Attento Mélenchon. Un’Europa diversa da questa non esiste e non esisterà mai

Attento Mélenchon. Un’Europa diversa da questa non esiste e non esisterà mai

Jean-Luc Mélenchon

Mi spiace dirlo, ma forse Jean-Luc Mélenchon s’è giocato la possibilità di andare al ballottaggio.

Nel suo ultimo discorso ha parlato di poter costruire un’altra Europa. No. Bisogna prima abbattere completamente quella vecchia, e poi fare tutta un’altra cosa. Una cosa completamente diversa. Che comincia dalla Francia, dalla Spagna, dall’Italia, dalla Grecia, dal Portogallo, dagli stati del Sud che stanno per essere colonizzati dall’ordoliberismo tedesco. Ma prima devono potersi relazionare come Stati uguali e sovrani. Che si guardano da pari a pari. Si parte da lì, Mélenchon.

Non da unioni di popoli che al momento non sono più popoli, ma merce.

Quindi, qualunque altra Europa sarebbe solo un ipermercato.

Massimo Ribaudo

Trattati di Roma? Sessant’anni di guerre e colonialismo

Trattati di Roma? Sessant’anni di guerre e colonialismo

Fine della UE

 

di Luigi BRANCATO

Sul sito dell’Unione Europea riguardo ai trattati di Roma si legge:

Sessant’anni fa, a Roma, sono state gettate le basi dell’Europa così come la conosciamo oggi
e ha avuto inizio il più lungo periodo di pace della storia europea.

Eppure a noi viene da chiederci: cosa è la pace?

L’Unione Europea si è basata fin dagli inizi non sugli interessi delle nazioni o sulle aspirazioni di pace dei popoli, ma su un continuo accentramento del potere.

Potere, che nella migliore tradizione capitalista è inteso come potere economico.

Sessant’anni di costante impoverimento delle economie nazionali più deboli in Europa, al fine di imporre a quei paesi scelte economiche e sociali antidemocratiche.
Schiavizzare e colonizzare, nella minaccia costante che non esista una via d’uscita che non comporti perdita di valore della valuta nazionale e fallimento economico.

Parlano di pace. Di importanza storica dei Trattati di Roma.

Eppure non parlano dei suicidi in Grecia, di come siano aumentati del 40% dopo le misure di austerity imposte dall’Unione Europea.
E l’Italia non è da meno. Nel 2015 il tasso di suicidi ha raggiunto i massimi storici.

Un pó come quando nel ’29 i banchieri e gli azionisti saltavano dalle finestre. Con la differenza che allora a morire erano gli speculatori, oggi sono i padri di famiglia, gli operai, i manovali, gli statali.

Vittime di una guerra coloniale vera e propria, morti non sotto le esplosioni delle bombe, ma sotto le minacce di miseria e di povertà.
Appesi al lampadario nel silenzio delle loro case, o travolti da un treno in corsa.
Non suicidi, ma omicidi a tutti gli effetti.

Il MovES non ci sta.

Il 25 Marzo non celebreremo il compleanno di una istituzione antidemocratica ed antilibertaria.

Il 25 Marzo noi saremo in piazza a piangere le vittime di questa tragedia economica, sociale ed umana ed a porre le basi per un piano d’azione politico che ci permetta di scongiurare il peggio, finchè siamo in tempo.

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