PASOLINI E L’ITALIA CHE SAREMMO DIVENTATI

PASOLINI E L’ITALIA CHE SAREMMO DIVENTATI

L’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo.

Essere laici, liberali, non significa nulla, quando manca quella forza morale che riesca a vincere la tentazione di essere partecipi a un mondo che apparentemente funziona, con le sue leggi allettanti e crudeli.

Non occorre essere forti per affrontare il fascismo nelle sue forme pazzesche e ridicole: occorre essere fortissimi per affrontare il fascismo come normalità, come codificazione, direi allegra, mondana, socialmente eletta, del fondo brutalmente egoista di una società.

~ Saggi sulla politica e sulla società

 

Pier Paolo PASOLINI

LA NOSTRA GENERAZIONE NON HA ANCORA PERSO

LA NOSTRA GENERAZIONE NON HA ANCORA PERSO

 

di Bruno DELL’ORTO – Coordinatore Nazionale MovES

La nostra generazione ha un compito importante, un compito cui ha come abdicato negli ultimi trentacinque anni.

Le nostre madri, i nostri padri, hanno fatto sì che si creassero i presupposti perché noi tutti, negli anni 60/70 acquisissimo la capacità di guardare con occhio diverso la realtà, immaginassimo una società più equa, agissimo per realizzarla.

Tensioni ideali diffuse si muovevano come un fiume in piena, permeando masse di persone anche molto eterogenee tra loro, unendo nelle piazze movimenti politici, sindacali, studenteschi, operai.

Il disimpegno, l’insensibilità rispetto ai temi politici e sociali, l’individualismo esasperato ancora di là da venire, semplicemente, non erano generalmente contemplati.

Questo per i valori che ci furono trasferiti, che costarono sofferenza e morte a chi ci precedette e che ci furono trasmessi tramite la loro MEMORIA, con le narrazioni del loro vissuto e la concretizzazione di quegli stessi valori nella Costituzione Repubblicana.

Credo quindi, su quell’esempio, che uno dei nostri compiti più importanti sia proprio quello di trasferire alle generazioni ultime, ancora limpide e non contaminate da una visione cinica, fatalistica e centrata esclusivamente sulle proprie personali esigenze, quel bisogno di avvicinarsi ad un modello più giusto ed equo

Recuperare la memoria che si è persa, pertanto, riveste a tale scopo un ruolo fondamentale ed irrinunciabile affinché si apprenda quali terribili esperienze fecero da humus a quel comune sentire.

Sono convinto che fenomeni come CasaPound piuttosto che un sempre più diffuso revisionismo, o la concezione burlesca e caricatural-bonaria di movimenti come il fascismo, possano essere efficacemente contrastati tramite la diffusione di fatti, racconti, esperienze vissute in prima persona e lasciate a noi come preziosa eredità da chi è giunto fino all’estremo sacrificio per tentare di regalare a noi tutti, sopra ogni cosa, una concezione più giusta del vivere.

ANTIFASCISMO SEMPRE!

ANTIFASCISMO SEMPRE!

 

di Ivana FABRIS

Quelli che come me lo hanno vissuto, il movimento del ’77, non possono dimenticare che anno e che periodo storico furono in termini di violenza fascista.

La mia è stata una generazione a cavallo tra due forme di eversione che hanno causato tanti, troppi morti e un clima che non si dimentica facilmente.
Clima che ha generato un bisogno di pacificazione tale al punto di arrivare a vedere la caduta del muro e la fine delle ideologie (quella che ci hanno spacciata come tale) come qualcosa di cui avevamo persino bisogno per il tanto sangue che avevamo visto scorrere per le strade delle nostre città.

Non passava UN solo giorno senza attentati, morti ammazzati, morti incidentalmente, pestati, sprangati, aggrediti.
Erano anni in cui uscivi di notte ad attaccare manifesti e non sapevi se tornavi con le tue gambe.

Anni in cui per le vie del centro di Milano, dove ho vissuto e dove sono cresciuta politicamente, bastava un nonnulla e finivi accoltellato come successe ad Alberto Brasili per mano dei sanbabilini.
Anni in cui scendevi in piazza e se non ti massacravano i celerini, lo facevano i fascisti.

Walter Rossi morì così.
Due volte. La prima quando gli spararono in testa e la seconda quando nessuno fece giustizia.
Come tanti, troppi altri casi in cui non pochi compagni furono assassinati con la compiacenza del sistema che chiudeva un occhio se non due perchè quel fascismo serviva a chi deteneva il potere, perchè l’eversione era continuativa.

Mai, noi che quegli anni li abbiamo vissuti, avremmo però creduto di ritrovarci a vedere organismi come Casa Pound o Forza Nuova riprendere a sfilare con l’arroganza cui assistiamo oggi.
La protervia delle parole è la stessa di sempre.
La cultura che portano per le strade è ancora quella di 40 anni fa e ancor prima.

Ci hanno fatto credere che la lotta ideologica fosse finita; i dirigenti dei partiti storici della sinistra hanno fatto il massimo perchè ce ne convincessimo, finanche a sostenere che l’ANPI fosse ormai solo un simbolo di mera testimonianza.

Nel mentre la bestia fascista riorganizzava il suo potere sapendo che prima o poi sarebbe nuovamente servita al sistema.

Se è pur vero che spesso anche questo tema è un’arma di distrazione di massa, che è lo spauracchio del sistema per riconfermare voti al PD nel nome della sicurezza dinnanzi alla riapparizione di forze simili, è anche vero che quelle forze stanno crescendo, che sanno stare dove la sinistra non sta più: a fianco del disagio sociale, dalla parte dei problemi sempre più gravi che vive una sempre più larga parte del popolo italiano, fornendo solidarietà e risposte immediate.

L’era renziana, quella che viviamo ancora oggi, ha sempre più necessità dello squadrismo che cresce e dilaga  anche a livello verbale, attraverso i social media.
La società è sempre più caotica e sempre più violenta. Tutto porta a pensare che la Storia si stia ripetendo esattamente.

Il malcostume della politica, il disordine continuo ovunque, la perdita di certezze e la conseguente insicurezza del paese, l’assenza di regole in una sorta di nuova decadenza di fine Impero, la microcriminalità, lo stupro generalizzato e sfruttato dai media ad arte contro gli immigrati e tollerato se ad agirlo sono italiani, sono tutti fattori che concorrono alla richiesta che sta lentamente ma incessantemente crescendo, di un governo forte, di un premierato forte.

I simboli del neofascismo sono sotto agli occhi di tutti. In alcuni comuni siedono nei banchi delle istituzioni benchè la Costituzione parli molto chiaro nel merito.
Si potrebbe dire che la tolleranza verso quei simboli e ciò che rappresentano, mirino a normalizzare il fenomeno agli occhi degli italiani.

E dopo? Cosa accadrà quando la crisi azzannerà ancora di più come è sicuro che accadrà?
Come verranno viste quelle squadre che purtroppo è lecito pensare che fra non moltissimo, magari, gireranno per le strade al fine di garantire l’ordine pubblico?

Già vedere le principali piazze italiane e gli ingressi delle maggiori Stazioni ferroviarie militarizzate non lascia indifferenti ma lo sappiamo, ci si abitua a tutto, e non possiamo escludere si arrivi ad una rassegnazione e ad una normalità del veder circolare simboli e colori che abbiamo voluto illuderci fossero morti per sempre.

Le premesse, dato il momento storico, ci sono tutte, purtroppo, e non dobbiamo illuderci di essere al sicuro.
La stessa pulsione a destra dei paesi europei racconta che non è così impossibile che il peggio possa riapparire.

L’antifascismo, perciò, deve essere un valore che MAI (!!!) deve venir messo in discussione e MAI dovrà essere considerato testimonianza e obsoleto.
Solo una sinistra di classe potrà impedire il dilagare di questo orrendo e violento fenomeno politico e dovrà farlo intestandosi le lotte in difesa di un ceto medio scivolato nella condizione proletariato sempre più basso; dovrà riappropriarsi delle sue parole, dei suoi atti coraggiosi, delle battaglie più importanti per il Paese che sono molteplici.

Solo una sinistra di classe potrà riportare il tema e l’impegno antifascista alla sua identità, quella necessaria a sconfiggere la voglia di totalitarismi di ogni genere e forma, partendo proprio dalla lotta contro il capitalismo finanziario, contro le élite dominanti, contro il neoliberismo.

Perchè ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che l’economia non è la causa ma il mezzo con cui l’ideologia neoliberalista, partorita dalla destra più radicale e conservatrice globalista, sta imponendo il suo dominio al mondo e che i fascismi, di ogni genere e forma, sono funzionali a questo sistema di potere.

Ce lo dovrebbe aver insegnato il Cile cosa sia.
Cerchiamo di non dimenticarlo MAI.

 

 

PONTIDA, BEL SUOL D’AMORE. LEGHISTA

PONTIDA, BEL SUOL D’AMORE. LEGHISTA

 

di Antonio CAPUANO

A Pontida il sindaco leghista, Luigi Carozzi, quello dei parcheggi rosa solo per alcune donne, ci riprova e applica sconti sulla TARI per le famiglie, escludendo però esplicitamente dal provvedimento le famiglie legalmente costituitesi previe unioni civili, le coppie gay e quelle senza figli.

La Lega Nord è un soggetto politico intriso di discriminazione, violenza, razzismo e fascismo, ed è assolutamente inaccettabile che non si intervenga in tal senso per porre un freno ad una realtà parlamentare giuridicamente costituita.

Nel caso specifico polemizzare è fortunatamente pleonastico, dato che un provvedimento amministrativo del genere è talmente intriso di illegittimità, da sciogliersi come neve al sole e cadere in nullità al primo ricorso al Tar presentato in merito.

Quindi di questa storia restano solo bassezza morale, inciviltà e l’inadeguatezza politica di un funzionario pubblico e un ente locale talmente ignoranti, da sbattere pubblicamente la testa contro i rudimenti del Diritto in generale e del Diritto Amministrativo in particolare.

Il vero problema risiede nel delicato equilibrio tra segni, simboli, significati e significanti perché a forza di veicolare un dato messaggio e creare certi stereotipi demonizzando cose o persone, poi la massa finisce per crederci e ciò che diviene opinione comune, può diffondersi e degenerare rendendo l’ingiustizia legge e il razzismo etnico, di genere e di ogni tipo, una prassi sociale e una consuetudine legale, con tutti i pericoli che ne conseguirebbero in ottica sociale e politica.

Aggiungerei un ulteriore consiglio in chiusura, dato che in fondo sono un buono, piuttosto di perdere tempo con provvedimenti ridicoli e palesemente illegittimi la cui pericolosità sfuggire dalle mani degli ideatori stessi, con imprevedibili e drammatiche conseguenze, la Lega Nord dovrebbe preoccuparsi dei 49 milioni di euro di fondi pubblici che ha rubato agli italiani e per i quali i suoi maggiori esponenti sono stati rinviati a giudizio.

Fare propaganda è facile, mentre dare il buon esempio facendo davvero politica è sempre difficile, soprattutto se si vive la politica stessa come uno strumento di potere e non perciò che essa è davvero, ossia una vocazione attraverso cui servire al meglio i cittadini onorando il loro mandato elettorale.

WALTER ROSSI UCCISO DAI FASCISTI E DALLO STATO

WALTER ROSSI UCCISO DAI FASCISTI E DALLO STATO

 

di Massimiliano DE ANGELIS

Il 29 settembre 1977 a Roma venne ferita a colpi di arma da fuoco una ragazza di 19 anni, Elena Pacinelli, che si trovava in compagnia di aderenti al Movimento Studentesco.

In seguito a tale fatto, fu organizzato per il giorno successivo dal movimento stesso un volantinaggio di protesta nel quartiere capitolino, storicamente fascista, della Balduina, fino ad arrivare all’altezza di una sezione del Movimento Sociale Italiano in Via delle Medaglie D’Oro.

Dalla sede dell’MSI uscirono alcuni suoi militanti che iniziarono una sassaiola contro gli studenti, i quali ripiegarono di qualche centinaio di metri nei pressi di una pompa di benzina; i fascisti, nascosti dietro un autoblindo della polizia e da essi protetti percorsero la via verso i ragazzi di sinistra finché li raggiunsero e spararono loro alcuni colpi di pistola.

Uno di quei colpì alla nuca Walter Rossi, militante di Lotta Continua, il quale morì prima dell’arrivo in ospedale e un altro ferì in modo lieve il benzinaio.

Nei giorni successivi ci furono in tutta Italia manifestazioni di solidarietà e protesta.
Nessun provvedimento venne preso a carico dei poliziotti presenti sul luogo: dieci di essi erano a bordo del furgone blindato, tre in una volante e due in borghese; su di essi gravarono comunque le accuse di complicità con gli aggressori.

Tutti i testimoni presenti asserirono che non venne fatto niente per fermare i neofascisti e che, viceversa, le forze dell’ordine per diversi minuti impedirono i soccorsi a Walter Rossi sia colpendo chi cercava di avvicinare il giovane agonizzante sia evitando di chiamare un’ambulanza.

Diciassette persone vennero arrestate da li a poco, tra questi Flavia Perina, futura deputata di AN, Insabato che nel 2000 compì un attentato contro la sede del quotidiano comunista Il Manifesto e Bragaglia il quale risultò positivo al test del guanto di paraffina ma che venne in seguito prosciolto.

Dopo un lungo processo i diciassette verranno via via prosciolti dalle accuse iniziali di omicidio, tentato omicidio, adunata sediziosa, porto abusivo d’arma da fuoco calibro e la pistola con la quale fu ucciso Walter Rossi non fu mai trovata e ricostituzione del partito nazionale fascista; per alcuni di essi resterà solo l’accusa di rissa aggravata e senza alcun testimone.

Nel 1982 alcuni pentiti indicarono Alibrandi e Fioravanti come assassini confermando così le tesi dei giovani di sinistra. Fioravanti, arrestato successivamente con l’accusa di appartenenza ai NAR ammise che lui e Alibrandi erano armati, attribuendo ad Alibrandi l’uccisione di Rossi in quanto la sua arma si sarebbe inceppata; le sue affermazioni furono poi confutate dalle testimonianze rese dai compagni di Walter Rossi, i quali sostennero che tale colpo fu invece esploso da Fioravanti.

A seguito della morte di Alibrandi, avvenuta in uno scontro a fuoco con la polizia, il procedimento penale fu archiviato; Fioravanti venne condannato ad una pena di nove mesi e 200.000 lire di ammenda solo per i reati concernenti il possesso di arma da fuoco.

La vicenda giudiziaria si è definitivamente chiusa nel 2001 beffardamente con l’incriminazione di tre compagni di Walter per falsa testimonianza ed il non luogo a procedere, per non aver commesso il fatto, nei confronti di Fioravanti, che ora vive libero, sotto altro nome, protetto dallo stato.

Questi sopra (ricostruzione storica in parte dalla rete), furono i fatti accaduti in quei maledetti giorni dove ancora una volta lo Stato e le Istituzioni protessero i loro “servitori fedeli” lasciandoli impuniti e privilegiandoli ribaltando la verità.

Un altro pezzo oscuro della pseudo-democrazia italiana; democrazia incompiuta e oggi involuta con l’aggiunta di nuovi metodi non convenzionali che attaccano la nostra Costituzione e con lo stravolgimento delle leggi a tutela dei lavoratori, pensionati, studenti e cittadini con la colpevole e partecipata complicità di governi, magistratura, borghesia imprenditoriale, finanziaria e organizzazioni massoniche sempre presenti nella vita della nostra Res-publica.

Quale sarò il prossimo passo oltre ai trattati CETA e UE?
Quale brandello di democrazia ci rimarrà?