L’ANGELO DELLA MORTE E L’ETEROGENESI DEI FINI

L’ANGELO DELLA MORTE E L’ETEROGENESI DEI FINI

Moschea di Samarra, Iran

di Maria MORIGI

La 53ª sukkah del Talmud Babilonese racconta di come un giorno Re Salomone vide l’Angelo della Morte triste.

«Perché sei così triste?», gli chiese.

«Perché mi hanno ordinato di prendere quei due Etiopi», rispose l’Angelo della Morte, riferendosi a Elihoreph e Ahyah, i due scribi etiopi di Salomone.

Il Re volle salvare i suoi preziosi uomini e li fece scappare fino alla città di Luz, ma appena giunti i due scribi morirono.

Il giorno seguente Salomone incontrò di nuovo l’Angelo della Morte e vide che sorrideva. «Perché sei così felice?» gli chiese. «Hai mandato i due etiopi proprio nel posto in cui li aspettavo!» risposte la Morte.

Fine della parabola della Morte inevitabile.

Le sue molteplici tradizioni in varie culture, da quella arabo-persiana a quelle di scrittori moderni come Borges e Somerset Maugham, ci trasmettono l’inquietudine e la coscienza che ben poco si può calcolare per sottrarsi al disegno della Natura.

Renzi ha voluto il referendum, ma era scritto che il progetto andasse a gambe all’aria, grazie anche al senso civile (seppur ancora modesto) degli elettori italiani.

Renzi, se solo avesse dato ascolto alla gente e agli auspici, se si fosse adeguato al flusso prevedibile degli eventi senza riporre fede nella Leopolda del pensiero unico, non avrebbe dovuto dimettersi (comunque a me va bene anche così, perché non sopporto gli arroganti testardi).

Teresa May ha forzato i tempi delle elezioni e si è visto che cosa ha raccolto: maggior debolezza e ancor più nebbia che incombe sull’Impero britannico

L’Angelo della Morte colpirà anche più in alto…

Donald Trump non è al sicuro su alcun fronte, se non impara a piegarsi. Lo schianto sarà come uno tsunami!

Ma veniamo alla più incongrua delle ‘trovate’ per sfuggire l’Angelo della Morte: il MAGGIORITARIO applicato al presunto BI-POLARISMO

L’ordigno è stato inventato per fare in modo che – tra DUE (2.0) schieramenti /poli distanti di un soffio – uno solo dei due venisse premiato con un fracco di voti in più. La garanzia della GOVERNABILITA’, feticcio/ totem, chiamatelo come volete… a discapito del Diritto Naturale e ad onta della Democrazia.

Come secondo ordigno deterrente inoltre è stato brevettato lo SBARRAMENTO, anzi la soglia di sbarramento, che potrebbe rappresentare un argine, ma in realtà è una furbizia per inetti al dialogo.

Ed ecco confezionate così le ciambelle senza buco e l’eterogenesi dei fini.

Perché ormai, prendiamone atto, il bi-polarismo è finito. Anche in Francia è defunto.

E’ il TRI-POLARISMO che vince, pronto a generare (nella affannata ricerca della governabilità) il BUCO NERO del CENTRO dove tutto viene inghiottito da Poteri Forti. E ormai, per accedere alla governabilità, bisogna avere un pelo sullo stomaco che il Malox è acqua fresca.

Se fossi Macron starei maledettamente attenta: non va bene non avere dibattito e contrasto parlamentare, perché si scateneranno piazze, banlieu, studenti, lavoratori scippati di diritti, ma anche razzisti, xenofobi e intolleranti… e la polizia menerà di santa ragione.

Non va bene potere fare tutto da soli…

Si va a finire dove non si voleva andare a finire.

LA SINISTRA ORWELLIANA

LA SINISTRA ORWELLIANA

People Orwell

di Fiorenzo MEIOLI

Oggi, la politica e i media puntano molto su parole come riforma, il nuovo, modernizzazione, innovazione e tanto altro ancora.

Sono tutte parole banali se non vengono rapportate alla situazione di profonda crisi e incertezza che viviamo.

Bisogna, dunque, chiedersi: innovazione per andare dove?

Il nuovo ed il vecchio rispetto a che cosa?

Un conto è costruire un programma di modernizzazione basato sulla solidarietà, incentrato sull’uguaglianza e su una più equa distribuzione delle risorse, diverso è intendere il nuovo in sostanziale continuità con il “pensiero unico” dominante.

Difendere i diritti, valorizzare il lavoro, combattere la povertà, lavorare per una società più giusta non è una posizione conservatrice, il vecchio sta, secondo me, in chi vuole riproporre le vecchie ricette liberiste che, a partire dagli anni ottanta, hanno teorizzato la centralità del mercato, del consumismo, l’individualismo più sfrenato e lo sfruttamento delle risorse naturali.

Non può essere oggi considerato il nuovo quel liberismo degli anni ottanta che ha creato i guasti che sono sotto gli occhi di tutti: l’economia di carta che ha sconfitto l’economia reale, la finanza che ha sottomesso la politica, le diseguaglianze mai state così scandalosamente profonde.

Non può essere considerata moderna quella “sinistra” che crede nell’ineluttabilità dell’economia neoliberale, a cui le politiche dei partiti e degli stati devono adattarsi, quella “sinistra” che dà un grande impulso al passaggio alla postdemocrazia descritta da Colin Crouch: un regime in cui contano sempre meno i cittadini, le organizzazioni politiche e i loro iscritti e sempre di più i media e la personalità dei leader.

APPUNTI SPARSI DI UNA SETTIMANA DI ELEZIONI

APPUNTI SPARSI DI UNA SETTIMANA DI ELEZIONI

INGHILTERRA:

La May pur di non dimettersi sta raccattando chiunque, di questo passo verrà fuori un Governo al cui confronto, il “Pentapartito” nostrano era un blocco unitario puramente ideologico.

E’ il tessuto sociale e la capacità della politica di aderire e interpretare lo stesso, a garantire stabilità e governabilità in democrazia, signori.

Non esiste nessuna operazione di “ingegneria elettorale” preconfezionata che possa sostituirsi alla capacità e alla visione d’insieme umana.

Con buona pace dei feticisti del modello Inglese tutti i nodi vengono al pettine e ve lo si spiegava da anni, si prenda nota per il futuro.

Dove sono tutti gli esperti analisti secondo cui Corbyn per gli Inglesi era un “Rovazzi” in salsa politica?

La mera espressione di un populismo pubescente e post moderno che attaccandosi ad un linguaggio utopistico, fa presa sui social ma svilisce i contenuti politici e non porta risultati?

Ha preso oltre il 40%, invece: parlando, muovendosi e agendo da Sinistra vera: senza paura di usare un certo lessico, di dire che l’UE non va bene e battendo il forte il tasto su Giustizia ed equità sociale.

E la gente se riconosce la vera Sinistra, la vota.

Il tutto mentre Pisapia arzigogola vanamente e senza capire che il centro Sinistra non esiste perché tutto ciò che non è vera Sinistra, diviene una sfumatura della Destra e così si confonde la gente tra scissioni continue e alleanze improponibili. C’era una volta la Sinistra in Italia e pensarci oggi fa ancor più male. Perdonaci Enrico, la faremo tornare, promesso.

FRANCIA:

C’era una volta “Repubblica”, ed era un giornale vero, che amarezza vederli mistificare così palesemente un dato politico.

“Macron Boom: oltre 400 seggi e maggioranza assoluta”,

Bontà vostra: la seconda affermazione, senza conoscere il risultato dei prossimi ballottaggi, è disinformazione pura, e la prima, per quanto formalmente corretta, è monca.

Il vero dato politico delle elezioni francesi è l’affluenza più bassa di sempre, non si può tralasciarlo perché il “Boom” fatto a fronte di urne vuote, è molto meno scenografico del previsto e il numero di seggi è una fisiologica conseguenza, piuttosto che una forte e reale affermazione politica.

Insomma, dal plebiscito al predicare nel deserto, il passo è breve.

ITALIA:

In un Paese allo sbando, dove non si vota da anni e il partito di punta paga i cinesi per votare alle Primarie, devo davvero leggere che fanno notizia 231 schede trafugate in provincia di Napoli e vedere stupore come se il clientelismo e la corruzione nel nostro sistema ci fossero arrivati oggi?

Non che non sia grave, ma alzare il polverone su questo mentre Pisapia e Bersani riaprono al PD, M5S e Lega amoreggiano sotto banco e l’esecutivo distrugge lo Stato a colpi di DDL, mi sembra un bieco trucchetto della serie “Sacrificare Sant’Antimo oggi”, per prendere Montecitorio in sordina domani.

Fa caldo, è estate, giustamente andate al mare e loro vi tirano la sabbia negli occhi.

Non facciamoci fregare di nuovo, le favole si lasciano raccontare, la democrazia invece va vissuta e la politica nonché la società vanno studiate e osservate da sé.

 

E leggo, mentre si valutano i primi dati delle amministrative, che il dato odierno più impressionante sarebbe la “scomparsa” del M5S nei Comuni.

Dissento fermamente. Non è affatto “impressionante”.

Chi fa davvero Politica in maniera seria e attiva sa che i “grillini” sui territori non sono mai esistiti e la politica vera non l’hanno mai fatta, vivono di rendita sul boom del 2013 e si alimentano solo grazie all’immagine e alle vuote frasi fatte dei loro esponenti di punta.

Dopodiché nel concreto è buio pesto, da sempre.

Stelle si, ma cadenti…

E quindi, occhio alla penna o, se preferite, alla matita.

In tempo di elezioni.

VENGO ANCHE IO? NO, TU NO

VENGO ANCHE IO? NO, TU NO

C’era una volta la libertà di stampa… in Francia.

Macron Gentiloni

 

“Macron il meno peggio, Macron il Liberale, vota Macron”, dopo mesi di proclami secondo cui costui avrebbe rappresentato l’ultimo argine tra una democrazia liberale e un pericoloso governo reazionario di estrema Destra, con la Sinistra italica a cavalcare questa irricevibile narrazione, ecco che i nodi stanno ben presto e drammaticamente venendo al pettine.

Dopo le stangate annunciate su lavoro e le pensioni, il neo Presidente che fedelmente al proprio motto è sempre “En Marche!”, ne ha purtroppo messa in cantiere un’ altra.

E’ infatti notizia di questi giorni la decisione di creare una “black list” attraverso cui indicare quali giornalisti potranno liberamente seguire e documentare le uscite internazionali del Presidente e mettere invece all’indice quelli non graditi, precludendo loro il diritto all’esercizio della propria professione.

Sarà che non ci ho capito molto dei Liberali nuova scuola, ma sento una strana puzza di estrema destra, voi no?

Si parte con i giornalisti epurati, i quali inevitabilmente perderanno il proprio lavoro dato che se non puoi farlo, l’emittente perché dovrebbe pagarti? Occhio, passare da certe vergognose forme di vessazione e censura, all’Istituto Luce in salsa Francese è un attimo, con tutto ciò che ne consegue.

Mentre in Italia si ignora il tutto nascondendolo dietro i meme sulla moglie, questo eroe dei moderati svela sempre di più l’animo estremista che pulsa dietro il raffinato doppio petto, incurante delle giuste proteste e rivendicazioni del popolo francese (anch’ esse magistralmente occultate dai media nostrani…).

E’ il Neoliberismo bellezza, sei “libero” di fare tutto ciò che ti dico io e credere solo in ciò che ti dico io, non ti adegui?

Lista nera, tipo le camicie…

Occhio, le rivoluzioni sono sempre partite dalle menti e dalle penne libere, se gli permettiamo di toglierci anche questo è la fine, perché un conto è reprimere una Rivoluzione, altro è attentare al concetto e al senso profondo della Rivoluzione stessa e cercare di cancellarlo a monte.

A noi personalmente più che “En Marche!”, sembra “En Marc(io)” e ve lo avevamo anche detto, del resto non basta nemmeno il più raffinato dei profumi Francesi a coprire la mefitica puzza dell’ingiustizia sociale.

Egalitè, Fraternitè, ma de che?...

 

 

 

INIZIA LA PRESIDENZA MACRON

INIZIA LA PRESIDENZA MACRON

Macron e Hollande

di Jacques Sapir

Jacques Sapir commenta a caldo la vittoria di Macron al secondo turno delle elezioni presidenziali francesi. Il dato principale è l’esiguità della sua vittoria, se si considera lo schieramento di stampa e media a suo favore, e il paragone con il risultato di Chirac del 2002 contro Le Pen padre. Tra astensione e schede bianche o nulle appena il 43% degli aventi diritto al voto si è espresso per Macron e, stando ai sondaggi, più della metà di loro lo avrebbe fatto per esclusione, non approvando in realtà il suo programma. Visto il sistema politico francese, comunque, Macron avrà estrema difficoltà a governare se, come probabile, sarà ben lontano dall’ottenere la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari nelle elezioni legislative del prossimo mese

Emmanuel Macron è stato dunque eletto, il 7 maggio, con un’ampia maggioranza dei voti espressi.

Il 66% dei voti è un dato che impressiona, ma è anche un’illusione ottica.

Se si considerano le percentuali di elettori che si sono astenuti o che hanno votato “scheda bianca o nulla”, Macron ha raggiunto solo il 43% dei voti degli aventi diritto. Questo dato è da confrontare con quello ottenuto da Jacques Chirac nel 2002 in un’elezione presidenziale in cui lo sfidante era anch’esso del Front National [Jean-Marie Le Pen, NdT]. In quel caso, al secondo turno Chirac aveva raggiunto il 62% dei consensi dell’insieme di tutti gli aventi diritto al voto. I 19 punti percentuali in meno di Macron rispetto a Chirac, dopo 15 anni, sono molto significativi. A riprova che si è trattato più che altro di un voto “di default” [per esclusione, NdT], i sondaggi, seppur da prendere con tutte le cautele, indicano che solamente il 43% di coloro che sono andati a votare per Macron approvano effettivamente il suo programma.

Il successo di Emmanuel Macron potrebbe rivelarsi nient’altro che un’illusione.

La stampa ha sostenuto questo candidato quasi all’unanimità, i grandi media mainstream gli sono corsi dietro con rara indecenza, e ciononostante gli hanno procurato un consenso relativamente basso se confrontato a quello che aveva raccolto Jacques Chirac. I 19 punti mancanti la dicono lunga sulla collera dei francesi, una collera che è stata ampiamente espressa nel corso di questa campagna elettorale.

Durante i “festeggiamenti” organizzati per l’annuncio dei risultati elettorali, realizzati con una messa in scena così calcolata e priva di spontaneità da essere notata perfino dai giornalisti delle principali emittenti televisive, abbiamo assistito ad una doppia contraddizione, che in effetti potrebbe essere proprio la contraddizione della Presidenza Macron.

La prima contraddizione è stata quella di presentare l’eletto come un uomo solo, slegato da qualsiasi appartenenza, come voleva lasciar intendere la sua marcia solitaria verso lo scenario del Louvre, quando in realtà la sua candidatura è stata un’immensa opera di riciclaggio di uomini politici falliti o senza speranza, del Partito Socialista, del “Centro”, ma anche della destra.

La seconda contraddizione è stata quella tra il tono apertamente “europeo” della sua messa in scena sul carosello del Louvre, e il discorso pronunciato da Emmanuel Macron dalla tribuna, un discorso nel quale la Francia era largamente presente.

Macron ha espresso ciò che già aveva detto davanti alle televisioni estere, ma che aveva finora taciuto in Francia, di voler cioè “rifondare l’Europa”.

Ma qualsiasi progetto di cambiamento delle istituzioni dell’Unione europea – dato che, politicamente e istituzionalmente, l’Europa non esiste – deve passare da un confronto esplicito con la Germania. Emmanuel Macron dovrà scegliere tra una preferenza europea e una preferenza francese. A voler combinare le due cose senza scegliere, si metterà nelle mani di Berlino e renderà chiaro a tutti che la sua presunta volontà di “rifondare l’Europa” non era che era una copertura per la sottomissione, non importa se voluta o subita.

La sconfitta di Marine Le Pen è indiscutibile.

Lo è tanto di più perché nei primi giorni della campagna elettorale per il secondo turno delle presidenziali la dinamica mostrata dai sondaggi era quella di un aumento dei consensi, dal 38% fino al 42%. Questa dinamica si è poi interrotta, in gran parte a causa del modo in cui la Le Pen ha condotto la campagna elettorale. Se è scesa dal 42% al 34% non può prendersela con altri che con se stessa.

Le ambiguità e le confusioni della sua campagna hanno avuto come effetto un vero e proprio crollo, e non sappiamo se ciò sia stato il frutto di incompetenza e di scelte sbagliate oppure sia stata una scelta deliberata.

La campagna elettorale che si sta aprendo ora per le elezioni legislative vede affrontarsi i quattro partiti che ormai dominano la scena politica francese.

L’obiettivo di Emmanuel Macron è quello di raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi.

Ma questa non sembra essere la volontà dei francesi, che non hanno certo inviato questo messaggio attraverso le urne.

Dato il tradizionale sistema di voto in Francia, sarà più che mai importante che ciascun partito chiarisca la propria posizione.

I sostenitori di Jean-Luc Mélenchon possono sperare di raggiungere una buona posizione, ma si troveranno ad affrontare grosse difficoltà proprio a causa del sistema di voto.

Converrà vigilare affinché questa elezione non permetta a dei partiti falliti di riprendere il controllo, né si risolva in una consegna di tutti i poteri ad Emmanuel Macron.