AMERICA LATINA: NEOLIBERALISMO E SOCIALISMO A CONFRONTO

AMERICA LATINA: NEOLIBERALISMO E SOCIALISMO A CONFRONTO

Latina

 

 

di Dario BIANZANI – Coordinatore Nazionale Movimento Essere Sinistra [MovES]

 

Se l’informazione dicesse la verità non ci sarebbe storia!
In America Latina, Argentina e Brasile con due governi neoliberisti che stanno portando nel baratro i rispettivi paesi.

 

Venezuela e Bolivia con due governi socialisti che nella difficoltà e nell’occultamento dei risultati ottenuti da parte del mainstream portano i loro paesi a resistere ad attacchi economici senza precedenti ed a ottenere risultati importanti quasi inaspettati.

A Buenos Aires in questi giorni si respira un’aria pesante per la disastrosa situazione economica nella quale il Governo neoliberista di Mauricio Macrì, che vinse nel dicembre del 2015 le elezioni promettendo di fare una politica espansiva, non neoliberista con lo scopo di arrivare alla piena occupazione.

Mai promesse elettorali furono così bugiarde, fin dalla prima settimana di governo Macri iniziò con una campagna di licenziamenti di massa nella pubblica amministrazione, furono implementate politiche recessive liberalizzando le importazioni fino ad ostacolare la produzione nazionale, fu compressa la domanda interna con riduzione dei salari e pesantissimi aumenti tariffari.

Il paese si trova ora con un pesante tasso di inflazione e di svalutazione della moneta, meno 38% solo nel mese di agosto.

Dopo anni che il FMI era stato cacciato dal Paese, dal Governo di Nestor Kirchner che, dopo il default degli anni precedenti decise di pagare tutto il debito in una volta sola risparmiando un sacco di interessi e costringendo l’organizzazione finanziaria mondiale a chiudere la sua sede bonairense, ora Macrì ha richiesto un nuovo intervento del FMI con un massiccio finanziamento in cambio di nuovi tagli e riportando il paese sull’orlo del baratro e affidato di nuovo le questioni interne al potere dei militari.

Il Brasile del golpista Michel Temer, quello che vuole impedire per via giudiziaria a Ignacio Lula di ridiventare presidente, è sempre più in recessione economica e con un aumento esponenziale della povertà estrema che è passata in un anno dal 6 al 13%.

Invece, all’opposto la Bolivia del presidente Evo Morales è in crescita continua e in otto anni ha eliminato quasi totalmente la povertà estrema e l’analfabetismo.

Anche in Venezuela nonostante il continuo assedio economico, le cose sembrano poter migliorare dopo le ultime misure piuttosto drastiche prese dal Governo e addirittura molti venezuelani che erano espatriati per ragioni economiche stanno rispondendo positivamente all’invito del Presidente al ritorno in patria.

Per questa iniziativa il Governo Maduro ha istituito addirittura un ponte aereo per riportare in patria i venezuelani che ne facciano richiesta alle rispettive ambasciate. Ponte aereo che è già attivo da molte capitali latinoamericane.

 

Quello che dunque risulta evidente, non soltanto in America Latina, è che solo i governi socialisti possono restituire al popolo quello che invece il neoliberalismo depreda, saccheggia, toglie loro, laddove il mercato e i suoi diktat impongono le proprie politiche criminali.

Per questo la sola scelta possibile oggi, anche per noi è una sola: CON LO STATO, CONTRO IL MERCATO.

CERCASI UMANESIMO

CERCASI UMANESIMO

Evo Morales Josè Bergoglio

di Jean DE MILLE

Oggi un’amica mi ha mostrato un articolo di Left, dal titolo alquanto emblematico: AAA laicità cercasi.

Vivremmo dunque asfissiati da un potere teocratico, racchiusi tra le maglie di una pervasiva e totalitaria morale religiosa? Per l’articolista evidentemente sì, come per una parte dei simpatizzanti della sinistra, che evidentemente privi di più stringenti problemi, in primis economici, ritengono prioritaria una lotta per una non meglio definita laicità, la quale si traduce nella pratica in un’estensione dei diritti individuali e della potestà e potenzialità della sfera soggettiva.

Questo surplus di laicità e di libertà viene rappresentato dalla sinistra post-classista come lotta di emancipazione dal retaggio della tradizione religiosa.

Ed in questo vi è qualcosa di vero: si tratta di spezzare gli ultimi vincoli, insieme etici e conformistici, con cui un cattolicesimo ormai residuale ostacola il pieno dominio della cultura materialistica su ogni sfera dell’umano.

La moderna declinazione del laicismo non è nient’altro che una sovrastruttura del capitalismo, che sotto una maschera emancipatrice prepara l’omologazione ai valori scanditi dal mercato.

Dove un’ideologia che si presenta scissa da qualsiasi considerazione circa i rapporti di classe, e che sancisce la libertà illimitata dell’individuo, pone le basi per una libertà compiutamente diseguale, tanto più estesa quanto più ampie saranno le capacità economiche del soggetto.

Per la prima volta sarà possibile vendere ed acquisire la libertà come merce: libertà di accedere al mercato della surrogacy, libertà di giocare reversibilmente con la propria identità sessuale, libertà di soddisfare ogni pulsione libidica, libertà di anestetizzare le conseguenze delle proprie azioni, libertà di espandere in ogni direzione la propria personalità senza altre restrizioni che non siano quelle dettate dalle risorse materiali e culturali.

Da non credente sono convinto che il comunismo, in quanto totale umanesimo, abbia tra gli altri compiti quello immane di raccogliere su di sé gli approdi più alti della riflessione e dell’etica cristiana, a partire da una concezione dell’uomo e della vita assolutamente irriducibile alla pura razionalità economico-strumentale.

Dal mercato della maternità surrogata fino alla nuova frontiera dell’eutanasia obbligatoria, mi sembra che cristianesimo e comunismo possano incontrarsi su un terreno comune, liberante, e sovversivo rispetto ai valori del capitale.

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