CIAO ENRICO

CIAO ENRICO

Enrico Berlinguer

dal Coordinamento Nazionale MovES

DI ENRICO BERLINGUER SI È DETTO MOLTO.
Si è anche mistificato, manipolato e omesso molto.

Oggi qualcuno tenta di fare della sua visione e concezione politica, il capro espiatorio dell’avvento di Renzi e del neoliberismo con una sorta di revisionismo storico.

La verità è che pur con tutte le sue contraddizioni e i possibili errori, Enrico Berlinguer ci ha lasciato un patrimonio di valori e di insegnamento che se sapessimo capire fino in fondo ci permetterebbero di sconfiggere il neoliberismo molto più facilmente di quello che ci aspetta.

Buona parte di quella visione, di quel patrimonio e di quella capacità di cui una sinistra francamente antiliberista ha bisogno, sono in questo video che non tratta solo della Questione Morale ma di molto di più.

Ciao Enrico.
Noi non ti dimenticheremo.

30 MAGGIO 1924: IL DISCORSO DI GIACOMO MATTEOTTI

30 MAGGIO 1924: IL DISCORSO DI GIACOMO MATTEOTTI

Giacomo Matteotti

Discorso alla Camera dei Deputati di denuncia di brogli elettorali

Giacomo Matteotti
1924

Presidente.(1) Ha chiesto di parlare l’onorevole Matteotti. Ne ha facoltà (2).

Giacomo Matteotti. Noi abbiamo avuto da parte della Giunta delle elezioni la proposta di convalida di numerosi colleghi. Nessuno certamente, degli appartenenti a questa Assemblea, all’infuori credo dei componenti la Giunta delle elezioni, saprebbe ridire l’elenco dei nomi letti per la convalida, nessuno, né della Camera né delle tribune della stampa. (Vive interruzioni alla destra e al centro).

Dario Lupi.(3) È passato il tempo in cui si parlava per le tribune!

Giacomo Matteotti. Certo la pubblicità è per voi un’istituzione dello stupidissimo secolo XIX. (Vivi rumori. Interruzioni alla destra e al centro) Comunque, dicevo, in questo momento non esiste da parte dell’Assemblea una conoscenza esatta dell’oggetto sul quale si delibera. Soltanto per quei pochissimi nomi che abbiamo potuto afferrare alla lettura, possiamo immaginare che essi rappresentino una parte della maggioranza. Ora, contro la loro convalida noi presentiamo questa pura e semplice eccezione: cioè, che la lista di maggioranza governativa, la quale nominalmente ha ottenuto una votazione di quattro milioni e tanti voti… (Interruzioni).

Voci al centro: “Ed anche più!”

Giacomo Matteotti. … cotesta lista non li ha ottenuti, di fatto e liberamente, ed è dubitabile quindi se essa abbia ottenuto quel tanto di percentuale che è necessario (Interruzioni. Proteste) per conquistare, anche secondo la vostra legge, i due terzi dei posti che le sono stati attribuiti! Potrebbe darsi che i nomi letti dal Presidente: siano di quei capilista che resterebbero eletti anche se, invece del premio di maggioranza, si applicasse la proporzionale pura in ogni circoscrizione.

Ma poiché nessuno ha udito i nomi, e non è stata premessa nessuna affermazione generica di tale specie, probabilmente tali tutti non sono, e quindi contestiamo in questo luogo e in tronco la validità della elezione della maggioranza (Rumori vivissimi). Vorrei pregare almeno i colleghi, sulla elezione dei quali oggi si giudica, di astenersi per lo meno dai rumori, se non dal voto. (Vivi commenti – Proteste – Interruzioni alla destra e al centro)

Maurizio Maraviglia. (4) In contestazione non c’è nessuno, diversamente si asterrebbe!

Giacomo Matteotti. Noi contestiamo….

Maurizio Maraviglia. Allora contestate voi!

Giacomo Matteotti. Certo sarebbe Maraviglia se contestasse lei! L’elezione, secondo noi, è essenzialmente non valida, e aggiungiamo che non è valida in tutte le circoscrizioni.

In primo luogo abbiamo la dichiarazione fatta esplicitamente dal governo, ripetuta da tutti gli organi della stampa ufficiale, ripetuta dagli oratori fascisti in tutti i comizi, che le elezioni non avevano che un valore assai relativo, in quanto che il Governo non si sentiva soggetto al responso elettorale, ma che in ogni caso – come ha dichiarato replicatamente – avrebbe mantenuto il potere con la forza, anche se…

(Vivaci interruzioni a destra e al centro. Movimenti dell’onorevole Presidente del Consiglio)

Voci a destra: “Sì, sì! Noi abbiamo fatto la guerra!” (Applausi alla destra e al centro).

Giacomo Matteotti. Codesti vostri applausi sono la conferma precisa della fondatezza dei mio ragionamento. Per vostra stessa conferma dunque nessun elettore italiano si è trovato libero di decidere con la sua volontà… (Rumori, proteste e interruzioni a destra) Nessun elettore si è trovato libero di fronte a questo quesito…

Maurizio Maraviglia. Hanno votato otto milioni di italiani!

Giacomo Matteotti. … se cioè egli approvava o non approvava la politica o, per meglio dire, il regime del Governo fascista. Nessuno si è trovato libero, perché ciascun cittadino sapeva a priori che, se anche avesse osato affermare a maggioranza il contrario, c’era una forza a disposizione del Governo che avrebbe annullato il suo voto e il suo responso. (Rumori e interruzioni a destra)

Una voce a destra: “E i due milioni di voti che hanno preso le minoranze?”

Roberto Farinacci.(5) Potevate fare la rivoluzione!

Maurizio Maraviglia. Sarebbero stati due milioni di eroi!

Giacomo Matteotti. A rinforzare tale proposito del Governo, esiste una milizia armata…

(Applausi vivissimi e prolungati a destra e grida di “Viva la milizia”)
Voci a destra: “Vi scotta la milizia!”

Giacomo Matteotti. … esiste una milizia armata… (Interruzioni a destra, rumori prolungati)
Voci: “Basta! Basta!”

Presidente. Onorevole Matteotti, si attenga all’argomento.

Giacomo Matteotti. Onorevole Presidente, forse ella non m’intende; ma io parlo di elezioni. Esiste una milizia armata… (Interruzioni a destra) la quale ha questo fondamentale e dichiarato scopo: di sostenere un determinato Capo del Governo bene indicato e nominato nel Capo del fascismo e non, a differenza dell’Esercito, il Capo dello Stato. (Interruzioni e rumori a destra)

Voci: a destra: “E le guardie rosse?”

Giacomo Matteotti. Vi è una milizia armata, composta di cittadini di un solo Partito, la quale ha il compito dichiarato di sostenere un determinato Governo con la forza, anche se ad esso il consenso mancasse. (Commenti) In aggiunta e in particolare… (Interruzioni) mentre per la legge elettorale la milizia avrebbe dovuto astenersi, essendo in funzione o quando era in funzione, e mentre di fatto in tutta l’Italia specialmente rurale abbiamo constatato in quei giorni la presenza di militi nazionali in gran numero… (Interruzioni, rumori)

Roberto Farinacci. Erano i balilla!

Giacomo Matteotti. È vero, on. Farinacci, in molti luoghi hanno votato anche i balilla!

(Approvazioni all’estrema sinistra, rumori a destra e al centro)
Voce al centro: “Hanno votato i disertori per voi!”

Enrico Gonzales.(6) Spirito denaturato e rettificato!

Giacomo Matteotti. Dicevo dunque che, mentre abbiamo visto numerosi di questi militi in ogni città e più ancora nelle campagne (Interruzioni), gli elenchi degli obbligati alla astensione, depositati presso i Comuni, erano ridicolmente ridotti a tre o quattro persone per ogni città, per dare l’illusione dell’osservanza di una legge apertamente violata, conforme lo stesso pensiero espresso dal Presidente del Consiglio che affidava ai militi fascisti la custodia delle cabine. (Rumori) A parte questo argomento del proposito del Governo di reggersi anche con la forza contro il consenso e del fatto di una milizia a disposizione di un partito che impedisce all’inizio e fondamentalmente la libera espressione della sovranità popolare ed elettorale e che invalida in blocco l’ultima elezione in Italia, c’è poi una serie di fatti che successivamente ha viziate e annullate tutte le singole manifestazioni elettorali. (Interruzioni, commenti)

Voci: a destra: “Perché avete paura! Perché scappate!”

Giacomo Matteotti. Forse al Messico si usano fare le elezioni non con le schede, ma col coraggio di fronte alle rivoltelle. (Vivi rumori. Interruzioni, approvazioni all’estrema sinistra) E chiedo scusa al Messico, se non è vero! (Rumori prolungati) I fatti cui accenno si possono riassumere secondo i diversi momenti delle elezioni. La legge elettorale chiede… (Interruzioni, rumori)

Paolo Greco. È ora di finirla! Voi svalorizzate il Parlamento!

Giacomo Matteotti. E allora sciogliete il Parlamento.

Paolo Greco. Voi non rispettate la maggioranza e non avete diritto di essere rispettati.
Giacomo Matteotti. Ciascun partito doveva, secondo la legge elettorale, presentare la propria lista di candidati… (Vivi rumori)

Maurizio Maraviglia. Ma parli sulla proposta dell’onorevole Presutti.

Giacomo Matteotti. Richiami dunque lei all’ordine il Presidente! La presentazione delle liste – dicevo – deve avvenire in ogni circoscrizione mediante un documento notarile a cui vanno apposte dalle trecento alle cinquecento firme. Ebbene, onorevoli colleghi, in sei circoscrizioni su quindici le operazioni notarili che si compiono privatamente nello studio di un notaio, fuori della vista pubblica e di quelle che voi chiamate “provocazioni”, sono state impedite con violenza. (Rumori vivissimi)

Giuseppe Bastianini. Questo lo dice lei!

Voci dalla destra: “Non è vero, non è vero.”

Giacomo Matteotti. Volete i singoli fatti? Eccoli: ad Iglesias il collega Corsi stava raccogliendo le trecento firme e la sua casa è stata circondata… (Rumori)

Maurizio Maraviglia. Non è vero. Lo inventa lei in questo momento.

Roberto Farinacci. Va a finire che faremo sul serio quello che non abbiamo fatto!

Giacomo Matteotti. Fareste il vostro mestiere!

Emilio Lussu. È la verità, è la verità!…

Giacomo Matteotti. A Melfi… (Rumori vivissimi – Interruzioni) a Melfi è stata impedita la raccolta delle firme con la violenza (Rumori). In Puglia fu bastonato perfino un notaio (Rumori vivissimi)

Gino Aldi-Mai. Ma questo nei ricorsi non c’è! In nessuno dei ricorsi! Ho visto gli atti delle Puglie e in nessun ricorso è accennato il fatto di cui parla l’on. Matteotti.

Roberto Farinacci. Vi faremo cambiare sistema! E dire che sono quelli che vogliono la normalizzazione!

Giacomo Matteotti. A Genova (Rumori vivissimi) i fogli con le firme già raccolte furono portati via dal tavolo su cui erano stati firmati

Voci: “Perché erano falsi.”

Giacomo Matteotti. Se erano falsi, dovevate denunciarli ai magistrati!

Roberto Farinacci. Perché non ha fatto i reclami alla Giunta delle elezioni?

Giacomo Matteotti. Ci sono.

Una voce dal banco delle commissioni: “No, non ci sono, li inventa lei.”

Presidente. La Giunta delle elezioni dovrebbe dare esempio di compostezza! I componenti della Giunta delle elezioni parleranno dopo. Onorevole Matteotti, continui.

Giacomo Matteotti. Io espongo fatti che non dovrebbero provocare rumori. I fatti o sono veri o li dimostrate falsi. Non c’è offesa, non c’è ingiuria per nessuno in ciò che dico: c’è una descrizione di fatti.

Attilio Teruzzi. Che non esistono!

Giacomo Matteotti. Da parte degli onorevoli componenti della Giunta delle elezioni si protesta che alcuni di questi fatti non sono dedotti o documentati presso la Giunta delle elezioni. Ma voi sapete benissimo come una situazione e un regime di violenza non solo determinino i fatti stessi, ma impediscano spesse volte la denuncia e il reclamo formale.

Voi sapete che persone, le quali hanno dato il loro nome per attestare sopra un giornale o in un documento che un fatto era avvenuto, sono state immediatamente percosse e messe quindi nella impossibilità di confermare il fatto stesso.

Già nelle elezioni del 1921, quando ottenni da questa Camera l’annullamento per violenze di una prima elezione fascista, molti di coloro che attestarono i fatti davanti alla Giunta delle elezioni, furono chiamati alla sede fascista, furono loro mostrate le copie degli atti esistenti presso la Giunta delle elezioni illecitamente comunicate, facendo ad essi un vero e proprio processo privato perché avevano attestato il vero o firmato i documenti! In seguito al processo fascista essi furono boicottati dal lavoro o percossi. (Rumori, interruzioni)

Voci: a destra: “Lo provi.”

Giacomo Matteotti. La stessa Giunta delle elezioni ricevette allora le prove del fatto. Ed è per questo, onorevoli colleghi, che noi spesso siamo costretti a portare in questa Camera l’eco di quelle proteste che altrimenti nel Paese non possono avere alcun’altra voce ed espressione. (Applausi all’estrema sinistra) In sei circoscrizioni, abbiamo detto, le formalità notarili furono impedite colla violenza, e per arrivare in tempo si dovette supplire malamente e come si poté con nuove firme in altre provincie. A Reggio Calabria, per esempio, abbiamo dovuto provvedere con nuove firme per supplire quelle che in Basilicata erano state impedite.

Una voce al banco della giunta: “Dove furono impedite?”

Giacomo Matteotti. A Melfi, a Iglesias, in Puglia… devo ripetere? (Interruzioni, rumori) Presupposto essenziale di ogni elezione è che i candidati, cioè coloro che domandano al suffragio elettorale il voto, possano esporre, in contraddittorio con il programma del Governo, in pubblici comizi o anche in privati locali, le loro opinioni. In Italia, nella massima parte dei luoghi, anzi quasi da per tutto, questo non fu possibile.

Una voce: “Non è vero! Parli l’onorevole Mazzoni!” (Rumori)

Giacomo Matteotti. Su ottomila comuni italiani, e su mille candidati delle minoranze, la possibilità è stata ridotta a un piccolissimo numero di casi, soltanto là dove il partito dominante ha consentito per alcune ragioni particolari o di luogo o di persona. (Interruzioni, rumori) Volete i fatti? La Camera ricorderà l’incidente occorso al collega Gonzales.

Attilio Teruzzi. Noi ci ricordiamo del 1919, quando buttavate gli ufficiali nel Naviglio. lo, per un anno, sono andato a casa con la pena di morte sulla testa!

Giacomo Matteotti. Onorevoli colleghi, se voi volete contrapporci altre elezioni, ebbene io domando la testimonianza di un uomo che siede al banco del Governo, se nessuno possa dichiarare che ci sia stato un solo avversario che non abbia potuto parlare in contraddittorio con me nel 1919.

Voci: “Non è vero! non è vero!”

Aldo Finzi. (7) Michele Bianchi! Proprio lei ha impedito di parlare a Michele Bianchi!

Giacomo Matteotti. Lei dice il falso! (Interruzioni, rumori) Il fatto è semplicemente questo, che l’onorevole Michele Bianchi con altri teneva un comizio a Badia Polesine. Alla fine del comizio che essi tennero sono arrivato io e ho domandato la parola in contraddittorio. Essi rifiutarono e se ne andarono e io rimasi a parlare. (Rumori, interruzioni)

Aldo Finzi. Non è così!

Giacomo Matteotti. Porterò i giornali vostri che lo attestano.

Aldo Finzi. Lo domandi all’onorevole Merlin che è più vicino a lei! L’onorevole Merlin cristianamente deporrà.

Giacomo Matteotti. L’on. Merlin ha avuto numerosi contraddittori con me, e nessuno fu impedito e stroncato. Ma lasciamo stare il passato. Non dovevate voi essere i rinnovatori del costume italiano? Non dovevate voi essere coloro che avrebbero portato un nuovo costume morale nelle elezioni? (Rumori) E, signori che mi interrompete, anche qui nell’assemblea? (Rumori a destra)

Attilio Teruzzi. È ora di finirla con queste falsità.

Giacomo Matteotti. L’inizio della campagna elettorale del 1924 avvenne dunque a Genova, con una conferenza privata e per inviti da parte dell’onorevole Gonzales. Orbene, prima ancora che si iniziasse la conferenza, i fascisti invasero la sala e a furia di bastonate impedirono all’oratore di aprire nemmeno la bocca. (Rumori, interruzioni, apostrofi)

Una voce: “Non è vero, non fu impedito niente.” (Rumori)

Giacomo Matteotti. Allora rettifico! Se l’onorevole Gonzales dovette passare 8 giorni a letto, vuol dire che si è ferito da solo, non fu bastonato. (Rumori, interruzioni) L’onorevole Gonzales, che è uno studioso di San Francesco, si è forse autoflagellato! (Si ride. Interruzioni) A Napoli doveva parlare… (Rumori vivissimi, scambio di apostrofi fra alcuni deputati che siedono all’estrema sinistra)

Presidente. Onorevoli colleghi, io deploro quello che accade. Prendano posto e non turbino la discussione! Onorevole Matteotti, prosegua, sia breve, e concluda.

Giacomo Matteotti. L’Assemblea deve tenere conto che io debbo parlare per improvvisazione, e che mi limito…

Voci: “Si vede che improvvisa! E dice che porta dei fatti!”

Enrico Gonzales. I fatti non sono improvvisati! (Rumori)

Giacomo Matteotti. Mi limito, dico, alla nuda e cruda esposizione di alcuni fatti. Ma se per tale forma di esposizione domando il compatimento dell’Assemblea… (Rumori) non comprendo come i fatti senza aggettivi e senza ingiurie possano sollevare urla e rumori. Dicevo dunque che ai candidati non fu lasciata nessuna libertà di esporre liberamente il loro pensiero in contraddittorio con quello del Governo fascista e accennavo al fatto dell’onorevole Gonzales, accennavo al fatto dell’onorevole Bentini a Napoli, alla conferenza che doveva tenere il capo dell’opposizione costituzionale, l’onorevole Amendola (8), e che fu impedita… (Oh, oh! – Rumori)

Voci: a destra: “Ma che costituzionale! Sovversivo come voi! Siete d’accordo tutti!”

Giacomo Matteotti. Vuol dire dunque che il termine “sovversivo” ha molta elasticità!

Paolo Greco. Chiedo di parlare sulle affermazioni dell’onorevole Matteotti.

Giacomo Matteotti. L’onorevole Amendola fu impedito di tenere la sua conferenza, per la mobilitazione, documentata, da parte di comandanti di corpi armati, i quali intervennero in città…

Enrico Presutti. Dica bande armate, non corpi armati!

Giacomo Matteotti. Bande armate, le quali impedirono la pubblica e libera conferenza. (Rumori) Del resto, noi ci siamo trovati in queste condizioni: su 100 dei nostri candidati, circa 60 non potevano circolare liberamente nella loro circoscrizione!

Voci: a destra: “Per paura! Per paura!” (Rumori – Commenti)

Roberto Farinacci. Vi abbiamo invitati telegraficamente!

Giacomo Matteotti. Non credevamo che le elezioni dovessero svolgersi proprio come un saggio di resistenza inerme alle violenze fisiche dell’avversario, che è al Governo e dispone di tutte le forze armate! (Rumori) Che non fosse paura, poi, lo dimostra il fatto che, per un contraddittorio, noi chiedemmo che ad esso solo gli avversari fossero presenti, e nessuno dei nostri; perché, altrimenti, voi sapete come è vostro costume dire che “qualcuno di noi ha provocato” e come “in seguito a provocazioni” i fascisti “dovettero” legittimamente ritorcere l’offesa, picchiando su tutta la linea! (Interruzioni)

Voci: a destra: “L’avete studiato bene!”

Orazio Pedrazzi. Come siete pratici di queste cose, voi!

Presidente. Onorevole Pedrazzi!

Giacomo Matteotti. Comunque, ripeto, i candidati erano nella impossibilità di circolare nelle loro circoscrizioni!

Voci: a destra: “Avevano paura!”

Filippo Turati. Paura! Sì, paura! Come nella Sila, quando c’erano i briganti, avevano paura. (Vivi rumori a destra, approvazioni a sinistra)

Una voce: “Lei ha tenuto il contraddittorio con me ed è stato rispettato”

Filippo Turati. Ho avuto la vostra protezione a mia vergogna! (Applausi a sinistra, rumori a destra)

Presidente. Concluda, onorevole Matteotti.. Non provochi incidenti!

Giacomo Matteotti. Io protesto! Se ella crede che non gli altri mi impediscano di parlare, ma che sia io a provocare incidenti, mi seggo e non parlo! (Approvazioni a sinistra – Rumori prolungati)

Presidente. Ha finito? Allora ha facoltà di parlare l’onorevole Rossi…

Giacomo Matteotti. Ma che maniera è questa! Lei deve tutelare il mio diritto di parlare! lo non ho offeso nessuno! Riferisco soltanto dei fatti. Ho diritto di essere rispettato! (Rumori prolungati, Conversazioni)

Antonio Casertano. (9) Chiedo di parlare.

Presidente. Ha facoltà di parlare l’onorevole Presidente della Giunta delle elezioni. C’è una proposta di rinvio degli atti alla Giunta.

Giacomo Matteotti. Onorevole Presidente!…

Presidente. Onorevole Matteotti, se ella vuole parlare, ha facoltà di continuare, ma prudentemente.

Giacomo Matteotti. Io chiedo di parlare non prudentemente, né imprudentemente, ma parlamentarmente!

Presidente. Parli, parli.

Giacomo Matteotti. I candidati non avevano libera circolazione… (Rumori. Interruzioni)

Presidente. Facciano silenzio! Lascino parlare!

Giacomo Matteotti. Non solo non potevano circolare, ma molti di essi non potevano neppure risiedere nelle loro stesse abitazioni, nelle loro stesse città. Alcuno, che rimase al suo posto, ne vide poco dopo le conseguenze. Molti non accettarono la candidatura, perché sapevano che accettare la candidatura voleva dire non aver più lavoro l’indomani o dover abbandonare il proprio paese ed emigrare all’estero. (Commenti)

Una voce: “Erano disoccupati!”

Giacomo Matteotti. No, lavorano tutti, e solo non lavorano, quando voi li boicottate.

Voci a destra: “E quando li boicottate voi?”

Roberto Farinacci. Lasciatelo parlare! Fate il loro giuoco!

Giacomo Matteotti. Uno dei candidati, l’onorevole Piccinini, al quale mando a nome del mio gruppo un saluto… (Rumori)

Voci: “E Berta? Berta!”

Giacomo Matteotti. … conobbe cosa voleva dire obbedire alla consegna del proprio partito. Fu assassinato nella sua casa, per avere accettata la candidatura nonostante prevedesse quale sarebbe stato per essere il destino suo all’indomani. (Rumori) Ma i candidati – voi avete ragione di urlarmi, onorevoli colleghi – i candidati devono sopportare la sorte della battaglia e devono prendere tutto quello che è nella lotta che oggi imperversa. Lo accenno soltanto, non per domandare nulla, ma perché anche questo è un fatto concorrente a dimostrare come si sono svolte le elezioni. (Approvazioni all’estrema sinistra) Un’altra delle garanzie più importanti per lo svolgimento di una libera elezione era quella della presenza e del controllo dei rappresentanti di ciascuna lista, in ciascun seggio. Voi sapete che, nella massima parte dei casi, sia per disposizione di legge, sia per interferenze di autorità, i seggi – anche in seguito a tutti gli scioglimenti di Consigli comunali imposti dal Governo e dal partito dominante – risultarono composti quasi totalmente di aderenti al partito dominante. Quindi l’unica garanzia possibile, l’ultima garanzia esistente per le minoranze, era quella della presenza del rappresentante di lista al seggio.
Orbene, essa venne a mancare. Infatti, nel 90 per cento, e credo in qualche regione fino al 100 per cento dei casi, tutto il seggio era fascista e il rappresentante della lista di minoranza non poté presenziare le operazioni. Dove andò, meno in poche grandi città e in qualche rara provincia, esso subì le violenze che erano minacciate a chiunque avesse osato controllare dentro il seggio la maniera come si votava, la maniera come erano letti e constatati i risultati. Per constatare il fatto, non occorre nuovo reclamo e documento.

Basta che la Giunta delle elezioni esamini i verbali di tutte le circoscrizioni, e controlli i registri.

Quasi dappertutto le operazioni si sono svolte fuori della presenza di alcun rappresentante di lista.

Veniva così a mancare l’unico controllo, l’unica garanzia, sopra la quale si può dire se le elezioni si sono svolte nelle dovute forme e colla dovuta legalità. Noi possiamo riconoscere che, in alcuni luoghi, in alcune poche città e in qualche provincia, il giorno delle elezioni vi è stata una certa libertà. Ma questa concessione limitata della libertà nello spazio e nel tempo – e l’onorevole Farinacci, che è molto aperto, me lo potrebbe ammettere – fu data ad uno scopo evidente: dimostrare, nei centri più controllati dall’opinione pubblica e in quei luoghi nei quali una più densa popolazione avrebbe reagito alla violenza con una evidente astensione controllabile da parte di tutti, che una certa libertà c’è stata. Ma, strana coincidenza, proprio in quei luoghi dove fu concessa a scopo dimostrativo quella libertà, le minoranze raccolsero una tale abbondanza di suffragi, da superare la maggioranza – con questa conseguenza però, che la violenza, che non si era avuta prima delle elezioni, si ebbe dopo le elezioni. E noi ricordiamo quello che è avvenuto specialmente nel Milanese e nel Genovesato ed in parecchi altri luoghi, dove le elezioni diedero risultati soddisfacenti in confronto alla lista fascista. Si ebbero distruzioni di giornali, devastazioni di locali, bastonature alle persone. Distruzioni che hanno portato milioni di danni…

(Vivissimi rumori al centro e a destra)

Una voce, a destra: “Ricordatevi delle devastazioni dei comunisti!”

Giacomo Matteotti. Onorevoli colleghi, ad un comunista potrebbe essere lecito, secondo voi, di distruggere la ricchezza nazionale, ma non ai nazionalisti, né ai fascisti come vi vantate voi! Si sono avuti, dicevo, danni per parecchi milioni, tanto che persino un alto personaggio, che ha residenza in Roma, ha dovuto accorgersene, mandando la sua adeguata protesta e il soccorso economico. In che modo si votava? La votazione avvenne in tre maniere: l’Italia è una, ma ha ancora diversi costumi. Nella valle del Po, in Toscana e in altre regioni che furono citate all’ordine del giorno dal Presidente del Consiglio per l’atto di fedeltà che diedero al Governo fascista, e nelle quali i contadini erano stati prima organizzati dal partito socialista, o dal partito popolare, gli elettori votavano sotto controllo del partito fascista con la “regola del tre”. Ciò fu dichiarato e apertamente insegnato persino da un prefetto, dal prefetto di Bologna: i fascisti consegnavano agli elettori un bollettino contenente tre numeri o tre nomi, secondo i luoghi (Interruzioni), variamente alternati in maniera che tutte le combinazioni, cioè tutti gli elettori di ciascuna sezione, uno per uno, potessero essere controllati e riconosciuti personalmente nel loro voto. In moltissime provincie, a cominciare dalla mia, dalla provincia di Rovigo, questo metodo risultò eccellente.

Aldo Finzi. Evidentemente lei non c’era! Questo metodo non fu usato!

Giacomo Matteotti. Onorevole Finzi, sono lieto che, con la sua negazione, ella venga implicitamente a deplorare il metodo che è stato usato.

Aldo Finzi. Lo provi.

Giacomo Matteotti. In queste regioni tutti gli elettori…

Francesco Ciarlantini. Lei ha un trattato, perché non lo pubblica?

Giacomo Matteotti. Lo pubblicherò, quando mi si assicurerà che le tipografie del Regno sono indipendenti e sicure (Vivissimi rumori al centro e a destra); perché, come tutti sanno, anche durante le elezioni, i nostri opuscoli furono sequestrati, i giornali invasi, le tipografie devastate o diffidate di pubblicare le nostre cose. (Rumori)

Voci: “No! No!”

Giacomo Matteotti. Nella massima parte dei casi però non vi fu bisogno delle sanzioni, perché i poveri contadini sapevano inutile ogni resistenza e dovevano subire la legge del più forte, la legge del padrone, votando, per tranquillità della famiglia, la terna assegnata a ciascuno dal dirigente locale del Sindacato fascista o dal fascio. (Vivi rumori interruzioni)

Giacomo Suardo. L’onorevole Matteotti non insulta me rappresentante: insulta il popolo italiano ed io, per la mia dignità, esco dall’Aula. (Rumori – Commenti) La mia città in ginocchio ha inneggiato al Duce Mussolini, sfido l’onorevole Matteotti a provare le sue affermazioni. Per la mia dignità di soldato, abbandono quest’Aula. (Applausi, commenti)

Attilio Teruzzi. L’onorevole Suardo è medaglia d’oro! Si vergogni, on. Matteotti. (Rumori all’estrema sinistra)

Presidente. Facciano silenzio! Onorevole Matteotti, concluda!

Giacomo Matteotti. Io posso documentare e far nomi.
In altri luoghi invece furono incettati i certificati elettorali, metodo che in realtà era stato usato in qualche piccola circoscrizione anche nell’Italia prefascista, ma che dall’Italia fascista ha avuto l’onore di essere esteso a larghissime zone del meridionale; incetta di certificati, per la quale, essendosi determinata una larga astensione degli elettori che non si ritenevano liberi di esprimere il loro pensiero, i certificati furono raccolti e affidati a gruppi di individui, i quali si recavano alle sezioni elettorali per votare con diverso nome, fino al punto che certuni votarono dieci o venti volte e che giovani di venti anni si presentarono ai seggi e votarono a nome di qualcheduno che aveva compiuto i 60 anni. (Commenti) Si trovarono solo in qualche seggio pochi, ma autorevoli magistrati, che, avendo rilevato il fatto, riuscirono ad impedirlo.

Edoardo Torre. Basta, la finisca! (Rumori, commenti) Che cosa stiamo a fare qui? Dobbiamo tollerare che ci insulti? (Rumori – Alcuni deputati scendono nell’emiciclo) Per voi ci vuole il domicilio coatto e non il Parlamento! (Commenti – Rumori)

Voci: “Vada in Russia!”

Presidente. Facciano silenzio! E lei, onorevole Matteotti, concluda!

Giacomo Matteotti. Coloro che ebbero la ventura di votare e di raggiungere le cabine, ebbero, dentro le cabine, in moltissimi Comuni, specialmente della campagna, la visita di coloro che erano incaricati di controllare i loro voti. Se la Giunta delle elezioni volesse aprire i plichi e verificare i cumuli di schede che sono state votate, potrebbe trovare che molti voti di preferenza sono stati scritti sulle schede tutti dalla stessa mano, così come altri voti di lista furono cancellati, o addirittura letti al contrario. Non voglio dilungarmi a descrivere i molti altri sistemi impiegati per impedire la libera espressione della volontà popolare. Il fatto è che solo una piccola minoranza di cittadini ha potuto esprimere liberamente il suo voto: il più delle volte, quasi esclusivamente coloro che non potevano essere sospettati di essere socialisti. I nostri furono impediti dalla violenza; mentre riuscirono più facilmente a votare per noi persone nuove e indipendenti, le quali, non essendo credute socialiste, si sono sottratte al controllo e hanno esercitato il loro diritto liberamente. A queste nuove forze che manifestano la reazione della nuova Italia contro l’oppressione del nuovo regime, noi mandiamo il nostro ringraziamento. (Applausi all’estrema sinistra. Rumori dalle altre parti della Camera) Per tutte queste ragioni, e per le altre che di fronte alle vostre rumorose sollecitazioni rinunzio a svolgere, ma che voi ben conoscete perché ciascuno di voi ne è stato testimonio per lo meno… (Rumori) per queste ragioni noi domandiamo l’annullamento in blocco della elezione di maggioranza.

Voci a destra: “Accettiamo” (Vivi applausi a destra e al centro)

Giacomo Matteotti. […] Voi dichiarate ogni giorno di volere ristabilire l’autorità dello Stato e della legge. Fatelo, se siete ancora in tempo; altrimenti voi sì, veramente, rovinate quella che è l’intima essenza, la ragione morale della Nazione. Non continuate più oltre a tenere la Nazione divisa in padroni e sudditi, poiché questo sistema certamente provoca la licenza e la rivolta. Se invece la libertà è data, ci possono essere errori, eccessi momentanei, ma il popolo italiano, come ogni altro, ha dimostrato di saperseli correggere da sé medesimo. (Interruzioni a destra) Noi deploriamo invece che si voglia dimostrare che solo il nostro popolo nel mondo non sa reggersi da sé e deve essere governato con la forza. Ma il nostro popolo stava risollevandosi ed educandosi, anche con l’opera nostra. Voi volete ricacciarci indietro. Noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano al quale mandiamo il più alto saluto e crediamo di rivendicarne la dignità, domandando il rinvio delle elezioni inficiate dalla violenza alla Giunta delle elezioni. (Applausi all’estrema sinistra – Vivi rumori)

Note

(1) Alfredo Rocco, autore tra l’altro del Codice Rocco.
(2) Fu l’ultimo discorso di Matteotti prima della morte.
(3) Dario Lupi, sottosegretario del governo Mussolini per la pubblica istruzione.
(4) Maurizio Maraviglia, avvocato e deputato calabrese.
(5) Roberto Farinacci, il ras di Cremona, sara’ l’avvocato difensore di Amerigo Dumini, durante il processo che lo vide imputato per l’omicidio di Matteotti
(6) Enrico Gonzales, avvocato e deputato socialista.
(7) Aldo Finzi, sottosegretario di Stato per l’interno.
(8) Giovanni Amendola
(9) Presidente della Giunta delle elezioni

PARTIGIANE OGGI, CONTRO LA RESTAURAZIONE DELLA MINISTRA LORENZIN

PARTIGIANE OGGI, CONTRO LA RESTAURAZIONE DELLA MINISTRA LORENZIN

Beatrice Lorenzin

di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile MovES

Oggi il nostro blog e tutto il MovES, ricordano la Resistenza parlando delle donne che l’hanno resa possibile.

Parla delle Partigiane e di come queste, malgrado l’apporto dato alla lotta di Liberazione non solo del paese ma anche quella delle donne stesse, abbiano subito, persino dai loro stessi compagni di lotta, l’emarginazione e il controllo sociale.

Bene, proprio in considerazione di questo, e a pochi giorni dal 25 Aprile con tutti i suoi significati, le donne si sono ritrovate a dover fronteggiare un nuovo attacco alla loro indipendenza, alla loro capacità di autodeterminazione, ai loro diritti.

Non più di tre giorni fa, la Ministra della Salute Beatrice Lorenzin, ci ha dis-onorate ancora una volta delle sue esternazioni. Ed anche discriminate.

Ha fatto affermazioni che qualcuno imputerà incautamente alla sua pochezza – così come spesso si sente dire per strada o si legge nei social – ma che invece è ben altro.
Infatti, le sue parole, sono qualcosa che definire aberrante non rende neanche lontanamente l’idea.

Qualcosa che ha PROFONDAMENTE DISGUSTATO TUTTE LE DONNE, madri naturali, madri affidatarie o adottive, non madri. Tutte le donne. Tutte quelle donne consapevoli di cosa significhi ed abbia significato essere RICONOSCIUTE come PERSONE prima ancora che come donne.

Qualcosa che attinge ad una forma sottile – ma non meno oscenamente grave – di violenza e che veicola altrettanta violenza per l’immagine che continua a costruire per il modello femminile che vorrebbe questo sistema: SOLO CORPI DA USARE.

In pratica ha affermato che: “…siamo destinate alla gravidanza”.

Ha parlato, quindi, di tutte noi come fossimo fattrici al pari delle vacche di una stalla di bovini da latte o da riproduzione, come fossimo soltanto corpi e corpi regolati unicamente per la riproduzione, come se tutto il nostro universo gravitasse solamente attorno alla maternità, come se il nostro unico scopo nella vita fosse quello riproduttivo, come se in quanto solo corpi non avessimo diritto ad essere consapevoli di cosa significhi maternità.

Come se quarant’anni di diritti per AUTODETERMINARCI e per una maternità consapevole con ciò che questo comporta e rappresenta, conquistati con sangue, sudore e lacrime, fossero stati spazzati via con un colpo di mano picchiato con violenza sul tavolo della politica di questo paese insieme a tanti altri diritti sociali.

La frase in sé, dunque, è semplicemente rivoltante.

È decontestualizzata, osserverà qualcuno, ma spiace disilludere i soliti noti perché non è che contestualizzandola poi suoni meglio o suoni diversa, anzi, è persino peggio!

Peggio perché ci descrive come un ammasso di cellule e chimica organica, perché ci riduce al rango di organismi viventi ma NON SENZIENTI.

Peggio perché subdolamente usa argomentazioni che parlano di diversità e di diritto alla maternità, di protezione dei diritti delle donne e sono argomentazioni che hanno l’ardire di voler veicolare che il suo è un messaggio che va VERSO le donne e NON CONTRO di esse.

In pratica USA qualcosa che appartiene al nostro linguaggio CONTRO DI NOI.

Esattamente come agisce un certo femminismo borghese e radical-chic che non fa meno orrore delle affermazioni della Ministra ma che proprio per questa tecnica comunicativa, sa come infiltrarsi tra la massa delle donne che non sono addentro alle vere tematiche femministe e quindi inculcare argomentazioni ancora manipolatorie a favore del sistema.

MAI, dal dopoguerra ad oggi, abbiamo assistito ad un tale attacco ai diritti delle donne. MAI.

Mai perchè oggi non partiamo dall’anno zero dei diritti e qui, invece, si sta facendo una vergognosa opera di restaurazione!

Quello di questa Ministra, è un attacco continuativo che non conosce sosta, per giunta sostenuto e diffuso proprio da quel sedicente femminismo da centrosinistra salottiero che, esattamente come accade anche su altre tematiche politiche manipolate dallo stesso, si rende perfettamente funzionale e organico al sistema.

Un esempio fra tanti è come questo femminismo liberal (come se femminismo e liberal non fosse un ossimoro) sostiene che la prostituzione sia un lavoro come un altro, come raccoglier pomodori o fare i letti.

Lo chiamano infatti “lavorare con la vagina”, che soltanto a leggerla è un’affermazione che dovrebbe solo fare ribrezzo visto quello che implica, visto che usare la propria sessualità NON COINVOLGE solo pezzi anatomici ma anche la sfera intima di una donna con quel che ne consegue.

Corpi come merce, il dettato tanto caro al neoliberismo qui declinato al sistema patriarcale.

Ma tornando in tema, questa gentil signora, al di là dell’essere Ministra, parla dall’alto della sua condizione sociale di privilegiata.
Parla da donna che a differenza delle comuni mortali, ha potuto diventare madre usufruendo della fecondazione artificiale ottenuta con un certo dispendio economico e all’estero e che, in tasca alle donne che ogni giorno devono barcamenarsi per far sopravvivere dignitosamente la propria famiglia, fa i conti da perfetta adepta del sistema che rappresenta e decide chi ha diritto e chi no di accedere alle cure e alla salute.

Ma soprattutto parla da donna del regime, anzi, parla come parlerebbe una delle tante virago che fiancheggiavano e sostenevano il famigerato ventennio, opprimendo e schiavizzando altre donne in funzione del servizio che esse facevano alla dittatura, quando una donna doveva essere solo animale da riproduzione e prona ai voleri del patriarca e del patriarcato sociale che veniva esercitato oltre che da tutto il contesto ambientale, anche dall’intera cerchia famigliare.

Il modello che la Ministra insiste col voler diffondere come fosse un virus letale, attraverso l’immagine che tratteggia e continua a tratteggiare di ciò che le donne devono essere per compiacere il regime italiano che ci ha imposto il neoliberismo, è un’immagine che risale agli inizi del ‘900 e forse anche prima di quel periodo.

Una donna TOTALMENTE al servizio di un potere che non ha comunque mai smesso di tentare di sottometterla in quanto soggetto che alleva gratuitamente la forza-lavoro necessaria al capitalismo, in quanto principale soggetto che forma individui che devono essere graditi al sistema che, laddove una donna fosse veramente libera di scegliere, se ne guarderebbe BENE dall’esserne omologata.

Per questo le prime ad essere colpite all’inizio della crisi economica sono state le donne che sono state ricondotte loro malgrado, mediante la disoccupazione, al “focolare domestico”.

Per giunta con quell’orrenda frase consolatoria propalata dalla società intera, che tutto sommato è normale e pure benefico per una donna stare a casa “con tutto quello che ha sempre da fare!”, perché come sappiamo tutte, la miglior forma di controllo del sistema di potere, è rendere DIPENDENTI le donne, è togliere loro la possibilità di esercitare la propria volontà, le proprie scelte e di poter essere rilevanti e contare dentro e fuori la famiglia.

In più è comodo avere comunque costantemente forza lavoro gratuita nell’allevare figli – meglio se a ripetizione perché così non hai neanche la forza di ribellarti e di renderti conto che sei ancora viva – ed è altresì comodo avere badanti a titolo gratuito per accudire gli anziani di un nucleo famigliare, vicariando se non sostituendo l’assenza dello Stato sociale di un paese e a zero costi.

Per questo si rende impossibile alle donne di abortire malgrado l’esistenza di una legge dello Stato come la 194: ti prendono per consunzione e sfinimento nel peregrinare in cerca di un non obiettore, in molti casi fino a farti rassegnare a tenerti un figlio che non avevi previsto e ti condannano non solo a maggiore esclusione sociale ma anche a sentirti umanamente e intimamente sempre più invisibile e inconsistente, socialmente parlando.

Per questo, oggi che la crisi e l’austerità imposta dalla UE mediante leggi che deprimono l’occupazione, le donne servono per sopperire alla disoccupazione dei loro compagni mediante lavori in nero di qualunque natura che le donne riescono a reperire più di quanto offra il mercato del lavoro sommerso, quando riguarda gli uomini.

Per questo si veicola sistematicamente l’immagine della donna che finalizza tutta la sua esistenza alla maternità (attuando una restaurazione storica spaventosa) e si diffonde a reti unificate dai media mainstream e dai social, colpendo l’immaginario soprattutto delle giovani, che le donne sono solo corpi, carne, ammassi di cellule, tessuti organici ma MAI pensiero, MAI intelligenza, MAI professionalità, MAI capacità e, peggio del peggio, MAI autonomia.

In tutto quanto sta avvenendo, a me che sono nata proprio all’inizio degli anni ’60, la propaganda di sistema a mezzo Lorenzin, riporta l’immagine di quegli anni.

Solo che in mezzo c’è passato mezzo secolo e mezzo secolo estremamente rilevante per le conquiste delle donne malgrado siano state sempre inadeguate perché il patriarcato, in questo paese, non è MAI morto anche a causa della cultura e l’indottrinamento ricattatorio, moralista e colpevolista catto-clericale italiano esercitato anche da una parte della componente maschile della stessa sinistra.

Le donne della mia generazione e quella precedente, sanno di cosa parlo e sanno esattamente dove ci vuole portare questo governo servo di un sistema colonialista che mira alla distruzione e alla schiavizzazione delle donne proprio per piegare un’intera società.

Quindi di sicuro le donne meno politicizzate rischiano di essere manipolate comunque da questa propaganda di sistema.

Non è infatti difficile pensare che il modello che tenta di imporre la Lorenzin costringa molti cervelli a fare un grosso sforzo affinchè quelle immagini non si sovrappongano alla realtà storica vissuta.

È anche vero, però, che da qualche parte nella mente di tante donne come me, la memoria storica delle nostre battaglie e delle nostre conquiste, comunque residua ed è viva, chiusa in qualche cassetto della mente, ma viva.

Ed è questo a darmi speranza per il domani, in un simile momento.

È il pensiero che per aprire quel cassetto, serva solo la forza di una mano.

È il sapere che quella mano può essere solo quella che appartiene ad una sinistra autenticamente femminista.

È il sapere che quella mano è proprio qui.

È il sapere che sono già tante mani, tutte unite attraverso le azioni e il pensiero del Movimento Essere Sinistra.

Gli ingranaggi

Gli ingranaggi

Alekos Panagulis

Che tristezza per coloro che accettarono
Di essere gli ingranaggi di una macchina
Credendo che fosse la loro voce
I monotoni rumori della macchina

Che orrore quando vedo
mani senza testa muovere la macchina
con movimenti ritmici, gli stessi,
che una voce di altri comanda

Che inaudito schifo
osservare occhi e bocca
di chi per conto di altri parla e guarda
anche loro ingranaggi della macchina

Che odio infinito
per chi uccide con mani altrui
quando con carne costruisce ingranaggi
scavando una fossa per la vita

Che amore, culto, ammirazione
verso coloro che si battono sempre
perché scoprano voce gli ingranaggi
e nella vita trovino uno scopo.

Alekos Panagulis

Su Facebook e relative attività censorie

Su Facebook e relative attività censorie

Quadal dipinto

di Bruno DELL’ORTO

Ci sono una serie di atteggiamenti che vanno ascritti tra quelli provocati da quelle pervasive logiche oscurantiste che per 2000 anni hanno agito sul nostro DNA di popolo.

Nell’Europa del Nord, certo lontano da essere equiparata ad un paradiso, presso la quale allignano però culture più pragmatiche della nostra, non ci si sognerebbe mai di cassare immagini di corpi nudi senza intervenire invece nei confronti di chi diffonde indisturbato violenza, xenofobia e razzismo.

Dovessimo poi monitorare in modo sistematico ogni esternazione riconducibile all’apologia di fascismo, ci sarebbe da interrogarsi in modo molto ma molto serio sulla possibilità, ma più sulla volontà, temo, di applicare alcune specifiche leggi dello Stato.

Facebook, evidentemente, si muove in questo humus, perfettamente sintonico a logiche di mercato che non possono prescindere dal consenso e quindi dal comune sentire.

Per questo, a sensazione, si lascia diffondere attraverso il mezzo, molto più di ciò che porta a ferocemente dividere rispetto a tutto quello che potrebbe invece unire, tendendo a creare un sereno accordo.

Dove si dovrebbe altresì intervenire reprimendo e sanzionando come da leggi, al contrario, si usa gran tolleranza, applicando un colpevole lassismo verso forme inaccettabili di vera teorica violenza rivolta soprattutto verso le minoranze, per definizione fuori dagli schemi e meno allineate al pensiero unico.

Ed alla fine quindi, se questa analisi risultasse condivisa, diverrebbe impossibile meravigliarsi riguardo ad alcune attività censorie adottate da nominali interpreti e tutori del comune senso del pudore, ma che nei fatti si rivelano soprattutto dei grandi detrattori di “pistolini” di ogni misura e foggia.