ATTUARE LA COSTITUZIONE? MOLTO BENE. E ALLORA PENSIAMO A COSA FARE COI TRATTATI UE CHE VANNO CONTRO DI ESSA

ATTUARE LA COSTITUZIONE? MOLTO BENE. E ALLORA PENSIAMO A COSA FARE COI TRATTATI UE CHE VANNO CONTRO DI ESSA

Come uscire dall'euro

di Fiorenzo MEIOLI

Senza la capacità di rimettere in discussione la relazione fra Italia, eurozona ed Unione Europea, sarà complicato costruire una sinistra in grado di rimettere al centro il lavoro come recita la nostra Costituzione e di superare il centrosinistra degli ultimi 30 anni.

L’Art.1 della nostra Costituzione dice che “l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro” che sostanzialmente vuol dire che il lavoro costituisce l’interesse fondamentale, compresa la sua dignità.

E’ una chiara presa di posizione verso gli interessi dei più deboli, perché i più forti, pensavano i nostri Costituenti, a tutelarsi sono in grado da sé.

Insomma, a sinistra si deve prendere atto che l’Italia fa parte però di un assetto europeo basato sulla competizione del mercato, l’esatto contrario di ciò che invece recita la nostra Costituzione alla quale pensiamo come un punto di riferimento.

Se la sinistra non affronta questo nodo politico, come, ad esempio, si debba riconquistare una quota di sovranità in tema di politica economica e sociale, senza fare chiarezza sulla moneta unica che si è trasformata in uno strumento della vittoria del neoliberismo, nessun progetto a sinistra avrà unità e credibilità.

ANCHE LE FORMICHE (E LE CICALE) NEL LORO PICCOLO SI INCAZZANO

ANCHE LE FORMICHE (E LE CICALE) NEL LORO PICCOLO SI INCAZZANO

Carrello spesa

di Maria Emanuela MASSARI

Mi son davvero stancata di sentirmi ricordare che io, in quanto italiana, ho vissuto sopra le mie possibilità, che devo accontentarmi di una pensione contributiva perché, a suo tempo, i miei genitori hanno percepito pensioni retributive e via di questo passo, chi più ne ha, più ne metta.

Il debito pubblico insostenibile è una ottima scusa per toglierci il welfare e i diritti sociali, gli unici veri diritti che fanno davvero la differenza!

In verità io credo che insostenibile per davvero sia solo la vita che si prospetta nel futuro a chi non appartiene alla classe dei ricchi.

Quello che io davvero vorrei, è di vivere senza dover lavorare come un mulo per pagare affitto, luce, gas, riscaldamento e cibo senza che poi nulla mi resti tra le mani.

Vorrei poter vivere senza l’angoscia di non sapere che fine farò quando non sarò più in grado di lavorare.

Ma oggi pare sia chiedere troppo.

Sapete che vi dico?

Tutto quello che può mandare in tilt questo sistema mi aggrada!

GLI STRANI PARALLELISMI TRA IL 2007 E IL 2017

GLI STRANI PARALLELISMI TRA IL 2007 E IL 2017

Fallimento Lehman Brothers

di Giuseppe MASALA

Nel 2007 ci furono le prime devastanti ripercussioni finanziarie dell’esplosione della bolla immobiliare (in realtà il crollo del prezzo degli immobili in Usa iniziò nel 2005).

Chiusero i primi hedge found (i più importanti furono due della banca d’affari Bear Stern) e altri generi di fondi (i più importanti furono 3 di BNP Paribas).

Tutto dipese dai titoli che cartolarizzavano mutui immobiliari garantiti da ipoteca.

Da lì fu una reazione a catena che ormai è storia.

Da notare che questi primi crack furono dei veri e propri fulmini a ciel sereno di cui molti sottovalutarono l’importanza tanto è vero che la BCE portò i tassi al 4% evidentemente aspettandosi di raffreddare una fase espansiva che non esisteva se non nei loro modelli econometrici che funzionano evidentemente come i fondi di caffè di una fattucchiera.

Ora, a distanza di 10 anni, sembra che qualcosa non torni.

O meglio, sappiamo bene che alcune nazioni sono sull’orlo del baratro sia per quanto riguarda il debito pubblico sia per quanto riguarda le banche (leggi Italia) ma questa situazione sembra uno sgradevole strascico della vecchia crisi ormai passata.

Ma c’è dell’altro: la settimana scorsa come un fulmine a ciel sereno è fallita Banco Popular una banca apparentemente solida con un CET 1 al 10%. Oltretutto la Spagna cresce al 3%.

Cosa è successo a Popular (fateci caso) nessuno lo ha detto. Sappiamo solo che dalla sera alla mattina è passata da un CET 1 al10% ad esser pagata 1 euro da Santander nel ruolo di cavaliere bianco.

Ovviamente dopo l’azzeramento degli azionisti e dei detentori di bond jr. Strano…

Non basta, le autorità spagnole vietano lo Short selling su Lendbank, un altra grossa banca evidentemente in difficoltà. Dunque il caso Popular non è isolato.

Nel frattempo la FED alza i tassi come la BCE nel 2007.

Strane similitudini.

Ma cosa potrebbe essere il sottostante che rischia di esplodere e si riprecipitarci in una nuova grande crisi? Nel 2007 fu il mercato immobiliare americano a dar la stura alla crisi. Noto però che molti economisti lanciano l’allarme sulla sovravalutazione dei titoli tecnologici. Potrebbe essere un indizio.

Poi c’è il problema dell’allargamento del differenziale tra tassi USA e tassi europei che presto o tardi creerà problemi in Europa.

Infine faccio notare che il prezzo del petrolio scende nonostante l’accordo tra Russia e Arabia Saudita.

Per tenere i prezzi alti e nonostante la crisi nel volo persico tra Qatar e paesi del Golfo che dovrebbe aiutare a tenere i prezzi alti. Il prezzo del petrolio che scende è indice di attività economica in rallentamento, inutile dirlo.

Insomma, noto che ci sono tutti gli ingredienti per l’esplosione di una nuova grande crisi.

O forse è già esplosa (come indicherebbe la crisi bancaria spagnola, improvvisa come un infarto).

PS. Ovviamente non mi riferisco all’Italia. Noi abbiamo comunque problemi anche se non ci fosse una ulteriore crisi internazionale.

Modalità Nostradamus: on

TANTO TUONÒ CHE PIOVVE

TANTO TUONÒ CHE PIOVVE

Mangiafuoco e Pinocchio

di Ivana FABRIS

In tutta la querelle delle presunte elezioni, personalmente continuo a sentire puzza di bruciato.

Non ne ho fatto mistero con nessuno e ho sempre sostenuto che non si voterà entro l’autunno, sempre con il beneficio d’inventario che do anche a me stessa considerato che non posseggo doti di divinazione.

A sostegno della mia idea, ho continuato a pensare che il grande Mangiafuoco Napolitano non se ne sarebbe stato zitto e buono, sapendo di dover onorare gli impegni assunti con la UE.

E, infatti, stasera casualmente mi son trovata dinnanzi all’immagine in televisione di un Mangiafuoco che sembrava il Drago di San Giorgio, per quanto sputava lingue di fuoco all’indirizzo di chi vuole votare entro ottobre, ovvero al suo Matteo Pinocchio.

Con un’esagitazione che mi ha fatto temere il colpo apoplettico in diretta televisiva, iroso e tremolante il nostro lanciava strali asserendo che “a votare si va alla scadenza naturale del mandato!” con una protervia e un’arroganza dittatoriale di chi sa di poterselo permettere.

Uno spettacolo a dir poco rivoltante quello che pupi e pupari mettono in scena a danno del paese.

Sempre più persone stanno affogando nel loro drammatico quotidiano e al governo e dintorni, non si fa che recitare usando copioni mal scritti e mal sceneggiati che non fanno che degradare questo paese e la sua classe politica, ad una delle peggiori condizioni mai viste prima nell’Italia Repubblicana.

Perciò, arrivati a questo punto, se prima avevo un dubbio sull’impraticabilità delle elezioni, con questa boutade ho la certezza.

Mia, ovviamente, e come tale vale quel che vale.

Poi, su tutto e Mangiafuoco compreso, come sempre saranno le prossime amministrative a trarre il dado.

UNITÀ DELLA SINISTRA. MA QUALE UNITÀ E QUALE SINISTRA?

UNITÀ DELLA SINISTRA. MA QUALE UNITÀ E QUALE SINISTRA?

Bandiera rossa

di Ivana FABRIS

Dopo la sua partecipazione, nella puntata del 2 giugno scorso, alla trasmissione “8 e mezzo“, Anna Falcone, stimatissima costituzionalista, a molti appare come una risorsa per realizzare la famosa unità della sinistra.

Ovunque si legge che questa sia la strada da seguire.

Ma, permettemelo, al netto della dichiarazione che si debba partire dall’unità della sinistra, qualcuno sa su cosa si baserà?

La risposta è sempre e ancora di pancia da parte di una base che insegue l’unità della sinistra come un miraggio o un miracolo che debba verificarsi a beneficio del profondo scontento e disagio generale e che rischia fortemente, date le basi di partenza, di rivelarsi solo una chimera.

Basta che un personaggio pronunci la fatidica parola UNITÀ ed abbia credibilità acquisita attraverso la sua ferma posizione contro la riforma costituzionale che voleva Renzi per onorare il patto con la UE, che ecco apparire proclami in ognidove e tutti osannanti a prescindere.

Se c’è una cosa che in politica crea danni incalcolabili è l’illusione, è il vedere quello che intimamente ognuno vorrebbe, proiettato come progetto sicuramente realizzabile ma senza alcun fondamento razionale e soprattutto politico.

Infatti la cosa che lascia letteralmente basiti è che nessuno si pone le fatidiche domande: l’unità della sinistra su COSA?

L’unità della sinistra partendo da CHI? L’unità della sinistra decisa DOVE? L’unità della sinistra che vuole realizzare QUALE cambiamento e particolarmente in che misura, in che termini?

Tristemente si constata che larga parte di questa base neanche si domanda più cosa significhi la parola SINISTRA specialmente dopo essere stati esposti ad oltre vent’anni di centrosinistra.

È una parte di base che malgrado le gravi responsabilità delle dirigenze dei partiti storici, ha ancora bisogno della politica per delega.

È una parte di base che vuole fare in fretta omettendo analisi e confronto, che non si cura dei CONTENUTI, che non ESIGE programmi e posizioni chiare e non fraintendibili, che pur di arrivare a contrastare Renzi e Gentiloni, è perlopiù disposta a qualunque ammasso politico che produca numeri considerevoli pensando così di mirare concretamente l’obiettivo, che si iscrive a novelli partiti senza neanche PRETENDERE di leggerne manifesto e programma.

La domanda che mi pongo, non senza un certo sconforto e di certo non ritenendomi depositaria della verità ma solo andando continuamente al confronto, è se abbiamo TUTTI realmente capito quale sia il quadro politico del paese ma in special modo della crisi che ha ridotto la sinistra all’inconsistenza.

Mi domando se solo io mi rendo conto che al netto delle belle parole, poi sui territori questa nuova sinistra emergente appaia solo al momento di fare incetta di voti.

Mi chiedo se siamo consapevoli che senza arrivare alla radice del problema ogni atto non produrrà altro che altra disillusione quindi ulteriori disfacimento e disfatta.

Se è al cambiamento che tendiamo, dovremmo esigere che la base NON sia più considerata solo come un ammasso pecoreccio che segue il pastore di turno specie se questi, pur con le migliori intenzioni, non è cosciente fino in fondo di quale sia il suo compito.

Se un vero cambiamento che vogliamo, dovremmo proprio SMETTERE di farci gregge e cercare il pastore di turno.

Perchè in politica non basta sapere di Costituzione per poter realizzare il cambiamento.

Occorre visione e soprattutto programmi seri, affidabili, REALIZZABILI, e sapere DOVE si vuol arrivare con la propria proposta politica, quale paese si voglia realizzare.

Se cambiamento deve essere, è ADESSO il momento di cominciare a pensare ad una Italia finalmente capace di giustizia sociale, altrimenti la cella che il neoliberismo ha costruito attorno a noi, sarà solo più abbellita ma le sbarre rimarranno dove sono.

Per far sì che questo paese cambi davvero, serve il coraggio di prendere a spallate le sbarre e buttarle giù e per riuscirci è indispensabile il coinvolgimento e la partecipazione di tutti ai processi democratici interni ad una formazione davvero di sinistra considerato quanto danno certi dirigenti hanno inferto alla sinistra stessa in questi ultimi 30 anni.

Inventarsi il ruolo di fautori dell’unità della sinistra comporta una conoscenza della politica non solo teorica, comporta avere coscienza e conoscenza della storia di questo paese, della storia della sinistra, comporta conoscere i processi che l’hanno generata.

Ma dobbiamo essere NOI STESSI a voler essere partecipi di scelte e decisioni fondamentali e invece pare che tutto sia riconducibile solo alla ricerca spasmodica di una unitarietà della sinistra, indipendentemente da ogni processo politico legato al confronto dialettico, all’elaborazione e alla sintesi che sono i principi che la possono generare.

A sentire i pareri più diffusi, a leggere quanto viene scritto sui social, questa benedetta unità della sinistra è una parola che si può persino declinare su personaggi che ne hanno causato la sconfitta oppure si può affidare a chicchessia purchè da un programma televisivo ne faccia il suo proclama.

Spiace dirlo e parecchio, purtroppo, ma la sinistra non è il sangue di San Gennaro che per qualche misteriosa ragione riesce a liquefarsi suscitando la gioia collettiva dei fedeli e non è nemmeno la ricerca del Santo Graal ma, dopo TRENT’ANNI di distruzione e dissoluzione, è invece qualcosa da costruire con confronto, elaborazione e sintesi delle varie parti che possono comporla.

Ma non c’è tempo, dicono in molti.

Vero, però invece di mettere insieme un’armata Brancaleone che si sbanderà al primo attacco del sistema, forse bisognava pensarci prima di inseguire le solite sirene ammaliatrici che hanno condotto sugli scogli la nave della sinistra.

Improbabili unioni senza basi e costrutto per fare in fretta significa mettere assieme tante parti senza una vera amalgama e rischia di rappresentare davvero la fine di tutto quello che ancora di vivo e vitale residua a sinistra.

Pensiamoci tutti molto bene, proprio da questo passaggio storico dipenderanno i prossimi 20 anni.

Fare politica significa prima di tutto responsabilità.

Siamo sicuri, davvero sicuri di esserlo e non di stare invece inseguendo un sogno e un desiderio che per quanto apprezzabili sono privi di concretezza, di obiettività e quindi di fondamento?