DAL TABÙ ALLO STEREOTIPO, FENOMENOLOGIA DELLA VIOLENZA

DAL TABÙ ALLO STEREOTIPO, FENOMENOLOGIA DELLA VIOLENZA


di Antonio CAPUANO

Se tabù e stereotipi diventano legge, l’orrore diviene consuetudine…

Nelle ultime settimane ho scelto, forse in parte anche inconsciamente, di vivere rinchiuso in una bolla non solo perché tra i media la faceva da padrone la violenza, ma anche e soprattutto per le interpretazioni, le chiavi di lettura e finanche le giustificazioni con cui si cercava di minimizzare la violenza stessa e ogni volta che ho acceso la TV in questi giorni e si affrontavano certi temi, ho maturato una tragica convinzione, siamo tutti COLPEVOLI.

Siamo tutti colpevoli perché un conto è sapere che cattiveria, odio, violenza e pregiudizi fanno parte della vita e ben altro è fare “classifiche” come se un crimine non fosse parimenti orribile in ogni caso (vedi l’insensato confronto sullo stupro tra Rimini e Firenze) o peggio educare le giovani generazoni al malsano culto del tabù secondo il mantra del “ciò che ignori non esiste”.

Perché che piaccia o meno agli estremisti di casa nostra, solo dialogo, cultura, apertura mentale e linguaggio fanno davvero l’uomo libero e uguale, mentre il bigottismo porta al sonno della ragione e quando la ragione dorme, a svegliarsi sono i mostri che abbiamo dentro.

Ed ecco che ogni volta che Adinolfi e soci sbraitano contro il gender (non ho ancora capito cosa cazzo è, bontà loro…), parlano delle altre etnie o religioni come inferiori e idolatrano concetti come Patria e Divisa elevandoli a totem intoccabili, finiscono per alimentare oggi quelli che poi saranno i mostri di domani perché diventare uomini o donne è un processo profondo che inizia fin da piccoli e che nulla a che vedere con il fenomeno fisiologico dell’essere maschio o femmina.

Educazione sessuale, educazione civica e Laicità dello Stato non sono complotti lobbystici, progetti satanici o concetti devianti da stigmatizzare come minacce, ma le imprescindibili basi su cui costruire una società sana, al passo coi tempi e che sappa arricchirsi nella diversità anziché fare muro, vedendola come una risorsa verso cui aprirsi e non una minaccia a cui chiudersi.

Se sessualità, rispetto per il diverso, parità dei sessi e tolleranza divengono concetti impartiti fin da bambini e in modo sano, per gli adulti delle future generazioni sarà naturale perseguirli e accettarli e certe rivoluzioni partono innanzi tutto dal linguaggio comune: Laicità non è Ateismo né tantomeno eresia; Sessualità matura non è perversione; Parità dei sessi non è essere meno uomo o perdere autorevolezza.

Sembrano banalità vero? Invece quando accendo la TV e sento di un 17enne che uccide la fidanzata, di stupri di “Serie A” o di “Serie B”, di politici che affermano “i neri sono abituati a stuprare” e di gente pronta ad attaccare due ragazze e minimizzarne lo stupro, pur di non ledere l’onorabilità della Divisa, allora capisco che no, purtroppo non lo sono nemmeno nel 2017 e mi viene istintivo rinchiudermi nella mia bolla.

Scappare però mi renderebbe complice e non posso accettarlo, quindi questo scritto funge da monito: riprendiamoci il mondo e facciamone un posto migliore per tutti coloro che lo popolano e lo popoleranno dopo di noi, affinché i bambini di oggi, possano diventare i grandi uomini e donne di domani.

Del resto ho imparato fin da piccolo che in fondo pregiudizi, tabù e stereotipi sono come le bolle di sapone: dietro la patina c’è un enorme vuoto e basta avere il coraggio di toccarli con mano per farli scoppiare e vederli dissolversi nel vuoto fino a sparire…
DON ANDREA GALLO, PARTIGIANO E UTOPISTA

DON ANDREA GALLO, PARTIGIANO E UTOPISTA

 

di Don Andrea GALLO

Se il tuo Dio è bambino di strada
umiliato, maltrattato, assassinato,
bambina, ragazza, donna violentata, venduta, usata,
omosessuale che si dà fuoco senza diritto di esistere,
handicappato fisico, mentale, compatito,
prostituta dell’Africa, dei Paesi dell’est,
che tenta di sfuggire la fame e la miseria creata dai nostri stessi Paesi,
transessuale deriso e perseguitato,
emigrato sfruttato e senza diritti,
barbone senza casa né considerazione,
popolo del Terzo mondo al di sotto della soglia di povertà,
ragazza mai baciata, giovane senza amore,
donna e uomo cancellati in carcere,
prigioniero politico che non svende i suoi ideali,
ammalato di Aids accantonato,
vittima di sacre inquisizioni,
roghi, guerre, intolleranze religiose,
indigeno sterminato dall’invasione cattolica dell’America,
africano venduto come schiavo a padroni cristiani,
ebreo, rom, omosessuale o altro dissidente
sterminato ad Auschwitz e negli altri lager nazisti
o nei gulag sovietici,
morto sul lavoro sacrificato alla produzione,
palestinese, maya o indigeno derubato della sua terra,
vittima della globalizzazione;
se il tuo Dio ti spinge a condividere con loro
ciò che hai e ciò che sei,
a difendere i diritti degli omosessuali e degli handicappati,
a rispettare quelli che hanno altre religioni e opinioni,
a stare dalla parte degli ultimi
a preferire loro all’oppressore
che vive nei fasti di palazzi profani o sacri,
viaggia con aerei privati,
viene ricevuto con gli onori militari
e osannato dalle folle;
se egli considera la terra e i beni
non come privilegio di alcuni, ma come proprietà di tutti,
se ama ricchi e oppressori
strappando loro le ingiustizie che li divorano come cancro
togliendo il superfluo rubato
e rovesciando i potenti dai loro troni sacri o profani,
se non gli piacciono le armi, le guerre e le gerarchie,
se non fa gravare, come i farisei,
pesi sugli altri che lui stesso non può portare,
se non proibisce il preservativo che ostacola la diffusione dell’Aids,
se ha rispetto per chi vive delle gravidanze non desiderate,
se non impone alle donne le sue convinzioni sull’aborto
ma sta loro vicino con amore e solidarietà,
se non è maschilista e non discrimina le donne,
se non toglie alle persone non sposate il diritto di amare,
se non consacra la loro subordinazione,
se non impone nulla, ma favorisce la libertà di coscienza,
se rispetta gli altri dei e le altre dee,
se non pensa di essere il solo vero Dio,
se non è convinto di avere la verità in tasca e cerca con gli altri;
se è umile, tenero, dolce, a volte smarrito e incerto,
se si arrabbia quando è necessario
e butta fuori dal tempio commercianti e sacri banchieri,
se ama madre terra, piante, animali, fiori e stelle;
se è povero tra i poveri,
se annuncia a tutti il Vangelo di liberazione degli oppressi
e ci libera da tutte le religioni degli oppressori;
allora qualunque sia il suo nome, il suo sesso, la sua etnia
il colore della pelle, nera, gialla, rossa o pallida,
qualunque sia la sua religione, animista, cattolica, protestante,
induista, musulmana, maya, valdese, shintoista,
ebrea, buddista, dei testimoni di Geova,
Chiesa dei santi degli ultimi giorni,
di qualsiasi Chiesa o setta
non m’importa
egli sarà anche il mio Dio
perché manifestandosi negli ultimi
è Amore con l’universo delle donne e degli uomini,
nello spazio e nel tempo
e con la totalità dell’essere,
amore cosmico
che era, sta e viene
nell’amore di tutte le donne e di tutti gli uomini,
nei loro sforzi per la giustizia, la libertà, la felicità e la pace.

(da “Il Vangelo di un utopista”)

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