITO

Se uno dà un’occhiata ad una cartina geografica del mondo dove sono indicati i confini degli Stati si accorge che mentre le frontiere dell’Europa sono complicatissime quelle africane (e del vicino oriente) sono quasi sempre disegnata a colpi di squadretta. Non è un caso, né una decisione delle genti che vivono in Africa e in Medio Oriente. E’ la scelta consapevole di una violenza. Una violenza fatta da chi quei territori li ha controllati tra la metà dell’800 e i gli anni ’60 del XX secolo.

I violentatori sono stati gli europei, in massima parte francesi e inglesi e poi belgi, tedeschi, portoghesi, italiani, spagnoli.

Chiamare “colonizzatori” questi popoli è un pessimo eufemismo.

Poiché nasconde la realtà dei fatti.

Specialmente per quanto concerne l’Africa.

Gli europei occidentali sono stati, e in parte continuano ad esserlo sotto altre forme, stupratori (anche nel senso letterale e non solo metaforico del termine), genocidi e rapinatori.

Tanto per dire: il primo genocidio del XX secolo non è quello armeno.

E’ quello portato, con successo, a termine dai tedeschi in Namibia agli inizi del ‘900 ai danni di una popolazione poco propensa a farsi schiavizzare, gli Herero.

Ma la lista è lunghissima. Dei genocidi e delle distruzioni di popoli, culture, economie, risorse naturali.

E il risultato di un secolo e passa di violenza nei confronti dell’Africa è quello che ci ritroviamo adesso.

Un continente senza controllo, senza equilibri (demografici, economici, politici), con identità “nazionali”, religiose e linguistiche imposte e senza anima, in preda alle guerre civili, alle siccità, alle devastazioni di territori con colture intensive insensate, alla desertificazione più spinta di intere regioni per mano umana e non naturale, infine, alle urbanizzazioni più oscene.

Lagos, tanto per fare un esempio, la capitale della Nigeria, conta 16 milioni di abitanti, di cui 14 vivono in baraccopoli molto somiglianti alle colonie di topi che vivono nelle fogne.

E in tutta l’Africa subsahariana è ben il 71% della popolazione urbana che (soprav)vive negli slums in queste condizioni di vita (dati 2003 delle Nazioni unite, vedi volume reperibile qui http://mirror.unhabitat.org/pmss/listItemDetails.aspx?publicationID=1156&AspxAutoDetectCookieSupport=1)

Una finta liberazione

La decolonizzazione africana degli anni 60 è stata una tragica farsa.

I francesi, ad esempio, continuano a determinare gli equilibri (instabilissimi) delle loro ex colonie con l’esercito (il recente caso del Mali sta lì a dimostrarlo) e con la moneta: in 14 paesi è il Franco africano la moneta corrente e il Franco africano è garantito nella convertibilità dal Tesoro francese, non da banche centrali nazionali.

Allo stesso tempo l’Africa, malgrado la rapina di uomini durata quattro secoli (tratta degli schiavi) e la rapina intensiva delle risorse naturali cominciata un secolo e mezzo fa e che dura tutt’ora (adesso anche con l’arrivo di cinesi e russi che si aggiungono ai vecchi padroni inglesi, francesi e americani), continua ad essere un continente ricchissimo e fornisce ai popoli occidentali che l’hanno violentata e devastata oltre l’80% dei diamanti che gli servono, il 70% del cobalto, il 50% dell’oro, il 40% del cromo, il 30% del platino e del manganese.
E poi cacao, caffè, arachidi, olio di palma, petrolio e mille altre cose in proporzioni enormi.

Questa rapina continuata – effettuata con ogni mezzo legale e illegale – spiega come mai 25 su 54 paesi africani siano in condizioni di estrema povertà e di sottosviluppo cronico e senza speranze.

La Convenzione di Lomé e quella di Cotonou

La debolezza politica ed economica di larga parte dei paesi africani è garanzia di benessere dei paesi occidentali. Uno dei pochi capi di stato africani, Thomas Sankara, che aveva ben chiaro il problema e che mise in moto un processo di decolonizzazione vero e non fasullo, fu ucciso (si mormora con l’assenso di quel padre dell’Europa moderna ex fascista della Cagoule diventato socialista non si capisce come, cioè Mitterand) pochi anni dopo avere preso il potere.

Cionondimeno non è vero che l’Europa comunitaria sta cominciando adesso ad occuparsi dell’Africa per quanto concerne il cosiddetto “sviluppo” locale.

Lo fa dal 1975, dai tempi della Convenzione di Lomè.

Accordi di partenariato, clausole di favore per le esportazioni, aiuti economici si sono susseguiti fino al 2000. Anno in cui, rispetto ad una moderatissima attenzione per le particolarità dei paesi africani, entra in vigore la Convenzione di Cotonou.

Questa ha effetti peggiorativi sui già banalotti effetti della convenzione precedente per il semplice fatto che ubbidisce ai dettami liberoscambisti del WTO cioè a quell’istituzione di crimine planetario in mano a quattro multinazionali che ha decretato la nascita della Globalizzazione contemporanea ovvero l’inizio della fine definitiva del pianeta.

Sono quindi 40 anni che l’Europa “aiuta a casa loro” gli africani.

E i risultati sono quelli sommariamente accennati prima con l’aggiunta, negli ultimi 15 anni dell’esplodere dei flussi migratori.

Migrazioni e demografia

L’Africa è una bomba demografica, una pentola a pressione sempre sul punto di saltare in aria. Malgrado le guerre e le malattie, ha un tasso di natalità del 40% e la maggior parte della popolazione è giovanissima. Una cosa abnorme per l’Europa dove la natalità è prossima allo zero e la popolazione invecchia sempre di più. Quasi logico quindi che un fiume di esseri umani autoespulsi dalle infami condizioni di vita delle baraccopoli africane ovvero espulsi dalle campagne comprate (si fa per dire) dalle multinazionali per farci piantagioni di cacao e caffè cerchino rifugio da qualche parte: prima nella stessa Africa (in Sudafrica ad esempio, unico paese “occidentale” in quel continente) e poi, per chi riesce a recuperare i danari per il viaggio e ha la forza fisica di affrontare viaggi inumani, l’Europa. In ispecie verso le loro ex madripatrie per ragioni linguistiche, culturali e anche, ma non principalmente, economiche.Cioè a dire Gran Bretagna, Francia e Belgio in primis.

Il porto di attracco e i paesi canaglia

Fino a che il nord Africa era sigillato questi flussi migratori erano più o meno sotto controllo. E, in qualche modo, gli europei potevano considerare il “problema Africa” alla stregua di uno dei tanti problemi che affliggono il mondo: cioè fottendosene allegramente.
Quando il tappo libico – grazie a due criminali di guerra ancora a piede libero come Sarkozy e Cameron, campioni del mondo di bugie, di ipocrisia, di ingordigia e di minorità mentale alla stessa stregua di altri loro pari come Blair, Bush, Kissinger e parecchi altri – è saltato (non riuscendo più a richiuderlo) il problema flussi migratori africano si è presentato in tutto il suo oscuro splendore.
Dapprima la civile Europa dello schiavismo e dello stupro (colonialismo) ha pronunciato le magiche paroline “accoglienza e solidarietà”, poi, visto che funzionava poco con una popolazione di consumisti individualisti incalliti dediti a ricaricare telefonini, è passata allo slogan: “gli immigrati sono una ricchezza”. E anche questa soluzione ha fatto cagare visto che si stanno infoltendo le fila di fascisti di ritorno dappertutto. Poi ha fatto la voce grossa con altri slogan del tipo: “sì ai profughi no ai migranti economici”.

Ma essendo la questione di lana caprina anche stavolta non se ne viene a capo. Infine, e siamo ad oggi, c’è il “rompete le righe”.

Ovvero ognuno faccia il cazzo che gli pare.

Soprattutto fa il cazzo che gli pare chi, in termini quantitativi (che in questo caso sono anche qualitativi), ha per secoli e fino a ora prodotto in massima parte quella immonda condizione umana che è l’Africa oggi (e anche il medio oriente).

Cioè, per non lasciare dubbi al lettore, la Francia e la Gran Bretagna.

I bombardatori di Gheddafi, i primi a darsela a gambe dopo averlo fatto massacrare, ovvero i responsabili dell’ultima porcata fatta in Africa (togliere il coperchio alla pentola a pressione), sono quelli che non vogliono sentire parlare di gestire i flussi migratori di concerto con gli altri paesi (cioè il minimo sindacale della questione), Italia in testa.

Il paese europeo storicamente più fesso e meno coinvolto nella devastazione del mondo che ci sia, porto d’attracco suo malgrado dei migranti, secondo questi campioni di civiltà dovrebbe fare fronte all’esodo biblico causato da loro come se il problema della migrazione fosse conseguenza delle sue azioni.

Una cosa da pazzi. Una perversione mentale infernale. Un indicatore di ridicoleria umana tra i incredibili mai visti.

La prima, la Francia, con quella faccia di legno che copre un cervello di segatura di Macron, rifiuta di accogliere migranti nei suoi porti per aiutare in qualche maniera l’Italia sottoposta ad una pressione impressionante in termini numerici (cosa che non mancherà di creare disastri sociali e politici se continua a questo ritmo).

La seconda, la Gran Bretagna, addirittura pur di non avere più nulla a che vedere con la questione s’è inventata un referendum per uscire dall’Unione.

I due paesi canaglia vogliono le mani libere.

Si pensano ancora come due paesi imperiali che decidono le sorti loro e dell’universo.

Non ancora soddisfatti delle ignobiltà inflitte per quattro secoli a tre quarti di mondo con la loro nefasta presenza sul pianeta continuano a negare l’odierna evidenza: e cioè che sono delle nullità. Pericolose però: per loro e per gli altri.

Ci resta, nell’Europa comunitaria, la Germania (campione del mondo in guerre di sterminio e di genocidi nell’ultimo secolo) che decide tutto per tutti con la faccia mite ma inflessibile della signora Merkel.

Il che lascia pensare che fra non molto, questione di qualche decennio, questa Europa sarà un altro ammasso di rovine. Stavolta definitivo.

I nemici dell’Europa non stanno in Africa, né nel Medio Oriente, né in Cina né in Russia.

I nemici dell’Europa ce li abbiamo in casa.
E non possiamo fare altro che inventarci palliativi (controllare le Ong) oppure fare finta di nulla, in attesa del botto finale.

 

Nella foto di copertina una bimba in uno dei sobborghi di Lagos. (Stephen Mudiari, https://www.flickr.com/photos/[email protected]/4507786711)