ANCHE LE FORMICHE (E LE CICALE) NEL LORO PICCOLO SI INCAZZANO

ANCHE LE FORMICHE (E LE CICALE) NEL LORO PICCOLO SI INCAZZANO

Carrello spesa

di Maria Emanuela MASSARI

Mi son davvero stancata di sentirmi ricordare che io, in quanto italiana, ho vissuto sopra le mie possibilità, che devo accontentarmi di una pensione contributiva perché, a suo tempo, i miei genitori hanno percepito pensioni retributive e via di questo passo, chi più ne ha, più ne metta.

Il debito pubblico insostenibile è una ottima scusa per toglierci il welfare e i diritti sociali, gli unici veri diritti che fanno davvero la differenza!

In verità io credo che insostenibile per davvero sia solo la vita che si prospetta nel futuro a chi non appartiene alla classe dei ricchi.

Quello che io davvero vorrei, è di vivere senza dover lavorare come un mulo per pagare affitto, luce, gas, riscaldamento e cibo senza che poi nulla mi resti tra le mani.

Vorrei poter vivere senza l’angoscia di non sapere che fine farò quando non sarò più in grado di lavorare.

Ma oggi pare sia chiedere troppo.

Sapete che vi dico?

Tutto quello che può mandare in tilt questo sistema mi aggrada!

MACRON HA GIA’ PERSO. PERCHE’ COMUNQUE AVRA’ VINTO LA COMMISSIONE UE

MACRON HA GIA’ PERSO. PERCHE’ COMUNQUE AVRA’ VINTO LA COMMISSIONE UE

Macron e Schaueble

 

di ORIZZONTE48

1. Facciamo che tutto sia scontato e che i sondaggi questa volta siano attendibili.
Dunque, ci ritroveremmo Macron come Presidente francese.

La grancassa mediatica italiana, in questi giorni particolarmente agitata, sarebbe finalmente tranquillizzata sul fatto che l’economia nostrana non andrebbe incontro a “terribili scossoni”: L€uropa ne uscirebbe rafforzata, i populismi umiliati e la macchina della pace e della crescita, possibili solo dentro l’euro (che non è certo il nostro problema), potrebbe ripartire verso il futuro radioso che i “padri fondatori” de L€uropa avevano da sempre progettato per tutti noi.

Esaminiamo perciò quale situazione si troverebbe a fronteggiare Macron, con le sue idee prioritarie per cui la spesa pubblica andrebbe tagliata di 60 miliardi in via strutturale entro il 2022, – al netto, si badi bene, di un piano di investimenti pubblici quinquennale di 50 miliardi-, il numero dei pubblici dipendenti ridotto stabilmente (50.000 posti soppressi a livello statale e 70.000 a livello locale, entro il 2022). Naturalmente, sempre entro il 2022, secondo il suo programma, ci sarebbe il pareggio strutturale di bilancio, che andrebbe di pari passo, secondo Macron (e il suo piano di investimenti pubblici), con una riduzione della disoccupazione al 7% e, donc, con 1.300.000 posti di lavoro aggiuntivi creati da questo insieme di misure.

2. Ma vediamo anche perché, Macron ha già perso (proprio come sarebbe accaduto per Hillary: cioè a prescindere dall’esito del ballottaggio).

Il cammino che ha di fronte, infatti, è quello di un feroce e difficile consolidamento fiscale, inevitabile per un presidente che fa della fedeltà alle regole dell’eurozona il suo più rassicurante “cavallo di battaglia” (certamente rassicurante per l’ital-tifo mediatico).

E non è che la Commissione UE gliela mandi a dire nell’ultimo Country Report del febbraio 2017: nel medio termine, il suo debito pubblico viene ritenuto altamente a rischio.

La spesa pubblica, la più alta d’€uropa in rapporto al PIL, è giudicata, dalla Commissione, fuori controllo per l’eccessivo ricorso a “sussidi”, cioè all’assistenza sociale diversa da quella previdenziale: questa, non sarebbe problematica per via dell’andamento demografico francese, che la Commissione considera, senza sapersi spiegare perché, un’eccezione nell’ambito dell’eurozona! E infatti, non spiegandosi perché, gli addita la spesa sociale come primo “ramo secco” da tagliare.

3. Il debito pubblico, salito oltre il 96% del PIL, cioè 4 punti sopra la media dell’eurozona, è previsto in moderato ma costante aumento, fin oltre il 100% del PIL, a legislazione invariata, scenario che si aggraverebbe di ben 6 punti nel rapporto debito/PIL ove, per un qualsiasi fattore di crisi finanziaria, gli interessi su tale debito dovessero crescere dell’1% (una specie di mezzo avvertimento sulla fine del QE).

Naturalmente, per la Commissione, il denominatore PIL, cioè la dinamica della crescita (e dell’occupazione) non risente mai del consolidamento fiscale e quindi le basta dire che occorre una correzione prudenziale, preventiva dello scenario più sfavorevole, di 2,8 punti di PIL.

Il che già dovrebbe portare all’indebolimento repentino della vocazione di Macron all’ortodossia nel rispetto delle regole dell’eurozona, visto che, invece, se rispettasse questa raccomandazione, dovrebbe dire addio sia alla crescita che alle centinaia e centinaia di migliaia di posti di lavoro che va in giro a promettere (…tranne che ai dipendentipubblicibrutti); anche se può sempre contare sul fatto che la golden share politica della Franza gli consente di fare un po’ come je pare…

4. Invece, le retribuzioni reali sono costantemente cresciute scollandosi dalla ben più modesta crescita della produttività: una delle colpe più gravi nell’eurozona, secondo i ben noti enunciati della BCE (per la quale il Deflationary gap non esiste e, se proprio proprio, si corregge con tanti investimenti privati indotti da tanti bei tagli della spesa pubblica; c.d. crowding out che vedrete, infatti, richiamato dalla Commissione nelle raccomandazioni finali alla Francia, linkate in fondo).

5. E, nonostante ciò, il debito del settore privato, famiglie e imprese, è cresciuto constantemente dal 1998 (ma guarda un po’…), attestandosi attualmente al 144,3% del PIL: preoccupa la Commissione quello delle imprese industriali, di 7,5 punti sopra la media €uropea.

6. Insomma, i francesi “hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità”, traducendo in soldoni quanto analizza e raccomanda la Commissione.

Che, infatti, segnala la seguente situazione delle esportazioni francesi e anche i “consueti” problemini da risolvere: cioè, per la Francia, ma proprio per la Francia dai!, la Commissione si abbandona all’ammissione che la sua perdita di competitività nel periodo 1999-2008 è dovuta al contenimento del costo del lavoro nel resto dell’euro area “in particolare in Germania”.

7. Anche scontando il QE e il suo marcato effetto svalutativo, nonché l’orientamento francese all’esportazione prevalente fuori dell’area euro (al suo interno il discorso è invece opposto), infatti, non solo l’aumento del debito, pubblico e privato, indica che la Francia ha vissuto al di sopra delle sue possibilità, tanto che il saldo francese delle partite correnti rimane in deficit: la Commissione, nel suo report, prevede anzi, per i prossimi anni un significativo rischio di notevole peggioramento.

8. Intanto, nell’immediato, Macron deve raggiungere il pareggio strutturale di bilancio – ma, con comodo, entro il 2022, e sempre sapendo della sua golden share politica-, partendo da questa situazione che, certamente, (con grande sorpresa delle scientifiche conoscenze dell’ital-grancassa) non è stata estranea al mantenimento della crescita dopo la crisi del 2008. Parliamo di deficit pubblico.

Dunque, Macron, o qualunque altro candidato €uro-ortodosso che uscirà dalle urne, avrà un solo possibile indirizzo politico: austerità fiscale e aumento della competitività mediante abbassamento del costo del lavoro. Un obiettivo da raggiungere sia attraverso il mantenimento di un’adeguata disoccupazione strutturale, sia, ancor meglio mediante la “grande trovata” dell’€uropa della pace e del benessere: cioè la diffusione inarrestabile della precarizzazione con la crescente creazione dei working poors.

D’altra parte, Macron l’ha detto più volte durante la sua campagna: le regole €uropee potranno essere cambiare solo da chi si sarà rivelato credibile, rispettandole scrupolosamente (a parte la golden share..beninteso: se no erano l’Italia).

Ed infatti, il programma di Macron, specialmente in tema di mercato del lavoro – sia pure abilmente frazionato in più voci apparentemente distinte, per renderle meno percepibili nel loro insieme agli elettori -, ricalca puntualmente le raccomandazioni della Commissione europea (v. schema alle pagg.55-58)!

Ecco, alla faccia di tutte le discussioni e i dibattiti, del tutto scenografici e cosmetici, che hanno simulato diversità “politiche” tra i vari candidati eurofili, l’indirizzo politico che seguirà la Francia, – a prescindere da qualsiasi risultato elettorale, che non sia, ovviamente, l’elezione di Marie Le Pen – è già fissato e lo ha precisato la Commissione UE. Punto.

 

fonte: http://orizzonte48.blogspot.it/2017/04/macron-ha-gia-perso-perche-comunque.html?m=1

Tante guerre, una sola causa: NOI DICIAMO NO!

Tante guerre, una sola causa: NOI DICIAMO NO!

Moab

 

di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile MovES

Dopo aver subitaneamente attivato le portaerei che nello spazio di poche ore dal bombardamento con le armi chimiche erano già pronte a sparare Tomahawk (!) contro la Siria, gli americani passano alla prova muscolare e sganciano la ‘Madre di tutte le bombe’ in Afghanistan.

Una bomba non nucleare ma per la prima volta, da Hiroshima, la terra trema e non solo in Afghanistan.
Dalla sua elezione, tutti sono preoccupati per la Presidenza Trump.
Certo, avere un nemico dichiarato così potente e ferocemente di destra, fa tremare le vene ai polsi, cosa che non accadeva, invece, con la Presidenza Obama malgrado proprio con questa è iniziato tutto e tutto, proprio a causa sua, sta avvenendo.

Non solo Trump è il colpevole di tutto e bisognerebbe non dimenticarlo, ma proprio Obama e Clinton hanno dato il via a questa corsa verso il baratro per tutta l’umanità, come parrebbe stia per accadere.

L’aggressione all’Afghanistan, in quanto serbatoio di forze jihadiste, appare come una prova muscolare degli U.S.A.

Cercano di farsi una certa immagine agli occhi del mondo nella lotta contro quell’ISIS che hanno creato loro stessi?
Dimostrano di cosa sono capaci a Russia e Siria, mandando un chiaro messaggio alla Russia per dire che sono disposti a tutto ed hanno armi potentissime?
Cercano di intimidire Putin – che di sicuro non ha voglia di assumersi la responsabilità di un nuovo conflitto mondiale – affinchè abbandoni Assad ad un destino ormai segnato?
Sono “schermaglie” tra America e Russia per prendersi reciprocamente le debite misure in previsione degli sviluppi futuri?
È solo una manovra U.S.A. per distrarre l’attenzione dalla forte crisi economica che continua a strangolare tutti i popoli occidentali?

Oggi non è ancora praticabile dire con certezza quale sia la causa o se siano più cause ma non è escluso che tutti i giochi siano già fatti, una cosa però è certa, ossia che i neocon americani non molleranno la presa sulla Siria anche a costo delle estreme conseguenze.

E proprio in virtù di questo che dovremmo tutti soffermarci a pensare quanto ci spaventano le bombe ma non la miseria che conduce all’agonia interi popoli.

In Medio Oriente hanno avviato uno dei conflitti più sanguinosi della Storia, un nuovo genocidio che miete vittime ogni giorno e di cui il mondo intero si è accorto solo qualche giorno fa. Grazie al fatto che la propaganda mediatica serviva allo scopo di questo sistema, la notizia dell’uso di armi chimiche è stata propagata a reti unificate malgrado il popolo siriano muoia ogni giorno con tutti i suoi bambini da SEI lunghi anni. 
Malgrado la stessa UE sia parte in causa di tutte quelle morti per via delle sanzioni economiche che ha imposto alla Siria che hanno privato i siriani di cibo, medicinali, acqua e quant’altro.

E lo scopo di tutto questo? Destituire Assad, parcellizzare la Siria a causa della sua posizione strategica, a causa dell’aver detto no alla TAP, a causa dell’aver nazionalizzato i pozzi petroliferi, a causa dell’essere sostenuto da Putin.

Di fatto la guerra contro la Russia non è mai cessata ma dato che i media non ne parlano, nessuno ha la percezione di quanto stia avvenendo.

Intanto in tutto il resto del mondo, i neocon e i neoliberisti, compiono ogni giorno nefandezze e crimini contro l’umanità.
In America Latina sono diversi i paesi destabilizzati radicalmente da questi criminali in giacca e cravatta.

Paesi in cui entrano, creano il caos con ogni mezzo possibile per potersi infiltrare, saccheggiare e depredare i beni degli Stati, assumere controllo e potere di un’area di interesse e migrare verso altri obiettivi lasciando i popoli alla fame e alla povertà assoluta.

In Europa fanno altrettanto.

Solo non ci sono colpi di Stato e carri armati per le strade, non cadono le bombe e questo, spaventosamente e paradossalmente a dirsi, è persino peggio perchè non porta REAZIONE mentre accade il peggio. Mentre fame e miseria dilagano, mentre ci portano ad una guerra che avviene e cresce di continuo tra poveri in cui spesso, troppo spesso, si è ridotti a sbranarsi gli uni con gli altri come cani rabbiosi e famelici che combattono per conquistare un solo osso rimasto.

Chi viene dalle generazioni che hanno visto altre guerre (penso al Vietnam) sa che per fermare lo scempio serve una protesta globale organizzata, sa che c’è bisogno di mobilitazione su larga scala, ma ci hanno dato i social per manifestare la nostra riprovazione e il nostro sdegno e ci accontentiamo di quel momento in cui scriviamo un gran bel post, invece di chiedere con forza e a gran voce, che TUTTE le sinistre mondiali si attivino prima che sia troppo tardi.

Perchè potrebbe anche non essere così vicina la III guerra mondiale ma rimane che quella guerra che vediamo accadere in Siria e in Afghanistan o nello Yemen, ci riguarda TUTTI.
Perchè è la stessa che combattiamo noi ogni giorno per non soccombere a questo sistema di potere, perchè i mandanti sono sempre gli stessi e forse è ora che la sinistra si decida a dire le cose come stanno una volta per tutte e che riprenda a mobilitare le masse come ha fatto nel corso di quasi un secolo di storia, sempre che non abbia timore di disturbare troppo i manovratori che è quello che, purtroppo, temiamo.

Non bastano più i proclami.

Il neoliberismo e i neocon americani hanno dichiarato GUERRA ALL’UMANITÀ INTERA.

Quante altre migliaia di vittime, quanti altri milioni di poveri oltre agli 85 già prodotti dalla UE in Europa, quanto altro territorio e ambiente irrimediabilmente distrutti, quanta altra crudeltà e sofferenza dovrà verificarsi prima che a sinistra qualcun altro, oltre al MovES, cominci a dire come stanno le cose, controinformando e azzerando la narrazione della propaganda?

Quanto dolore ancora dovrà levarsi come un grido dalla Terra prima che qualcuno dica BASTA?

Vorremmo che altri come noi rispondessero a queste domande, vorremmo che ogni persona che vuole la Pace, ponesse gli stessi interrogativi, esigesse risposte e pretendesse non più parole, ma azioni, quelle sole azioni che possono fermare quest’ulteriore bagno di follia che pagheranno sempre e solo gli innocenti.

Dico no all’Invalsi perchè io valgo

Dico no all’Invalsi perchè io valgo

Contro Invalsi

Ed è di nuovo tempo d’Invalsi e di rifiuto.

di Barbara MORLEO

I test Invalsi erano nati con il fine di valutare la qualità del sistema scolastico nazionale. Questa finalità è cambiata dopo pochi anni e i test, da rilevazione a campione, sono diventati censuari. Attraverso questa diversa modalità di applicazione, è cambiato anche l’obiettivo della somministrazione: si è passati dalla valutazione del sistema scolastico nazionale, a quella d’istituto, alla quale viene collegata la valutazione degli insegnanti.

Tale commistione è gravemente impropria perché, come gli stessi esperti della valutazione ricordano, l’utilizzo dei test per più finalità è inappropriato, in quanto ciascun obiettivo richiede informazioni diverse e necessita quindi di adattare gli strumenti di rilevazione.

Dunque pensare di valutare contemporaneamente studenti, insegnanti, scuole e sistema attraverso la somministrazione degli stessi test, risulta con buona evidenza scientifica, improprio. 

Di fronte all’opposizione che da più parti si è levata contro l’uso dei test nelle nostre scuole, spesso si sente affermare che “tutti i paesi europei si comportano in modo analogo”. Tale affermazione non corrisponde al vero. In una approfondita e completa analisi di Eurydice, commissionata proprio dalla Commissione Europea, si evidenzia che:
nella maggioranza dei paesi europei, i test obbligatori hanno il solo scopo di certificare le competenze a fine ciclo e non sono utilizzati per la valutazione esterna né esiste alcuna raccomandazione per l’utilizzo dei risultati nella valutazione interna.

In Inghilterra si pubblicano i risultati al fine di stabilire una graduatoria delle scuole (Sigh!), mentre altri paesi hanno previsto per legge che i risultati non debbano essere pubblicati. Fra gli altri paesi dell’Unione Europea, solo l’Italia dichiara di voler pubblicare i propri risultati, creando così istituti di serie A e di serie B, e diversificando anche i fondi da destinare alle scuole. Addio dunque all’uguaglianza scolastica su tutto il territorio nazionale.

Voglio ora evidenziare i motivi per cui ritengo lo strumento dei test inappropriato per la valutazione di istituti ed insegnanti. In primo luogo, l’impiego di test standardizzati permette di misurare solo una frazione, probabilmente non la più importante, delle competenze degli studenti. Buona parte della variabilità dei risultati dipende dalla disuguaglianza “nei punti di partenza” e non si riesce a “catturare” la qualità del percorso scolastico effettuato, né si riesce a isolare la misurazione da tutti i fattori non scolastici che influenzano gli apprendimenti.

 
Un sistema di misurazione focalizzato su due soli apprendimenti disciplinari non è in grado di catturare né la ricchezza delle competenze costitutive del capitale umano dello studente, né la varietà degli approcci culturali, didattici, organizzativi e gestionali, attraverso cui gli insegnanti hanno lavorato. 

I risultati dei test della Scuola Primaria sono solo riusciti a dimostrare, in questi anni, che esiste una correlazione fra la famiglia di provenienza del bambino e il suo rendimento scolastico nelle due discipline esaminate (Italiano e Matematica). Questo perché, come la pedagogia aveva già evidenziato, un bambino seguito e stimolato in maniera opportuna nei primi anni di crescita, è un bambino che sviluppa buone competenze linguistiche e logiche, cioè proprio quelle prese in esame dalle prove Invalsi, le quali non riescono quindi ad individuare il surplus dato dall’insegnante e dagli insegnamenti ricevuti, se non in una frazione bassa ed estremamente variabile.

I test Invalsi, così come tutti i test standardizzati, rappresentano “misure povere” dell’apprendimento degli studenti; nulla rilevano dei progressi che gli alunni hanno effettuato nelle aree umanistica, artistica, creativa, relazionale e sociale, fondamentali per uno sviluppo armonico della personalità e nulla rilevano di tutto il lavoro educativo che un insegnante ogni giorno svolge nella propria aula. Oltretutto l’Invalsi non tiene assolutamente conto degli alunni con difficoltà di apprendimento e di altra cultura e men che meno degli alunni diversamente abili, i quali invece influenzano enormemente le scelte didattiche degli insegnanti e i percorsi che vengono costruiti nelle classi in cui questi bambini sono inseriti.

Ritengo quindi che un processo di valutazione degli insegnanti legato alla somministrazione di questi test oltre a mancare gravemente di affidabilità, si riveli uno strumento di controllo e di minaccia, in grado di influenzare in modo invadente le stesse scelte didattiche, riducendo spesso l’insegnamento a mero addestramento ai quiz e impoverendo quindi tutto il percorso formativo. Basti pensare a come, con l’approssimarsi dei test, le discipline non soggette a valutazione, perdano di importanza nel lavoro di molti docenti.

Ancor più pericoloso è l’elemento di concorrenza che si introduce e che va a sostituirsi ad un sapere costruito tra colleghi, cooperativamente, nella collegialità, nello scambio e nel confronto. Chi continuerà a mettere in comune le proprie esperienze didattiche, se alla loro capacità di produrre un miglioramento, corrisponde il riconoscimento di un merito?

Così facendo si piega la scuola a logiche competitive, aziendali, snaturandone la finalità di luogo della cooperazione, della collegialità, della condivisione delle buone pratiche educative e del sostegno, necessarie sia alla costruzione della personalità individuale che della democrazia in generale.

Se a questo aggiungiamo tutte le involuzioni introdotte dalla Legge 107, dai presidi-padroni agli staff dirigenziali-clientelari (sempre più lontani dal resto dei colleghi, dai bambini e dai veri problemi della scuola), all’introduzione del bonus per il merito, creato proprio per comprare l’assenso/silenzio dei “docenti-clienti”, fino ad arrivare alle deleghe ora al vaglio del Governo, ecco che il quadro di distruzione della SCUOLA PUBBLICA COME ORGANO COSTITUZIONALE DELLA DEMOCRAZIA è completato.

IN UN UN LUOGO CHE NON È DEMOCRATICO NON SI PUÒ EDUCARE ALLA DEMOCRAZIA !

Un’ultima considerazione…come insegnante mi trovo sempre più spesso ad affrontare colleghi che si lamentano di quanto le cose vadano “sempre peggio”, di quanto certe prassi e certe pratiche siano solo una perdita di tempo o addirittura controproducenti ma vadano fatte perché è Legge.

Mi spiace, ma io non ci sto.

Come insegnante io sento fortemente anche il dovere morale di dare ai miei alunni l’esempio che se una cosa la ritengo sbagliata non la faccio.

I miei bambini un giorno potranno dire: la mia maestra era contro le prove Invasi e infatti non ce le ha mai somministrate, la mia maestra era contro il bonus per il merito e infatti ha votato contro l’insediamento del Comitato di Valutazione e si è rifiutata di “concorrere” alla distibuzione del bonus.
Ritengo fondamentale insegnare il rifiuto!

E ritengo fondamentale anche insegnare ad essere sovversivi verso la Legge quando la Legge è ingiusta.

Ecco perché gli insegnanti come me non devono avere libertà d’insegnamento ma anzi essere licenziabili.

Fino a quando questo Stato non dimostrerà di avere realmente a cuore la Scuola Pubblica Statale e non tornerà ad investire sulla sua natura democratica, cambiando rotta rispetto alla deriva aziendalistica assunta io non collaborerò in alcun modo alla Valutazione di ciò che ritengo sbagliato.

Buon rifiuto a tutti i docenti contrastivi e sovversivi.

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Tanti auguri a chi? L’Unione è un enorme “cavallo di Troika”

Tanti auguri a chi? L’Unione è un enorme “cavallo di Troika”

di Antonio CAPUANO

Nel giorno del 60° compleanno vedo e leggo ovunque sfarzose celebrazioni per “l’Europa dei popoli”, assunto senza dubbio meraviglioso.

Una domanda, però, mi sorge spontanea, esattamente dove la vedete?

Mi pare evidente come oggi festeggiate i 60 anni del vostro modo di vedere l’Europa, di una vostra proiezione, spesso permeata di profonda malafede, e non l’UE per come realmente è.

Se infatti lasciaste per un attimo da parte i voli pindarici, realizzereste quanto segue:

    – L’unica cosa realmente unita è la moneta;
    – Germania e Francia tengono i fili;
    – La Grecia è morta;
    – L’Inghilterra è scappata;
    – Italia, Spagna e Portogallo sono in fin di vita;
    – Sul piano politico, imperversano e prendono forza in tutto il continente, estrema destra, fascismo, populismo e xenofobia.

 

Direte: però c’è una grande cooperazione. Sicuri?

 

      -I migranti muoiono mentre i paesi litigano su come dividerli trattandoli da freddi numeri;
      -Il Welfare non esiste;
      – La sussidiarietà non è contemplata, verticale o orizzontale che sia, di orizzontale ci sono solo i cittadini stesi in fin di vita
      – Le banche tengono per il collo i Paesi con accordi soffocanti, il debito pubblico è ormai totalmente figlio dei trattati che oggi celebrate e non più funzionale alla crescita interna degli Stati.
      – La sovranità nazionale si corrode giorno dopo giorno sull’altare di una disattesa e utopica unione sovranazionale.

 
Qualcuno potrebbe obiettare che con la UE, il continente europeo ha trovato una stabilità geopolitica che ha evitato conflitti tra le sue principali potenze. Vero, se guardiamo ai conflitti armati. Ma quelli commerciali e capitalistici continuano spietati a mietere vittime tra i lavoratori e le popolazioni.

E in ogni caso uno splendido punto di partenza, non può divenire un insufficiente punto d’arrivo…
Perché come disse Benjamin Franklin:”Un popolo che sacrifica la propria libertà in nome della sicurezza, non merita nessuna delle due...”.

Non sono antieuropeista: semplicemente l’attuale unione monetaria priva di giustizia sociale, non potrò mai sentirla mia e tantomeno​ festeggiarla. Non me ne vogliate…

Quindi, mentre voi celebrare l’anniversario di un incubo vestito da sogno, noi pensiamo a come aiutare quella enorme fetta d’Europa che oggi non ha davvero nulla da festeggiare e cercheremo di farlo prima che sia troppo tardi.

Tranquilli, sarà nostra premura far sentire la nostra voce pacificamente e senza rovinarvi la giornata di festa.

La festa ipocrita della finanza e del capitalismo globale, di cui l’Europa è la fortezza, non è la nostra.