INIZIA LA PRESIDENZA MACRON

INIZIA LA PRESIDENZA MACRON

Macron e Hollande

di Jacques Sapir

Jacques Sapir commenta a caldo la vittoria di Macron al secondo turno delle elezioni presidenziali francesi. Il dato principale è l’esiguità della sua vittoria, se si considera lo schieramento di stampa e media a suo favore, e il paragone con il risultato di Chirac del 2002 contro Le Pen padre. Tra astensione e schede bianche o nulle appena il 43% degli aventi diritto al voto si è espresso per Macron e, stando ai sondaggi, più della metà di loro lo avrebbe fatto per esclusione, non approvando in realtà il suo programma. Visto il sistema politico francese, comunque, Macron avrà estrema difficoltà a governare se, come probabile, sarà ben lontano dall’ottenere la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari nelle elezioni legislative del prossimo mese

Emmanuel Macron è stato dunque eletto, il 7 maggio, con un’ampia maggioranza dei voti espressi.

Il 66% dei voti è un dato che impressiona, ma è anche un’illusione ottica.

Se si considerano le percentuali di elettori che si sono astenuti o che hanno votato “scheda bianca o nulla”, Macron ha raggiunto solo il 43% dei voti degli aventi diritto. Questo dato è da confrontare con quello ottenuto da Jacques Chirac nel 2002 in un’elezione presidenziale in cui lo sfidante era anch’esso del Front National [Jean-Marie Le Pen, NdT]. In quel caso, al secondo turno Chirac aveva raggiunto il 62% dei consensi dell’insieme di tutti gli aventi diritto al voto. I 19 punti percentuali in meno di Macron rispetto a Chirac, dopo 15 anni, sono molto significativi. A riprova che si è trattato più che altro di un voto “di default” [per esclusione, NdT], i sondaggi, seppur da prendere con tutte le cautele, indicano che solamente il 43% di coloro che sono andati a votare per Macron approvano effettivamente il suo programma.

Il successo di Emmanuel Macron potrebbe rivelarsi nient’altro che un’illusione.

La stampa ha sostenuto questo candidato quasi all’unanimità, i grandi media mainstream gli sono corsi dietro con rara indecenza, e ciononostante gli hanno procurato un consenso relativamente basso se confrontato a quello che aveva raccolto Jacques Chirac. I 19 punti mancanti la dicono lunga sulla collera dei francesi, una collera che è stata ampiamente espressa nel corso di questa campagna elettorale.

Durante i “festeggiamenti” organizzati per l’annuncio dei risultati elettorali, realizzati con una messa in scena così calcolata e priva di spontaneità da essere notata perfino dai giornalisti delle principali emittenti televisive, abbiamo assistito ad una doppia contraddizione, che in effetti potrebbe essere proprio la contraddizione della Presidenza Macron.

La prima contraddizione è stata quella di presentare l’eletto come un uomo solo, slegato da qualsiasi appartenenza, come voleva lasciar intendere la sua marcia solitaria verso lo scenario del Louvre, quando in realtà la sua candidatura è stata un’immensa opera di riciclaggio di uomini politici falliti o senza speranza, del Partito Socialista, del “Centro”, ma anche della destra.

La seconda contraddizione è stata quella tra il tono apertamente “europeo” della sua messa in scena sul carosello del Louvre, e il discorso pronunciato da Emmanuel Macron dalla tribuna, un discorso nel quale la Francia era largamente presente.

Macron ha espresso ciò che già aveva detto davanti alle televisioni estere, ma che aveva finora taciuto in Francia, di voler cioè “rifondare l’Europa”.

Ma qualsiasi progetto di cambiamento delle istituzioni dell’Unione europea – dato che, politicamente e istituzionalmente, l’Europa non esiste – deve passare da un confronto esplicito con la Germania. Emmanuel Macron dovrà scegliere tra una preferenza europea e una preferenza francese. A voler combinare le due cose senza scegliere, si metterà nelle mani di Berlino e renderà chiaro a tutti che la sua presunta volontà di “rifondare l’Europa” non era che era una copertura per la sottomissione, non importa se voluta o subita.

La sconfitta di Marine Le Pen è indiscutibile.

Lo è tanto di più perché nei primi giorni della campagna elettorale per il secondo turno delle presidenziali la dinamica mostrata dai sondaggi era quella di un aumento dei consensi, dal 38% fino al 42%. Questa dinamica si è poi interrotta, in gran parte a causa del modo in cui la Le Pen ha condotto la campagna elettorale. Se è scesa dal 42% al 34% non può prendersela con altri che con se stessa.

Le ambiguità e le confusioni della sua campagna hanno avuto come effetto un vero e proprio crollo, e non sappiamo se ciò sia stato il frutto di incompetenza e di scelte sbagliate oppure sia stata una scelta deliberata.

La campagna elettorale che si sta aprendo ora per le elezioni legislative vede affrontarsi i quattro partiti che ormai dominano la scena politica francese.

L’obiettivo di Emmanuel Macron è quello di raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi.

Ma questa non sembra essere la volontà dei francesi, che non hanno certo inviato questo messaggio attraverso le urne.

Dato il tradizionale sistema di voto in Francia, sarà più che mai importante che ciascun partito chiarisca la propria posizione.

I sostenitori di Jean-Luc Mélenchon possono sperare di raggiungere una buona posizione, ma si troveranno ad affrontare grosse difficoltà proprio a causa del sistema di voto.

Converrà vigilare affinché questa elezione non permetta a dei partiti falliti di riprendere il controllo, né si risolva in una consegna di tutti i poteri ad Emmanuel Macron.

MACRON SI È FORMATO SECONDO IL PENSIERO DI UN CERTO JACQUES ATTALI

MACRON SI È FORMATO SECONDO IL PENSIERO DI UN CERTO JACQUES ATTALI

Macron e Attali

Un uomo che definire spregevole non rende neanche lontanamente l’idea.

Un feroce neoliberista, un personaggio oscuro, collegato persino alla Massoneria.

Giusto per darvi un assaggio su chi sia questo essere, ecco cosa dichiarò a Repubblica in un’intervista del 19 agosto 2014:

«La riproduzione diventerà compito delle macchine, mentre la clonazione e le cellule staminali permetteranno a genitori-clienti di coltivare organi a volontà per sostituire i più difettosi. 

Un bambino potrà essere portato in grembo da una generazione precedente della stessa famiglia o da un donatore qualsiasi, e i figli di due coppie lesbiche nati da uno stesso donatore potranno sposarsi, dando vita a una famiglia con sole nonne e senza nonni. 

Molto più in là, i bambini potranno essere concepiti, portati in grembo e fatti nascere da matrici esterne, animali o artificiali, con grande vantaggio per tutti: degli uomini poiché potranno riprodursi senza affidare la nascita dei propri discendenti a rappresentanti dell’altro sesso; delle donne poiché si sbarazzeranno dei gravi del parto»

Coordinamento Nazionale MovES

CHI E’ EMMANUEL MACRON

CHI E’ EMMANUEL MACRON

Emmanuel Macron

Fino a qualche anno fa, di Emmanuel Macron non si sapeva nulla.

L’avversario di Marine Le Pen alla presidenza della Repubblica, è nato politicamente da poco, da circa due anni e mezzo, quando il presidente Hollande lo volle come consigliere per l’economia.

Fino a quel momento, Macron è stato un perfetto sconosciuto, che cercava di trovare spazio nella funzione pubblica e nel Partito Socialista, senza però avere molti margini di manovra.

Il passaggio d’incarichi dalla finanza speculativa dei Rothschild alla politica francese lo si deve a François Hollande. È lui che decide di inserire Macron nei quadri della dirigenza socialista, trasformandolo nel breve tempo da semplice funzionario e agente speculatore appena sfornato dall’École nationale d’administration di Strasburgo, alla carica di ministro nel secondo governo di Valls.

Ed è proprio nell’ENA che devono essere individuati i tratti salienti di questo giovane candidato all’Eliseo, lì dove hanno iniziato la loro carriera personaggi del calibro di Jacques Chirac, François Hollande, Valéry Giscard d’Estaing, Ségolène Royal e Alain Juppé. E quindi la grande novità della politica francese è in realtà quanto di più tradizionalmente ancorato ai canoni della vecchia classe dirigente e del sistema liberale e liberista che produce la scuola di Strasburgo. Una classe dirigente che al Front National chiamano con disprezzo gli “enarchi”, perché chi esce da lì riceve automaticamente incarichi di poteri nella burocrazia e nella politica di alto livello.

Macron, una volta uscito dall’ENA si lancia nel mondo della finanza. Lavora per i Rothschild dal 2008. In un’intervista rilasciata al Wall Street Journal, Macron parlava del suo lavoro in questi termini: “Sei una specie di prostituta: il tuo compito è quello di sedurre”. E lui ha saputo sedurre da subito l’alta finanza, riuscendo a mettere a segno nel 2011 uno degli affari più grossi dell’industria francese, con il passaggio dell’industria di alimentazione Pfizer nella multinazionale Nestlé.

Dopo questo grandioso affare per Nestlé e Rothschild, Macron entra nelle grazie di Hollande che lo chiama come consigliere economico per risollevare l’economia francese. Ma non ha vita facile all’interno dell’allora potente Partito Socialista. Erano i tempi in cui l’ala più radicale del Partito Socialista, quella di Hamon e Montebourg, spingeva per disapprovare l’austerità imposta dalla finanza mondiale e dall’Europa, e così Macron è costretto a lasciare e se ne va a Londra, dove apre una start-up e si mette a insegnare alla London School of Economics.

Torna a Parigi dopo qualche tempo, invocato da Valls e da Hollande per essere l’artefice della presunta rinascita liberista francese. Diventa ministro a 36 anni e inizia il suo piano per destabilizzare tutto il sistema sociale e lavorativo francese, partendo da una profonda liberalizzazione del mercato del lavoro e dei servizi. Innalza il tetto massimo di ore settimanali di lavoro, svincola i datori di lavoro dalla chiusura domenicale, apre il settore dei trasporti a una serie di deregolamentazioni. È lui che, nell’ombra, detta le regole per la Loi Travail, il cosiddetto Jobs Act alla francese.

Nonostante le enormi e continue proteste degli operai e dei dipendenti francesi, che scendono in piazza ogni settimana contro il progetto di riforma del mercato del lavoro, Macron tira dritto. E tira dritto anche quando viene preso di mira da lancio di uova da parte dei manifestanti della Confederazione generale del Lavoro e del Partito comunista francese, davanti alle Poste di Montreuil.

E mentre sostiene la necessità di seguire l’Europa, le liberalizzazioni e l’austerità, in lui nasce l’idea di essere qualcosa di più di un semplice ministro socialista. Decide di fondare un movimento, En Marche!, e di progettare la scalata all’Eliseo. È così che nell’agosto del 2016, lascia il partito e il ministero e mette in moto il progetto per candidarsi alle presidenziali. Un progetto che eredita tutte le politiche di Hollande ma spinte ancora di più all’estremo.

Il suo è il socialismo 2.0 voluto dall’Europa, ovvero liberalismo e liberismo economico.

Ma è anche un programma molto contraddittorio che dimostra in realtà la mancanza di una base ideologica da cui ripartire.

Le uniche certezze sono i due pilastri di tutta la sua vita politica e del suo lavoro da ministro: il mercato e l’Europa.
Due temi che la Francia non sembra apprezzare visto il numero di voti che hanno ottenuto le sigle euroscettiche e di sinistra radicale, ma che hanno ottenuto l’appoggio dei partiti e dei poteri che contano davvero.

SCOOP: CHI FINANZIA EMMANUEL MACRON!

La fatidica domanda del “chi ti paga” al candidato favorito nella corsa all’Eliseo non ha finora avuto risposta. Ricordiamo che tutti i sondaggi pronosticano un ballottaggio tra la candidata e presidente del Front National Marine Le Pen e il candidato indipendente liberal-socialista Emmanuel Macron, dopo il primo turno delle presidenziali francesi del 23 aprile. Al secondo turno del 7 maggio gli stessi sondaggi danno una schiacciante vittoria per il giovane candidato centrista, sul quale convergerebbero i voti degli elettori di centrodestra e centrosinistra “contro” la presidente del Front National. L’ex primo ministro socialista e candidato sconfitto alle primarie Manuel Valls ha già dichiarato che il suo voto andrà all’ex collega, e come lui hanno fatto numerosi altri esponenti di destra e sinistra. E’ il noto “barrage républicain”.

E’ importante quindi capire chi sta finanziando la dispendiosa e sofisticata campagna elettorale del giovane e ambizioso ex dipendente della banca Rotschild nonché ex ministro dell’Economia, dell’Industria e del Digitale scelto da Hollande, probabile futuro presidente della République Française. Potremmo cosi’ capire a chi deve la sua fortuna politica e quali interessi tutelerà, sia palesemente che occultamente.

Purtroppo il Macron, amico del nostro Matteo Renzi che ne ha addirittura copiato lo slogan elettorale “En marche!” e del quale ricalca il programma neoliberista con una spruzzata di sociale, non ha ritenuto di divulgare le sue fonti di finanziamento. Il 24 febbraio anzi dichiarava che “nessuna società, nessuna struttura legalmente costituita ha finanziato il mio movimento”. Abbiamo visto qualcosa di simile con Hillary Clinton, che otteneva donazioni da “privati cittadini” che erano pero’ alti dirigenti di Goldman Sachs o JP Morgan. Macron si è limitato a dichiarare che il suo movimento ha ricevuto 6,5 milioni da 20.000 privati cittadini (quindi cifra media 325 euro, piuttosto elevata), delle quali solo il 3% è superiore a 5.000 euro. Una statistica veramente curiosa, il 3% in numero o in denaro?

La nostra tautologia preferita: dove c’è un segreto c’è qualcosa da nascondere.

Ma non dobbiamo cercare lontano. Il blog francese www.citoyen-et-français.fr ha reso pubblico un SMS inviato dalla direzione della banca d’affari Rotschild a un gruppo selezionato di banchieri d’affari parigini. Il testo dell’SMS sarebbe il seguente, secondo il sito:

“Cari amici, è stata organizzata un’apericena (cocktail dinatoire) di raccolta fondi per Emmanuel Macron il 27 settembre alle 20 alla Terrazza Martini, Avenue des Champs Elysées 50.

In questa occasione Emmanuel vi illustrerà la sua visione e le sue proposte; sarà anche l’occasione per discutere con lui in maniera informale.

Se desiderate unirvi a noi potrete confermare rispondendo a questo SMS, indicando se sarete accompagnati.
Per ragioni di confidenzialità vi domandiamo una grandissima discrezione nei riguardi di questo avvenimento.”

Adesso forse sappiamo chi dovrà ringraziare il futuro presidente Emmanuel Macron, se eletto. In breve: temiamo si tratti del solito partito delle banche d’affari, così affezionato ai socialisti e ai democratici.

fonte: http://www.occhidellaguerra.it/europa-e-speculazione-finanziaria-chi-e-emmanuel-macron/

fonte: https://scenarieconomici.it/scoop-chi-finanzia-emmanuel-macron/

MACRON, MÉLENCHON E LA SINISTRA SENZA SINISTRATI E SINISTRISMI

MACRON, MÉLENCHON E LA SINISTRA SENZA SINISTRATI E SINISTRISMI

Macron, Le Pen, Mélenchon

di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile MovES

 

Impossibile non occuparsi delle vicende dei nostri cugini d’oltralpe.

Impossibile perché ci investe direttamente proprio per gli schieramenti che si sono delineati e si stanno fronteggiando.

Appassionante, perché ci racconta un nuovo mondo, qualcosa che nasce mentre il nuovo stenta a morire, ma questa volta è possibile che quel mostro che sta crescendo nell’ombra, trovi chi sia in grado di sconfiggerlo.

E non è certo Macron, le cui politiche anzi, favoriscono i peggiori mostri che la Storia ha già provato come possano crescere e alimentarsi con simili programmi e azioni.

Macron ha un programma politico euro-ortodosso, di pieno rispetto delle regole della UE.

È un uomo allevato nel nido delle élite finanziarie e di alto rango, quindi espressione DIRETTA della Troika in seno ad una democrazia.
Tutto quello che farà, quindi, sarà né più né meno applicare il solito diktat: tagli su tagli al pubblico e austerità.

Con sommo gaudio delle destre estreme.

Nell’ultimo periodo, tra l’altro, la famigerata Commissione Europea ha già dichiarato che anche la Francia ha vissuto al di sopra delle sue possibilità.

Questa storia oltre a fare senso, francamente ripugna pure e non si capisce quale diritto abbiano per determinare che un paese viva al di sopra delle sue possibilità.

Rispetto a cosa? Rispetto a chi?

E viene anche da chiedersi, fra le varie: come mai tutti stiamo vivendo al di sopra delle nostre possibilità?
Il mantra è sempre lo stesso.

Grecia, Italia, Spagna, Irlanda e adesso la Francia, sempre lo stesso per tutti, tutti hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità, quindi è giusto che adesso si abbatta su tutti noi, il giudizio e la punizione divina di questa entità suprema che è la Commissione Europea o le agenzie di rating.

Ed ecco che, questi eletti da Dio, proprio attraverso l’espropriazione e l’espoliazione delle sovranità e dei beni degli Stati, aggrediscono le democrazie europee e i paesi coinvolti, uno ad uno vanno giù tutti.

Nel mentre, nessuno, dicasi NESSUNO, informa che la Finlandia sta diventando la Grecia del nord.

Non viene un dubbio di quanto manipolati siamo ad ogni livello?

Quindi, secondo logica, Macron sarà per la Francia quello che Renzi è stato per l’Italia: il liquidatore dello Stato in tutte le sue forme.
Continua, quindi, il saccheggio delle risorse dei paesi dell’eurozona da parte del neoliberismo ottenuto proprio distruggendo la forma Stato.

Dove passa, pertanto, il neoliberismo lascia solo fame e miseria, la Grecia (come dichiarano orgogliosamente dall’Europa) ne è il più grande e riuscito esperimento in vivo.

Senza più potersi autodeterminare nelle scelte politiche, economiche e sociali, si decreta quindi il danno strutturale delle economie, ma da far pagare unicamente ai lavoratori e si distrugge definitivamente chi è già ai margini.

E c’è ancora chi nega che ci sia una guerra in atto solo perché non scorre il sangue per le strade.

Certo, Emmanuel Macron non fa dichiarazioni violente, xenofobe e non è omofobo, ma quando poi non sarà garantito il diritto al lavoro, alla casa e all’assistenza sanitaria gratuita, conterà davvero qualcosa potersi sposare se si è gay?

Il fatto che le politiche che attua il neoliberismo, distruggano interi popoli e il loro futuro per decenni a venire, è davvero diverso e meno pericoloso solo perché chi lo personifica e rappresenta nei governi, non veste palesemente una camicia nera o un fez?

Però Macron è il male minore e il pericolo è SOLO la Le Pen, stanno dicendo tutti pervicacemente.

Ok, mi arrendo, e vi lascio convinti di questo veleno propagandistico ma io, lo stesso, non ci sto.

Comunque, che vincesse Macron c’era da aspettarselo.

Troppo sinistrismo e troppa propaganda terroristica e terrorismo vero ancora in giro soprattutto nel contesto di quella sinistra che vede l’uscita dai trattati come la fine del mondo e che cade nella narrazione propagandistica di cui Chomsky e Gallino ci hanno adeguatamente resi edotti, che vede il sistema obbligare tutti a preoccuparsi di un nuovo mostro, di un nuovo pericolo per evitare di scoprire che quel pericolo dorme già nel nostro letto.

In tutto questo, se non fosse accaduto quello che come MovES diciamo da tempo, ossia che una sinistra può rinascere solo ed esclusivamente se torna ad essere coraggiosa delle sue parole, delle sue scelte nette e delle sue posizioni inequivocabili, una sinistra che non si fa intimidire e che prende le distanze dall’essere fiancheggiatrice e funzionale al finanzcapitalismo che ci governa, ci sarebbe da non avere mai più speranza di riuscire a sconfiggere questo sistema.

Infatti, Jean-Luc Mélenchon, a dispetto di quello che milioni di persone credevano, ossia che non avrebbe MAI superato la soglia del 4-5%, non solo è riuscito ma ha proprio sfondato lo scenario e strappato con determinazione il sipario.

Ecco, quello che secondo me è il solo dato che realmente conta e rileva, dinnanzi a tutto il quadro apocalittico che il sistema mette in scena per noi, è che oggi in Francia esiste davvero una sinistra e una sinistra che prende circa il 20%.
Ed è una sinistra che appunto il sistema pensava fosse morta e sepolta per sempre.

Ma non solo il sistema, anche quel moderatismo rosè che in Italia si definisce sinistra, lo pensa.

Noi del MovES, che abbiamo lo stesso programma di Mélenchon ne sappiamo qualcosa, perchè ad ogni confronto con gli altri partiti che oggi si definiscono di sinistra, ci sentiamo dire sempre così.

Una sinistra, quella di Mélenchon, NON radicale ma che, data la radicalità con cui affronta i problemi, è considerata da sempre, dai tanti dirigenti italiani delle varie SI, Art.1-MDP, PRC etc. etc. etc. ma purtroppo anche dalla loro base, come condannata all’irrilevanza, fatto salvo, da parte di SI e di Possibile, sostenerla nell’ultimo passaggio pre-elettorale, i quali, comunque, da un anno a questa parte, hanno sempre pubblicamente sostenuto che potesse essere unicamente un partitino dello zero virgola.

Beh, possiamo dirlo.

Dopo il primo turno in Francia, bye bye, prefissi telefonici dei sinistrati e sinistrismi.

Ma non solo.

Giova MOLTO ricordare a tutti che non ci fosse stato il “populista” Mélenchon, come lo ha definito il mainstream e tanti moderati sinistri che si mettono sul petto la coccarda con su scritto sinistra, oggi la Le Pen avrebbe sicuramente vinto.

Così si sconfiggono le destre estremiste e xenofobe.

Si sconfiggono da sinistra, non appoggiando Macron come se non ci fosse un altro domani, quindi diventando e continuando ad essere organici e funzionali al neoliberismo.

Capito adesso perché serve che rinasca una sinistra che torni a farsi carico delle istanze del popolo e che lo faccia a testa alta e forte della sua storia? Serve, ANCHE per questo.

CHI VOTA IL MENO PEGGIO PRODUCE IL PEGGIO

CHI VOTA IL MENO PEGGIO PRODUCE IL PEGGIO

Marcon - Le Pen

Si sentiranno dire parecchie puttanate o ignoranti o in malafede tra secondo turno francese e legislative italiane. Mi preme dire una sola cosa chiarificatrice.

L’universo mondo parlerà di fascismo a sproposito.

Non che non esistano partiti apertamente neofascisti, ma senza organicismo, senza idea di gerarchia su basi spirituali, mitopoiesi del passato e partito organizzato in milizia, non ha senso parlarne.
Chi lo fa dimostra ignoranza.

FN non è né Jobbik né Alba Dorata, pur riciclando soggetti fascistoidi.
Idem, la Lega.
Destre radicali, ma non PNF redivivi.

Dobbiamo piuttosto comprendere che esistono partiti fascistizzanti, perché inducono un certo tipo di polarizzazione.

Questi sono tanto i partiti sbirresco xenofobi, tanto i partiti liberisti che disintegrando il tessuto sociale creano enormi sacche di emarginazione e esclusione sociale.

La mia idea è che non esiste il meno peggio tra partiti fascistizzanti, non si gioca a quel gioco, fine.

I menopeggisti per tornaconto, quelli sono peggiori di tutto.

Enea Boria

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